I leopardi di San Pietro

I leopardi di San Pietro sono magistrali nel loro camouflage. Si nascondono dietro un cespuglio a caccia di prede, trasformano rapidamente il ruggito dell’ira in un belato di remissioni. Sono abili in qualsiasi imitazione sonora: sono l’eco del mondo. Ora, dopo gli scandali a ripetizione, e le dimissioni inaudite del pontefice trascorso, ecco a voi il modello brand new, prêt-à-porter e tuttifrutti. Il nuovo si presenta come un articolo utile per i tempi di crisi: ama il look casual, predilige le scarpe consunte, frequenta con un certo trasporto Madonna Povertà. Un bel mutamento di rotta dopo la fashion icon precedente, sempre attenta allo spasimo a ogni singolo e minimo dettaglio del suo abbigliamento firmatissimo.

 

All’ultimo conclave, quando è stato eletto Ratzinger, Bergoglio ha chiesto platealmente ai suoi seguaci argentini di non dare a lui i soldi raccolti per il suo viaggio, ma piuttosto di distribuirli ai poveri. Perfetto: come un Giovanni XXIII per un’epoca cinica e postmoderna. E poi quel nome, beh, è una trovata. Francesco non l’aveva mai scelto nessuno: la linea minoritaria della storia della chiesa che torna di attualità, quindi. Anche questo risuona con i vari slogan intellettuali in voga: una decrescita serena del fasto. E tutti a pensare, date le origini argentine, eppure senza specifiche conoscenze a disposizione, a scenari da teologia della liberazione, sacerdoti sandinisti, prediche accalorate sulla redistribuzione delle terre a chi lavora. E invece viene fuori che Argentina, per il presule di origine piemontese, fa rima con dittatura. Viene fuori un dossier, messo insieme dal radicale giornalista Horacio Verbitsky, che accumula prove e documenti, per un identikit ambiguo, pieno di legami con il potere violento di Videla. Eppure proprio lui ha fatto le proprie scuse al paese per la compromissione della chiesa argentina con il governo assassino.

 

L’immagine che vince, al di fuori dei commenti dei soliti rancorosi, sempre intenti a spaccare il capello in quattro, è però quella, dolcemente affaticata, della ur-comparsa in balcone. Un pontefice che parla a voce bassa, non troppo dogmatico a prima vista (ma le sue carte da visita teologiche sono assolutamente in regola), ma rigido nel suo paese (ha litigato con la presidenta Kirchner sul tema delle unioni gay), è il perfetto nuovo leopardo. Modello delle nevi, perfetto nel camouflage, fin quasi a mimetizzarsi sullo sfondo. Eppure come è ovvio, sempre in tempo a tirare fuori zanne e artigli al momento opportuno.

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