Merkel verde pisello

Sui siti dei giornali europei da qualche giorno compaiono una serie d’immagini di Angela Merkel dedicate al suo modo di vestire. Ci si diverte a disporre la serie delle giacche del Cancelliere tedesco – taglia forte – seguendo una palette di colori, dal verde pisello al nero, passando per il violetto, il blu, il rosso, ecc.

 

Quello che colpisce gli osservatori è il fatto che la Merkel indossi la medesima giacca varie volte, senza curarsi troppo del fatto di averla sfoggiata in precedenti incontri al vertice, o in altri viaggi nei paesi europei. Di sicuro la Cancelliera non ha alcuna idea di cosa sia lo stile, ma il fatto di riutilizzare il medesimo capo varie volte non è poi così negativo, come invece sembra ai giornali, ad esempio quelli inglesi. Si tratta di una forma di formalità informale che non si cura troppo di quest’aspetto, ma è basata sulla concretezza (e per questo il suo tipo massaia-elegante piace a tanti).

 

Le sue giacche sono in stile tedesco classico, non appariscente, un sottotono. Negli anni Ottanta c’era una marca tedesca di vestiti, la Escada (nata a Monaco nel 1978), che produceva capi simili. Si tratta nella Merkel di una divisa che diventa una non-divisa attraverso l’uso dei colori pastello, secondo una palette tipicamente femminile, che invece un uomo non adotterebbe mai, soprattutto un politico o un uomo di affari. In definitiva, la Cancelliera risolve in forma semplice un problema complesso: come mostrarsi in pubblico.

 

L’eleganza non dunque è per lei un problema. Semmai la cosa interessante è che si tratta sempre di giacche, capo di solito maschile, che accentuano, insieme alla taglia, l’idea di una persona dal forte carattere, decisa, quasi militaresca (si noti il suo incedere quando scende dalle auto ufficiali, i gesti delle mani, la postura e il sorriso appena accennato; ride in modo sommesso, mai forzato). Il colore è senza dubbio la cosa più interessante, ma anche in questo la Merkel segue uno stile che è quello delle donne nordiche, che in genere preferiscono i colori brillanti per via della loro luminosità, là dove, al Sud, s’adottano il bianco, il nero o il beige (nei paesi mediterranei il colore torna solo nei capi di tipo etnico).

 

Forse non è un caso che, come nel viaggio in Grecia, ci si sia soffermati sulla gamma delle giacche verdi della Cancelliera, a partire dal verde pisello. Come spiega Michel Pastoureau, il verde è un colore ambiguo: è il colore della cattiva sorte, ma insieme anche della buona. Nel Medioevo portava sfortuna, ed ha avuto a lungo una pessima reputazione, così da essere assai raro nell’abbigliamento, salvo in quello liturgico. Forse a questo ambito risale la preferenza della Merkel, per quanto il padre, pastore luterano, avrà probabilmente scelto il nero.

 

Se si vestisse di nero – e qualche volta lo fa – tutti penserebbero, con riflesso condizionato, alle divise delle SS. Del resto, ad Atene al suo passaggio hanno bruciato bandiere con la croce uncinata. Viviamo in un passato che non passa mai. Per questo il verde delle giacche di Angela non è poi tanto male.

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