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Tomas Saraceno: tutto è reciprocità

La mostra dell'artista e architetto argentino Tomas Saraceno, ospitata presso le sale del fiorentino Palazzo Strozzi, si apre con un neologismo e un'installazione composta da forme futuristiche che occupa lo spazio del cortile interno. Visitarla oggi, dopo la pandemia globale, significa per lo spettatore guardare con occhi differenti a una proposta che, malgrado il carattere immaginifico, affonda in una lucida osservazione della realtà e si propone come un’utopia per il futuro prossimo. L'aria, che Saraceno pone al centro del discorso della mostra, è l'elemento su cui l'artista ha più lungamente ragionato, tanto da fondare nel 2015 l'Aerocene Foundation, organizzazione no-profit che collabora con il MIT di Boston, improntata alla ricerca scientifica, artistica e alla costruzione di comunità attraverso progetti mirati a stabilire un nuovo rapporto tra gli esseri umani e gli spazi atmosferici. 

Open-source, D-I-Y (do-it-yourself) e collaborativa, l'attività di Aerocene ha coadiuvato l'ideazione, lo sviluppo di numerosi progetti e il lancio di sculture aerosolari, dispositivi in grado di librarsi senza alcun tipo di combustibile fossile, completamente alimentati con energia solare. Oltre agli oggetti volanti, l'artista ha realizzato anche voli umani: con Flying with Aerocene Pacha, che si è tenuto il 28 gennaio 2020 presso le distese desertiche di Salinas Grande, in Argentina, l'artista ha portato a compimento oltre vent'anni di ricerche realizzando il primo pallone aerostatico che ha trasportato un essere umano nell'atmosfera, sfruttando esclusivamente il calore del sole e la forza del vento. 

 

Tomás Saraceno (Argentina, 1973) Installazione per il Cortile di Palazzo Strozzi Le sfere che compongono l’installazione sono prototipi di sculture aerosolari in grado di fluttuare intorno al mondo, libere da confini, libere da combustibili fossili. Come una scultura statica, indagano quali tipi di strutture socio‐politiche nomadi potrebbero emergere se potessimo navigare attraverso i fiumi dell’atmosfera, fluttuando senza confini, senza emissioni di carbonio. Courtesy the artist; Andersen’s, Copenhagen; Ruth Benzacar, Buenos Aires; Tanya Bonakdar Gallery, New York/Los Angeles; Pinksummer Contemporary Art, Genova; Esther Schipper, Berlin L’installazione è promossa e realizzata grazie a Fondazione CR Firenze © Photography by Ela Bialkowska, OKNO Studio.


Elemento fugace per definizione, nella visione di Saraceno l'aria, satura di particelle inquinanti, gas e onde elettromagnetiche, è soggetto e territorio dove praticare una nuova ecologia: priva di confini e restituita alla sua purezza, potrebbe tornare a essere un luogo praticato da un'umanità nomade, capace di spostarsi senza vincoli e di progettare nuove regole di coesistenza con l'ambiente naturale e con le creature che lo abitano. 

Se l'immagine degli “uomini volanti” evocata nelle visioni oscilla tra una fantasia fantascientifica e una retrotopia arcaica, Saraceno sostiene il suo discorso grazie a un’enciclopedica messe di riferimenti culturali che spaziano da Buckminster Fuller a Italo Calvino, Bruno Munari, Yona Friedman, Otto Frei e Bruno Latour, e a un’appassionata pratica scientifica che costituisce l'ossatura della sua ricerca multidisciplinare, nella quale convivono saperi diversi quali l'etologia e l'ingegneria, la geometria e l'antropologia, l'aerodinamica e la filosofia. Formatosi a Francoforte con Peter Cook, membro del gruppo d'avanguardia Archigram, la sua ricerca si nutre delle istanze dell'architettura utopica degli anni '60, dalla quale matura l'idea di strutture tecnologiche sostenibili, interattive e modulari, all'insegna di una mobilità libera che superi confini geografici e politici, nonché una visione fortemente immaginifica e sperimentale dell'architettura. L'interdisciplinarietà dei saperi, l'interesse per la dimensione collaborativa dell'opera, l'attenzione all'impatto ambientale e agli effetti del cambiamento climatico fanno di Saraceno un artista-scienziato dal profilo estremamente contemporaneo, la cui matrice si può però far risalire al magistero leonardesco. La scelta quindi di ospitare la mostra a Palazzo Strozzi assume un ulteriore livello di senso che connette strettamente il contenitore e il progetto espositivo, in una città che per contro vive sulla museizzazione del passato e che riserva poco spazio per il contemporaneo.

 

Tomás Saraceno (Argentina, 1973) Installazione per il Cortile di Palazzo Strozzi Le sfere che compongono l’installazione sono prototipi di sculture aerosolari in grado di fluttuare intorno al mondo, libere da confini, libere da combustibili fossili. Come una scultura statica, indagano quali tipi di strutture socio‐politiche nomadi potrebbero emergere se potessimo navigare attraverso i fiumi dell’atmosfera, fluttuando senza confini, senza emissioni di carbonio. Courtesy the artist; Andersen’s, Copenhagen; Ruth Benzacar, Buenos Aires; Tanya Bonakdar Gallery, New York/Los Angeles; Pinksummer Contemporary Art, Genova; Esther Schipper, Berlin L’installazione è promossa e realizzata grazie a Fondazione CR Firenze © Photography by Ela Bialkowska, OKNO Studio.


La filosofa e attivista Donna Haraway formula il concetto di natura simpoietica, ovvero la presa d'atto che l'equilibrio delle forme di vita esistenti scaturisce dalla collaborazione di tutti gli esseri che popolano il mondo. Una visione che si scontra radicalmente con l'idea di un nuovo umanesimo e che si fonda sul kin, la parentela, che mette in secondo piano l'idea della riproduzione della specie a favore delle relazioni tra gli enti della biosfera. 

È proprio il kin che Saraceno persegue nelle opere scelte per la mostra e realizzate in collaborazione con alcune specie di ragni, opere che diventano tasselli di una lunga ricerca di cui possiamo ricordare lavori come Galaxies forming along Filament, like Droplets along the Strands of a Spider's Web, in mostra alla Biennale di Venezia del 2009, o Billions (Working Title) del 2010, installata presso la Bonniers Konsthall di Stoccolma, che riproduce su larga scala la struttura di una tela di Latrodectus mactans. Nelle sue parole a commento della mostra, Saraceno dichiara: “Gli ecosistemi devono essere pensati come reti di interazione al cui interno la natura di ciascun essere vivente si evolve, insieme a quella degli altri. Focalizzandoci meno sull'individualità e più sulla reciprocità, possiamo andare oltre la considerazione dei mezzi necessari per controllare i nostri contesti ambientali e ipotizzare uno sviluppo condiviso del nostro quotidiano.”

 

Haraway individua proprio nel ragno un soggetto ideale di quello che definisce “pensiero tentacolare”: “Per la simpoiesi, il ragno è una figura assai più adeguata di qualsiasi vertebrato su gambe preso da qualunque pantheon. La tentacolarità è sinctonica, lacerata da aneliti, sfilacciamenti e intrecci spaventosi e abissali, da continue staffette e riprese, nelle ricorsività generative di cui sono fatte la vita e la morte”. (Donna Haraway, Chtulucene. Sopravvivere su un pianeta infetto. NERO, 2019, pag 55)

Da tempo Saraceno lavora in “collaborazione” con esemplari di ragni, focalizzandosi sulle caratteristiche e complessità della tela. Al pensiero di Haraway, Saraceno è accomunato anche dall'urgenza di deantropizzare la prospettiva umana. Un paradosso essenziale per costruire un nuovo rapporto con l'ecosistema che assume un valore simbolico all'interno di Palazzo Strozzi, edificio frutto della visione (e della hybris) umanistica. Si tratta con tutta evidenza di un’azione intrinsecamente impossibile da compiersi, ma ciò che può attivare un cambio di paradigma è il tentativo di immaginare un sistema dove l'essere umano non sia posto al vertice gerarchico delle specie viventi, come un sole attorno cui tutto ruota. Saraceno accompagna lo spettatore attraverso un percorso che prova a fornire una tecnologia diversa per approcciare la realtà. Ma come uscire al di fuori della prospettiva umana? L'immaginazione interviene in nostro soccorso, aiutandoci a superare il limite della coscienza di sé. Se non possiamo non pensarci quali esseri umani, e in definitiva è impossibile fare esperienza della vita quale ne può fare un delfino, un elefante o un baco da seta (con una licenza linguistica potremmo definire intrinsecamente impossibile l'esperienza della delfinità o dell'elefantità), l'immaginazione è lo strumento a cui attingere per uscire dalla gabbia antropocentrica. Le installazioni in mostra ci spingono verso questo salto concettuale, a partire da of Web of At – tent(s)ion (2020), che l'artista definisce “sculture ibride intrecciate”. Con queste strutture composte da seta di ragno, fibra di carbonio, vetro e metallo che diverse specie di aracnidi hanno collegato tra loro, Saraceno illustra come la ragnatela rappresenti un'estensione dei sensi dell'insetto e del suo apparato cognitivo e come essa non possa essere separata dal suo creatore. La ragnatela è quindi un habitat, uno strumento per la caccia ma anche comunicativo, sistema percettivo ed estensione sensoriale. Questa ricchezza biologica rimane per lo più celata alla vista degli esseri umani, inariditi da un radicato specismo che relega i ragni nel mondo degli esseri per cui si prova istintivo ribrezzo, mostri delle fiabe o dei racconti dell'orrore.

La scienza però guarda alla realtà con occhi differenti e restituisce ai ragni ciò che è dei ragni, offrendosi come trampolino per un salto carpiato immaginativo che solo l'artista è capace di compiere: Sounding the Air (2020) è un'installazione sonora, un'arpa eolica posta all'interno di una sala illuminata solo da un fascio di luce, dove alcuni fili di tela di ragno fremono per la presenza e il passaggio degli spettatori. Lo spostamento dell'aria provoca una vibrazione che viene amplificata tramite speciali microfoni e produce dei suoni che rendono percepibile all'orecchio umano qualcosa di altrimenti impossibile da sentire. Le vibrazioni della tela rappresentano il linguaggio dei ragni, un linguaggio che si articola in una vasta gamma di suoni (alcuni esempi sono raccolti nel sito di approfondimento Arachnofilia, correlato alla mostra). In questo tentativo di traduzione da una lingua “aliena” a una lingua umana, Saraceno cerca di farci accedere a un piano di realtà più profondo, dove tutto è in relazione: To entangle the universe in a spider/web (2020) consta di tre “coreografie gravitazionali semi-sociali” costruite da esemplari di Nephila inaurata, Nephyla senegalensis, Cyrtophora citricola e Holocnemus pulchei. Attraverso un sistema di scannerizzazione 3d ideato dall'artista e avvalendosi di un laser, l'architettura delle tele viene modulata in tempo reale, rivelando inaspettate similitudini con la rete cosmica, una superstruttura creata dalla gravità che unisce galassie attraverso filamenti di gas e materia oscura e che costituisce lo scheletro dell'universo. Il mondo microscopico delle più piccole creature viventi e quello macroscopico dell'universo si riflettono l'uno nell'altro, rivelando un sistema di interdipendenza e di consonanze che ci conduce inevitabilmente a riconsiderare il nostro ruolo di specie. 

 

Tomás Saraceno (Argentina, 1973), Web of at‐tent(s)ion, 2020 (dettaglio) Webs of At‐tent(s)ion è costituito da 5 teche che contengono ragnatele ibride, che non esistono in natura, sculture intrecciate da diverse specie di ragno a formare un paesaggio fluttuante. Courtesy the artist; Andersen’s, Copenhagen; Ruth Benzacar, Buenos Aires; Tanya Bonakdar Gallery, New York/Los Angeles; Pinksummer Contemporary Art, Genova; Esther Schipper, Berlin © Photography by Photography by Studio Tomás Saraceno.


Soffermiamoci un istante sugli elementi che compongono l'installazione Matter (s) Jam Session (2020): ragno di una specie già presente a Palazzo Strozzi, seta di ragno, fibra di carbonio, raggio di luce, polvere cosmica, polvere terrestre, PM 2.5, PM 10, carbonio nero, vento stellare, software di montaggio 3d, computer, videocamera, altoparlanti, videoproiettore. Buona parte di questi elementi potrebbe a buon titolo riguardare la formula di un incantesimo ospitata da un grimorio. Tecnologia e magia sono sempre più al centro della riflessione culturale contemporanea e Saraceno sembra muoversi con pieno agio tra territori i cui confini tornano a essere sempre più sfumati. Che non si tratti una suggestione peregrina lo si può constatare considerando un altro elemento centrale della mostra, ossia le nove carte divinatorie scelte tra trentatré che segnano le tappe del percorso espositivo, create nel 2018 per la mostra On Air tenutasi presso il Palais de Tokyo a Parigi e successivamente esposte alla 58esima Biennale di Venezia del 2019, nella mostra voluta da Ralph Rugoff You Live in Interesting Times. Nove possibili percorsi, nove futuri che si rendono plausibili in una mantica che interroga un sapere non umano, simbolicamente potente. L'aracnomanzia rimanda al mito delle Moire e al filo che Arianna consegna a Teseo, consentendo all'eroe di superare il labirinto e vincere il Minotauro. Che un filo così sottile componga la trama misteriosa dell'esistente e possa essere fonte di salvezza è metafora e provocazione che invita lo spettatore a riflettere sul legame tra specie esistenti in via di estinzione: i ragni, che nella forma che noi conosciamo abitano il pianeta da oltre 200 milioni di anno, hanno superato già cinque estinzioni di massa si apprestano ora ad affrontare l'eventualità della sesta, che coinvolgerebbe anche il genere umano. È in Particular Matter(s) Jam Session (2018) che questa relazione viene spinta ai limiti del pensabile, grazie a un raggio di luce che illumina le particelle di polvere presenti nella sala, mentre delle videocamere ne registrano posizione e velocità, trasformando i dati in frequenze sonore. Le frequenze investono i fili di una ragnatela mentre le vibrazioni del ragno vengono amplificate da un altoparlante posto sotto la fonte di luce. Dalla combinazione dei movimenti della polvere trasmessi in streaming e di un film della durata di 163.000 mila anni, corrispondente al tempo necessario alla luce emessa dalla Nube di Magellano per raggiungere la terra (la Grande Nube e la Piccola Nube di Magellano sono due galassie nane satelliti della Via Lattea, visibili anche a occhio nudo, ndr), scaturisce Passages of Times (2020). L'alto grado di sofisticazione progettuale corrisponde anche un elemento di poesia: nelle macchine di Saraceno (che, ricordiamo, nel 2009 è stato selezionato come unico artista per l'International Space Studies Program della NASA) la tecnologia trova un equilibrio tra funzionalismo ed estetica come accade nei suoi congegni per il volo, negli esperimenti solari o nelle “orchestre per ragni” e in tutte le sue opere sembra riaffermarsi quel “senso della totalità” che l'estrema specializzazione dei saperi propria dell'età della tecnica ha eroso. 

 

Tomás Saraceno (Argentina, 1973), Passages of time, 2020 La proiezione Passages of Time è una sovrapposizione della polvere trasmessa in streaming da Particular Matter(s) Jam Session (2018) e di un film che dura 163.000 anni, il tempo necessario alla luce emessa dalla Grande Nube di Magellano per raggiungerci. Nell’installazione Particular Matter(s) Jam Session un raggio di luce illumina le particelle di polvere della sala, e le videocamere registrano posizione e velocità delle particelle e le trasformano in tonalità musicali. Le frequenze prodotte dalle coreografie delle particelle di polvere risuonano nei fili di una ragnatela, mentre le vibrazioni prodotte dal ragno nella sua tela vengono amplificate da un altoparlante posto sotto il raggio di luce. Il ragno nella ragnatela è di una specie locale già presente a Palazzo Strozzi. Courtesy the artist; Andersen’s, Copenhagen; Ruth Benzacar, Buenos Aires; Tanya Bonakdar Gallery, New York/Los Angeles; Pinksummer Contemporary Art, Genova; Esther Schipper, Berlin


Ma non c'è solo l'affascinante mondo degli aracnidi a popolare il percorso della mostra. L'altro macro-tema che impegna la ricerca di Saraceno è la relazione con lo spazio e, in una prospettiva più ampia, quello dell'abitare. In quest'ottica, la dimensione eco-sociale guida le speculazioni di Saraceno, mentre le strutture sferiche che abitano il paesaggio della mostra richiamano alla mente le riflessioni di Peter Sloterdijk in relazione al concetto di sfere, globi e schiuma della sua celebre trilogia:

 

“La ricerca del nostro dove è più sensata che mai, poiché essa si interroga sul luogo che producono gli uomini per avere ciò in cui possono apparire ciò che sono. Questo luogo porta in questa sede, in memoria di una tradizione rispettabile, il nome di sfera. La sfera è la rotondità dotata di un ulteriore, utilizzato e condiviso, che gli uomini abitano nella misura in cui pervengono ad essere uomini. Poiché abitare significa sempre costruire delle sfere, in piccolo come in grande, gli uomini sono le creature che pongono in essere mondi circolari e guardano all'esterno, verso l'orizzonte. Vivere nelle sfere significa produrre la dimensione nella quale gli uomini possono essere contenuti.” (P. Sloterdijk, Sfere I. Bolle, Meltemi, Roma, 2009, p. 82)

 

Al di là di una facile suggestione formale, i moduli di Saraceno come Flying Gardens (2020), bolle di vetro soffiato che ospitano esemplari di Tillandsia, una pianta epifita della famiglia delle Bromeliaceae che non presenta radici e assorbe il nutrimento di cui ha bisogno dall'aria,  o la serie Aerographies (2020), nella quale i movimenti degli spettatori fanno scorrere dei pennarelli appesi a dei palloncini, tracciando una mappa della presenza umana registrandone l'influenza sull'ambiente circostante, sono dispositivi che si interrogano sulla relazione delle specie viventi con il luogo e riaffermano la centralità del dove, sia in termini esistenziali che biopolitici. “Dove” è sempre anche “come” e i moduli sospesi di Saraceno rimandano a forme abitative del futuro, a comunità di esseri viventi, ipotesi collaborative. Le strutture di Saraceno provano a superare quella che per Sloterdijk è la condizione presente delle schiume contemporanee, aggregati di sfere: 

 

“Le microsfere coesistenti nella schiuma sono dei microcontinenti [Mikrokontinente] dalla forma autoreferenziale: ciascuno emette una propria immagine del mondo separata dagli altri. Il fatto che queste immagini si somiglino non è tanto dovuto alla fondamentale uguaglianza strutturale delle unità microsferiche, ma al fatto che tutte queste sono nate più o meno durante ondate di processi d’imitazione comuni, e hanno lo stesso equipaggiamento mediatico.

Mentre infatti era il creare un’immagine del mondo comune e condivisa il compito principale dell’impianto macrosferologico, al contrario, la contemporaneità è il luogo in cui non esiste più spazio cognitivo-immunologico condiviso. Bensì è il luogo della solitudine condivisa, della singolarità delle visioni del mondo giustapposte, ma mai messe in comune in modo da creare una Weltanschauung che sia propria di tutto il nostro tempo.” (Antonio Lucci. Peter Sloterdijk, doppiozero libri, 2014). 

 

Potremmo dire che Saraceno compone opera per opera una Weltanschauung nella quale l'abitare in un’era post-fossile non è più soggetta a limitazioni geografiche, politiche ed energetiche, intessendo una silloge di geostorie che ci aiutano a pensare un presente alternativo. Viene superato il dualismo esogeno ed endogeno per approdare a una condizione porosa di correlazione tra gli esseri viventi, un equilibrio olistico che spezzi la condizione di solitudine propria della contemporaneità. Le forme specchianti di Connectome (2020) che compongono delle nuvole geometriche sospese da tiranti, le sfere argentee collocate nel cortile del palazzo, le ombre e la luce solare rifratta nel sistema di Thermodynamic Imaginary (2020) testimoniano un'unione tra aria e terra in un rapporto di reciprocità imprescindibile: “la solidarietà è prerequisito per la sopravvivenza” (dal catalogo della mostra, pag. 154, Sala IV) e quei rapporti comunitari che ci insegnano le piante, con la loro capacità di decentralizzare le funzioni vitali e sopravvivere malgrado la stazionarietà a cui sono vincolate, la consapevolezza dell'aria e della sua influenza sulle popolazioni e gli ambienti, i linguaggi vibranti dei ragni sono oggi alcuni modelli efficaci a cui guardare per ripensare il nostro abitare il mondo. Saraceno prova a dirci che si può vivere sulle macerie della Storia e che un modo diverso di stare con Gaia è possibile, a patto di abbandonare l'illusione dell'autopoiesi e abbracciare l'idea dell'interdipendenza del tutto, sia esso vivente o non.

 

Per approfondire:

Donna Haraway, Staying with trouble. Making Kin in the Chtulucene, Duke University Press Book, 2016

Donna Haraway, Chtulucene. Sopravvivere su un pianeta infetto. NERO, 2019

Federico Ferrari, Haray's Way. Eterogenesi della differenza. 

Antonio Lucci, Sfere di Peter Sloterdijk. Istruzioni per l'uso

Antonio Lucci, Peter Sloterdijk, doppiozero libri, 2014

Peter Sloterdijk, Microsferologia. Bolle.Vol. I, Raffaello Cortina Editore, 2014

Peter Sloterdijk, Macrosferologia. Globi. II, Raffaello Cortina Editore, 2014

Peter Sloterdijk, Sferologia plurale. Schiume. Vol. III, Raffaello Cortina Editore, 2015

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83AQI Free Flight, 48°02’32.9”N 11°11’03.5”E ‐‐ 49°58’22.6”N 16°17’48.3”E A zero‐carbon, aerosolar journey from Hechendorf, Germany to Oucmanice, Czech Republic on Sep. 10, 2019. As part of Aerocene Festival, Olympiaberg, Munich, 6–11 Sep 2019. Together with: Scott Beiben, Camilla Berggren Lundell, Daniel Bürkner, Saverio Cantoni, Andrea Familari, Gwilym Faulkner, Jasper Humpert, Thomas Krahn, Dario Laganà, Alice Lamperti, Sara Mack, Roxanne Mackie, Nan Mellinger, Kerstin Möller, Tomás Saraceno, Rebecca Schedler, Cordula Schütz, Sven Steudte, Débora Swistun, and Erik Vogler. Courtesy Aerocene Foundation Photography by Studio Tomás Saraceno, 2019 Licensed under CC BY‐SA 4.0 by Aerocene Foundation.