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William Faulkner

(10 risultati)

I fantasmi del vecchio sud sotto nuove spoglie / Jesmyn Ward. A casa dopo l'uragano

Bois Sauvage è il genere di posto da cui i turisti girano alla larga. Un pugno di case sul delta del Mississippi flagellate da miseria e uragani, dove il futuro è un lusso e il divario tra bianchi e neri somiglia a un precipizio. Eppure Jesmyn Ward, afroamericana, unica donna a vincere due volte il National Book Award, in un breve giro di anni è riuscita a farne uno dei luoghi più frequentati dall'immaginario americano.  Inutile cercare Bois Sauvage sulla carta geografica, anche se è facile immaginarla in DeLisle, dove Ward è cresciuta e di recente ha fatto ritorno. Come la contea di Yoknapatawpha immaginata da William Faulkner, cantore ineguagliato del Mississippi, Bois esiste solo nel reame della fiction – terreno gravido di storie che hanno il sapore inconfondibile della realtà. Non per caso NNEditore che ha pubblicato in italiano i due libri di Ward vincitori del più prestigioso premio letterario americano – Canta, spirito, canta (239 pp.) da poco in libreria e Salviamo le ossa (316 pp.) – li ha raccolti sotto la dicitura Trilogia di Bois Sauvage.  Come Faulkner, di cui molti la considerano l'erede, Jesmyn Ward affonda il racconto nelle pieghe della sua terra. Piega...

Pierre Pachet / Autobiografia di mio padre

“Credo di dovervi una spiegazione – io, Pierre Pachet – sul testo insolito che state per leggere e per il quale ho impugnato la penna”.  Inizia così Autobiografia di mio padre, il potentissimo testo letterario di Pierre Pachet uscito in Francia nel 1987 e pubblicato solo quest’anno per la prima volta in Italia da L’orma editore, con la traduzione di Marco Lapenna e una bella postfazione di Lisa Ginzburg.  La spiegazione di Pachet occupa sei pagine e rappresenta una sorta di preambolo al romanzo vero e proprio. A parlare è l’autore in persona, ma anche l’impostore. Poiché, ecco, Autobiografia di mio padre di questo tratta: di un’impostura. A buon bisogno qualsiasi creazione letteraria può essere considerata tale, ma in questo caso una simile dichiarazione preventiva pone il lettore in una ben strana condizione: il patto di sospensione dell’incredulità viene minato alle basi dall’ammissione di una delle due parti in causa, la principale, quella di chi narra.   Nel nostro caso l’impostore Pierre Pachet è scomparso il 21 giugno del 2016. È stato quel che si dice un intellettuale appartato. Dalla metà degli anni Settanta in poi ha scritto saggi di critica letteraria,...

Ferite e cicatrici / Philippe Forest, Piena

La mancanza non è uno stato d’essere esauribile. Nessun lutto è superabile. Quello che inizia a mancare non smetterà mai di mancarti. Si possono trovare dei modi per elaborare un lutto, questo sì, si può girare in lungo e in largo attorno a un pensiero, instaurare un tipo di non premeditata gradualità perché il dolore possa nel tempo affievolirsi, perdere vigore, ma creare dei rondò attorno al dolore non snellisce il traffico di nessuna sofferenza, sarebbe come indossare dei parastinchi e pensare di salvarsi in uno schianto a 340 chilometri orari contro un muro. L’intonaco si scalfisce appena, e i parastinchi sono forse il combustibile più veloce nella palla di fuoco. Poi esiste una strana specie, quella degli scrittori, che sul dolore ricama fulgide trame e che sulla perdita merletta magnificamente, notte e giorno, pagina dopo pagina, fino a ornare le pareti interne dell’io con un pizzo così ben tessuto, da non raccontare nemmeno lontanamente cosa significa sentire la mancanza di qualcuno, cosa significa avere occupato ogni infimo spazio dell’ippocampo da un solo pensiero per tutta la vita; in quei casi la penna non è gestita da un abile sarto, ma da un pessimo chirurgo, e la...

Carnet geoanarchico | 7 / Il libro di un'isola

Nella storia dei Geoanarchici che sto scrivendo, ho dedicato diverse pagine all’americano James Kilgo. Kilgo non era un geografo, non era un anarchico, era decisamente credente e abbastanza conservatore e, in ogni parte di sé, si sentiva radicato nella vecchia cultura del Sud. I suoi riferimenti letterari, per intenderci, erano Wendell Berry e Faulkner, ma la sua scrittura è decisamente agli antipodi, semplice, senza increspature di stile, più vicina all’oralità dello storyteller di provincia che alle prove sofisticate del romanziere urbano. Eppure adorava Don DeLillo e Cormac McCarthy, era in corrispondenza con Jim Harrison e Derek Walcott, e in Georgia, dove ha vissuto e insegnato letteratura americana, è considerato uno dei più importanti scrittori dello stato, integrato nella Hall of Fame assieme a Flannery O’Connor e Martin Luther King. In America è considerato tra gli autori più significativi della nature writing, una vera galassia pulsante che, con nomi a noi forse più noti come Barry Lopez e Gary Snyder, dovrebbe allertare l’intellettuale eurocentrico dell’esistenza di un’esperienza filosofica e letteraria ineludibile. Ineludibile, ovviamente, per chi si interessi di...

Spettri d'oltreoceano / Gun Show. Nella pancia dell’America

“Choose me, not guns”, invocano i liceali d’America urlando il loro no alle armi. La National Rifle Association li sbeffeggia, i politici insorgono. E il resto della storia va in scena senza clamore nella pancia profonda del Paese, dove le armi sono nel Dna e i Gun Show un’attrazione come una volta il circo. Vivo in Louisiana da cinque anni e non ne avevo mai visto uno. Domenica ho rimediato.  Ci si va a comprare pistole, fucili, memorabilia nazi, coltelli, tasers. Il biglietto a pagamento scoraggia ragazzini e perditempo, ma la sala del centro convegni trabocca. I tavoli carichi di armi si perdono a vista d’occhio. Il clima è allegro, le foto proibite. Basta la patente e porti a casa un arsenale. È uno di quei momenti in cui sbatti contro una realtà così altra da fare male. Al banco delle t-shirt l’anima politica esplode sfacciata. “Black Guns matter”, strilla una maglietta facendo il verso al Black Lives Matter del movimento antirazzista. Mi guardo intorno. I neri si contano sulle dita di una mano come del resto le donne. “Il problema non sono le armi”, proclama un’altra t-shirt. “Sono cuori senza Dio, case senza disciplina, scuole senza preghiera, tribunali senza giustizia...

La realtà disturbata da Cartongesso

Cartongesso di Francesco Maino (Einaudi 2014) è come uscire dall’acqua dopo una lunga non voluta immersione e tirare il fiato tutto d’un colpo e riconquistare l’ossigeno. Una salutare esplosione nervosa, un urlo totale. Io credo che non si possa dire di meglio di un romanzo. Maino ha saputo costruire una drammaturgia speciale, giocata su un solo personaggio, un’unica corda tesa attorno a cui si disgrega una realtà che negli ultimi trent’anni era andata assumendo le mostruose proporzioni di una impresa colossale e folle che ha rischiato di risucchiare in sé le molte energie del Veneto, cioè di una parte cospicua della popolazione italiana. Ecco, già dopo poche righe la mia narrazione se ne esce dal contesto finzionale di un romanzo e si caccia immediatamente nella chiacchiera “contenutistica” che riguarda tutt’altro. Io vorrei parlare di Cartongesso come romanzo, non del Veneto e delle sue recenti vicende storiche. Io vorrei provare a dire come “l’inesorabile potenza” (dalla quarta di copertina) di questa storia stia nel come l’autore ha saputo affrontare il tema e non nel...

Viaje a la Semilla. Gabriel García Márquez 1948-1953

Giovedì 18 aprile 2014 Gabriel García Márquez è deceduto a Città del Messico, dopo 87 anni, 43 giorni, 9 ore, 12 minuti e 18 secondi dalla nascita, tempo tutto dedicato alla conoscenza, alla vita e ai suoi piaceri, alla specie umana e alla letteratura. In meno di ventiquattro ore il coro di lodi, aneddoti, orazioni funebri, canti, urla, testimonianze, pianti, ricordi e altro si è fatto – con le dovute eccezioni che fanno la regola – affollato, superficiale e in tanti modi volgare e grottesco. In quelle prime ventiquattro ore sono stati consumati, come minimo, milioni e milioni di quintali di carta patinata e da giornale e un po’ meno d’inchiostro; spesi decine e decine di milioni di euro in minuti e ore di notiziari, programmi e speciali televisivi; trasmissioni radio; interviste a specialisti, meno specialisti e chiacchieroni; milioni di euro in costi telefonici e tariffe internet. Vero è che mai prima d’ora nella storia della letteratura, dall’Artico all’Antartico, dall’Isola di Pasqua all’arcipelago Giapponese, dalla Cina e la Siberia fino al Corno d’Africa e l’...

La Reginetta di bellezza

Pan-American Highway è un viaggio lungo la spina dorsale delle Americhe in cui letteratura e creative nonfiction s’intrecciano per seguire i passi di autori d’oltreoceano noti e meno noti ai lettori italiani, avventurarsi nelle loro poetiche e, nel contempo, descrivere luoghi e raccontare persone conosciute lungo il tragitto.     Era il 30 gennaio del 1959, l’anno della morte di Ritchie Valens e Buddy Holly nel noto incidente aereo che avrebbe dato una virata decisa alla storia del rock and roll. Con una cerimonia carica di retorica ispano-equatoriale, Marvel Moreno veniva incoronata Reginetta del Carnevale di Barranquilla allo stadio Romelio Martínez. Già da un mese, quasi, contemporaneamente allo storico ingresso di Fidel Castro a L’Avana, l’augusto deretano di Fulgencio Batista era spiaggiato sulla sabbia morbida di Boca Chica, Repubblica Dominicana, prima di trovare rifugio definitivo sulle coste della Spagna franchista.   La bella adolescente, che dopo qualche anno diventerà una delle voci più brillanti della narrativa colombiana della seconda metà del Novecento, saluta mentre...

Intervista a Jennifer Egan

C’è una certa somiglianza fisica tra Jennifer Egan e il suo ultimo romanzo: una radiosità contagiosa, una speciale attrattiva derivante dalla scelta di parole elettrizzate dal gusto di esprimersi nel modo più aderente possibile ai propri pensieri, che non essendo i pensieri di altri non vogliono parole abusate, ma al tempo stesso si tengono alla larga dalla tentazione di scivolare in una qualche ricercatezza. Chi avrà la possibilità di ascoltarla, venerdì 9 marzo al Teatro Parenti di Milano, e sabato 10 all’auditorium di Roma, nell’ambito del Festival “Libri Come”, lo verificherà di persona.   Il romanzo di Jennifer Egan, Il tempo è un bastardo (Minimum fax, traduzione impervia e riuscita di Matteo Colombo, pp. 391, euro 18) è una consistente scossa tellurica al paludato terreno della narrativa contemporanea: non a caso si chiude il libro con ammirato stupore, uno stupore che sarebbe difficile far risalire a qualcosa di specifico, mentre è facilissimo addebitarlo alla sommatoria delle novità che introduce e che sono ascrivibili all’ordine della struttura...

Barranquilla (Colombia). Dal balcone di Tita si vede il Magdalena

Alle nove del mattino il quartiere è già in piedi: l’elevato tasso di umidità non sembra scoraggiare nessuno, nonostante l’aria condizionata stia già facendo sudare le vetrine e il sole del tropico picchi da ore sulle teste per rimbalzare sul cemento malconcio dei boulevard del Prado. L’Emisora Atlántico trasmette dalla settantaduesima il suo popolare notiziario radio. Oooooo-límpi-caaaa insiste la concorrenza dagli studi accanto, mentre un capannello di buontemponi mattinieri staziona di fronte alla vetrata della Reina Fm, la regina del vallenato. I clacson servono a regolare il traffico e a ribadire la virilità dei conducenti. Come se ce ne fosse bisogno. L’abilità retorica esibita dalle belle signore compresse dentro taglie uniche è una vera e propria arte di cui impadronirsi. Non si sa mai. Gli autobus Trasalianco sbuffano carburante, c’è poco da fare, si lamentano così, perché è fastidioso fermarsi, il motore perde il ritmo, meglio raccogliere i pendolari in corsa. Del resto, ci infiliamo nel veicolo e ne sgusciamo fuori comodamente: senza porte...