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Jan Fabre. Stigmata

Nell'aprile del 1989, nel corso di una lecture tenuta al Rijksalacademie di Amsterdam, Jan Fabre (Anversa, 1958) definisce l'importanza del disegno quale archetipo della sua ricerca artistica, in qualsiasi forma essa si manifesti, e genesi del suo complesso e variegato immaginario.   Per Fabre disegnare è in primo luogo un dialogo fisico, un esercizio corporeo costante, un'esperienza tattile, solo successivamente mentale e psichica. È, come egli descrive, una sorta di “danza dei polsi”, in quanto la scioltezza delle linee – definite con mezzi diversi e su supporti di varia natura – è determinata dall'agilità muscolare della mano, dalla flessibilità delle articolazioni, dallo scorrere rapido delle dita. L'artista si serve dell'organico e dell'inorganico, del naturale e dell'artificiale, del sangue umano o dell'inchiostro di una biro, per solcare e configurare lo spazio: sia esso un foglio di carta o una porzione di corpo, una parete o un palcoscenico.   Per Jan Fabre disegnare è dare vita ad un insieme di segni cangianti che evolvono incessantemente, come ad esempio...

Giulio Paolini. Essere o non essere

C’è una foto. Un uomo è affacciato alla ringhiera di un balcone. Il parapetto è in ferro battuto. L’uomo è distante. Se ne scorgono appena le sembianze. L’artista fotografa se stesso, poi, nello stesso punto, la sua immagine. La porta finestra è così chiusa e impedisce lo sguardo sull’interno: lo studio d’artista.   Giulio Paolini Essere o non essere, 1994-95 Allestimento Salone della Ragione, Padova, 1995 Foto Attilio Maranzano   L’autore è dentro e fuori l’opera. L’opera, Delfo IV (1997), è la quarta di una serie nata nel 1965 ed è la prima mostrata nella personale di Giulio Paolini, Essere o non essere, curata da Bartolomeo Pietromarchi e in corso al macro fino al 9 marzo. L’esposizione raccoglie una quindicina di opere, principalmente degli anni novanta e duemila, esplorando un aspetto centrale nella poetica dell’artista: l’atto creativo.   Giulio Paolini Segni particolari, 1996-2013 Courtesy l’artista   Cosa significa per Paolini creare immagine? I primi due lavori riassumono subito il concetto e il movimento della...

Angkor, territorio francese

Angkor. Naissance d’un mythe. Louis Delaporte et le Cambodge (al Musée Guimet di Parigi fino al 27 gennaio) racconta, più che la nascita del mito di Angkor, la costituzione della collezione francese di arte khmer, la più corposa del mondo occidentale. Conosco bene la collezione permanente di questo museo: immaginare di viaggiare nello spazio e nella storia tra India, Tailandia, Cambogia, Vietnam, Laos, Birmania, Cina, Giappone mi riconcilia con l’arte contemporanea. Ma la mostra sulla Cambogia non provoca lo stesso piacere. Il vizio sta nel fatto che la visito pochi giorni dopo aver camminato all’interno dei templi di Angkor, di cui il grande salone centrale del Guimet offre un’installazione ben curata, con le sculture originali incorniciate da calchi di archi imponenti.   Qui vengo attanagliato da un malessere che, faute de mieux, chiamo “mal da Museo di Pergamo”, la sensazione ovvero che queste opere siano collocate nel posto sbagliato, che non dovrebbero essere rinchiuse negli ambienti climatizzati di un museo francese. Il sintomo si aggrava quando m’illudo che Angkor. Naissance d’un mythe mi fornir...

Nirvana. Punk to the People

Si uccise a 27 anni, il ragazzo dai lunghi capelli biondi e dagli occhi azzurri, spesso con la barba non fatta, con larghe camicie a scacchi, anfibi e jeans rattoppati. All’età in cui sono morti molti altri divi maledetti del rock. Kurt Cobain è stato uno degli ultimi miti della musica del Novecento, tormentato fin dall’infanzia, sconvolto, esacerbato, stremato dall’improvviso successo. A lui – che scriveva nei primi versi del pezzo che lo avrebbe lanciato nell’olimpo pop: “è divertente perdere e fingere” (Smells Like Teen Spirit) – e ai suoi Nirvana – il tentativo, destinato all’insuccesso, di costruire un’isola di (ironico?) appagamento in un mondo infelice – è dedicata l’ultima mostra della galleria ONO Arte Contemporanea di Bologna (via Santa Margherita 10, fino al 31 gennaio).   Ph. Charles Peterson   Segue a ruota un’esposizione sui Sex Pistols e su quell’officina di arti e marketing che fu il negozio Sex di Malcom McLaren e Vivienne Westwood nella Londra smarrita, ingrigita, senza domani degli anni settanta. E qui si indaga un’altra crisi...

L'uomo che visse due volte

– “Tutti i giorni sparisce qualcuno” – “Ogni volta che uno esce da una stanza” (da Michelangelo Antonioni, Professione Reporter) 8 Ottobre 2013. Queste righe trattano di una mostra che ha già chiuso i battenti. E’ una pratica poco corretta, lo so. Il lettore deve essere nelle condizioni di metter alla prova quanto scrive un critico: non è questo uno dei lasciti fondamentali, quanto poco rivendicati, del modernismo? Almeno da quando Clement Greenberg, alla metà degli anni quaranta, invitava i lettori di “The Nation” a verificare di persona quanto scriveva sulle primissime mostre di un pittore sconosciuto, Jackson Pollock.   Ma il caso presente è singolare. Perché la mostra in questione ha chiuso non da qualche giorno bensì da quasi dieci anni. Eppure solo adesso mi sembra giunto il momento propizio per parlarne – o forse solo il più intempestivo per un blog.   2004, Maison de la Photographie di Parigi. Visito Un état des lieux, mostra del fotografo Bruno Rosier. Chissà cosa avevo in mente di così importante da...

Warhol a Milano

Vorrei proporre un’interpretazione privata e a tratti “esoterica” di Warhol, solo in parte libertina. La mostra milanese della collezione di Peter Brant si presta bene a rinnovare l’immagine dell’artista (a Palazzo Reale fino al 9 marzo 2014).     Che ne è del divo distaccato e metallico del primo periodo della Factory, immancabilmente attivo dietro alla macchina da presa, nei disegni a china, foglia d’oro e nastro degli anni Cinquanta? O dell’istrione luciferino e scarmigliato negli affettuosi esercizi di copia dall’Ultima Cena di Leonardo di metà anni Ottanta (eh sì, proprio non prevedevamo di usare l’aggettivo “affettuoso” in relazione al produttore dei Velvet Underground...)? I biografi persuasi della religiosità di Warhol, cattolico di rito ortodosso, attribuiranno il gusto per l’immagine devozionale, agghindata da finiture lustre e sbalzate, alla familiarità con gli ex voto della fede popolare e le iconostasi delle chiese di rito ortodosso.   Partiamo dal gatto. Paffuto, ronfante e compiaciuto, è l’animale prediletto: popola i...

Piero Fornasetti

Se ornamento è delitto, allora Fornasetti è un serial killer. Questo mi veniva in mente reduce dall'inaugurazione Cent'anni di follia pratica (fino al 9 febbraio), la mostra che la Triennale dedica a Piero Fornasetti in occasione del centenario della nascita. È la prima grande mostra che Milano e l'Italia dedicano a un artista tanto amato all'estero quanto abbastanza negletto in patria. E bastavano i commenti raccolti il giorno del vernissage, mentre centinaia e centinaia di seguaci sciamavano per le sale benissimo allestite da Barnaba, il figlio che prosegue l'attività paterna, per farsi un'idea del rapporto forse non ancora risolto tra Piero e la città che gli ha dato i natali.     "Di-ver-teen-te”, così una signora in ghingheri all'amica, oppure, un'altra: "figurati che io ho in casa due piatti che mia madre aveva vinto a un torneo di burraco della parrocchia di San Marco. Chissà cosa valgono oggi". E un amico un po’ più intellettuale: "è il nostro Andy Warhol". O ancora, altri amici, in questo caso romani, estasiati da un...

Archeologia lunare

Astronomy Domine   C’era una volta l’era spaziale. Una volta quando? Nel 1957 diranno subito i miei lettori, quando il 4 ottobre l’Unione Sovietica mandò in orbita il satellite Sputnik 1; lo stesso anno in cui venne indetto l’Anno Geofisico Internazionale sui rapporti tra il sole e la terra. Eppure le cose non sono così semplici, come dimostra quella celebre storia italiana che aveva come protagonista un pezzo di legno e non un re, e come la storia che accenneremo qui – quella di un pezzo di osso.   Ishango Bone   Non è affatto certo, questa è la premessa, che l’era spaziale risalga alla sinergia virtuosa di elementi scientifici, tecnici, politici, militari e commerciali della civiltà moderna, al perfezionamento tecnologico di strumentazioni astronomiche come le sonde spaziali. Se adottiamo uno sguardo antropologico-etnologico, le date dell’era spaziale cominciano a scendere progressivamente quanto inesorabilmente fino a toccare le origini della scienza e le civiltà agricole della Grecia, dell’Egitto, della Mesopotamia, dell’India, della Cina, dei Maya o...

Le Harbor Series di Gil Mares

Hull With Float, II: Un rettangolo orientato in verticale, scandito da forme geometriche bidimensionali, frontali, schiacciate. Dominano i toni caldi, ed è il colore a creare le forme, ad animarle, non a riempirle - in alto, un rosso pastoso e levigato, compatto, taglia la superficie a formare una ‘L’ capovolta. L’asta più stretta è sbiadita nella parte bassa e rivela un’anima chiara nelle abrasioni e nei graffi arabescati dal tratto incerto, spezzato, che contraddicono la regolarità della geometria generale. Sulla sinistra si inserisce, complementare, un quadrato più sfumato: bande orizzontali più o meno definite alternano toni viola, antracite e rosa, slavati a tratti in direzione verticale.   A completare la composizione, in basso interviene una striscia impressionisticamente lavorata. Una spessa linea scura, che appare tratteggiata di bianco, la separa dalla parte sovrastante. Un’altra linea scura scorre in verticale, si staglia sul rosso dello sfondo ma genera aloni caldi dove taglia i campi più chiari, e la incrocia. Sembra originare da un’apertura circolare, nera, in alto. A...

Biennale: screen test

Palazzo degli schermi   Con il finissage alle porte, ne approfitto per sottoporre la 55a biennale di Venezia a uno screen test, alla ricerca ovvero dei modi in cui lo schermo è utilizzato nelle opere esposte. Considero lo schermo nel campo allargato di quelle pratiche artistiche che sfuggono alle storie cloisonné della pittura, del cinema, del video, dell’arte digitale. Tra le tante figure schermiche presenti, mi soffermerò solo su tre: il Movie Drome di Stan VanDerBeek, con una breve digressione sullo zero di Stefanos Tsivopoulos; l’interfaccia di Camille Henrot; l’“effetto Potëmkin” o il fare schermo di Jesper Just. Ognuna di queste traduce visualmente, a suo modo, un aspetto del palazzo enciclopedico. Un’operazione riuscita quando – che sia o meno questione di schermi – resta viva un’indecisione, una tensione tra due polarità difficilmente conciliabili quali l’impulso enciclopedico e l’impulso entropico.     Un paio di omissioni mi stanno a cuore, a partire dai film in 16mm di João Maria Gusmão e Pedro Paiva, esposti a poca distanza...

Estetica e politica

Cosa implica la caduta dei prezzi delle tecnologie - o dei beni comuni - nella vita quotidiana di un individuo in occidente o nel Sud Globale? Qual è l'effetto di tali variazioni sulla catena produttiva? Quanti tagli ai posti di lavoro significa lo spostamento di "fondi in economie emergenti" che il consulente finanziario della nostra banca ci consiglia di operare?   Si è appena conclusa a Graz l'edizione 2013 del festival Steirischer Herbst, che ha proposto sotto il titolo Alliances, misalliances and false friends: Liason Dangereuses un programma di arti visive, teatro sperimentale e musica. Le "relazioni pericolose" alle quali il concept fa riferimento, sono quei compromessi che sia i sistemi sociali che gli individui instaurano con entità la cui etica è dubbia, per mantenere ordine e status quo. Il patto col diavolo che ogni società capitalista, più o meno democratica, fa con i meccanismi della finanza globale.   Fondato nel 1968 come piattaforma di ricerca e produzione, è un'istituzione storica della città. Nato come evoluzione del Forum Stadtpark (i circoli di artisti...

Dove i libri si possono sporcare

Le mostre di libri sono sempre un po’ noiose: si vedono tante copertine, qualche pagina aperta ma quasi mai è possibile fruire del libro, sedersi in un angolo a divorare le pagine di una nuova scoperta, cogliere l’occasione per confrontare autori, soluzioni formali e temi …   Chi solitamente esce con qualche insoddisfazione da questo tipo di mostre può andare a visitare lo spazio dell’Associazione Bruno Munari (via Benvenuto Cavalieri 6, 20121 Milano) dove, fino al 15 dicembre, Beba Restelli ospita una scelta di libri d’artista per bambini, provenienti dall’archivio O.P.L.A! di Merano. Troverete i libri sparsi nello spazio, sul pianoforte, sugli scaffali e tutto intorno a un grande tavolo dove i più preziosi, per esempio le prime edizioni di Munari (Mondadori 1945), sono protetti da un plexiglass: anche questo, però, si  può sollevare e, indossando guanti bianchi, sfogliare le preziose sorprese.   Milton Glaser   Non si tratta di una mostra, ma di un laboratorio: un ambiente di gioco nel quale bambini e adulti posso leggere e guardare i libri d’artista scelti, ma sono al...

Corinne Day, mai triste

La fotografia di moda è un racconto della società, e chi riesce ad interrompere questo racconto per ricominciare da zero, lascia un segno. Corinne Day è stata la fotografa che ha fatto uscire la moda dagli anni '80 per entrare nel decennio del grunge, dell'heroin chic, della nuova estetica, di Bill Clinton che parla di glamorification dell'anoressia, dei set poveri e veri che sostituiscono le luci dello studio.   Per tutti, Corinne Day è la fotografa che ha scoperto Kate Moss, portandola a 17 anni in copertina di “The Face” con un copricapo indiano e l'aspetto che nulla aveva a che fare con le modelle del decennio che si era appena chiuso.     Cresciuta a Londra, in un flat di Soho che è stato il suo studio ed è lo sfondo di gran parte dei suoi servizi, Corinne Day si è sempre considerata una fotografa documentarista con un'attenzione particolare alla società che trova un'espressione nella moda e nello stile. Anche per questo il rapporto con Kate Moss si è interrotto pochi anni dopo i primi servizi per “The Face” e per “Vogue Uk...

Antonio Caballero

Entrare in una galleria o in un museo per vedere una mostra, fermarsi davanti a un oggetto, distrarsi e poi camminare attraverso le stanze, far scivolare il proprio sguardo da un punto a un altro incrociando gli altri visitatori, soffermarsi anche sui loro movimenti e i loro corpi che ostacolano o interagiscono con la visuale, decifrare la struttura degli spazi e i piccoli contrasti determinati dalle uscite di sicurezza e dai cartelli esplicativi. Con Ti guardo Talos Buccellati tenta di indagare con il solo mezzo fotografico gli imprevisti e le interferenze che segnano lo sguardo durante una visita a un’esposizione.   Antonio Caballero. Only You Only Me, 2013 antonio caballero   Centre Wallonie Bruxelles, Paris

Antonio Rovaldi. Orizzonte in Italia

Così come il naufragio della Costa Concordia era stato letto come metafora dello stallo economico e politico italiano, l’eccezionale recupero del relitto, che avveniva circa un mese fa, è stato interpretato come il punto di svolta di un’auspicata ripresa che avrebbe rimesso in sesto la nostra credibilità nazionale e internazionale. Più recentemente lo stesso mare nostrum è stato teatro dei tragici naufragi di Lampedusa, contando purtroppo centinaia di vittime e ponendosi ancora una volta come luogo centrale della riflessione sulle strategie politiche e culturali d’Italia e d’Europa (l’appello).   Due anni e mezzo fa, partendo dal desiderio di ritrarre questo stesso mare, o meglio il suo orizzonte esteso, Antonio Rovaldi percorreva in bicicletta il perimetro della penisola. I retroscena del suo viaggio – una sorta di personale registro visivo tappa per tappa – sono stati pubblicati qui su doppiozero, mentre il lavoro reale è invece ora esposto a Roma presso la galleria Monitor, che inaugura con la mostra Orizzonte in Italia, il suo decimo anno di attività.    ...

From Sex To Punk

In scena va la rabbia, lo sfregio di una generazione no future. Londra 1974, 430 di King’s Road, Chelsea: “Sex” viene ribattezzato il negozio di abbigliamento e dischi rock che Malcom McLaren si è ritrovato interamente sulle spalle nel 1972, dopo l’abbandono di un tizio che lo subaffittava. Con la compagna Vivienne Westwood ha già lanciato la moda di trasformare, tagliare, ricucire le magliette dello stock “teddy boy” ereditato dal fuggitivo.   Ph. Castorp   Ora, fino al 1976, quando il locale cambierà ancora nome per chiamarsi “Seditionaries” e assumere un aspetto minimale e post-apocalittico, sugli scaffali appaiono capi di abbigliamento e oggetti in gomma, lattice e vinile. Sex punterà su commesse che sembrano un catalogo vivente della nuova moda punk, con le chiome decolorate in tonalità di biondo squillante o trasformate in vere e proprie opere d’arte screziate, con trucchi degli occhi all’antica egizia, bistratissimi. Sono lontani i tempi dei sandali e delle camicie a fiori hippie, come quelli degli stivaletti e dei chiodi rock ‘n’ roll. Le magliette...

Josef Albers a Milano

In contemporanea a Milano sono in corso due esposizioni di Josef Albers (Bottrop, Germania, 1888 - New Haven, USA, 1976), realizzate in collaborazione con la Josef & Anni Albers Foundation, che ripercorrono la duplice faccia della ricerca artistica e didattica di questo artista modernista ed esponente del Bauhaus: “Sublime Optics” allestita alla Fondazione Stelline (26 settembre 2013-6 gennaio 2014; prima monografica a Milano del pittore tedesco), e “Imparare a vedere. Josef Albers professore, dal Bauhaus a Yale”; presentata nella Sala Napoleonica dell’Accademia di Belle Arti di Brera (2 ottobre - 1 dicembre 2013).   Assieme ad alcune opere originali dell’artista, riguardanti la serie degli omaggi al quadrato, la mostra dell’Accademia di Brera, curata da Samuele Boncompagni e da Giovanni Iovane, presenta un numero significativo di materiali e lavori didattici eseguiti dagli allievi, il cui scopo è quello di documentare ed esemplificare l’innovativo metodo d’insegnamento di Albers professore che, dopo averlo sperimentato durante le lezioni tenute al Bauhaus, ha continuato ad applicare prima al Black...

Porto Poetic in Triennale

Il titolo della mostra, esposta in Triennale dal 13 settembre al 27 ottobre e curata da Roberto Cremascoli, è un'accoppiata che trasmette una sensazione di armonia e riporta la mente alla questione della poetica, in questo caso dell'architettura, e in particolare quella di Porto. Colpisce perché la “poetica” dell'architettura è un tema quasi dimenticato, sicuramente non contemporaneo, un tema che si riferisce a un modus operandi; non si tratta della scelta di uno stile o dell'utilizzo di un certo tipo di linguaggio, piuttosto vi è implicata la questione del metodo.   Praticare il mestiere dell'architetto a Porto non è come farlo in Italia: la differenza risiede nella dimostrata capacità degli architetti portoghesi di imporre la necessità del loro ruolo. Ciò, negli ultimi cinquant'anni in Portogallo, ha condotto verso il riconoscimento collettivo della specificità dell'architetto, della sua rilevanza e della sua rispettabilità. In Italia da almeno quarant'anni ciò non avviene più e per gli architetti è diventato estremamente difficoltoso...

Una lunga estate africana

La Tate Modern inaugura nello stesso giorno due personali di Meschac Gaba e Ibrahim El-Salahi (rispettivamente Benin e Sudan); A Season in Congo (pièce dello scrittore martinicano Aimé Césaire sull'indipendenza del Congo) fa il tutto esaurito ai botteghini; ci si prepara a 1:54, la fiera  dell'arte africana contemporanea, che aprirà ad Ottobre come evento parallelo della Frieze Art Fair. Ma già da un anno in Gran Bretagna si parla di Africa: nel giugno 2012 la BBC aveva inaugurato, parallelo alla già esistente copertura delle notizie dal continente nel suo “World Service”, BBC Focus on Africa, quotidiano per Radio e TV “per un pubblico africano” (come spiega il lancio del format) diventato il fiore all'occhiello di una programmazione articolata che prevede approfondimenti politici settimanali, uno show sulla musica, un serie di documentari di avventura, tutti concentrati sul continente.     La passione africana della Gran Bretagna sembra improvvisamente connettere le spinte policentriche che da un paio di decenni, specialmente nel mondo anglosassone e francofono, si muovono per...

Analogie. Incontri con sei scrittori

doppiozero organizza con Electa Analogie, public program della mostra Post-Classici. La ripresa dell’antico nell’arte contemporanea italiana, a cura di Vincenzo Trione - dedicata ai rapporti tra arte contemporanea e antichità - e promossa dalla Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Roma.      Scrittori e intellettuali leggeranno racconti e testi o proporranno riflessioni nate per analogia tra un'opera in mostra - suggerita da uno dei suoi aspetti, visivo, materiale, o intellettuale - e i  temi sui quali si fonda la loro esperienza letteraria e  poetica.
    
A causa delle forti piogge che a luglio si sono abbattute su Roma, 4 dei 6 incontri del ciclo di lezioni tenute da scrittori  e intellettuali sono stati annullati e vengono riproposti con un nuovo calendario. 
   Questo il calendario aggiornato delle lezioni,  con introduzione di Raffaella De Santis:   16 settembre Marco Belpoliti ore 19.30 
18 settembre - Valeria Parrella  ore 19.30 
23 settembre - Nadia Fusini ore 19.30 
25  settembre - Massimo Recalcati ore 21.00   Qui il...

Only You Only Me

Entrare in una galleria o in un museo per vedere una mostra, fermarsi davanti a un oggetto, distrarsi e poi camminare attraverso le stanze, far scivolare il proprio sguardo da un punto a un altro incrociando gli altri visitatori, soffermarsi anche sui loro movimenti e i loro corpi che ostacolano o interagiscono con la visuale, decifrare la struttura degli spazi e i piccoli contrasti determinati dalle uscite di sicurezza e dai cartelli esplicativi. Con Ti guardo Talos Buccellati tenta di indagare con il solo mezzo fotografico gli imprevisti e le interferenze che segnano lo sguardo durante una visita a un’esposizione.   Photographies et vidéos de : Capitaine Lonchamps, Thomas Chable, Patty Chang, François-Xavier Courrèges, Lara Gasparotto, Willy Del Zoppo, Sarah Mei Herman, Patricia Kaiser, Hubert Marecaille et Michelle Naismith, Chrystel Mukeba et Nicolas Provost. Centre Wallonie-Bruxelles, Paris  

Jonathas de Andrade

A Lisbona, una volta inerpicatisi nelle stradine antiche del Bairro Alto si discende nell’Avenida da Liberdade, quella che potremmo chiamare gli Champs Elysées della città. Tra le banche, gli uffici e i negozi di lusso che si radunano nel grande viale, un palazzo liberty piuttosto délabré accoglie da qualche anno studi d'artista e alcuni spazi espositivi indipendenti tra i più interessanti della città. Al primo piano si trova la Kunsthalle Lissabon, diretta da João Mourão e Luís Silva, che dal 2009 presenta le ricerche sperimentali più diverse. Questo giugno i curatori hanno invitato Jonathas de Andrade (Brasile, 1982), artista che con le sue istallazioni, libri e video pungola la cultura sudamericana contemporanea. Ho incontrato Jonathas poco tempo prima a Venezia, dove attualmente espone Nostalgia, sentimento de classe (2012) tra i lavori selezionati dal Future Generation Art Prize, ed è lì che mi ha parlato del suo nuovo progetto per Lisbona che si ispira al Museu do Homem do Nordeste, fondato nel 1979 a Recife del sociologo brasiliano Gilberto Freire.   Per Jonathas de...

Intra-Matta

“Dal momento che la tua vita ti sembra diventata un viaggio senza fine verso il nulla, hai bisogno di una meta per questo tuo viaggio. Lascia che questa meta sia l’architettura (ricorda che da nessuna parte potrebbe essere qui e ora)”. Nelle parole con cui Roberto Sebastian Matta in una lettera del 1962 si rivolge a suo figlio Gordon Matta-Clark, sembra risuonare la natura di questa mostra organizzata dalla Galleria d’Arte Maggiore di Bologna e curata da Danilo Eccher presso l’area Scarpa della Fondazione Querini Stampalia di Venezia. Esposte in questa sede, e per la prima volta insieme, le opere di tre figure emblematiche del XX secolo: il pittore e scultore cileno Roberto Sebastian Matta e i suoi figli Pablo Echaurren e Gordon Matta-Clark.   Roberto Sebastian Matta, There was blood in the clouds, 1942, Pastelli a cera, matita su carta, 59 x 73,5 cm. - Courtesy Galleria d'Arte Maggiore G.A.M., Bologna/Paris   Se delle tracce biografiche entrano inevitabilmente a far parte della singolare costruzione di questa esposizione, tuttavia, a tessere e restituirne l’articolata geografia, sono il rapporto controverso e mutevole di...

Margherita Moscardini

Per la sua mostra personale Annexe-1xUnknown Margherita Moscardini presenta una serie di opere realizzate a partire dal 2012, durante la residenza romana alla Fondazione Pastificio Cerere. I lavori in mostra – maquettes le chiama l’artista – si muovono al confine tra la dimensione scultorea e quella progettuale e segnano le tappe di una ricerca tra le possibili relazioni, estetiche ed economiche, con l’ambiente circostante.   Sulla falsariga della dissertazione scientifica, Moscardini tratteggia un percorso tra gli ambienti della galleria, trasformando allegoricamente le opere in immagini di corredo (Annexes), nominate esattamente come le figure di un testo: fig. 1, fig. 2… Compone così i passaggi della sua esposizione in tre tempi, che potrebbero corrispondere a quelli della premessa, della progettazione, e dello studio di fattibilità, attraverso un approccio utopico che guarda ai movimenti radicali.   Punto di partenza di tutto il progetto, già fulcro della mostra al Macro (13.12.2012 – 27.02.2013), è l’osservazione della catena di bunker nota come Vallo Atlantico fatti costruire da Hitler...