Questioni di stragi: l’incultura che fa male

Una delle primissime dichiarazioni del padre di Omar Marton, dopo la strage di Orlando, è stata qualcosa come “Mio figlio è rimasto sconvolto alla vista di due uomini che si baciano per strada”. Perché mai non si dovrebbero baciare? Due persone che si baciano sulle labbra in pubblico possono salutarsi, mostrare affetto, amicizia, amore, o altro. Non comprendo la ragione per cui, quando gli eterosessuali si baciano in pubblico, la cosa non crei scalpore, orrore o semplice indignazione, mentre, se il medesimo atto viene compiuto da due persone omosessuali, la cosa generi turbamento, sconcerto, smarrimento. Gli eterosessuali (ma il sospetto che Omar Marton fosse gay risulta a sufficienza comprovato) sono forse talmente “sicuri” dei loro baci, da condannare il bacio di chi non appartiene al loro medesimo orientamento sessuale? Oppure si tratta di una questione etica? Ma, sempre che il senso etico sia conoscibile, non può essere relativista, e nel presente caso dettare norme differenti per i due orientamenti sessuali. Sostenere “bene che gli etero si bacino in pubblico, male che lo facciano gli omo” significa abbracciare un’etica estremamente fragile, carente, inesistente, che descrive come la pensano in troppi, per pregiudizi, fanatismi, tabù, non un’etica valida per ogni essere umano.

 

E poi perdura una bizzarra convenzione normativa: gli etero si devono baciare, e con ciò attestare al pubblico che tra loro vige passione, ardore, gli omo invece vengono additati per qualsiasi loro bacio anche amicale o solidale. Si ammette inoltre che il bacio etero presupponga una reciprocità di sentimenti, e per cui è da approvare: nulla di più falso. Basti ricordare Il bacio di Gustav Klimt: seppure la coppia etero appaia perfetta, unita, la “forma” rimembra un fallo, coppia spinta all’atto sessuale di penetrazione pene-vagina, con una disparità tra maschio attivo e donna passiva; difatti, a osservare bene, il volto della donna è reclinato, reticente al bacio quanto all’atto.

 

 

A ogni buon conto, sebbene in Italia i media ne abbiamo trattato assai poco, la strage di Orlando non può rimanere priva di effetti: l’atteggiamento di simpatia di molti statunitensi nei confronti delle persone gay e lesbiche potrebbe mutare, mentre il timore di tali persone di subire attacchi arbitrari sta vedendo un netto incremento: fino a poco fa, vigeva un certa libertà nel cuore e nella mente degli omosessuali; ora questa libertà è venuta lentamente a declinare. Libertà, comunque, limitata in quanto Omar Marton si è presentato come un lupo solitario (cosa, tra l’altro, probabilmente falsa), e in quanto negli States pure alcuni “bianchi” (senza parlare di parecchi afro-americani, oltreché di parecchi latinos), nonché di sette fanatiche di matrice cristiana, rimangono della convinzione che una “vera” famiglia deve necessariamente comporsi da un maschio/uomo e da una femmina/donna, dediti alla riproduzione naturale. Il paese, in cui il presidente Barack Obama è riuscito a garantire il diritto al matrimonio a gay e lesbiche, non risulta esente da sacche che fomentano un vero e proprio odio nei confronti delle famiglie omosessuali. Tutto ciò quanto inciderà sulle elezioni di novembre per il prossimo presidente degli States? Non è dato a sapersi. E i sondaggi vengono ormai troppo spesso smentiti.

 

La “normalità” della famiglia di Omar Mateen, di un uomo adulto di ventinove anni, non di un ragazzino, di sua moglie Noor Zahi Salman, che avrebbe contribuito a garantirgli un supporto pro-strage, e del loro bimbo, nascondeva la realtà. Omar Mateen era un bruto, sposato per coprire questa sua brutalità? O era colui che frequentava chat e locali gay? La sua ex ha espressamente dichiarato che veniva picchiata, senza alcuna ragione. Che dire, in proposito? Pure Jonny Depp si permetteva verosimilmente di picchiare la moglie, e qualche semi-verità sul divorzio Heard-Depp emergerà in proposito. Se il “grande” Johnny Depp si può concedere violenza domestica su Amber Heard, che a ragione chiede il divorzio a soli quindici mesi del matrimonio, perché lo stesso non può concedersi uno sconosciuto, e ora notissimo grazie alla strage, quale Omar Mateen? Del resto, in Italia, occorre una certa cautela nel condannare tout court Omar Mateen o Jonny Depp su questo punto: la violenza perpetuata contro le donne prosegue senza sosta, mentre le stesse donne italiane tendono spesso a minimizzare o perdonare, a non denunciare, fino a che non vengono ammazzate. 

 

Senza andar poi a dare una minima occhiata ai paesi di fede islamica; per esempio, allo stato (evoluto solo in apparenza) del Qatar, un emirato su una piccola penisola, che a differenza di gran parte degli emirati vicini, ha opposto un netto rifiuto a far parte dell’Arabia Saudita, nonostante la condivisa rotta wahhabita islamica. Cosa accade in Qatar? A darne resoconto è sufficiente un unico caso, comunque reiterabile a piacimento: di recente, una ragazza olandese di ventidue anni, in vacanza a Doha, è stata drogata e subito dopo violentata e stuprata; la ragazza si rivolge alla polizia, viene accusata di aver contratto rapporti sessuali fuori del matrimonio, e condannata a cento frustate. Ove risiede il cosiddetto Islam moderato? E pensare che una donna marocchina, considerata emancipata dalla sottoscritta, spiega ogni episodio di tal genere, che si tratti di violenza contro le donne o della strage di Orlando, attribuendo ogni torto agli States. 

 

Alcuni stati o emirati di fede islamica proseguono col mostrarci una modernità di facciata, ricolma a volte di imponenti grattacieli. Un tipo di modernità che deve aver sperimentato Omar Mateen, nel contrarre un matrimonio etero con Noor Zahi Salman, riproducendosi, grazie “a madre natura”, e dando vita a un bimbo. Un matrimonio omo non deve averlo neanche contemplato. E, di nuovo, noi italiani, dobbiamo silenziarci, dal momento che la legge Cirinnà sulle unioni civili non solo traccia una netta differenza tra etero e omo, ma rimane frutto di tutta serie di biechi compromessi. Perché risulta, ancor oggi, difficile concedere diritti, nonché doveri, banali, quale il matrimonio civile agli omosessuali, pur in un paese in parvenza sviluppato quale dovrebbe attestarsi l’Italia? Sul caso, ho da poco pubblicato un volume per Laterza, Il matrimonio omosessuale è contro natura: falso!. Il diritto, pur di fatto banale, in fondo in fondo, viene giudicato tale da pochi, mentre in molti non lo considerano affatto un diritto, sulla scorta di sovrabbondanti pregiudizi o, più semplicemente per assenza di cultura e incapacità di attribuire all’altro-da-sé un accesso che tu invece supponi di meritare.

 

Le menti e i corpi di troppi sono abitati da fantasmi, allucinazioni, contraddizioni, ignoranze, stando a cui non solo il matrimonio same-sex sarebbe contro natura, come se gli animali non umani si sposassero, o esistesse un Dio (o un Allah, o chi per lui) che decreta un ordine naturale in cui gli animali umani, ovvero gli esseri umani, debbano sposarsi. Dimenticando in tal modo che il matrimonio è un contratto, dalle molte facce, creato dagli umani; la natura ci viene invece descritta dalle scienze, e in natura le relazioni omosessuali sono molteplici. Non omettiamo che nella mente di quei troppi, cui accennavo, galleggiano altri pericolosi pregiudizi. Per esempio, che il matrimonio same-sex costituisca una minaccia per il matrimonio sacro: eppure qui non si sta chiedendo sacralità, bensì umanità e civiltà, distinguendo nettamente tra matrimonio religioso (di qualsiasi religione) e matrimonio civile. Oppure che si dia una opposizione complementare tra femmina/donna e maschio/uomo, finalizzata alla procreazione, tale che l’attrazione si debba generare solo tra sessi antitetici – eppure quanto sesso fanno gli etero mirato a soli fini procreativi? Oppure che gli omosessuali non meritino il matrimonio poiché malati e promiscui: quanti etero o falsi tali “meriterebbero”, al pari di Omar Mateen, il diritto di sposarsi solo se non malati, né promiscui?

 

Pochi. L’eterosessualità in sé non è affatto sinonimo di bontà, beltà, lealtà: è la singola persona a essere virtuosa, non un orientamento sessuale e tutti i suoi appartenenti. L’orientamento eterosessuale viene considerato tradizionale e la tradizione da difendere. Un clamoroso errore: i termini “eterosessualità” e “omosessualità” hanno origini davvero recenti, mentre se difendessimo la tradizione ci troveremmo ancora all’età della pietra. A ognuno di noi la propria scelta, con riflessione, e senza mai confondere i pregiudizi della maggioranza con i diritti e i doveri matrimoniali di ogni essere umano.

Torniamo alla strage. Stando ad alcune fonti, pare che Noor Zahi Salman, abbia provato a dissudare il marito dall’eseguire l’attacco al “Pulse”, prima che il ventinovenne optasse per un viaggio a Orlando. Eppure, stando al Washington Post, marito e moglie hanno tenuto d’occhio il club tra il 5 e il 9 giugno, ovvero poco prima della strage, e, a dire di Fox e Cnn, la fedele moglie si è associata al marito nell’acquisto di un fucile semiautomatico AR-15, fucile grazie a cui il marito ha attuato la strage.

L’ho già accennato, Omar Mateen, seppure camuffato da etero, non era esente da robuste attrazioni nei confronti dei gay, come testimonia, tra gli altri, il New York Post, mentre stando alle indagini, ancora in corso, il killer si recava con consuetudine al “Pulse”, in cui infine grazie a un fucile semiautomatico, hanno perduto la vita quarantanove persone.

 

 

E Omar Mateen, un afgano, nato però a New York, ha precisato all’intero mondo, attraverso il 911 (il numero telefonico per le emergenze) che la strage si doveva al proprio insaziabile e incontrollabile desiderio di States lontani dall’Afghanistan, in ogni senso del termine: dai bombardamenti fino a una presenza ben più discreta. Non si immagini che l’obiettivo fosse rappresentato dagli afro-americani, tra l’altro, per lo più, di fede musulmana (basti pensare al caso sintomatico di Cassius Clay, che, una volta unitosi alla setta afro-americana “Nation of Islam”, muta il proprio nome in Muhammad Ali, per convertirsi infine al sunnismo) e difatti il killer ha dichiarato di non aver problemi con i “neri”. Pare, invece, che il feeling del killer con la propaganda jihadista non mancasse e che siano stati rintracciati in casa video dell’Isis sulle decapitazioni. Tocca all’Fbi chiarire meglio la situazione, nonostante l’Isis stesso, attraverso l’Amaq, ovvero l’agenzia del Califfato, abbia apertamente annoverato Omar Mateen tra i soldati dello Stato Islamico negli States e che sia venuta alla luce la frequentazione di Mateen, non solo del “Pulse”, ma pure di una moschea ove si recava talvolta Moner Mohammad Abusalha, ovvero un kamikaze, uccisosi, facendosi esplodere in Siria. 

 

Già, ci ritroviamo quasi al culmine di una tempestosa campagna elettorale, e il caso Omar Mateen non poteva che venir utilizzato ad hoc: così Donald Trump ha ribadito tutta la propria posizione ostracista nei confronti dei musulmani, pretendendo al contempo le dimissioni di Obama, mentre Hillary Clinton non ha esitato a proclamare: “Se l’Fbi è sulle tue tracce, non dovrebbe essere possibile che tu possa acquistare delle armi senza che nessuno ti chieda nulla… Fermare i lupi solitari sarà la mia priorità numero uno”. E, in effetti, come dare torto a Hillary Clinton? L’Fbi aveva interrogato Omar Mateen in più di un’occasione, subodorando connessioni col terrorismo, e, nonostante ciò, gli è stato venduto legalmente un fucile.

Barack Obama, con maggiore eleganza (per il fatto forse di non poter competere per la futura presidenza), si è espresso nei seguenti termini: “I nostri cuori sono spezzati oggi. È stato un atto di terrore e di odio. Manteniamo i valori che ci rendono americani. Dobbiamo dimostrare che siamo un Paese che è soprattutto identificato per l’amore e non per l’odio…. È un giorno particolare per gli americani che sono lesbiche o gay, transgender o bisessuali, persone che si erano riunite per ballare, per vivere.

 

Il “Pulse” era un luogo di solidarietà. L’attacco a qualsiasi americano indipendentemente dalla razza, dalla religione, dagli orientamenti sessuali è un attacco contro tutti noi, contro i valori fondamentali della dignità che identificano il nostro paese. Oggi si segna la peggiore strage nella storia dell'America”. Nonostante ciò, o l’illusione che le cose stiano in tal modo, vi sono tutt’ora parecchi statunitensi – gunslinger: dai loro un’arma in mano e sparano, all’impazzata, senza porsi troppe domande, o forse alcuna domanda. Quel che spiace è che i tanti Omar Mateen non abbiamo appreso e proseguano col non apprendere, nel corso delle loro esistenze statunitensi, i valori di cui parla Barack Obama, bensì stagnino in un sorta di incultura, in cui a prevalere rimane l’impeto a ottimizzarsi in meri gunslinger, senza alcun desiderio di nutrirsi di un sapere occidentale, sapere in cui a prevalere, grazie soprattutto a istanze illuministe, rimane la ragione, non una fede cieca e sterminatrice con un qualche dio/Dio cui occorre ubbidire. 

 

Rimango della convinzione che la strage di Orlando meriti ancora a lungo una riflessione misurata, in cui mi auguro emerga la verità, se non tutta, almeno in parte. Per esempio, quale ragione avrebbe condotto Obama a definirla “la peggiore strage nella storia dell’America”. Negli ultimi tempi, gli States hanno dovuto assistere, quasi inermi, a molteplici massacri, realizzati con armi da fuoco, nonché al fatidico 11 settembre, il quale ha però colpito luoghi simbolo, quali le Twin Towers. Orlando, invece, si presenta come una cittadina turistica, il luogo delle attrazioni, a partire dalla sua vicinanza al Walt Disney World Resort, fino a suoi numerosi campi di golf. Dato che un giovane uomo vuole e riesce a colpire Orlando, ciò comporta che qualsiasi luogo, grande o piccolo, non solo americano, è esposto ad attacchi terroristici di diverse matrici, con troppa facilità e semplicità. Cosicché finisce che ogni persona educata e colta non riesca più a sentirsi a casa propria, nutrendo fiducia nelle istituzioni. Evidentemente, un gunslinger si recepisce parte di una squadra, ove l’essere colti e acculturati, rappresenta un disvalore. Nonostante ciò, rimane vero, come si continua a ribadire, che occorre contenere la diffusione delle armi negli States, è altrettanto vero che solo una certa élite è in grado di consentirsi una cultura tale, in cui a prevalere siano la ragione e ragionevolezza, non la rozzezza. E l’educazione sessuale? È prevista nelle scuole, eppure in troppi la trattano a modo loro e con tutti i loro pregiudizi. Da cittadino statunitense, Omar Mateen deve aver frequentato queste scuole, anche perché aspirava alla carriera di poliziotto, mentre è finito con l’esercitare il mestiere di guardia giurata. 

 

Gay frustrato, e affetto da un’omofobia interiorizzata, oppure soldato dell’Isis? In entrambi i casi, si tratta di un fallimento, cui abbiamo già assistito, anche in Europa: i nostri e troppi tentativi di integrazione nei confronti dello “straniero” servono a ben poco, se in costui regna qualche ambizione atavica di violenta rivendicazione, priva di una seria crescita intellettuale. 

E pensare che, quando ho ricevuto prontamente la notizia della strage, tramite una telefonata di un mio collega statunitense, “è accaduto qualcosa di terribile ad Orlando”, mi sono con immediatezza chiesta in cosa fosse incappato di tanto orribile all’androgino Orlando e cosa fosse capitato all’Orlando di Virginia Woolf, celebre romanzo-biografia, scritto da Virginia Woolf per l’amata Vita Sackwille-West, definito da Nigel Nicholson “La più lunga lettera d’amore della storia”.

 

Cosa ne possono sapere di questo Orlando i troppi Omar Mateen disseminati sul nostro pianeta? E su questo punto debbo esprimermi contro Barack Obama, sul quel maledetto giorno in cui lesbiche e gay, transgender e bisessuali si erano riuniti per ballare. Ci si limita a ballare e a cantare pure ad alcuni Pride provinciali, come quello genovese, in cui il divertimento è necessario, mentre rimane del tutto estraneo l’approfondimento culturale di sé, delle proprie istanze, del proprio orientamento sessuale. Purtroppo, privi di approfondimento, pure lesbiche e gay precipitano nell’incultura. Che per di più, perlomeno a Genova, hanno sfilato, con ignoranza, scopiazzando uno slogan francese, slogan noto, a seguito di una strage del solito stampo islamista. Su uno dei carri del Pride ligure compariva la scritta di cattivo gusto “We are Orlando”. Vorrei che lesbiche e gay nutrissero in gran parte una cultura tale da riflettere seriamente sul complesso caso “Orlando”, senza facilonerie da sbruffoni/e, e che nutrissero tale cultura, in modo raffinato, dando ascolto e parola a quegli intellettuali che, pur non attivisti e pur di orientamento sessuale diverso dal loro, sono su una barricata culturale e colta per difendere diritti e doveri delle persone omosessuali. 

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