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Intervista / conversazione

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Una conversazione / Paolo Gioli: il cinema è ovunque

Paolo Gioli è l’ideatore di movimenti di cinepresa mai avvenuti, il discreto alchimista del “niger mundus”, il manovratore della metamorfosi, l’archeologo-scopritore del cinema sempre in anticipo/ritardo rispetto alla sua invenzione.  Lo incontro nella sua casa fuori Rovigo, grazie all’intervento di due amici cineasti che mi accompagnano, Morgan Menegazzo e Mariachiara Pernisa.  L’abitazione è un colloquio di oggetti, essa stessa congegno cinematografico. Prima dell’arrivo, mi sono fatto un piccolo consuntivo della sua lotta per immagini: proto-film, film-libro, film decomposti, filmfinish, poemetti filmici, schermi perforati, schermi disturbati, schermo di schermi, naturae, vessazioni, forme dell’annegamento, cronache di verticalità̀ simultanea, ottenebramenti e anatomie stenopeiche.   Durante la mia inquieta esplorazione ritrovo – sparsi per la casa – frammenti e reperti di questa lotta: otturatori vegetali, fogliame, bestiari fantastici, maschere funerarie, nudi d’arte, e un manifesto (tra gli altri) della banda Baader/Meinhof.  Gioli mi mostra un libro aperto sul suo “pugno stenopeico” e le sue conchiglie con l’ombelico forato. Parliamo di Émile Cohl, lo...

Una conversazione con Filippo Ceccarelli / "Questi qua" al potere

Il mostro, come lo chiama, l’autore è un tomo di 958 pagine dove si racconta la storia della politica italiana e dei partiti cominciando dai grandi dominatori della prima repubblica, i democristiani, sino ad arrivare a “questi qua”, ovvero gli attuali governanti gialloverdi. S’intitola Invano per indicare che è tutto vano, inutile, che il potere è vanità delle vanità, come dice l’Ecclesiaste. Filippo Ceccarelli, romano, firma di “La Repubblica”, è l’archivista e il commentatore curioso e onnivoro di un cinquantennio della nostra vita nazionale. Dopo i democristiani, dalle origini ad Aldo Moro, ci sono Craxi e i rampanti, la caduta e il marasma di Segni e Di Pietro, quindi i barbari della Lega con Bossi, e i comunisti, da Berlinguer a D’Alema e Veltroni, i fascisti, il lungo ventennio berlusconiano, infine l’Ulivo che prende fuoco, ed eccoci qui, ai giorni nostri.   Filippo Ceccarelli: Comincio dalla metà degli anni Sessanta, quando ho iniziato a occuparmi di politica, ma c’è anche il prima. Quando incontravo i grandi, Nenni e Moro, necessariamente mi documentavo; sentivi in loro il peso dell’esperienza e l’importanza che avevano avuto.   Marco Belpoliti: Tutto questo...

21 dicembre 1934 / Conversazione con Giulia Niccolai

“Trasformare questa mia difficile vita in fiaba” è il titolo dato alla mia tesi, tratto da un passo di Esoterico biliardo in cui si chiede, a proposito delle visioni avute in meditazione: «forse il dono di leggere e trasformare questa mia difficile vita in fiaba?».  Sì, ne parlo anche in Foto & Frisbee, a p. 78, cito Kazantzakis  – il suo libro più noto è Zorba il greco – ma in El Greco e lo sguardo cretese, scrive: «Esiste qualcosa di più vero della verità? Sì, la favola; è la favola che dà un senso immortale all’effimera verità». Le trame delle favole raccontano sempre una serie di passaggi e di avvenimenti per i quali raggiungere la verità diviene una conquista. Si arriva alla verità dopo una lunga serie di vicissitudini che hanno o sembrano avere lo scopo di allontanarcene. Giorgio Celli, poeta, scrittore, entomologo dell’Università di Bologna, ha scritto: «Ogni vita nel suo inseguirsi e nel suo raggiungersi aspira al compimento di una favola». Questa dinamica ha a che fare col destino. Nel libro cinese degli esagrammi, I Ching, nel quale ogni esagramma è associato a un numero e ogni numero è associato a una situazione, consultandolo (e se ci si crede), il numero...

Un dialogo a più voci / Entrare nella mente di un terrorista

Il dialogo a più voci di cui qui si riportano alcuni dei passaggi salienti è avvenuto il 15 novembre scorso, alla Facoltà di Giurisprudenza dell’Università degli Studi di Trento, in occasione della giornata intitolata “Nella mente di un terrorista. Per un approccio multidisciplinare al fanatismo”, con la partecipazione di numerosi esperti di differenti settori. Nata per sviluppare, su diversi fronti d’indagine intellettuale, gli spunti del saggio Nella mente di un terrorista (Giulio Einaudi Editore, 2017), l’incontro riacquisisce in questi giorni, a fronte di quanto accaduto ai mercatini di Natale di Strasburgo, una tragica vitalità. Benché non si possa affermare con certezza che le parole spese in quella sede descrivano in maniera puntuale le caratteristiche e i moventi di quest’ultimo attacco, i cui contorni sono ancora oggetto di accertamento, possono forse aiutarci a comprenderne il contesto. Un contesto in cui l’eco di un’aggressione, in Europa, riporta subito alla mente il terrorismo islamista. Di quelle parole riportiamo qui qualche accenno.   Alla conferenza hanno partecipato: Armando Sanguini, ex ambasciatore d’Italia in Arabia Saudita; Paolo Liguori, direttore di...

Il così fan tutte di Mozart al San Carlo di Napoli / Dialogo con Riccardo Muti

Da trentaquattro anni Riccardo Muti non dirigeva un’opera a Napoli, sua città d’elezione. Riporta ora al San Carlo il Così fan tutte di Mozart con la regia di Chiara Muti, sua figlia, con la quale aveva già collaborato in passato. L’inaugurazione della stagione era attesissima non solo per il ritorno in una città che gli è molto affezionata, ma soprattutto perché Muti non dirige opere in forma scenica dal 2015.  La prima al San Carlo (il teatro più bello del mondo, come il direttore d’orchestra ama ripetere) ci offre l’occasione per parlare della musica di Mozart, di Napoli e dell’Italia, di fronte a uno squisito caffè. Fuori splende il sole, ma il mare è in tempesta.   B. Perché per ritornare a Napoli la scelta è caduta su Così fan tutte? R. Offrendo la regia a Chiara che non solo è cresciuta ascoltando la musica di Mozart ma lo conosce bene anche grazie a Strehler e Ronconi, mi sembrava naturale che la scelta cadesse su quest’opera. Si tratta di una coproduzione con l’Opera di Vienna (dove la si ascolterà nel 2020, in seguito andrà a Tokyo, NdR). Il fatto che il Così fan tutte si svolga a Napoli non ha molta rilevanza: come saprà, un musicologo mi raccontò che la...

Una luminosa resistenza / Nel deserto di Dolores Prato. Intervista a Jean-Paul Manganaro

Nata a Roma dalla relazione tra una vedova e un avvocato che non la riconosce come figlia propria, presto affidata dalla madre a due zii residenti nella città marchigiana di Treja (questa la grafia prediletta dall’autrice per l’attuale “Treia”), Dolores Prato nel corso di tutta la sua lunga vita (1892-1983) si dedica con testarda determinazione all’atto pratico della scrittura, imbastendo narrazioni sempre refrattarie ai confini di genere (racconto, romanzo etc.), nemiche del diarismo come dello sfogo intimo e che spesso prendono il via dalla sua esperienza biografica per fuggire immediatamente altrove: nei territori aspri, solitari e resistenti della migliore letteratura. Il capolavoro dell’autrice, Giù la piazza non c’è nessuno, libro di 1058 cartelle completato a circa novanta anni, è una maestosa, dirompente ricerca sui luoghi i nomi gli oggetti le visioni di un’infanzia che inizia “sotto un tavolino” della casa degli zii cui viene affidata dopo l’abbandono della madre e si snoda per le vie e gli angoli di Treja, le case, i profumi, i cibi, le parole della città, attraversandone i paesaggi umani e naturali, le emarginazioni e differenze sociali ed economiche che si fanno...

Intervista a Nicolas Negroponte / Per una nuova ecologia delle idee

Produrre un’intera auto con una stampante 3D. Coltivare oggetti come fossero piante, piantandone i semi e aspettando che crescano. Imparare una lingua straniera semplicemente inghiottendo una pillola, capace di produrre apprendimento direttamente a livello neuronale. Sono solo alcune delle “previsioni di futuro” – invero piuttosto ardite – che Nicolas Negroponte, leggendario fondatore del MIT Media Lab e pioniere degli studi di interazione uomo-computer, ha lanciato al suo pubblico negli ultimi anni. E per quanto lui stesso rifiuti con studiata discrezione il ruolo di aruspice dell’era digitale, è difficile non credergli, quando si ripercorrono i progetti e le visioni che il suo team ha prodotto dagli anni 70 a oggi. Era ancora un giovane ricercatore del MIT, ad esempio, quando iniziò a sperimentare interfacce video sensibili al tocco e sistemi di riconoscimento vocale. I monitor erano ancora enormi scatole grigie e gli schermi pozzi neri lampeggianti di pixel fluorescenti, ma il futuro era già alla porta. «Era l’inizio di quella che avrei chiamato informatica sensoriale e tutti pensarono che fosse ridicolo» ha raccontato sul palco del TED qualche tempo fa. «Vennero pubblicati...

Edizione integrale / Homo Sacer. Intervista a Giorgio Agamben

Il 25 ottobre 2018 è uscita in edizione unica per i tipi Quodlibet l’opera che ha tenuto Giorgio Agamben impegnato per vent’anni, vale a dire il progetto Homo sacer. Questo, apertosi con il volume omonimo, uscito nel 1995, si è concluso, infatti, con quello che porta la numerazione IV.2, L’uso dei corpi, uscito nel 2014. Nei volumi che fanno parte di quest’opera sono stati definiti e introdotti nel dibattito filosofico concetti che poi diverranno patrimonio comune (anche nel loro essere stati spesso oggetto di critiche) della filosofia contemporanea: quello di “sacertas”, di “nuda vita”, di “campo”, di “forma-di-vita”, la dicotomia “bios/zoe”, per nominarne solo alcuni. L’enorme successo in particolare del primo volume del progetto nel mondo anglosassone ha creato le premesse per la diffusione dei dibattiti avanzati da Agamben a livello planetario (Agamben è al momento, con ogni probabilità, il filosofo italiano più conosciuto all’estero), tra i cui effetti di ritorno vi è anche quella che poi sarebbe stata definita Italian Theory, ossia un movimento di autoriflessione e di interrogazione della filosofia italiana sulle proprie categorie fondative, che ha investito anche (e...

Sessant’anni di televisione (e di società) / Intervista impossibile a Umberto Eco

È appena uscito, per la Nave di Teseo, il volume di Umberto Eco Sulla televisione (a cura di Gianfranco Marrone, pp. 533, € 22) , che raccoglie pressoché tutti i testi che, nel corso della sua carriera intellettuale, Eco ha dedicato alla televisione, al suo linguaggio, alle sue forme di comunicazione, ai suoi esiti culturali, estetici, etici, educativi e politici. Questi scritti, molti dei quali quasi inediti, coprono un arco di tempo molto ampio che va dal 1956, anno in cui in Italia vengono messe in onda le prime trasmissioni, al 2015, periodo in cui il mezzo televisivo, per svariate ragioni, non può più dirsi di massa né, forse proprio per questo, può più essere considerato come dominante nella produzione e nella trasformazione della cultura sociale. Si tratta di testi di varia natura, da veri e propri saggi scientifici a singole analisi di trasmissioni, personaggi o situazioni, da interventi a caldo sino a report di ricerche empiriche, da risposte a questionari ad articoli giornalistici, ivi compresi alcuni scritti di fiction.   Mi scusi, professor Eco: vorrei proporle un’intervista; ho visto che è uscita una grossa raccolta di suoi scritti sulla...

Festival of Italian Literature in London / Migrazioni: diritti violati

Lorenzo Pezzani, co-fondatore di Forensic Oceanography, partecipa alla tavola rotonda Detecting Violence insieme a Matteo De Bellis di Amnesty International durante il Festival of Italian Literature in London.   Cosa è Forensic Oceanography? Forensic Oceanography (FO) è un progetto d’inchiesta sulle politiche della migrazione nel Mar Mediterraneo che ho iniziato nel 2011 insieme a Charles Heller, In collaborazione con una vasta rete di attivisti, ONG, giornalisti e scienziati, abbiamo prodotto una serie di rapporti, ricostruzioni, mappe, video, piattaforme online ed articoli che tentano di fare luce sulle violazioni dei diritti dei migranti e le morti in mare, evidenziando lo stretto legame che esiste fra tali morti e le politiche migratorie dell’Unione Europea e dei suoi stati membri.   Quali strumenti usa Forensic Oceanography? FO opera all’intersezione di diverse pratiche e conoscenze, dal giornalismo investigativo alla scienza forense, dalla ricerca accademica alle arti visive, e cerca di intervenire in diversi ambiti: non solo giuridico ma anche accademico e artistico, e più in generale politico. Utilizziamo tecniche spaziali e visive (mappe, modellazione 3D,...

Uno fondatore / Conversazione con Jean-Luc Nancy: i monoteismi e il sacro

Sergio Benvenuto - Da qualche anno a questa parte, il mondo occidentale è teatro di un vasto attacco portato dall’intellighenzia laica contro “Dio”. Ogni paese ha avuto i suoi best-seller anti-Dio e anti-religione. God is not a Good thing. Ma questo modo di focalizzare sulla figura del Dio-persona (per dire che Dio non è [persona]) riduce nel quadro dei monoteismi una questione molto più radicale e più arché-ica e arcaica, quella del «divino» o del «sacro», sulla quale vorrei qui insistere.  Jean-Luc Nancy - Questo «vasto attacco» avviene dopo un lungo periodo di pacificazione da parte della stessa intellighenzia, alla quale ha egualmente corrisposto un ritorno d’interesse per la religione o anche per diverse forme di riflessione attorno a Dio, agli dei o al divino. Si è parlato di «svolta teologica della fenomenologia francese». L’attacco – l’antica battaglia intrapresa dall’Illuminismo, e poi dallo stato repubblicano – è ripreso in primo luogo a causa di quelle tendenze che alcuni chiamano «post-secolari» (appellativo che trovo assai poco interessante, come tutti i «post», del resto). C’è chi si è indignato perché è sembrato un ritorno a un odioso arcaismo. Altri invece si...

Intervista a Lamberto Teotino / Disorientamento, illusioni e paradossi

L’indagine artistica di Lamberto Teotino si sviluppa principalmente sull’analisi e sulla natura dell'immagine, esaminandone i meccanismi percettivi. L’utilizzo della fotografia, gli interventi tecnico concettuali su immagini d’archivio, gli approcci filosofici dell’immagine in forma di comunicazione visivo-installativa sono le caratteristiche principali dell’opera. All’artista interessa la disseminazione del senso, del paradosso, le condizioni di alterazione percettiva e di un nuovo disegno concettuale, come una sorta di spostamento metafisico, una deviazione. Nel 2013 viene inserito nel volume The New Collectible Art Photography, di Susan Zadeh, edito da Thames & Hudson, tra gli artisti che nell’ultimo decennio hanno indagato in maniera più innovativa l’immagine fotografica. Nel 2012 la rivista Eyemazing, vincitrice del prestigioso premio “Lucie Awards”, pubblica per intero il progetto Sistema di riferimento monodimensionale, con il quale nel 2011 riceve la menzione speciale della giuria del Talent Prize. Nel 2016 vince il Premio Combat con l’opera Mary Shelley. In occasione della presentazione in anteprima della video-opera...

Intervista a Giulia Flavia Baczynski / La fotografia è una scultura?

Mauro Zanchi: Ci puoi parlare dei territori immaginari che ritrovi nelle tue fotografie (scansioni stampate)?    Giulia Flavia Baczynski: Inizio riportandoti un frammento di un libro che per me è molto importante, L’invenzione della Terra di Franco Farinelli. In questo capitolo l’autore racconta di come i greci iniziavano a produrre modelli occidentali del mondo e di come fossero tutti, in fin dei conti e di fatto, dei geografi. “A quel tempo gli unici esseri viventi erano tre: il Cielo, la Terra e Oceano, che funge da sacerdote del rito. La Terra allora non si chiamava ancora Gé, la Gaia dei latini, che significa quella che ride, che splende, che brilla, ed esprime la chiarezza, la visibilità, dunque l’orizzontalità. La Terra allora si chiamava ancora Ctòn, termine che nel nostro linguaggio sopravvive nell’aggettivo ctonio, o ctonico, che significa sotterraneo, oscuro, profondo, invisibile, e dunque implica non l’orizzontalità ma al contrario la dimensione verticale, quella dell’abisso di cui stiamo cercando di ragionare. Così funziona il rito delle prime nozze al mondo, quelle più sacre di tutte, che saranno modello per tutte le altre: Ctòn, la sposa, si...

In uscita Nuova Prosa n. 69 / Intervista a Valerio Evangelisti

Come è nato il tuo libro d’esordio? In quali condizioni è stato realizzato, e come è stato accolto?   Se per libro intendi “romanzo” (avevo già pubblicato testi di storiografia), la sua nascita è stata un po’ casuale. Da alcuni anni mi divertivo a scrivere storie “fantagotiche”, per me e per gli amici. Era una distrazione dalla mia attività di saggista semi-accademico. Dopo la nascita del Premio Urania, nel 1990, pensai di inviare alla giuria uno dei miei lavori. Si trattava de Le catene di Eymerich. Non contavo su una pubblicazione, volevo solo avere un giudizio. Questo fu così lusinghiero, per quanto non vincessi, che partecipai alle edizioni successive del premio. L’obiezione era che si trattava di opere molto lontane dalla fantascienza tradizionale proposta da Urania. Finalmente proposi una storia in cui c’erano astronavi e mondi alieni: Nicolas Eymerich, inquisitore. Vinsi nel 1993, fui pubblicato nel 1994. Sarebbe finita lì, se non fosse stato che vendetti 15.000 copie (poi divenute 17.000), quasi il doppio del romanzo americano più venduto quell’anno. Di lì partì il mio successo, inizialmente con modesti prodotti da edicola. Se c’è un autore pulp, in Italia, sono io,...

Anniversari / Giuseppe Pontiggia, uno sconfinato amore per la ragione e la letteratura

Giuseppe Pontiggia se ne è andato, quindici anni fa, lasciandoci pagine di rara profondità intellettuale, illuministica passione per la ragione, abilità di scrittura e cordiale fraternità. Tra i suoi libri più importanti: L’arte della fuga, Il giocatore invisibile, Il raggio d’ombra, La grande sera, Nati due volte, Prima persona. La sua biblioteca, 45.000 volumi, e le sue carte sono custodite dal 2004 a Mendrisio in Svizzera. Il Comune di Milano aveva sciaguratamente rinunciato alla possibilità di conservare e far conoscere gli strumenti di cultura e di lavoro di uno dei nostri maggiori scrittori, nato a Como il 25 settembre 1934 e scomparso a Milano, il 27 giugno del 2003.   Questo testo è la trascrizione di un nostro dialogo, avvenuto il 22 marzo del 2001, presso la biblioteca di Cornate d’Adda (MI). Il bibliotecario, Stefano Tamburrini, lesse alcuni brani del libro Nati due volte con una sobrietà che piacque molto al suo autore, senza l’enfasi di certi teatranti. Fu una bella serata, qualche tempo dopo Pontiggia mi scrisse: “…un incontro che mi è rimasto nella memoria e nel cuore.” Pontiggia parlava sempre con la stessa precisione e chiarezza con la quale scriveva: salvo...

Vi aspettiamo a Novara oggi e domani / Scarabocchi con Tullio Pericoli

Vi aspettiamo, oggi e domani, con Scarabocchi. Il mio primo festival, un progetto di Doppiozero, realizzato in collaborazione con Fondazione Circolo dei lettori e il sostegno di Comune di Novara. Oggi e domani laboratori, incontri, lezioni. Vi aspettiamo!   Sul tavolo dello studio di Tullio Pericoli c’è un libro: Storie della mia matita. L’ha pubblicato le Edizioni Henry Beyle, un contenitore che contiene tantissimi disegni, scarabocchi, realizzati da quello che il pittore marchigiano definisce il suo “sesto dito”, la matita. Parliamo di scarabocchi perché al festival che si apre oggi a Novara, Pericoli terrà due laboratori: uno di disegno con i bambini e l’altro con adulti sul ductus, insieme a Giuseppe Di Napoli, artista e saggista.   MB: Cosa sono gli scarabocchi? TP: In un libro di Roberto Calasso, Il cacciatore celeste, c’è una frase detta dal custode d’una caverna con incisioni preistoriche: “Todos los adornos son escrituras”: “ogni immagine è un testo scritto”. Significa che le immagini raccontano, usando dei segni, dei gesti che compongono un alfabeto, e sono riconducibili a parole. Gli alfabeti nascono da gesti tracciati sui muri delle caverne, quindi dal gesto...

Conversazione con Renzo Guolo / Chi sono gli Jihadisti italiani?

Renzo Guolo, sociologo dell’Università di Padova, uno dei più noti studiosi di radicalismo, ha di recente pubblicato per Guerini e associati Jihadisti d’Italia, testo che mette al centro della riflessione i processi di radicalizzazione nel nostro paese. Un lavoro che completa la ricerca sullo jihadismo europeo, e in particolare sul caso francese, avviata da Guolo in uno dei suoi precedenti volumi, L’ultima utopia.   Professore, quanti sono gli jihadisti italiani? Innanzitutto precisiamo subito che qui per italiani intendiamo non solo quanti hanno cittadinanza italiana, per nascita o acquisizione, ma anche quanti risiedono stabilmente o hanno vissuto per un certo periodo in Italia. Una metodologia che ci consente di andare oltre la dimensione strettamente giuridica della nazionalità e che ci rivela quanto siano diffusi i processi di radicalizzazione tra cittadini e stranieri che vivono nella nostra società. I numeri si ricavano incrociando più fonti. La lista dei foreign fighters, comprende 129 elementi, dei quali meno del 20% è di nazionalità italiana dalla nascita o per acquisizione. Vi sono poi oltre 350 detenuti classificati come radicalizzati. Ai quali vanno aggiunti...

Domani alle 19 al Teatro Franco Parenti (MI) / Intervista a Primo Levi

Domani giovedì 5 luglio al Teatro Franco Parenti (via Pier Lombardo, 14) di Milano, alle ore 19.00, incontro con Marco Belpoliti in occasione della presentazione del volume Primo Levi, Opere complete III. Letture di Gioele Dix.   Fino alla metà degli anni Settanta, Levi è interpellato soprattutto per parlare della sua esperienza di deportato raccontata in Se questo è un uomo e nella Tregua. Poi, accanto agli interventi di testimonianza, intensificati soprattutto negli incontri con gli studenti, entrano in gioco i discorsi sul proprio essere scrittore (anzi, chimico e scrittore), e sono dichiarazioni preziosissime per comprendere a fondo il suo rapporto con la letteratura. Inoltre, questi testi contengono molte notizie biografiche non altrimenti note. Levi parla distesamente anche di questioni scientifiche, di politica, dei suoi rapporti con l'ebraismo. Questo libro di interviste è dunque uno snodo fondamentale per conoscere la figura intellettuale e morale di Primo Levi. Uno strumento che restituisce la voce allo scrittore, conversatore sempre acuto, pacato e gentile, estremamente lucido anche quando parla a braccio, come si vede nei testi sbobinati da registrazioni di...

Berta Isla e non solo / Intervista a Javier Marías

Nonostante Javier Marías costruisca trame elaborate e persino avvincenti, il suo non è un mondo di fatti bensì di congetture, di tormentate interpretazioni, di ipotesi controfattuali. Quel che accade occupa uno spazio variabile a seconda dei romanzi, ma quanto sarebbe potuto accadere impegna più scrittura, più dedizione dell’autore, e alla fin fine è ciò che rende pregevolmente inconfondibile il suo avanzare verso un climax che non costituisce, patentemente, lo scopo cui tendono i suoi libri. Nell’ultimo, intitolato a una dei due protagonisti, Berta Isla (traduzione di Maria Nicola, Einaudi) le svolte dell’intreccio hanno un ruolo fondamentale; ma, ancora una volta, è ciò che non appare, quel che la superficie dei fatti non evidenzia, a imporsi in primo piano. Già l’incipit del romanzo, che torna con quasi identiche parole nel capitolo conclusivo, dice qualcosa dell’incertezza che colonizza la mente della protagonista: “Per molto tempo non avrebbe saputo dire se suo marito era suo marito… A volte pensava di sì, altre volte di no, e a volte decideva di non pensare e di continuare a vivere la sua vita con quell’uomo che assomigliava a lui…” Non che l’identità del protagonista...

Dialogo con lo scrittore cileno Pablo Simonetti / Vite vulnerabili

Nel mese di maggio Pablo Simonetti, tra le voci più importanti della letteratura cilena contemporanea, è stato a Torino, Napoli, Roma e Milano per presentare il suo libro di racconti Vite Vulnerabili, recentemente pubblicato in Italia da Lindau. Durante la sua permanenza, Simonetti ha accettato di dialogare con Doppiozero intorno a temi quali la scrittura, la forma racconto, la caratterizzazione di una certa tipologia di personaggi che contraddistingue i suoi racconti, l’incontro con Roberto Bolaño, la sua militanza nel movimento LGBT cileno.   Instituto Cervantes Milán, giovedì 24 maggio 2018    F. A. – Sono trascorsi quasi vent’anni dalla pubblicazione in lingua spagnola, per la casa editrice Alfaguara, di Vite vulnerabili. Ora Francesco Verde li ha magnificamente tradotti per Lindau. So che leggi anche in italiano, che effetto ti fa osservare questi dodici racconti attraverso una distanza che è doppia, temporale e linguistica? Che cosa è cambiato dal 1999?   P. S. – Sono rimasto felicemente sorpreso dall’interesse mostrato dalla casa editrice Lindau per la pubblicazione di Vite vulnerabili, mi ha dato l’opportunità di guardare questi racconti attraverso uno...

Intervista a Simone Sapienza e Umberto Coa / Fotografia, documento, ambiguità

  Laura Gasparini incontra Simone Sapienza e Umberto Coa, fotografi tra i finalisti della Public call della dodicesima edizione di Fotografia Europea a Reggio Emilia.    Simone Sapienza   LG: Rivoluzioni, ribellioni cambiamenti, utopie. Il titolo di questa edizione di Fotografia Europea si addice molto a diversi tuoi progetti che hai realizzato in Vietnam come United States of Vietnam e Charlie surfs on Lotus Flower. Puoi raccontarci la tua declinazione?   SS: Sono molto affascinato dalle tematiche vicine al potere e a come quest'ultimo possa influenzare il corso della storia e soprattutto la percezione di essa. I due progetti sono in qualche modo complementari, anche se United States of Vietnam, in formato installazione-bandiera, è diventato sempre più bonus track dell'altro. La dinamica è stata pressoché questa: la bandiera rappresenta in maniera seriale e controllata la "libertà" in crescita del mercato; Charlie surfs on Lotus Flowers si concentra invece sulla tematica del controllo (politico) attraverso un approccio libero e slegato da ogni vincolo giornalistico. È come se tematica ed approccio fotografico si alternassero e compensassero.   LG:...

Progetto Jazzi / Intervista a Claudia Losi

  L’associazione con questa intervista vorrebbe raccontare a tutti coloro che non saranno presenti all’inaugurazione di Voce a vento il senso del progetto, che rimarrà visibile fino al 24 settembre 2018 sul versante di Monte Bulgheria verso Licusati (Camerota).   Katia Anguelova: L’associazione Jazzi si occupa di studiare un nuovo modo di vivere la natura e del recupero dei percorsi lenti. In che modo ti ha influenzato la prima visita in Cilento, qual è stato l’impatto iniziale? Claudia Losi: Sono arrivata in una giornata di sole splendido, verso marzo 2017. I sopralluoghi sono iniziati dal mare, per poi salire in esplorazione sul versante del Monte Bulgheria verso Licusati, tra le sue rocce carsiche di un bianco accecante. Era primavera solo da pochi giorni ma già molta vegetazione era in fiore. Piante pioniere rigogliose e pronte a colonizzare nuovi siti. Poco alla volta ho raccolto informazioni ascoltando chi vive questi territori, amandoli e conoscendone le difficoltà, e da chi ne è ospite temporaneo ma legato a essi attraverso uno stretto giro d’affetti. Quello che più mi ha colpito per prima cosa è stata la pluralità di livelli di lettura possibili di questi...

Conversazione con Piersandra Di Matteo / Diritto alla città

Right to the City è un programma di dieci giornate di processi partecipativi, performance, workshops, incontri, seminari e installazioni, con cui prende avvio, a Bologna, dal 15 al 24 giugno, Atlas of Transitions, progetto europeo co-finanziato dal programma Creative Europe di cui Ert - Emilia-Romagna Teatro Fondazione è capofila, in collaborazione con Cantieri Meticci e il Dipartimento di Sociologia e Diritto dell’Economia dell’Università di Bologna. Il progetto europeo di larga scala dedicato alla migrazione coinvolge sette paesi partner – Italia, Albania, Belgio, Polonia, Francia, Grecia e Svezia – che svolgeranno nei prossimi anni attività nei rispettivi territori. In Italia, nel biennio 2018-20, prenderà vita Atlas of Transitions Biennale, una rassegna fuori formato di cui le giornate di Right to the City sono l’esordio. Con un tempismo straordinario, nel pieno di un’ondata reazionaria, il progetto mette in campo tutti gli elementi più indesiderati al cosiddetto “paese reale”: l’Europa, i migranti, e buona parte dei diritti di una civiltà più o meno avanzata.   Ma dove nasce la fiducia nella possibilità delle pratiche artistiche di fronteggiare e perfino attaccare, da...

Un’intervista con Jean-François Chevrier / Fare e pensare la fotografia

Tra i maggiori storici e teorici dell’arte contemporanei, Jean-François Chevrier (1954) ha sviluppato negli ultimi tre decenni una originale riflessione sulla vicenda e sugli usi dell’immagine fotografica, vista come un campo in rapporto con la tradizione delle arti visive, con i media, la letteratura, la filosofia, in cui può realizzarsi un nuovo equilibrio tra dimensione speculativa e sfera sensibile. Dopo aver fondato nel 1982 la rivista «Photographies», Chevrier si è concentrato sulla ricostruzione di una genealogia dell’uso artistico della fotografia, studiando figure fondamentali del modernismo come Walker Evans e Raul Hausmann, e quindi dell’epoca contemporanea, a contatto con la produzione di artisti come Jeff Wall, della cui opera è uno degli interpreti più attenti, John Coplans, Marina Ballo Charmet, Patrick Faigenbaum. All’attività di studioso e saggista – peraltro ancora poco nota in Italia (i suoi libri più recenti sono L’Hallucination artistique, 2012, e Œuvre et activité, 2015) – Chevrier ha affiancato quella di curatore, organizzando esposizioni di ampia risonanza come Une autre objectivité (1988-89) e Walker Evans & Dan Graham (1992-94); in L’Action restreinte...