Difendersi dalle manipolazioni
C’è un gran daffare intorno al concetto di controllo, all’idea di un qualcosa/qualcuno che domina qualcos’altro/qualcun altro, di un processo, come dire, di sorveglianza. Si fatica a cogliere quanto nel momento storico che viviamo questo sia un lato dell’umano assolutamente e terribilmente cruciale, per fini geopolitici che si articolano in azioni economiche e militari, sempre più ibridate. In tutto questo c’è il lato individuale, quello che riguarda le ricadute sulla singola persona degli “apparati” di controllo e le loro modalità, cioè il potere della manipolazione. Questo è il tema dell’ultimo libro dello studioso americano Cass R. Sunstein Manipolazione (Raffaello Cortina, 2026) che ci aiuta molto bene a capire, come dice il sottotitolo, Cos’è, perché è un problema e come difendersi. È un libro spaventoso! Impossibile non inquietarsi profondamente, soprattutto se non si è addetti a questi lavori, specialisti sufficientemente attrezzati a cogliere i nessi delle techné contemporanee. Insisto su questo aspetto perché la moltitudine umana in cui siamo non può che essere l’oggetto sostanziale delle manipolazioni, e dunque è la “sensibilità comune” che diventa il bersaglio privilegiato.
Sunstein (professore presso la Harvard Law School, dove ha fondato e dirige il programma di studi in Economia comportamentale e politiche pubbliche) prova a definire i contesti e le ragioni della manipolazione per poi indicare le grandi insidie che essa comporta. E comincia così: “Forse credete di capire le altre persone, ma la vostra conoscenza scalfisce appena la superficie. La vera maestria sta nell’arte della manipolazione, una pratica antica quanto l’umanità stessa. Questo libro è la vostra guida all’interno di quel regno proibito, dove le regole sono riscritte e la posta è la vita stessa. Vi rivelerà le tecniche, la psicologia e le strategie utilizzate dalle personalità più influenti del mondo. Imparerete non solo a riconoscere la manipolazione, ma anche a metterla in pratica con precisione. Scorrendo queste pagine, lasciate che la potenza di questa conoscenza penetri in voi. Immaginate come potrebbe cambiare la vostra vita con la capacità di influenzare chiunque, ovunque, in qualsiasi momento. Questo non è solo un libro: è una chiave per liberare un potenziale che non avevate mai pensato potesse esistere. Ma state attenti: questo viaggio vi trasformerà. Una volta abbracciati quei segreti, non si può più tornare indietro. Siete pronti a sfruttare il potere che ha forgiato imperi e conquistato legioni? La scelta sta a voi, ma ricordate: a ogni grande potere corrisponde una grande responsabilità. Benvenuti nel mondo della manipolazione.”
Il fatto è che queste sono parole che l’autore ha chiesto come introduzione a ChatGPT. Cominciamo bene, un quadro inquietante ma plausibile che viene niente meno che dall’interiorità dell’artificiale, dalla sua capacità di scimmiottare la “nostra” analisi critica. E proprio da qui Sunstein comincia il suo percorso, ma ricordando che tanto tempo fa un altro grande seduttore, il serpente, si rivolse agli uomini dicendo che disobbedire al dettato divino di non mangiare la mela si poteva: “Non morirete affatto! Anzi, Dio sa che il giorno in cui voi ne mangiaste si aprirebbero i vostri occhi e sareste come Dio, conoscendo il bene e il male” (Genesi 3, 1-7). Insomma, la manipolazione è una questione antica, che adesso di nuovo mette gli uomini davanti alla propria dignità.
La materia è liquida, è un repertorio di casistiche in cui spesso l’ambiguità profonda rimane: il dato della manipolazione persiste e tutto si orienta sul perché-come-per chi vada gestita. Con un’avvertenza, dice Sunstein: “Dobbiamo opporci a molte forme di manipolazione, ma dobbiamo anche sapere che cosa la manipolazione non è” (p.13).
La prima parte si concentra sulla manipolazione, un “concetto proteiforme” le cui definizioni esauriscono solo in parte le sue molteplici implicazioni. La seconda parte analizza le applicazioni, i deepfake (“un'immagine, un video o una registrazione vocale falsi in cui l'aspetto di una persona viene sostituito da quello di un'altra”) e i media manipolati; il cosiddetto “pantano” (sludge), una “miscela viscosa” che sotto forma di oneri amministrativi o attriti rende difficile, per consumatori, dipendenti, datori di lavoro, studenti, pazienti, clienti, piccole imprese e molti altri, ottenere ciò che vogliono. L’ultima parte studia il futuro, in particolare i modi di influenzare le persone, o di dare loro un pungolo (nudge), una “spinta gentile”, un tema, dice Sunstein (a cui ha dedicato con il Premio Nobel Richard Thaler lo studio Nudge. La spinta gentile, Feltrinelli 2009), che è stato centrale nel lavoro di molti governi e di molte istituzioni private e che non va identificato con la manipolazione. Infine, l’intelligenza artificiale che, con un cauto ottimismo, da un lato viene vista come un aiuto per le persone a contrastare una mancanza di informazioni o pregiudizi (bias) comportamentali, ma dall’altro “può anche produrre nuove forme di manipolazione, particolarmente dannose”. Il pensiero che sorregge lo studio di Sunstein è piuttosto netto: “Rispetto alla tecnologia, non si esagera di molto a dire: ‘Qualsiasi cosa possa essere usata verrà usata’. (Il fatto che sia un’esagerazione è importante: pensate alle armi nucleari.) Una volta scoperchiato, è difficile richiudere il vaso di Pandora. Comunque: consumatori, investitori, lavoratori e cittadini di tutto il mondo, unitevi; non avete nulla da perdere, se non le vostre catene” (p.16).

Non mancano in Manipolazione i riferimenti alle narrazioni distopiche che in Occidente ci hanno accompagnato assiduamente, da Il mondo nuovo di Aldous Huxley del 1932 a 1984 di George Orwell del 1949, e aggiungerei anche Golk di Richard Stern del 1960, tutti prodotti pregni delle apocalittiche vicende storiche iniziate nella prima metà del Novecento, quelle che Karl Kraus già nel 1922 definiva appunto Gli ultimi giorni dell’umanità. Una sensibilità profonda e turbata che permane nel tempo fino ad approdare al cinema; sono tutti deliri della manipolazione The Truman show di Peter Weir del 1998, Lei film di Spike Jonze del 2013, Ex Machina di Alex Garland del 2015. L’analisi di Sunstein si svolge “ai confini della realtà”, un esempio emblematico è l’esperimento del 2012 condotto dal team di Data Science di Facebook su 689.003 utenti a una parte dei quali furono presentati meno post con parole o espressioni positive, ad un’altra con parole o espressioni negative. La risposta fu che il primo gruppo cominciò a pubblicare meno post positivi, il secondo cominciò a pubblicare meno post negativi. E fu “una prova sperimentale di un contagio su grande scala attraverso social network”. Come dice fuori scena uno dei figuranti del Truman show: “È tutto realistico, è tutto vero, non c’è niente di inventato, niente di quello che vedi nello show è finto, è semplicemente controllato”. Ma ci sono molti altri fenomeni studiati in Manipolazione, su come creare un codice di comportamento, come acquistare un’automobile, per creare e governare la standardizzazione, la ripetitività, la serialità, per imporre e vendere comportamento.
Sarà un caso che gli Stati Uniti (sì proprio gli Stati Uniti dove oggi c’è chi c’è…) solo poco tempo fa, il 12 agosto del 2024, sotto l’amministrazione Biden, si è ritenuto di introdurre un emendamento che riconosce qualcosa che assomiglia a un diritto a non essere manipolati? Dice lo Stato americano: “Gli americani non devono essere oggetto di pratiche online fonte di confusione, manipolative o ingannevoli”. “La potremmo considerare una Dichiarazione di indipendenza”, scrive Sunstein.
Fa bene l’autore a ricordare la barzelletta raccontata da David Foster Wallace: “Ci sono due giovani pesci che nuotano e a un certo punto incontrano un pesce anziano che va nella direzione opposta, fa un cenno di saluto e dice: ‘Salve, ragazzi. Com’è l’acqua?’ I due pesci giovani nuotano un altro po’, poi uno guarda l’altro e fa: ‘Che cavolo è l’acqua?’” (in Questa è l’acqua, tr. it. Einaudi, Torino 2009, p. 143). Noi pesci rischiamo di dimenticare che cosa sia l’acqua? Non posso non ricordare qui il richiamo contro la religione del dataismo del filosofo e storico Yuval Noah Harari nel suo brillante Homo Deus: breve storia del futuro, (Bompiani, 2018).
Un’ultima riflessione, tra le mille possibili, vorrei rivolgerla a coloro che stanno mettendo mano ai programmi scolastici italiani: non sarebbe meglio inserire anziché togliere, giusto per estendere il campo di esercizio dello spirito critico? Si faccia diventare programma, ad esempio, la lettura e l’analisi di Il mondo nuovo di Huxley, si sa mai che un libro distopico del 1932 (la data vi dice qualcosa?) che immaginava un mondo fatto di caste di individui superiori e inferiori, possa aiutare a difendersi in tempi “manipolati”, di facili adesioni acritiche, di semplificazioni argomentative, di comportamenti indotti dai “pungoli malvagi”; farebbe bene leggere questa distopia a cui nella realtà (di nuovo!) pare aderire un certo grezzume politico sostanzialmente fatto di violenza in tutte le salse, di “legge del più forte” tout-court; farebbe bene rifletterci prima che la Terra diventi “l'inferno di un altro pianeta”, come usava dire Aldous Huxley.
P.S.: Scrivendo ho fatto due volte lo stesso errore di battitura, ho scritto mutilati invece che manipolati… vorrà dire qualcosa?
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