Il suono del 15-M

Uno degli spazi più alternativi di Madrid è La Casa Encendida. In questi giorni, accoglie alcuni eventi del Festival In-Sonora che si svolge in diverse sale della città. Si tratta di un festival che presenta diverse mostre di arte sonora, un’espressione che è protagonista “in questa decade in cui tutto risulta più rumoroso, una rivoluzione equivalente a quella dell’immagine e del video nella decade precedente” come sostiene Manuel Borja-,Villel, direttore del Reina Sofía.

Gli artisti del suono lavorano, infatti, con un materiale la cui ricchezza è proprio l’immaterialità che rende le opere più democratiche e transitabili, perché un suono non occorre capirlo, basta sentirlo. E in questo processo è di vitale importanza il rumore del pubblico che visita la mostra, così come accade con Versus, una scultura sonora opera dell’artista francese David Letellier che in questi giorni si può vedere nella mostra presso LaBoral di Gijón nelle Asturie.

Il rumore del pubblico attiva il significato profondo dell’opera, così come in questi giorni il suono del 15-M ha salvato la faccia degli spagnoli. È stato lo scrittore uruguaiano Eduardo Galeano, grande sostenitore di questo movimento, a farlo presente questi giorni a Barcellona: “Il mondo oggi invita a essere indegni, e i giovani del 15-M hanno declinato questo invito” e si sono mostrati, invece che indegni, indignados.

 

Proprio in questi giorni il governo di Rajoy ha perso la credibilità che lo aveva portato alla vittoria elettorale. Sono bastati quattro mesi per capire che non era vero che con l’arrivo della destra al potere si fosse generata nel paese la fiducia necessaria. Il momento critico, che ha svelato che tutto era una grande bugia, è stato la caduta e nazionalizzazione di Bankia, nata dall’unione di diverse casse di risparmio, tra cui Caja Madrid, la più grande della Spagna. Bankia era in mano a Rodrigo Rato, un acceso avversario di Rajoy quando era il candidato sempre perdente del Partito Popolare, fino alle ultime elezioni. Rato era stato inoltre il direttore responsabile del Fondo Monetario Internazionale nei momenti precedenti all’esplosione della crisi. E di fronte a questa perdita di credibilità, Luis de Guindos, il Ministro dell’Economia e della Competitività, ha pensato che la migliore delle soluzioni fosse far analizzare la situazione spagnola da due agenzie di rating che possano valutare la solvenza della banca nazionale come gli ha chiesto l’Europa. Gli analisti prevedono che saranno la Blackrock e Oliver Wyman, che sono stati i principali consiglieri del governo negli scorsi quattro mesi, esortandolo a spostare i prodotti tossici della bolla edile in una sorta di entità finanziarie “cattive”, senza risolvere il problema e continuando a falsare la realtà. Queste agenzie, da enti privati quali sono, non possono esercitare un giudizio giusto come farebbe l’Amministrazione pubblica, come ha fatto finora il Banco de España, che ora invece Guindos vuole screditare senza rendersi conto di quanto la qualifica di queste agenzie sarà rovinosa. Proprio per questo è tanto grave l’atteggiamento di Rajoy, che evita il dibattito in Parlamento e governa a colpi di decreti, valendosi arrogantemente della sua maggioranza assoluta senza tenere nel minimo conto l’opposizione e, come effetto più dannoso, senza trasmettere nemmeno un briciolo di speranza ai cittadini. Rajoy esegue in modo ubbidiente le indicazioni dell’Unione europea e mette in pratica la politica della paura, come se non trattasse con persone adulte.

 

Perciò il 15-M è diventato imprescindibile, come afferma Josep Ramoneda, perché ha dimostrato che in Spagna ci sono ancora delle persone con voglia di “fare proposte, di discutere, di tentare di cambiare le cose”, dando visibilità a coloro che soffrono una crisi della quale non sono colpevoli, milioni di persone, nascosti dietro le cifre esorbitanti dei disoccupati e dei cittadini sull’orlo della povertà e dell’esclusione sociale. A questo proposito, la crisi sta servendo ad accentuare la differenza tra la casta imprenditoriale e i suoi impiegati, come hanno mostrato le cifre pubblicate proprio nei giorni in cui il 15-M ritornava in piazza, evidenziando la frattura implicita nel confronto tra gli stipendi e premi ai dirigenti di ditte a volte fallimentari, e le cifre dei licenziamenti e dei tagli agli stipendi dei lavoratori.

 

 

Il ritorno del 15-M in occasione del suo anniversario è servito a evidenziare il successo in diversi campi dei gruppi di lavoro sorti lo scorso anno e da allora operanti nei quartieri: negli interventi contro gli sfratti (con un numero considerevole di esiti positivi per le famiglie che hanno potuto mantenere la loro casa, in alcuni casi pagando un affitto) e nella pressione esercitata sul governo perché le banche accettino la consegna di beni come pagamento del mutuo non riscosso, per non dire poi dell’importanza della presenza nei media - benché a volte intossicata – come, ad esempio, la notte del 12 maggio, in cui sono stati trasmessi numerosi programmi in diretta in attesa della fine del permesso di raduno in Puerta del Sol e prima della carica poliziale che ha portato a 28 arresti verso le cinque di mattina. Proprio in diretta si è visto che nella piazza c’erano circa 40.000 persone e che non poteva essere svuotata alle dieci quando scadeva l’autorizzazione. È stato un grande successo, culminato con la massa di persone che a mezzanotte ha espresso il suo grido muto.

 

Di fronte a una mancata teoria macroeconomica europea, casi come quello della Grecia si possono ripetere. Inoltre, gli Stati Uniti guardano da lontano il problema, come se il fallimento dell’idea di Europa fosse in diretta proporzione al loro successo. Un successo che in fin dei conti si rivela sbagliato - come dimostrano le scelte di Obama, che privilegia sempre l’aiuto finanziario a Wall Street - nell’applicare le formule della scuola di Friedman e nel proporre la riduzione delle tasse per gli imprenditori e per gli investimenti, di fronte alla visione keynesiana del new deal che predilige l’aumento degli investimenti pubblici per diminuire la dissocupazione. Forse per questo, la componente del 15-M che ha ottenuto i risultati più evidenti è proprio quella dell’area economica. Alcune delle sue proposte, come l’applicazione della Tobin tax, sono state in effetti sul tavolo del primo incontro tra Hollade e Merkel. Non ci sono voci riconoscibili nel 15-M, non si conoscono i nomi delle persone dei gruppi di lavoro, ma il movimento si è fatto sentire in questi giorni, mostrando a tutti i suoi frutti che erano passati inavvertiti.

 

Le voci sono diventate un rumore anonimo, un rumore che appartiene alle reti sociali e ai piccoli gruppi di quartiere, come quello di Carabanchel che è stato tra quelli più attivi nel corso dell’anno, un rumore non riconoscibile, quasi una “non voce”: la fusione tra le idee che stanno dietro a questo collettivo e il suono dello scalpore che sta provocando la crisi in una generazione che avverte chiaramente il modo in cui la società l’ha tagliata fuori dal futuro, ma che non si rassegna. È il momento del rumore; non basta l’intelligenza dell’immagine: sono i suoni che si rendono necessari per compiere il sovvertimento della situazione. Un nuovo vocio diffuso che troverà i mezzi per diventare voce, forse con azioni come quelle della radio della alternativa Casa Encendida. Spazio nato come “opera sociale” di Caja Madrid, passato a Bankia ma finito in questi giorni nelle mani del governo attraverso la nazionalizzazione.

Tutto un paradosso. Ma la radio servirà a far rumore.

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