All’inizio del ventesimo secolo, un danese immigrato negli stati uniti, Peter L. Jensen, e il suo socio americano, Edwin Pridham, stavano cercando di migliorare le prestazioni acustiche del telefono.

Lo storico W. David Lewis racconta che nel 1910 un parente di Jensen visitò il loro laboratorio e lanciò un’idea. Alle partite di baseball di San Francisco, gli annunci erano proclamati con il megafono da un tizio pittoresco che si faceva chiamare Foghorn Murphy (“foghorn” è la sirena che avverte i naviganti nella nebbia). Se Jensen e Pridham avessero trovato il modo di potenziare i loro dispositivi, non ci sarebbe stato più bisogno di figure come Foghorn Murphy.

I due soci collegarono al ricevitore telefonico la tromba acustica di un vecchio fonografo. Con l’aggiunta di un microfono e un trasformatore, ottennero il primo sistema di amplificazione, che a detta di Jensen produceva «un chiasso di strilli e ululati che spaccava le orecchie e incuteva terrore».

Avevano inventato l’altoparlante. Ne corressero i difetti allontanando il microfono dal ricevitore.

Poi posarono un cavo fino al tetto del laboratorio, dove fissarono la tromba acustica. Pridham parlò nel microfono. Jensen descrisse l’effetto «come una voce che non apparteneva a questo mondo. Se avessi chiuso gli occhi avrei potuto facilmente immaginare un colosso sovrannaturale che stesse gridando dal camino».

Quella fantasticheria di Jensen fu profetica.

 

L’impiego politico dell’amplificazione nei comizi rese gli oratori dei «colossi sovrannaturali». Nel primo collaudo dei due inventori, la voce usciva dal tetto mentre Pridham parlava dal suo laboratorio.

Ma le folle che ascoltarono i loro leader in piazza nei decenni successivi non ebbero bisogno, come Jensen, di chiudere gli occhi e immaginare. Ciò che vedevano mentre ascoltavano era eloquente: c’erano uomini che parlavano su un palco, oppure a una finestra o una balaustra, lì davanti a loro. Avevano corpi di dimensioni ordinarie. Ma la loro voce era immensa. Quella voce colossale incarnava l’enormità del loro potere.

 

Lo storico Gerald A. Shepherd ricorda che il primo discorso presidenziale amplificato dal vivo si tenne nel City Stadium di San Diego, il 19 settembre 1919: erano presenti cinquantamila persone, provenienti da tutta la California del sud. Un pubblico molto vasto, se si tiene conto che la città contava settantatremila abitanti. Thomas Woodrow Wilson stava facendo un tour negli Stati Uniti per sostenere la partecipazione americana alla Lega delle Nazioni. L’anziano e affaticato presidente – che pochi giorni dopo sarebbe stato colpito da un ictus – parlava protetto da un padiglione di vetro, da cui venne rimossa all’ultimo momento la parete frontale, per favorire la visione al pubblico.

«Sorprendentemente – scrive Shepherd – fu riferito che in un primo tempo Wilson, come molti altri oratori convinti che la loro voce potesse raggiungere un uditorio di qualunque grandezza, era riluttante a usare l’amplificazione». Ma poi il presidente, «pallido e teso», parlò per un’ora, «interrotto dagli applausi della folla più grande e più entusiasta mai incontrata nel suo tour».

 

Sopra la testa di Wilson era fissato un doppio microfono a imbuto. La sua voce era amplificata da altoparlanti Magnavox, l’azienda di Jensen e Pridham, che furono installati sul tetto del padiglione e camuffati con bandiere e addobbi. Agli esordi dell’amplificazione elettrica, il debole e provato uomo politico è difeso da un guscio protettivo, e l’apparato che potenzia la sua voce viene parzialmente dissimulato, come qualcosa che non sta bene mostrare troppo. Non si può fare a meno di pensare al Mago di Oz, la fiaba di L. Frank Baum, quando si scopre che il «Grande Mago» non è niente di più che «un vecchietto, calvo e con la faccia rugosa», un «omino» che ammette di avere usato dei «trucchi» e di essere ventriloquo: «So far sentire la mia voce ovunque desidero», confessa alla piccola Dorothy. Qualche decennio dopo, nel celeberrimo film del 1939 con Judy Garland, Oz non è più un ventriloquo: viene smascherato dietro una tenda mentre parla al microfono. Ma intanto, fuori dalle fiabe, nei comizi dei leader, l’amplificazione non è più trattata come un trucco da nascondere.

@ Mara Cerri

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