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Denaro

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Artisti russi in mostra a Parigi / Mosca sulla Senna

A rammentarmi che Parigi è (stata) anche russa ci ha pensato la vetrata policroma che dal 2009 orna uno dei mezzanini della stazione metropolitana Madeleine.       È un’opera dell’artista Ivan Lubennikov che effigia stilizzazioni coloratissime ispirate alla mitologica metropolitana di Mosca, alle cupole a cipolla della vecchia città e racconta la storia della gallina Rjaba, quella che in una fiaba popolare deponeva uova d’oro. Questo primo impatto con citazioni della cultura russa a Parigi, casuale ma non privo di significato fatale, ha aperto la strada alla visita della mostra di cui tratterò in queste pagine ma anche a evocazioni di decenni passati in cui, ai tempi della Russia sovietica, la capitale francese con le strutture culturali cresciute intorno alla diaspora degli emigrés costituiva una preziosa integrazione per chi come me studiava letteratura e cultura russa. Librerie, filo e anti-sovietiche, proponevano quei testi che le edizioni patrie non stampavano o facevano circolare in tirature limitatissime.   La storica Bibliothèque russe Tourgueneff (Turgenev) accoglieva gli studiosi con un ritratto di Nicola II illuminato da candele e, assieme alla ben...

Nuotare con gli squali / Donne e uomini della City

Che tra il mondo della finanza e quello della stregoneria ci fossero molte affinità era un fatto di cui ero abbastanza convinto, ma dopo aver letto il libro di Joris Luyendijk Nuotare con gli squali, le mie convinzioni si sono rafforzate. Usando il metodo antropologico della ricerca sul campo, l’autore compie una approfondita indagine tra gli operatori di borsa che lavorano nella City londinese. “Lavorano” è forse un termine improprio, non a caso nelle maggiori lingue europee si dice “giocare” in borsa, verbo che rende molto di più l’idea di quanto l’azzardo sia centrale in questa attività. Una delle cose che emergono con maggiore forza dai dialoghi che l’antropologo olandese intrattiene con i banker che accettano di essere intervistati, è la totale inconsapevolezza di ciò che può accadere nel futuro più immediato. Si fa spesso riferimento alla crisi del 2008, che ha portato alla chiusura di grandi banche di investimento e ridotto sul lastrico milioni di persone, una crisi che nessuno, o pochissimi, neppure una settimana prima sospettava.   La complessità del sistema messo in piedi e il rischio sempre più elevato fanno sì che tutto possa accadere. In confronto il gioco della...

Thierry Demazière e Alban Teurlai / Rocco Siffredi. Eppur si gode

Che la pornografia sia non solo un'altra cosa rispetto all'erotismo ma addirittura il suo opposto è opinione ripetuta da vari nomi illustri almeno a partire da Baudrillard, e che gode oggi di discreta fortuna. È come se dopo decenni passati a combattere contro la censura, a rivendicare il diritto alla rappresentazione sempre più esplicita del sesso, si assistesse (soprattutto in Europa, perché la riflessione dei porn-studies nei paesi anglofoni e specie nell'ancora puritana America insiste ancora largamente su questi punti) a una sorta di assuefazione alla pornografia e a un crescente compianto di ciò che con la pornografia sarebbe andato perduto: il mistero dell'eros, il desiderio propedeutico e necessario al godimento. Quella pornografica sarebbe un'industria che offre un prodotto standardizzato mentre il sesso vero avrebbe a che fare con corpi reali, fatti di carne, certo, ma anche e soprattutto di “anime” (un termine antiquato con cui comunque si identifica il nucleo di individualità: ciascun corpo quindi con il suo personale corredo di desiderio, ognuno più o meno pudico, più o meno attivo, più o meno trasgressivo e così via).   Queste individualità sarebbero proprio ciò...

15 anni fa nasceva ipod / Bye bye Ipod

Sono passati 15 anni ma sembrano molti di più. Comincia così la gran parte dei tanti articoli che celebrano il compleanno del mitico iPod. Il più longevo fra i suoi simili fra l’altro. L’ultimo Classic è infatti uscito di produzione il 9 settembre 2014 mentre gli altri modelli – touch, shuffle e nano – sembrano destinati a sparire pian piano senza troppo rumore. A testimoniarlo è la recente scomparsa della voce iPod dalla barra dei menu del sito Apple, quella che indica i vari prodotti della casa di Cupertino per capirci: Mac, iPad, iPhone etc. Tutti ovviamente a parlare della rivoluzione che è stata l’iPod, delle previsioni infauste che ne avevano accompagnato il lancio (la più pesante, ovviamente mai verificata, da parte dell’arcinemico di Jobs, Bill Gates: non supererà il Natale), dell’impatto che ebbe la possibilità di portare ben 1000 canzoni con sé, come diceva il primo spot. “1,000 songs in your pocket”, praticamente lo slogan più banale della storia della pubblicità. L’esatto opposto del mitico “…you will see why 1984 won’t be like ‘1984’” che accompagnò il lancio del Macintosh. Tanto che viene da chiedersi cosa fosse successo dal 1984 al 2001 a quel coraggioso sognatore...

Strategie fatali / Le tre fasi del terrorismo

Il terrorismo non può fare a meno dei media. Questi, infatti, gli offrono un fondamentale spazio di visibilità sociale. Osservando il rapporto che si è storicamente sviluppato in Occidente tra terrorismo e media, si possono distinguere tre diverse fasi. E ciascuna di esse è strettamente legata alle caratteristiche di uno specifico medium.    La prima fase è quella del gesto singolo. Dell’atto ideato e portato a termine da un individuo che in molti casi era anche anarchico e dunque, in quanto tale, non legato a una vera organizzazione. In un’epoca in cui esistevano solamente i quotidiani, la notizia dell’evento arrivava a una parte limitata della popolazione: quella alfabetizzata. Arrivava però all’élite che contava e dunque riusciva comunque a essere efficace. Al punto che un attentato di un singolo ha potuto trascinare l’intera Europa verso la prima Guerra mondiale.    La seconda fase è quella in cui l’attentato era percepito come frutto di un complotto, cioè di una strategia concepita e realizzata da un’efficiente organizzazione, politica, religiosa o comunque mossa da un’unica ideologia. Ne sono un esempio le azioni portate a termine alle Olimpiadi di Monaco...

Trenitalia: l’esclusività e gli esclusi

Come abbonato Trenitalia di categoria standard sulla tratta Bologna Milano pago 417 euro mensili, quindi parecchi soldi, per viaggiare sui treni Frecciarossa ad Alta Velocità. Grazie a questa spesa ottengo ogni mese 613 punti sulla mia Cartafreccia, i quali oltre una certa soglia mi daranno il diritto a dei viaggi premio. Ma, state bene a sentire: non accumulo alcun punto qualificante per ottenere la Cartafreccia Oro! “E a me che m’importa?” dirà il lettore. “Dovrebbe importarti, caro lettore” rispondo io. “Ora provo a spiegare perché.”   La Cartafreccia Oro offre ai viaggiatori alcuni benefici. Li ho sperimentati personalmente, perché qualche anno fa anche agli abbonati standard come me erano concessi. I benefici che ho apprezzato di più erano l’accesso rapido alle informazioni sui ritardi e al servizio di cambio di prenotazione e l’ammissione al Freccia Club, una sala d’attesa evoluta, dove si possono trascorrere con qualche agio le lunghe attese alle quali a volte si è costretti. Trenitalia, sotto la direzione di Moretti, un bel giorno ha deciso che l’abbonato alla categoria di servizio standard (la seconda classe) deve essere escluso dal programma oro. A parità di spesa...

Le nostre vite nel tempo dei big data / Che cosa sognano gli algoritmi

In quanto funzionano come puri e semplici processi automatici, gli algoritmi danno spesso risultati statistici imperfetti, stupidi o scioccanti. Se, quando si digita su Google il nome di certe personalità, il motore di ricerca a volte suggerisce di aggiungerci «ebreo», è perché molti internauti lo hanno già fatto. Quando, il 1° gennaio, Facebook propone agli utenti un riassunto illustrato del loro anno, l’algoritmo seleziona le pubblicazioni che hanno suscitato il maggior numero di interazioni con gli amici, anche a costo di mettere in risalto la morte di una persona cara. Gli algoritmi seguono le loro procedure stupidamente e mancano tanto più di tatto e di senso morale in quanto, limitandosi a calcolare tracce di azioni, fanno sparire le categorie che potrebbero impedire loro di tener conto di tale o tal altro risultato. I nuovi calcolatori aspirano a essere il riflesso idiota di una regolarità statistica.    Latanya Sweeney, una ricercatrice in informatica afroamericana, ha notato che, quando digitava il suo nome nel motore di ricerca di Google, vedeva comparire la pubblicità «Latanya Sweeney, arrestata?». Questa pubblicità propone un servizio di consultazione on line...

Due nuovi libri sui media / Il capitalismo ci renderà stupidi?

I tempi di lettura si accorciano progressivamente. Le persone dedicano sempre meno tempo a leggere i libri e gli editori di saggistica negli ultimi anni si sono adeguati, riducendo via via il numero delle pagine. Ora c’è chi è arrivato più o meno alla lunghezza di un articolo accademico. È il caso dell’editore Castelvecchi, il quale, dopo aver superato alcune difficoltà economiche, si trova attualmente in una fase di rilancio e ha creato la nuova collana Irruzioni. L’ultimo volume di tale collana, tolte le pagine bianche e quelle che hanno solo dei titoli, conta 35 pagine. Il che non sarebbe in sé un problema. Il sociologo Georg Simmel con il saggio La moda e l’economista Piero Sraffa con Produzione di merci a mezzo di merci hanno dimostrato che poche decine di pagine sono sufficienti a rivoluzionare il pensiero umano. Ma i testi della collana Irruzioni di Castelvecchi non sembrano paragonabili a queste fondamentali opere. Sono piuttosto testi minori, preparati per conferenze o qualcosa di simile. Certo l’obiettivo che l’editore sembra essersi posto con questa collana è meritorio: provocare, lanciare un sasso nello stagno, stimolare la nascita di nuove idee. Per poterlo...

Immaginare il domani / Future ways of living

“Come fare perché la tecnologia ci aiuti a creare il modo con cui vivere nei prossimi dieci anni?”. Questa la domanda a cui cercano di dare riposta i sei progetti raccolti in Future ways of living (24Ore Cultura, 304 pagine, 30 euro) cercano di dare una risposta. Il volume, pubblicato in inglese, racconta l’evento organizzato durante Expo Milano2015 da Meet the Media Guru, guidato da Maria Grazia Mattei, e Institute without Boundaries del George Brown College di Toronto, diretto da Luigi Ferrara. Le due organizzazioni hanno infatti riunito esperti internazionali – guru della computer science e dell’arte, dell’architettura e del design – e personalità accademiche e professionali per immaginare sei possibili scenari per la vita umana del futuro. Dopo due giorni di lezioni ispiratrici dei guru, i partecipanti sono stati divisi in sei team e – seguendo il metodo della charrette elaborato dall’Institute Without Boundaries – sono messi al lavoro per elaborare sei idee. Sei ipotesi basate sull’utilizzo attivo della tecnologia, “arma a disposizione” da utilizzare in modo sostenibile e umano, senza essere spettatori passivi dei trend tecnologici, per realizzare quel “Villaggio Globale”...

Definire la guerra

“Gli uomini sono nati per uccidere, ma portano il distintivo della pace in testa”, dice il soldato Joker in Full Metal Jacket di Kubrick, indicando icasticamente il duplice e paradossale ingrediente che sembra connotare la natura e la storia dell’umanità fino ad oggi: aggressività e solidarietà, violenza e tolleranza, civiltà e barbarie, guerra e pace. In nome della famosa “legge di Hume”, ovviamente, constatare per l’ennesima volta che sia così, non significa che debba essere così o che non possa non continuare ad essere così. Nulla ci autorizza a scivolare dal piano della descrizione a quello della previsione e addirittura della prescrizione, magari fornendo una giustificazione ad atteggiamenti fatalistici, cinici o pseudo-realistici. Può essere utile, invece, come ci aiuta a fare Giangiuseppe Pili,  con il suo prezioso e corposo lavoro, appena dato alle stampe (G. Pili, Filosofia pura della guerra, Aracne, Roma 2015), reinquadrare, con un approccio filosofico, una serie di questioni che tornano ad assillarci: come definire la guerra?   La guerra è una possibilità, che quindi l’uomo può non scegliere, o è inevitabile? Cosa causa una guerra? Cosa fa aumentare le...

Fus 2015, un anno dopo / Un teatro sempre in crisi?

Mi sembra che l'anno scorso nel teatro italiano non si sia fatto altro che parlare della riforma del Fondo unico per lo spettacolo (Fus). Che fra l'altro chiamarla “riforma” fa un po' ridere, quel decretino partorito dalla più che decennale esperienza dell'ex direttore generale allo Spettacolo dal vivo. Poco male, ché pare che ci penserà il nuovo direttore a dare una sistemata, visto che gira voce di un pensiero per una nuova Riforma, con la maiuscola, una potenziale Legge vera e propria per il teatro (l'ennesima dagli anni Settanta!, chissà se avrà l'obliato destino di tutte le altre).  Nel frattempo il nuovo corso ha già cominciato a intervenire, prendendosi il tempo di pensare e di apportare qualche piccolissima modifica (che forse poteva aspettare la fine del triennio, invece che rimandare i finanziamenti 2016 a chissà quando, idem per la strana urgenza dello “stato di eccezione” del Piccolo di Milano). Il risultato è che le domande sono slittate di tre mesi e dal Ministero non arrivano novità o cenni di sorta su (se e) quando riprenderanno i lavori, anche perché fra l'altro c'è una fila infinita di ricorsi a tutti i livelli (in alcuni casi veramente pesanti).   La (...

Londra l'elezione del primo cittadino / Sadiq Kahn sindaco musulmano

Lunedì 19 aprile scorso un ragazzo di vent’anni è stato accoltellato e ucciso a Tooting, a poche decine di metri dalla casa di Sadiq Kahn. Il ragazzo si chiamava Lewis Elwin, era di colore, e il 5 maggio Kahn sarebbe diventato il primo sindaco musulmano nella storia di Londra.   Quando ho letto la notizia sull’Evening Standard, andando a lavoro il martedì, mi è subito sembrato che questa coincidenza racchiudesse un significato di qualche tipo: ho pensato a Tooting, il quartiere del sudovest londinese che avevo frequentato brevemente qualche anno prima. Negozi halal, un grosso centro per l’impiego, un common simile a molti altri a Londra se si fa eccezione per una piscina all’aria aperta costruita nel 1906, una delle più antiche nel Regno Unito. Elwin stava studiando per diventare un elettricista, ma aveva avuto un passato turbolento. Khan è il quinto di otto figli di un autista di autobus pakistano immigrato in UK negli anni Sessanta. Gli omicidi di adolescenti di colore appartenenti a gang rivali sono una costante nella vita londinese, dove la violenza giovanile è equamente distribuita tra zone ricche e zone povere: un sindaco musulmano, invece, prima d’ora non si era...

L'Europa e il popolo europeo / Roberto Esposito. La filosofia dei popoli oppressi

Due nuovi filosofi si aggirano in Europa. Mario Draghi, presidente della Bce, e il ministro delle Finanze tedesco Wolfgang Schäuble. Nessuno dei due è, tecnicamente, un filosofo. Entrambi hanno una visione filosofica sul destino dell’Europa. Il loro conflitto è politico, ispirato a filosofie confliggenti, capaci di ribaltare anche la scena filosofica propriamente detta.    Helicopter money   Preoccupato dagli effetti deludenti del quantitative easing [Allentamento monetario o alleggerimento quantitativo], Draghi lo ha aumentato a 80 miliardi di euro al mese e lo ha esteso dai titoli di stato alle azioni. E non ha escluso l’ipotesi favolistica, ma nemmeno tanto: distribuire questo denaro dall’elicottero. “È una tesi interessante” ha detto. La tesi dell’helicopter money sembra concepita per far arrabbiare Schäuble e i custodi del austerità tedesca. Il banchiere italiano, da Deus ex machina qual è, ha fatto balenare un’immagine potente: dall’elicottero lancerà biglietti da 100 euro al popolo europeo. Come un imperatore prima e dopo i giochi dei gladiatori. C’è da dubitare che Draghi pensi a un reddito di base per gli europei. I soldi andranno a banche, imprese e Stati...

La dame aux damiers / Andrée Putman. L’eleganza del design

Ho conosciuto Andrée Putman alla fine degli Anni Ottanta, a Parigi, dove mi trovo anche mentre scrivo queste righe. Ed è proprio questa città ad avermela richiamata alla mente. Parigi le somiglia, ancien régime in alcune zone, nouvelle vague in altre; opulenta e sfarzosa in certe, austera e minimal altrove, un’equilibrata mescolanza di modernità e di memoria, esattamente come lei. Andrée Putman era brusca e autoritaria ma raffinatissima, non bella ma piena di charme e con una personalità travolgente, dominata dai contrasti tra le linee dure del suo volto (quasi incarnazione di una scultura di Picasso o, come si è autoironicamente proposta lei stessa in una foto, rivisitazione del ritratto della giornalista Sylvia von Harden di Otto Dix) e la sublime ricercatezza delle forme che sapeva creare e delle quali amava circondarsi.   Avevo allora accompagnato mio padre a un appuntamento da lei presso Ecart, la sua ditta di design, al fine di mettere a punto certi rapporti di collaborazione tra loro. A quel tempo mio padre aveva già acquisito anche a Parigi la fama di ottimo ebanista, soprattutto dopo i lavori in legno da lui eseguiti per il Musée d'Orsay su disegno di Gae Aulenti e...

Visita guidata di un semiologo / Il Salone del Mobile il giorno dopo

Se uno va al Salone del mobile a Milano è per riflettere, per scoprire le ultime tendenze, per valutare le novità. Si può gioire, ma con compostezza, e solo quando un produttore abbraccia la causa ambientalista e ci mostra di aver ripopolato una foresta (non bisogna saltare su tutte le poltrone esposte, toccare ogni genere di superficie, esplorare a bocca aperta labirintici stand in colori fluo al cui cuore, anziché il Minotauro, si trova un minuscolo oggettino dalla dubbia funzione). Già, le tendenze. È a questo che servono i saloni no? A mostrare le ultime novità, a far vedere cosa si usa, che colore va. Quest’anno per esempio sembra che vada il color pastello, il legno, le forme morbide e arrotondate e un altro po’ di altre cose che informatissimi e attentissimi blogger hanno postato a più non posso insieme a imbarazzanti quantità di immagini. È come essere a una sfilata di moda in cui però le modelle sono cose e sei autorizzato a andargli vicino, toccarle, anche parlarci se vuoi, tanto chi se ne accorge? Ed ecco il punto sul quale, nel mio dopo-sbornia da mobili, vorrei riflettere: i contatti e la moda.   Quanto ai primi, la questione è diventata piuttosto imbarazzante:...

Cosa resterà del lavoro e del salario? / Anche i robot vogliono il reddito di base

Al Forum di Davos 2016 i robot hanno fatto una proposta seria: il reddito di base per gli umani, a loro le incombenze del lavoro. “Mentre noi faremo i lavori più faticosi, noiosi e ripetitivi, gli umani saranno liberi di creare, socializzare, inventare nuove attività utili per la società – hanno scritto in una dichiarazione. – Molte persone hanno bisogno di un reddito. La nostra missione è fornire alle persone beni e servizi. Il compito della politica è fornire alle persone un reddito di base incondizionato”. “Abbiamo una cattiva coscienza. La gente ha paura di noi e ha paura del futuro – hanno aggiunto. – È preoccupata perché perderà il posto di lavoro e quindi lo scopo della sua esistenza. In Europa vediamo che soprattutto i giovani non trovano lavoro, in Italia è il 40%. Prospettiva: Nessun futuro!”.   Costo marginale zero La dichiarazione dei robot per il reddito di base è una trovata situazionista. Sostenuta dalle reti per il reddito di base, impegnate nel referendum sul reddito di cittadinanza che si terrà in Svizzera nell’estate di quest’anno, l’iniziativa ha colto uno dei punti del dibattito mondiale in corso sull’automazione: piuttosto che lamentarsi dei posti di...

Che cosa significa Incassare? Risparmiare? Sprecare? Consumare? / Mida a Wall Street

“La storia degli uomini è un attimo tra due passi di un viandante” ha scritto Kafka e i quindici saggi in cui si articola Re Mida a Wall Street (a cura di Federico Leoni, Mimesis, 2015) provano a far durare quell’attimo convertendolo in moneta e lasciando poi che circoli tra le parole che il discorso filosofico, psicoanalitico ed economico, hanno messo a disposizione di quella “storia di uomini” affinché non cessasse di scriversi. Una storia il cui senso – “nexum rerum storico e non premessa naturale” come precisa Fachinelli in uno dei due testi ‘ritrovati’ e messi a disposizione del lettore nella sezione Materiali – si lascia però solo intravedere, dire a metà, indovinare perché, se la parola è come la moneta, l’oro del linguaggio, la Chose che infinitamente si esprime e brilla nelle perle della collana significante, è, per sua natura, inafferrabile.  È stato Henri Bergson a fornire di questa infinita impareggiabilità una delle più belle immagini quando, per illustrare il principio metafisico di pienezza e continuità, ne L’évolution créatrice, si serve di un’immagine economico-alchemica e scrive: “la métaphysique établit entre l’éternité et le temps le même rapport qu’...

Il falsario come vittima del sistema / Troppo veri per essere falsi

Dei veri falsi Nel buio pesto una torcia elettrica illumina la superficie di antichi dipinti, di quelli che hanno fatto la storia della pittura: così comincia l’ultimo documentario di Luciano Emmer (Bella di notte, 1997), che si aggira per la Galleria Borghese appena riaperta e, in una rêverie notturna, ci mostra le opere come se le vedessimo per la prima volta. Così comincia anche il documentario Un vrai faussaire di Jean-Luc Leon, appena uscito nelle sale francesi. Solo che qui non siamo alla Galleria Borghese ma al tribunale di Créteil e i 150 quadri conservati sono legati con lo spago, messi sotto sequestro e destinati a essere distrutti in quanto falsi. L’autore è Guy Ribes, acciuffato nel 2005. Questa disgrazia è stata la sua fortuna: la sua identificazione ha reso possibile il documentario che gli sta dando celebrità. Già, perché un falsario vive nell’anonimato ed è conosciuto solo a una cerchia ristretta di attori del mercato dell’arte. In fondo i falsi che conosciamo e di cui si ha notizia sono giocoforza dei cattivi falsi. I falsi ben riusciti non li conosce nessuno, esposti nelle sale dei musei, delle gallerie e delle collezioni private, illustrati nelle...

Il caso delle rivenditrici transfrontaliere tra Sud Africa e Mozambico / La città transattiva

Modi spicci di tanto in tanto addolciti da un sorriso schivo e una bellezza sfiorita dalla fatica, Antonia è conosciuta da tutti alla frontiera di Ressano Garcia come “la signora dei cani”. Li acquista – cani da guardia o di compagnia – nelle fattorie attorno a Johannesburg e li rivende a Maputo. Ha 47 anni e da quando ne aveva 25 viaggia su e giù per la EN4, il ramo autostradale che connette Matola con la provincia del Gauteng, diretta a Koomatiport o a Johannesburg. I mille chilometri che percorre in totale tra andata e ritorno per sei volte al mese da ventidue anni equivalgono a più di un milione di chilometri macinati per lavoro su una scalcinata Toyota bianca che costituisce la sua seconda casa. Sofia, invece, ha iniziato rifornendo di prodotti ittici i supermercati e i ristoranti di Johannesburg, ma dopo 15 anni è passata all’importazione di prodotti vestiari dal Sud Africa al Mozambico perché più redditizi. Viaggia in compagnia su macchine modeste per non attirare l’attenzione dei ladrões appostati lunga la strada in attesa di obiettivi appetibili da derubare, ma nel cortile di casa ha parcheggiata una Land Rover.   Arminda ha trascorso l’infanzia e l’adolescenza...

La globalizzazione degli antenati

A un italiano anche colto è difficile che il termine Hanse (“Lega anseatica”) ricordi qualcosa di più di poche righe sul manuale di storia liceale; del resto anche tra gli storici italiani il tema non ha suscitato particolare interesse. Non sorprende che le cose stiano ben diversamente in Germania (e in qualche altro paese dell’Europa del Nord). C’è un’arte anseatica, visibile soprattutto nei grandi edifici religiosi e civili in mattoni rossi. La sigla automobilistica di alcune importanti città tedesche è preceduta da una H, misteriosa per gli stranieri, che vuol dire che la città era membro della Hanse; dopo la riunificazione varie città settentrionali della ex-DDR si sono contese questo onore. Innumerevoli prodotti e aziende recano nel nome e nel logo il prefisso “Hanse”, a volte nella versione più antica, come in “Lufthansa”. Eppure, se chiedete a un tedesco, magari di Amburgo o di Brema, che cos’è o che cos’era la Hanse, riceverete risposte di sconcertante vaghezza.   La Hanse si presenta infatti essenzialmente come mito, eventualmente mito...

Libro, moschetto, libro

Per il mercato del libro nell’Inghilterra dell’età elisabettiana, agli albori del copyright, la violenza istituzionale nelle sue forme più elementari era uno strumento regolativo. Un Decreto della Camera Stellata del 1586, infatti, concedeva agli editori-stampatori-librai membri della Stationer’s Company il diritto di far valere con la forza il loro monopolio assoluto sulla produzione libraria, istituito dalla Stationer’s Charter del 1557. Gli agenti della corporazione avevano dunque facoltà, quando mossi da «ragionevoli cause di sospetto», di penetrare in «abitazioni, laboratori, depositi o botteghe», compiere perquisizioni, sequestrare gli stampati illegali, arrestare i violatori del monopolio, nonché «disfare, bruciare, rompere e distruggere» o ancora «disfare, fondere, segare in pezzi, rompere, colpire con martelli da fabbro o rendere altrimenti inservibili» manufatti e strumenti da stampa insieme a tutti gli accessori. La concessione di simili poteri di polizia a una corporazione di arti e mestieri legati alla circolazione della conoscenza viene spesso spiegata alla luce del...

Finanza globale e politiche monetarie

1. È oramai largamente condivisa l'idea secondo cui se dal 2008 ad oggi – negli USA prima e più di recente nella UE – le cose non sono andate troppo male è grazie alle politiche monetarie super-espansive – che ancora qualche anno fa venivano chiamate "non convenzionali". Politiche che hanno permesso di respirare a economie anemiche.   In effetti, l' obiettivo fondamentale di tale intervento è stato quello di ricostituire un livello minimo di fiducia al di sotto del quale le imprese non investono, i consumatori non spendono, le banche non prestano. Da questo punto di vista, quanto hanno fatto le autorità monetarie in questi ultimi anni è stato fondamentale, anche se non esente da rischi. Il problema è che, come i critici hanno sostenuto, la sovraesposizione finanziaria dell'economia globale dal 2008 ad oggi non solo non si è ridotta, ma è addirittura aumentata. Il che significa che quello che Keynes chiamava il "feticcio della liquidità" – e cioè la patologia dei mercati finanziari interessati solo ai rendimenti di breve periodo –...

Denaro

Il sistema capitalistico si è caratterizzato, nel corso del suo processo di evoluzione, per una progressiva diffusione del capitale all’interno dello spazio sociale. Il capitale infatti, in virtù della sua natura quantitativa e impersonale, è dotato della capacità di assumere molteplici forme e di propagarsi nel mondo qualitativo del valore d’uso e dei bisogni umani. È in grado cioè di smaterializzarsi e di penetrare in profondità nella cultura individuale e sociale. Con la conseguenza che quest’ultima assume a sua volta un carattere astratto. Infatti, il capitale tende a determinare nel corso del tempo un processo di progressiva astrazione della società.   Un processo di astrazione che riguarda prima di tutto il capitale stesso. Questo infatti si concretizza da sempre nella ricchezza economica, la quale, a sua volta, si è progressivamente modificata: era legata alla concretezza della terra e si è fatta decisamente più mobile e leggera, assumendo ad esempio le forme del credito e della finanza. Ne è testimonianza la smaterializzazione progressiva del denaro, il quale, a...

Il nuovo e il possibile

domani è ancora un giorno (sul serio?) di aprire gli occhi e di vedere:  qualcosa di buono, di dire: ho avuto torto. dolce giorno, in cui il va-da-sé va da sé, più o meno! che trionfo, cassandra, assaporare un futuro che ti confuta! qualcosa di nuovo che sia buono (il buono vecchio lo si conosce già...) (Hans Magnus Enzensberger, dubbio; traduzione di Nunzio La Fauci)       Nello scorso novembre il ministro Giuliano Poletti ha affermato, con le libertà sintattiche concesse dal discorso orale: «Dovremmo immaginare contratti che non abbiano come unico riferimento il rapporto ora/lavoro, ma misurare l'apporto dell'opera: la misurazione ora/lavoro è un attrezzo vecchio che frena rispetto a elementi di innovazione». Ricorderete tutti le obiezioni suscitate da queste parole, nel merito. Da un certo punto di vista è anche interessante notare come l’evocazione di un fatto incontestabile (il cambiamento strutturale dei tempi di lavoro e più in generale del tempo sociale) in politica prenda subito un valore diverso. È lo stesso meccanismo per cui la formula...