raccontarci le parole più espressive dei nostri dialetti

 

Cinema

La staffetta di Nanni Moretti

I. Danke per Danco   Sono le 14,15 di lunedì 13 aprile. Tra poche ore, al cinema Nuovo Sacher di Nanni Moretti, verra presentato alla stampa l’ultimo film del regista: Mia madre. Perché, allora, scrivere queste righe prima ancora di vederlo? Il motivo è semplice: ritengo importante segnalare adesso, alla vigilia della nuova pellicola, ciò che per me costituisce un piccolo, significativo evento. Proprio ieri sera, alle 22 30, sono difatti andato al Nuovo Sacher per vedere N-capace, opera prima di Eleonora Danco, prodotta dalla Bibi Film di Angelo Barbagallo in collaborazione con Rai Cinema e insignita della menzione speciale giuria al recente Torino Film Festival. Ebbene, Moretti ha talmente apprezzato la pellicola (visibile in contemporanea anche alla Cineteca di Bologna e presso il...

1992: la vera storia di Giovanni Rana. Quindi la nostra

Il 1992 era l’anno di Milano Italia, il talk show quotidiano di attualità politica e sociale condotto da Gad Lerner su Rai Tre dal teatro Litta di Milano: la prima puntata (15 giugno) aveva come ospite Antonio Di Pietro. Fino a qualche mese prima, sempre su Rai Tre, Lerner conduceva Profondo Nord, talk di approfondimento sulla “questione settentrionale”, con varie puntate tematiche, la prima della quale (il 16 marzo del 1991) si intitolava Nella tana della Lega, e rappresentava il primo vero spazio di riflessione da parte della televisione sul fenomeno leghista. Lerner è l’ultimo dei grandi personaggi del giornalismo televisivo a scaldare gli animi, e gli anni: prima di lui il Santoro di Samarcanda su Rai Tre (che viene sospesa il 20 marzo del 1992, a...

De Oliveira, l'enigma

Così, per immagini che tornano in mente senza pensarci troppo, perché racchiudere 106 anni di vita e ottanta di cinema in un articolo è impossibile. Inevitabile, forse, ma ingiusto.   Manoel De Oliveira è morto, anche se tutti lo consideravamo immortale. A un certo punto della sua carriera aveva pure cominciato a girare film testamentari (almeno così allora sembrava), film di riflessione sulla vita e sulla morte, come Viaggio all’inizio del mondo, Ritorno a casa, qualcuno disse anche Parola e utopia: ma siccome poi la sua ora non si decideva ad arrivare, De Oliveira proseguiva a cazzeggiare (sì, cazzeggare, non ricordo un regista che abbia cazzeggiato con maggior piacere come De Oliveira) e a divertirsi con il suo cinema, con la sua...

Vergine giurata

Scena uno: montagne neve foreste e corsi d’acqua incontaminati compongono un paesaggio arcaico dove la natura è padrona. Scena due: case grattacieli negozi dove la realtà luccica mentre va in scena la performance dei corpi e nelle case «ci sono tutte le cose». Dalle Montagne maledette del profondo nord albanese all’Italia, dai riti di una tradizione che aggioga animali e donne, a una contemporaneità dove il corpo si fa bello, e il tatuaggio è il suo emblema. A far da ponte tra i due mondi è una figura ibrida, sembra un ragazzo precocemente invecchiato che si presenta come Mark, ma poi si scoprirà che il suo vero nome è Hana – le spalle incurvate dipendono dalla fascia che nasconde i seni, segni della sua...

Foxcatcher, an American Horror Story

Come accade spesso, anche per Foxcatcher la distribuzione italiana ha pensato di aggiungere al titolo originale un sottotitolo, al fine di guidare e informare meglio lo spettatore rispetto agli argomenti trattati nel film. Al di là del gesto in sé – che tanto quanto la traduzione dei titoli stranieri (forse ancora di più) nasconde sempre un atto violento – è curioso notare come in un film che usa lo sport per toccare temi profondi e delicati come l’ineluttabilità dei rapporti di classe, l’esercizio egemonico del potere e del denaro e la forza sottile e crudele del ricatto, quello che viene messo in evidenza è che questo film sia più di ogni altra cosa “una storia americana”. E certo non si può...

Blackhat

Nel dicembre del 1827 Jean-François Champollion ha trentasette anni, gliene restano tre da vivere, ed è bloccato su un divano, colpito da un attacco di gotta. Lo ricorda lui stesso in una lettera scritta il 16 gennaio 1828 ad Angelica Palli, chiamata confidenzialmente Zelmira (la conosce nel suo secondo viaggio in Italia, nell’aprile del 1826, a Livorno, dove giunge per conto del Louvre: deve acquisire la collezione Salt, composta da antichità egiziane). Qualcuno, in quelle lunghe giornate trascorse nell’immobilità, i piedi e le gambe fasciate come le sue adorate mummie, gli legge dei libri, per svago. Tra questi, L’ultimo dei Mohicani, pubblicato l’anno prima (1826) da James Fenimore Cooper.   «Champollion non sapeva...

Pressure without grace

Whiplash è un film bello e sbagliato. E proprio per questo potenzialmente dannoso. I suoi pregi e i suoi difetti stanno nell’evidente ambiguità: ambiguità positiva, che crea una efficacissima tensione drammaturgica con pochissimi elementi, e ambiguità ideologica, invero piuttosto scoperta. Il film è costruito con soli tre ingredienti: un maestro, una batteria e un allievo (gli altri personaggi sono poco più che elementi di contorno, pezzi di scenografia). Eppure funziona benissimo. Damien Chazelle ne ricava emozione, tensione, climax, spettacolo, utilizzando con maestria gli strumenti di una narrazione serrata e uno stile sincopato e drammatico. Il soggetto potrebbe sembrare una variante estrema, quasi isterica, di Saranno famosi, ma sotto...

Oltre un confine dove nessuno

Paul Thomas Anderson è stato fedelissimo a Pynchon nella sua trasposizione cinematografica di Vizio di forma: i dialoghi, la trama, i personaggi del film sono ripresi quasi letteralmente, la sensazione è quella di un libro che si fa immagine come se una mano ne girasse le pagine, passo dopo passo, strato dopo strato.   Basta prendere l’inizio di entrambi, libro e film, e sovrapporli, con la vista del mare stretta fra due case, i surfisti sullo sfondo, la voce over della narratrice Sortilege che riprende le parole del narratore, il detective Doc Sportello e l’ex fidanzata Shasta che si incontrano dopo anni nella casa di lui: sembra che Anderson reinterpreti Pynchon a occhi chiusi, andando a memoria, by heart come dicono gli americani, lo ricalchi e lo...

50 sfumature di bigio

Fifty Shades of Grey di Sam Taylor-Johnson è un film eroicamente brutto, forse anche più del libro di E.L. James. Entrambi sono volgari: non per il contenuto o per i toni del racconto, ma per l’assoluto disprezzo di una qualunque estetica di rappresentazione. Il che è tanto più grave nel caso della (non più) Young British Artist, configurandosi come fallimento e scacco, mentre per la James si tratta più semplicemente di incapacità, o indifferenza. Il libro non garantisce alcun piacere di lettura. Scrittura piatta (e si ha quasi il sospetto, a leggere le critiche anglofone, che la traduzione italiana abbia aggiunto qualcosa in termini qualitativi), andamento narrativo estenuante, personaggi  situazioni risibili. Eppure un fenomeno...

Un inossidabile duo comico / Stanlio è Ollio

Negli ultimi anni della sua vita, quando Hollywood era ormai lontana e la salute si era fatta malferma, uno dei passatempi preferiti di Stan Laurel era frequentare cartolerie. Diceva che se non avesse fatto l'attore, probabilmente gli sarebbe piaciuto gestirne una. Non doveva essere difficile incontrarlo mentre passava i pomeriggi fra gli scaffali colmi di quaderni a righe, matite e penne di qualche negozio di Santa Monica, dove si era trasferito con l'ultima moglie nel 1958, in un appartamento affacciato sul Pacifico.   Stan con l'Oscar alla carriera, ca. 1964   Nel 1957, alla morte del suo storico compagno di lavoro, il vecchio Stan aveva dichiarato: «Questa è la fine della storia di Laurel e Hardy», e aveva mantenuto la parola, rifiutando nel 1962 un cameo fra le “vecchie...

Quasi cinquant'anni dopo la sua morte: Resistance is us / Martin Luther King nelle strade di Ferguson

Al termine della proiezione di Selma, quando scorrono i titoli di coda e ascoltiamo le note di Glory – la bellissima canzone che John Legend e Common hanno scritto appositamente per il film – sentiamo un verso che rappresenta probabilmente la chiave di lettura migliore per comprendere quello che abbiamo appena visto: «Resistance is us/ That’s why Rosa sat on the bus/ That’s why we walk through Ferguson with our hands up» (La resistenza siamo noi/ È per questo che Rosa [Parks] si è seduta su quel pullman/ È per questo che abbiamo camminato a Ferguson con le mani alzate). È quando, in un film che è tutto ambientato nel 1965, entra questo nome – Ferguson – questo vero e proprio convitato di pietra, che si coglie appieno la posta politica in palio di Selma. Che senso ha infatti oggi –...

Birdman contro Broadway

Come sanno bene gli sceneggiatori di Hollywood, ogni storia che si rispetti racconta il viaggio di un eroe che lascia il suo mondo per andare in un mondo a lui estraneo, dove è un pesce fuor d'acqua e deve affrontare ardue prove che mettono a rischio la sua vita. L'eroe di Birdman, il film di Alejandro Iñárritu che ha ottenuto ben nove nomination agli Oscar 2015, è un attore perseguitato dal suo personaggio cinematografico – Birdman, celebre supereroe dei fumetti – che cerca disperatamente di ridare un senso alla sua carriera artistica in declino e alla sua vita personale allo sbando rischiando tutto, soldi e faccia, per mettere in scena una raffinata opera teatrale a Broadway, tratta dal capolavoro di Raymond Carver, Di cosa parliamo quando...

Adattare Joe R. Landsdale

Partiamo da Lansdale. Dalla sua passione per il genere. Tutti i generi: dall’horror al pulp, dal noir alla fantascienza, dal western all’action virato al buddy buddy, e per tutte le forme nel quale una storia può essere raccontata. Quelle che ha praticato come autore, il romanzo, il racconto, il fumetto, e quella che ha amato come spettatore, il cinema. Partiamo dal fatto che il materiale di uno dei più fecondi e affascinanti creatori di immaginari contemporanei, maestro del pastiche e profondamente imbevuto di codici cinematografici, non sia mai stato, fino ad oggi, fatto oggetto di un adattamento per il grande schermo. Con la godibilissima eccezione degli omaggi, naturalmente circoscritti alla sua produzione horror, che gli ha tributato Don Coscarelli, con...

Big Eyes. Se Tim Burton si ripete

Verrebbe da dire, e lo si è detto e ripetuto da più parti, che da qualche tempo a questa parte Tim Burton abbia cambiato stile, che abbia cambiato i soggetti dei suoi film, anche le atmosfere. Si dice che abbia mutato e rimasticato la propria idea di cinema e che forse abbia definitivamente perso la vena. Effettivamente Big Eyes sembra andare in una direzione leggermente diversa da quella che nel corso del tempo aveva fatto sì che per tutti quei film realizzati alla maniera del regista californiano venisse coniato l’aggettivo «burtoniano». Ma al di là del disappunto dei fan più accaniti (di cui francamente interessa ben poco), ciò che più di tutto il resto incuriosisce in questo film è il mutato rapporto che Burton...

Il mirino, la vittima, lo spettatore

È tutto una questione di sguardo, ormai. Di occhi, di posizioni, di punti di vista e punti di osservazione.   American Sniper, ad esempio, che è la storia del cecchino più letale nella storia dell’esercito americano, è inevitabilmente un film sullo sguardo. Lo si capisce dall’insistenza con cui Clint Eastwood mostra nel film il primo piano di Chris Kyle che prende la mira, accovacciato e concentrato nell’osservare il nemico; oppure dal continuo ritorno della soggettiva del suo occhio, con la croce di precisione in mezzo allo schermo a stamparsi come una firma, come un segno di riconoscimento.   American Sniper, frame dal film   Il gesto – l’atto di guardare e di filmare colui che guarda – è tutto,...

La sopravvivenza delle immagini al cinema

Giotto, Pontormo, Velázquez, Ėjzenštejn, Hitchcock, Rossellini, Godard, Pasolini, Herzog, Moretti: questa breve lista potrebbe continuare pressoché all'infinito, all'indietro o in avanti. E nonostante possa apparire una combinazione vertiginosa, è possibile rinvenire un principio unitario di coerenza? È a tale quesito che La sopravvivenza delle immagini al cinema. Archivio, montaggio, intermedialità di Francesco Zucconi prova a fornire una risposta, proponendo di identificare questa unità di senso nel concetto di “archivio”.   Strutturato secondo un prologo e tre parti, il libro interroga lo stato di salute del panorama audiovisivo contemporaneo attraverso il confronto con una lunga tradizione di pensiero che...

Com’è che siamo arrivati a questo punto?

Ci si chiede spesso in una coppia: chissà costa starà pensando, chissà cosa sta passando nella sua testa? Chissà se la verità dei suoi pensieri coincide davvero con questa apparenza quotidiana pacificante? Insomma: chi è davvero la persona che ho accanto? Perché la rassicurazione di un patto d’amore, fosse anche un matrimonio, non riuscirà mai a eliminare quel dubbio che nasce dal fatto che il proprio partner è inevitabilmente altro da sé. E in quanto tale mai completamente conoscibile.   Inizia così Gone Girl, con una sequenza fulminante in cui Nick Dunne (Ben Affleck) accarezza dolcemente i capelli della moglie Amy (Rosamund Pike) e dice «quando penso a mia moglie, mi immagino di aprirle il...

L'illusione di Woody Allen

Evidentemente non siamo più in grado, in un film, di distinguere tra semplicità e banalità, di riconoscere la differenza fra un’immagine limpida e senza orpelli e una povera e piatta. Magic in the Moonlight, ad esempio, potrebbe essere entrambe le cose: un film semplice, limpido, senza orpelli, e per le stesse ragioni la deriva di tutto questo, e cioè un film sciatto, banale, già visto nella filmografia di Allen. È probabile che sia entrambe le cose, dal momento che una metà degli spettatori che l’ha visto questa settimana pensa in un modo e l’altra metà nell’altro.     Viene allora da chiedersi da cosa nasca una tale confusione di giudizi e di sguardi; cosa cerchi lo spettatore che a un...

Pulp Fiction vent'anni dopo

Vent’anni fa usciva nelle sale cinematografiche italiane Pulp Fiction, il capolavoro di Quentin Tarantino. Era il 16 dicembre 1994, nove mesi dopo l’imprevista e straordinaria vittoria elettorale di Silvio Berlusconi, sei giorni prima delle sue dimissioni consegnate nelle mani di Oscar Luigi Scalfaro il 22 dicembre. Nessuno stabilì allora un nesso tra questa storia postmoderna di gangster, sermoni, sodomie, gare di ballo, teste esplose, non-luoghi di Los Angeles, tra il gioco sadico e farsesco istituito dal giovane regista americano e quello che succedeva nel nostro paese, dove una crisi sociale e politica, durata oltre dieci anni, arrivava a compimento segnando un deciso e irreversibile giro di boa.     Pulp Fiction diventò immediatamente un film...

Mommy fino all'ultimo respiro

Il film “Mommy” (2013) di Xavier Dolan è uscito in Francia l’8 ottobre 2014; il titolo di “film de la rentrée” (“film del rientro”, letteralmente, dalla pausa estiva), attribuitogli all’unanimità dalla carta stampata e il battage mediatico, inedito per quanto riguarda il regista québécois, avevano nondimeno già portato il film a Parigi anche al di fuori delle sale cinematografiche. Durante tutto il mese di settembre, gli incontri-dibattito attorno al film, ai quali hanno presenziato lo stesso Dolan e il cast del film, come anche le presentazioni in anteprima hanno registrato rapidamente il tutto esaurito, com’è normale, del resto, per un film per il quale si è creata attesa, che...

A Swang Song. Omaggio a Peter Tscherkassky

Il testo è stato scritto in occasione dell'omaggio a Peter Tscherkassky e Eve Heller che si svolgerà il 3 e il 4 dicembre a Filmmaker Festival mostrando un'ampia panoramica dei loro lavori e una masterclass presso l'università IULM. L'omaggio è a cura di Atelier Impopulaire     At this very moment in history we are being forced to face the loss of a fully developed and established artistic means of expression, that is analogue cinema. What we have come to call “modern art” came into being as art began to reflect its inner structure, its very means and possibilities – in one word, its material. Ever since, all radical art has been vitally informed by the unique potential of its medium. This is why film and digital...

Lech Kowalski: il cinema come campo di battaglia

In occasione della retrospettiva che Filmmaker Festival (28 novembre – 8 dicembre) dedica a Lech Kowalski, pubblichiamo un estratto del volume monografico Camera Gun: il cinema ribelle di Lech Kowalski, a cura di Alessandro Stellino (Agenzia X). Il regista, presente a Milano per la durata del festival, terrà una masterclass presso il cinema Beltrade domenica 30 novembre.    Per iscrizioni scrivere a workshop@milanofilmnetwork.it. Per ulteriori informazioni sul programma di Filmmaker Festival     Prima che il cinema contemporaneo cominciasse a farsi domande sulla propria capacità di filmare l’esistente, di cogliere la vita nella sua verità, condannato dall’inesistenza materica del digitale, lontano dalla grana spessa...