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Intervista / conversazione

(504 risultati)

Intervista con Gian Antonio Gilli / La rivolta del piede sul corpo

Gian Antonio Gilli, professore ordinario di sociologia, ha lavorato per oltre vent’anni nel Centro ricerche sociologiche della Società Olivetti, dagli anni del taylorismo trionfante a quelli della ‘ricomposizione delle mansioni’, – gli anni in cui le aziende manifatturiere, costrette dall’evoluzione tecnologica e merceologica, si sforzavano (e l’Olivetti era all’avanguardia) di riscrivere la divisione del lavoro di fabbrica. Contemporaneamente, a cavallo tra gli anni ‘60 e ‘70, Gilli ha collaborato alla prima esperienza di Gorizia, condotta da Franco Basaglia per il superamento dell’ospedale psichiatrico.    Negli anni successivi la ricerca di Gilli si è sviluppata sul tema delle origini. Partendo da conflitto fra technai e società nell’esperienza greca, si è poi articolata in due direzioni. La prima riguarda l’esperienza religiosa nelle sue manifestazioni più fisiche e materiali, ampliando ‘religioso’ a qualunque attività iso-rituale da cui un soggetto ricava gratificazione e ispirazione. È questa la prospettiva del suo ultimo saggio, Locus sui-Religioni di luogo (Mimesis 2021), di cui qui principalmente ci occupiamo. La seconda direzione...

Carte d'amore / Dialogo sull'amore con Antonio Prete

“Tutti li miei penser” – scrive Dante Alighieri nella Vita Nuova – “parlan d’Amore”.  Ma come si scrive di amore? Non c’è forse un certo pudore nell’avvicinarsi a questo “paese che non ha confini”, nel cercare di circoscriverlo, raccontarlo al di là di nomi, corpi, ricordi, al di là del “tu” cui ogni amore si rivolge? E ancora: che cosa è questo “tu”? Già Fedro nel Simposio ricordava quanto nessun uomo avesse mai osato celebrare degnamente Eros. Eppure l’amore è esperienza comune.  Carte d’Amore prosegue il cammino di Antonio Prete attorno ai modi del sentire: nostalgia, lontananza, compassione, interiorità. Un cammino che qui si fa figure dell’amore – apparizione, seduzione, tenerezza, e ancora ombra, lettera, gelosia – e paesaggi dell’amore – giardino, mare, strada, corpo. A separare questi due momenti un intermezzo: il Simposio. Sappiamo del banchetto in onore di Eros, sappiamo di Pausania, di Aristofane, sappiamo di Agatone e di Diotima. Antonio Prete in questo nuovo libro procede per indugi e divagazioni: l’amore, sembra raccontare la forma di questo saggio che saggio non è, si può solo provare a dire, nominare qualcosa della sua lingua, affacciarsi, lasciare che “...

Un dialogo / Mascolinità nera: un circolo vizioso di stereotipi

Angelo Boccato: Volendo cominciare la nostra conversazione, non posso non pensare ai fatti di Milano di Capodanno e al modo in cui sono stati riportati sui media diciamo generalisti. Il sindaco di Milano Beppe Sala ha sottolineato che gran parte del “branco” arrivava da fuori Milano, mentre i succitati media generalisti hanno ripreso quelle definizioni che conosciamo bene come “immigrati di seconda generazione”, definizioni che non hanno alcun senso di per sé, ma lo assumono nel rappresentare corpi estranei, corpi che alla fine non la meritano nemmeno la cittadinanza. Qui poi si aggancia l’elemento della classe sociale e del modo in cui si pensi ai giovani di seconda generazione in Italia, come a una serie di controfigure di L’odio di Matthieu Kassovitz, emarginati, estranei, violenti, senza mai un briciolo di riflessione, ma solo pregiudizi che potremmo definire borghesotti.    Su questo fronte torneremo spesso, ma credo sia importante centrare il fatto che ogni conversazione sui diritti, nel nostro Belpaese, viene sempre interrotta da un riferimento ai doveri. In Italia e non solo, la cittadinanza (il Regno Unito, tra lo scandalo Windrush, lo scandalo che ha visto...

Intervista a Carlo Alberto Redi / DNA. Colmare i vuoti

Curiosa data, quella del 1° Aprile, per annunciare una scoperta epocale: almeno qualcuno, almeno per qualche ora, si sarà chiesto chi fosse il burlone che aveva architettato la più importante, finta pubblicazione scientifica del 2022. Ma evidentemente non è tempo di scherzi, ancora tutti ammaccati come siamo dai due anni e più di Covid-19, e mentre ciò che sembrava appartenere ai libri di storia rigurgita acido ai confini del nostro vivere quotidiano.  Nessuno scherzo e anzi una grande notizia, importante, quella che viene annunciata nello “special issue” di Science del 1° Aprile 2022, con il titolo “FILLING THE GAPS. Closing in on a complete human genome”. Titolazione in rilievo su un’immagine astratta quanto figurativa era stata quella del 16 Febbraio 2001, sempre su Science, dove un’elica con volti di età, sesso, etnie diverse confermava l’avvenuto (già allora!) sequenziamento dell’“Human Genome”, annunciato in un’iconica conferenza stampa alla Casa Bianca il 26 Giugno dell’anno precedente, il primo del nuovo millennio, protagonisti J. Craig Venter, mente e motore di Celera Genomics Corporation e Francis Collins, lo scienziato a capo del consorzio pubblico del progetto...

Le conseguenze geoeconomiche della guerra / La globalizzazione è finita?

Due specialisti di logistica mondiale, Sergio Bologna, presidente di AIOM, Agenzia Imprenditoriale Operatori Marittimi di Trieste, e Giovanna Visco, blogger di Mari, Terre, Merci, intervistati da Paolo Perulli.   1. La globalizzazione è davvero finita? Il governatore della Banca d'Italia parla di pericolo che ci sia un «brusco rallentamento o un vero e proprio arretramento dell’apertura dell’interdipendenza della globalizzazione». La fine insomma del mondo così come si era andato configurando dalla fine della Guerra Fredda in poi. Con il rischio di tornare a una dimensione più regionalizzata, con minori movimenti di «persone, merci, capitali e investimenti produttivi più bassi». Ora «i progressi dell’ultimo decennio non potranno che rallentare». Condividete quest’ analisi che è propria delle élites tecnocratiche?  O ritenete piuttosto che sia necessaria una profonda revisione delle modalità con cui la globalizzazione si è affermata in passato?   Sergio Bologna: Probabilmente è il concetto di globalizzazione che non basta più a contenere la complessità dei fenomeni in atto. Che cosa vuol dire? Che la circolazione delle merci e delle persone non ha...

Intervista con il sociologo Grigory Yudin / Un movimento contro la guerra in Russia

Il 24 febbraio, la Russia ha cominciato la guerra in Ucraina. In quello stesso giorno, sono cominciate le proteste in tutta la Russia. È difficile chiamarle manifestazioni di massa, anche se in definitiva quasi 6,500 persone sono state arrestate (in Russia, questo genere di assembramenti è di fatto vietato, e le autorità perseguono persino individui che fanno picchetti solitari). Anche il sociologo Grigory Yudin è stato arrestato ed è finito in ospedale in seguito a una protesta contro la guerra a Mosca. La corrispondente speciale per Meduza Svetlana Reiter ha discusso con Yudin il motivo per cui non ha senso dire che le proteste in Russia siano “piccole” – e perché Yudin crede che gli studiosi e gli intellettuali debbano assumere una posizione dettata da principi morali. [Meduza è un organo russo di informazione indipendente con sede in Lettonia, che pubblica sia in inglese che in russo. Di recente è stato preso di mira dal Cremlino e ha invitato i suoi lettori e le sue lettrici dall’estero a sostenerlo. NdT]   Quando abbiamo cominciato a pianificare questa intervista, hai avuto da ridire sulla mia affermazione che le proteste contro la guerra fossero piccole: “Non così...

L’ultimo libro del poeta / Exfanzia: una intervista a Valerio Magrelli

Igor Pelgreffi – Dopo Ora serrata retinae (1980), Nature e venature (1987), Esercizi di tiptologia (1992), Didascalie per la lettura di un giornale (1999), Disturbi del sistema binario (2006) e Il sangue amaro (2014) esce in questi giorni, nella collana “bianca” di Einaudi, il tuo libro dal titolo Exfanzia, che raccoglie versi scritti in oltre otto anni… Dimmi qualcosa su questa parola, così evocativa: exfanzia. Neoformazione verbale? Comunque sia, è la prima volta che scegli il mono-vocabolo per un titolo.   Valerio Magrelli – È sempre molto curiosa la storia dei titoli. Di solito c’è il cosiddetto “titolo di lavorazione”, che viene subito fuori e spesso poi modificato. In questo caso invece mi è ritornata su, è il caso di dire, una parola che avevo creato vent’anni fa. Nel mio primo libro di prose, Nel condominio di carne, nei primi capitoli c’è proprio un riferimento a questa parola, exfanzia, che creo per descrivere la mia infanzia. A mio avviso quello che è più importante è il prefisso che inverte ovviamente (etimologia immaginaria…) quello originario, per segnare non tanto un periodo passato, come si dice di un ex compagno, ex commissario… quanto un’espulsione. Per me...

Una conversazione / Tocatì. Torniamo a giocare nelle nostre piazze

Valentina Lapiccirella Zingari (1962), consulente di Associazione Giochi Antichi, è un'antropologa con un dottorato dell'Università di Siena, Italia. Dal 2017 è facilitatore accreditato UNESCO e membro attivo della rete – strategia globale di capacity building della Convenzione per la salvaguardia del patrimonio culturale immateriale. Dal 1997, sviluppa approcci etnografici, partecipativi e comunitari nel processo di heritage-making, nei campi della museografia, della storia orale, degli archivi audiovisivi e dell'ICH. Dal 2009, per la Società Italiana di Antropologia Museale e del Patrimonio – SIMBDEA, segue i processi relativi all'attuazione della Convenzione UNESCO per la salvaguardia del patrimonio culturale immateriale in Italia e il dialogo internazionale tra le ONG accreditate, collaborando dal 2010 alle attività dell’ICH NGO Forum.    Come è nata l’avventura di Tocatì e la candidatura all’Unesco quali sono state le tappe?   I protagonisti di questa storia sono il presidente Giorgio Paolo Avigo, Giuseppe Giacon e gli altri membri del primo gruppo di fondatori: liberi giocatori di un gioco tradizionale che nel...

21 gennaio 2012 – 21 gennaio 2022 / Vincenzo Consolo: come ho scritto i miei libri

Il 10 agosto del 1999 abbiamo incontrato Vincenzo Consolo nella nuova casa dove si era trasferito da qualche tempo dopo gli anni trascorsi in via Volta, in una abitazione dove mi era capitato di andare a trovarlo e di conversare varie volte con lui. Mi aveva coinvolto persino in un documentario su Mastronardi che aveva girato per la Rai dove lavorava. Avevo anche cominciato a recensire i suoi libri a partire da Nottetempo, casa per casa del 1992, con cui poi aveva vinto il Premio Strega, e a presentarli insieme a lui. Stavamo preparando io e Elio Grazioli un volume della collana di Riga edita allora da Marcos y Marcos, il numero 17 della serie, intitolato Italia due, in cui volevamo fare il punto su arte, letteratura, critica, teatro, nel passaggio al nuovo millennio. Il volume seguiva un precedente libro, Italia, di cinque anni prima composto di un fitto epistolario tra i due curatori – io e Elio – e una serie di autori che appartenevano a varie generazioni che avevano operato negli anni Ottanta e nei primi anni Novanta, una corrispondenza che insieme a testi e interventi occupava oltre 400 pagine: Martegani, Moresco, Cabiati, Guaita, Luigi Grazioli, Cingolani, Claudia...

Intervista a Maria D. Rapicavoli / Surface Tension

Dal 6 novembre al 13 marzo, l'UB Art Galleries dell'università di Buffalo ospita Maria D. Rapicavoli: Surface Tension. Questa è la prima retrospettiva dell'artista catanese, da tempo residente a New York. Le dieci opere esposte, infatti, ripercorrono all'incirca l'ultimo decennio dell’eterogenea produzione di Rapicavoli, affrontando tematiche complesse quali neo e post colonialismo, la sorveglianza militare dello spazio aereo, razzismo, violenza domestica e di genere.  Ne abbiamo parlato con l'artista.   La tensione superficiale è una caratteristica propria dei liquidi e si tratta di un fenomeno fisico che porta alcuni oggetti o creature a galleggiare, a “camminare” sull’acqua. Perché hai deciso di intitolare così la mostra? In questo caso, credi che siano le opere, l’artista o gli spettatori a mantenersi a galla? La capacità di un liquido di resistere a una forza esterna grazie alla natura coesiva delle sue molecole viene definita tensione superficiale.  Questo fenomeno rimane invisibile fino a quando non avviene un’interazione tra oggetto e liquido. Ed è proprio questo gioco di forze a catturare il mio interesse: da un lato l’oggetto che sfrutta la tensione ma...

Una conversazione con Matteo Lancini / Adolescenti senza parole: l'età tradita

Incontro Matteo Lancini a Milano, nella sede della Fondazione Minotauro – di cui è Presidente – che si occupa di adolescenti da più di trent’anni: Giovanna, Pierfrancesco, Arianna, Telemaco, Fabrizio. È uscito da qualche settimana il suo ultimo libro, L’età tradita (Cortina Editore), un libro che, come mi ripeterà durante la nostra conversazione, suggerisce delle ipotesi per provare a cogliere il faticoso attraversamento della pandemia come un’opportunità, così da ripensare gli adolescenti, e il nostro rapporto con loro, imparando a stare in ascolto della loro parola, smettendo semplificazioni del tutto inopportune, sorde a quello che, con i loro sintomi e la loro sofferenza, provano a dirci.    Gli confesso, non appena mi riceve, che leggere le sue parole mi ha aiutato in un momento in cui, a scuola, sento di attraversare una duplice difficoltà. Da un lato è complicato il rapporto con i ragazzi, che ritrovo in terza, dopo due anni di dad, con evidenti fatiche non solo, non tanto, da un punto di vista didattico o di preparazione, quanto di vissuti emotivi poco simbolizzati – rabbia e apatia soprattutto –, di relazioni sfilacciate, di scarso desiderio e carente capacità...

Conversazione con Jason Isolini / Fare arte con Google maps

Jason Isolini sperimenta le attuali possibilità di intendere il significato di certe immagini che provengono da strumenti tecnologici e interagiscono mutando attraverso le trame di internet. Entra nel paesaggio di Google Maps e innesca collisioni di immagini in un software di stitching panoramico per vedere cosa succede.  Sperimenta il senso del rapporto tra fotografia e immagine all’interno del programma Street View Trusted Photographer, che permette agli utenti di contribuire attraverso le loro immagini alla piattaforma, in modo che ognuno possa esplorare virtualmente il mondo reale. Siccome le onnipresenti vedute stradali di Google Map hanno fatto crollare la distinzione tra spazio privato e pubblico, l’artista newyorkese “interviene” attraverso performance e azioni, in cui il tratto distintivo è coinvolgere l'esperienza delle persone in uno spazio pubblico.   Indaga il sottile e perverso meccanismo che induce molti individui ad accettare che imprenditori e colossi del consumismo entrino negli spazi privati e li rendano completamente visibili online, in un modo che non sia più inviolato tutto ciò che appartiene all’intimità e a ciò che riguarda la vita tra le mura...

Intervista ad Alan Pauls / La famiglia segreta degli individui singolari

Un’idea tormentava Robert Musil, nel 1923, quando decise di dedicarsi completamente alla stesura del suo capolavoro, L’uomo senza qualità. Era un pensiero assai più angoscioso di quello legato alla finis Austriae, al tramonto dell’Impero dell’aquila bicipite, perché gravitava attorno al concetto stesso di letteratura. Come poteva, infatti, lo scrittore di Klagenfurt differenziarsi da quelli che lui stesso definiva “autori all’ingrosso”, maestri nell’arrotondare gli spigoli del reale?      Semplice: doveva guardare negli occhi l’infinita e complessa indeterminatezza della realtà. Raccontare, insomma, la missione del suo personaggio Ulrich, eletto segretario di un comitato che vuole organizzare le celebrazioni del giubileo di Franz Joseph, scomponendo il mondo che gravita attorno a lui. Non seguendo il filo della memoria, come aveva fatto Marcel Proust nella Recherche, ma esercitando uno sguardo laterale sull’alta società viennese, illusa della propria ormai effimera potenza.       In una lettera a Paul Guillemin, Musil spiegava che “nel nostro mondo attuale accade per lo più solo qualcosa di schematico (le stesse cose), cioè di tipico, astratto e per...

Intervista a Jan Brokken / Un viaggiatore in cerca delle anime della città

A guardarlo da lontano, Jan Brokken potrebbe assomigliare a un moderno Kublai Kan. L’imperatore di Le città invisibili di Italo Calvino che, pur possedendo “un atlante dove tutte le città dell’impero e dei reami circonvicini sono disegnate palazzo per palazzo e strada per strada, con le mura, i fiumi, i ponti, i porti, le scogliere”, preferisce farsele raccontare da un visionario Marco Polo. Perché, in fondo, gli è indispensabile viaggiare con l’immaginazione, per ritrovare il segreto legame che unisce i luoghi ai loro abitanti.      Però, a leggere i suoi libri, ad ascoltarlo parlare, si coglie subito la differenza sostanziale tra lo scrittore olandese di Leida e l’imperatore immaginato da Calvino. A Jan Brokken, infatti, non basta trovare “la filigrana d’un disegno così sottile da sfuggire al morso delle termiti”. Lui, da molto tempo, preferisce esplorare i territori con gli occhi. Trascina passi infiniti tra la polvere delle periferie e l’asfalto lucido delle città. E poi cerca la segreta alchimia dei luoghi nel racconto di chi li ha abitati. Seguendo percorsi di vita sospesi tra i prosaici problemi della quotidianità e la ricerca di una libertà interiore dettata...

Un’intervista cinese / Carlo Ginzburg: scrivere di storia significa "Tartufi per tutti”

Microstoria   Lei ha scritto di essersi imbattuto nei documenti poi utilizzati nel libro Il formaggio e i vermi mentre stava lavorando a I benandanti, e di non aver pensato a quei documenti per alcuni anni prima di cominciare a scrivere il libro. Perché si è interessato alle vicende di un personaggio minore come quello?   All’inizio della ricerca che poi confluì nel libro I benandanti trovai un documento scritto da un inquisitore al principio del ‘700: un elenco “dei primi mille processi celebrati dall’Inquisizione in Friuli”, una regione situata al confine nord-orientale dell’Italia. Ogni processo menzionato nell’elenco era accompagnato da un riassunto di poche righe. Cominciai a ispezionare l’elenco, che comprendeva processi contro eretici, streghe e così via, cercando benandanti (i protagonisti di quello che sarebbe diventato il mio libro) – e tutt’a un tratto m’imbattei nel riassunto di due processi contro un contadino [si chiamava Domenico Scandella] che sosteneva che il mondo era nato dalla materia putrefatta. In altre parole, mi trovai di fronte a un riassunto di poche righe, non alla documentazione che analizzai successivamente: un particolare minimo, che però...

Intervista al Premio Nobel / Venki Ramakrishnan: io e i geni

Con l’occasione della lettura magistrale dal titolo “My adventures in the Ribosome: Nature’s Amazing Nanomachine” nell’ambito di Nanoinnovation 2021, presso l’Università la Sapienza, abbiamo incontrato a Roma Venki Ramakrishnan, Premio Nobel 2009 per la Chimica, autore di La macchina del gene recentemente pubblicato da Adelphi, di cui abbiamo parlato su queste pagine lo scorso maggio.   Professor Ramakrisnan, nel suo affascinante resoconto della “gara per decifrare i segreti del Ribosoma”, la nano-macchina cellulare che trasforma l’informazione genetica in tutte le proteine di cui abbiamo bisogno nel corso della nostra esistenza, lei racconta molti dietro le quinte della ricerca scientifica insieme alle tappe, ai viaggi, ai successi, ai fallimenti, alle nuove scoperte che infine hanno permesso a lei e ai suoi collaboratori di comprendere la struttura atomica di quello che viene definito “il crocevia della vita” e, particolare non secondario, di conquistare il Premio Nobel per la Chimica. Qual è la sua nuova corsa, oggi, dopo aver raggiunto un traguardo così prestigioso, a cosa sta lavorando? Come ha avuto la gentilezza di ricordare appena ora, ho lavorato alla decifrazione...

Una conversazione / Essere in due. Ginger e Fred di Deflorian e Tagliarini

Attrice e autrice l’una, danzatore e coreografo l’altro, nel 2008 Daria Deflorian e Antonio Tagliarini hanno dato vita a una compagnia che ha immediatamente conquistato la ribalta italiana e francese con spettacoli pluripremiati e allestiti sui principali palcoscenici internazionali, dall’Argentina di Roma all’Odeon di Parigi. Il loro teatro affresca il presente con drammaturgie originali che evocano gli sfondi più complessi dell’esistenza attraverso i primi piani di figure letterarie e cinematografiche. Archiviato il dittico dedicato a Deserto Rosso di Antonioni nel 2018, la coppia teatrale continua adesso il suo viaggio nel cinema italiano guardando a Ginger e Fred, opera cult di Federico Fellini, che racconta la vicenda di Pippo e Amelia, due artisti conosciuti per la loro imitazione della famosa coppia Ginger Rogers e Fred Astaire ma che non hanno mai sfiorato il successo, e che tornano dopo molti anni a esibirsi in pubblico in uno show televisivo natalizio anni ottanta traboccante di volgarità. Dopo il debutto assoluto in Svizzera, lo spettacolo, intitolato Avremo ancora l’occasione di ballare insieme, arriva al Teatro Argentina di Roma dal 12 al 24 ottobre, nell’ambito del...

Un'intervista del 2007 / Daniele Del Giudice: Sono uno scrittore senza target

Daniele Del Giudice è stato il mio relatore di tesi. Nel 2006-2007 ho seguito il suo corso di Letteratura Italiana allo IUAV di Venezia, dedicato a Primo Levi, Italo Calvino e Pier Paolo Pasolini. Ricordo che a lezione parlava con calma, cercando accuratamente le parole. L’ho incontrato diverse volte nella sua casa a Venezia. Gli chiedevo di raccontarmi del suo rapporto con Calvino, su cui scrivevo la tesi. Questo lo portava poi a discutere di combinatoria, Oulipo, collegamenti ipertestuali, Internet, Second Life. I media digitali erano un tema ricorrente, credo lo incuriosissero. A volte passavano settimane senza che mi rispondesse, poi all’improvviso mi invitava a casa sua e parlavamo per ore. Con la sua voce dolce e il volto sorridente dietro gli occhiali, conduceva la conversazione con leggerezza ed esattezza. All’epoca non avevo ancora letto i suoi libri, e con sorpresa appresi che amava pilotare aeroplani. Mi raccontò della sua passione per le procedure di decollo ed atterraggio, e di un volo che fece con Federico Fellini.  L’ultima volta che andai a casa sua fu nel settembre 2007, per registrare la conversazione riportata qui sotto (pubblicata al tempo sulla rivista "...

Una conversazione con Toni Servillo / Da Eduardo a Eduardo: Qui rido io

Camerino-palcoscenico-casa (case)-città: Napoli. Teatro: Eduardo Scarpetta, padre legittimo di Vincenzo, Maria (e Domenico), “zio” (padre naturale) di Titina, Eduardo, Peppino De Filippo (e di altri figli). Camerino del teatro. L’acclamato attore Scarpetta al trucco, mangiando la pizza: – Com’è la sala? – Piena. Sottofondo musicale, all’inizio e alla fine di Qui rido io di Mario Martone, con Toni Servillo e con una pirotecnica compagnia di meravigliosi attori, per lo più napoletani: “Famme chello che vuo’ / Indifferentemente / Tanto ‘o ssaccio che só’ / Pe’ te nun só’ cchiù niente / E damme stu veleno / Nun aspettá dimane / Ca, indifferentemente / Si tu mm’accide nun te dico niente”.   Il film presentato all’ultima Mostra del cinema di Venezia è un capolavoro: ritrae un momento del teatro partenopeo a cavallo tra ottocento e novecento, una città, un attore e la sua dinastia, raccontando come lo spettacolo popolare abbia generato quel genio della profondità e del divertimento che è stato Eduardo De Filippo. Un teatro popolare d’arte, verista, drammatico, “vero”, contrappongono gli intellettuali Bracco, Bovio, Di Giacomo, Murolo e altri al teatro comico di Scarpetta, fatto di...

Una conversazione / Chandra Candiani. Questo immenso non sapere

“Si può andare a trovare un piccolissimo pezzo di prato, un pizzico di prato c’è sempre”. Ho aperto Questo immenso non sapere nelle sue prime pagine e davanti a me un inchino: fronte verso terra e fili d’erba da guardare, un mondo che sempre si rinnova, esercizio di incanto.  Risuonano, queste parole, con la certezza di Etty Hillesum che “esisterà sempre un pezzetto di cielo da poter guardare”. Importa poco se ci sia da guardare verso l’alto o da ricoprirsi di terra e polvere: pregare è indicare, è conoscere una vista periferica, sentire di esser parte di un mondo più grande, anche se ci sfuggono ordine e significato.    Questo immenso non sapere riprende la prosa frammentaria – ricordi, pensieri, riflessioni e scene – che già Chandra Candiani ci aveva fatto incontrare con Il silenzio è cosa viva. È popolato di animali e alberi, come se avesse chiamato a raccolta, per presentarceli, gli “abitanti della meraviglia” che abbiamo imparato, nei versi, ad ascoltare, riconoscere, seguire; a non guardarli troppo negli occhi e a non provare a capirli. Animali che salvano e che ammazzano. E poi l’erba, i fiori del melo, il ciliegio selvatico, le leggi di inquietudine. C...

Intervista a Narciso Silvestrini / L'ordine dei colori

Narciso Silvestrini è un maestro del colore: è stato docente all’Istituto Statale d’arte di Monza (ora Liceo Artistico Nanni Valentini), una scuola sperimentale nella quale ha insegnato per oltre 20 anni, alla Scuola del Libro all’Umanitaria di Milano, al Politecnico di Milano e alla Scuola Politecnica di Design di Milano. Nel 1986 ha curato per la Biennale di Venezia il tema Colour Order Systems e possiamo trovare le tavole esposte, accanto ad altre che ne ampliano il complesso quadro, nel volume inglese Color Systems in Art and Science (Regenbogen Verlag, Konstanz 1996) oppure nel testo Farbsysteme in Kunst und Wissenschaft (DuMont, Köln 1998), pubblicati in collaborazione con Ernst Peter Fisher. Le tavole originali, raccolte in volume, si trovano al Bauhaus-Archiv di Berlino.   Credo che mettere ordine nel mondo dei colori derivi da una curiosità che tutti abbiamo avuto fin da bambini quando abbiamo dovuto sistemare le matite in un astuccio e non sapevamo dove mettere il rosa e l’arancione. Questa sistemazione lineare non assomiglia ai primi criteri di ordinamento? Si pongono agli estremi il bianco e il nero, dalla giustapposizione dei quali si fanno scaturire tutti...

Un libro di Alessandro Carrera / Stati Uniti: verso il totalitarismo delle identità?

Una conversazione tra Massimo Cacciari, Antonio Gnoli e Alessandro Carrera, tenuta in occasione della pubblicazione del libro di Alessandro Carrera Anatomia degli Stati Uniti. Diario di un amore difficile (Luca Sossella editore).    Massimo Cacciari   Il libro di Alessandro Carrera è molto più di una raccolta di articoli, è un libro che racconta una storia, e quindi un destino: ha una struttura e una pregnanza che ne fanno qualcosa di importante per tentare di capire in Europa che cosa sono gli Stati Uniti oggi. Io ho cominciato a fare filosofia riflettendo sull’importanza degli articoli di Marx sugli Stati Uniti. I grandi europei hanno sempre capito che bisogna guardare agli Stati Uniti per riuscire a orientarsi su quello che accadrà qui, e questo libro serve a questo scopo. È un libro che ha anche delle qualità letterarie altissime, Alessandro Carrera è uno scrittore, è un giornalista-scrittore, quindi sono pagine di grande godibilità, drammatiche ma anche piene di autoironia e ironia, e di tenerezza nei confronti della realtà che descrive, anche laddove le cose che dice sono terribili. Talvolta alcuni aspetti dell’American way of life suonano davvero barbarici,...

Otto domande (3) / Università: contenuti e relazione

Gianfranco Marrone   La pandemia è stata affrontata facendo ricorso alle piattaforme digitali. Questo ha reso il tema della cosiddetta “fatica digitale” (digital fatigue) più che mai attuale. Il ritorno alla normalità eliminerà il problema o ne cambierà solo i termini? Come pensate che occorrerà affrontarlo?   Col buon senso, cosa peggio distribuita al mondo. Le piattaforme digitali hanno in un primo momento, diciamo nel 2020, scoraggiato gli incontri di tutti i tipi, dalle lezioni alle riunioni, dai seminari ai convegni. In un secondo tempo, più o meno col secondo lockdown del 2021, invece li ha fortemente incoraggiati, dato che, alla fin fine, è subentrato il fattore comodità ed economia. Faccio lezione, tengo la conferenza, partecipo alla riunione da casa, così appena finito faccio le mie cose, senza lo stress del traffico, la perdita di tempo dello spostamento e simili. Coi convegni, poi, tutto è diventato gratis: e si sono moltiplicati, con molte cose in contemporanea. Esito: seduti alla scrivania dodici ore al giorno. Prima eravamo stanchi per non potere far nulla, ora per fare troppo. In un modo come nell’altro, delirio. Basterebbe allora ricordare che gli...

L’ultima intervista / Marshall Sahlins, perché abbiamo bisogno degli dèi

Quella che segue è probabilmente l’ultima intervista rilasciata dal grande storico e antropologo Marshall Sahlins, pochi giorni prima della sua scomparsa, avvenuta nell’aprile scorso, nella sua abitazione di Chicago. Provato da una lunga vita e dall’isolamento dell’ultimo anno pandemico, Sahlins non aveva perduto il gusto della battuta e dell’ironia, che ha caratterizzato gran parte della sua produzione e delle sue conferenze. Come quando, qualche mese prima, intitolava i suoi polemici post contro l’amministrazione Trump come “scritti pre-postumi”!   Sahlins ha attraversato 70 anni di storia e storia dell’antropologia. La sua formazione, con Leslie White e più tardi con Elman Service, lo ha portato a cercare di capire quale rapporto le società umane intrattengano da un lato con le tecnologie e la materialità dell’esistenza; dall’altro con l’universo simbolico e culturale che producono e che le imprigiona come delle ragnatele invisibili. La cultura, intesa in senso antropologico come una costruzione simbolico-materiale, è stata sempre al centro dei suoi interessi e delle sue accese battaglie contro i determinismi biologici, genetici, economici. E contro quel diffuso...