Due o tre cose che so (di lei)
Giacomo Giossi

Giacomo Giossi collabora con riviste e blog.

 

@GiossiGiacomo

23.10.2013

Fondazione Forma va oltre Milano

Dopo la denuncia degli scorsi giorni e le reazioni tra gli altri di Ferdinando Scianna, Roberto Koch presidente di Fondazione Forma, fa il punto sulle prospettive future della Fondazione e sullo stato della cultura in Italia tra insenbilità e molti ostacoli da superare.   Roberto Koch   Fondazione Forma cambia sede, perché?   Cambiamo sede perché ci è impossibile, dopo 9 anni, continuare a garantire il costo dell’affitto dello spazio che - nonostante abbiamo ristrutturato e animato a nostre spese, ampliandone enormemente il valore patrimoniale - l’ATM non intende darci in comodato gratuito. Le nostre risorse sono limitate, le abbiamo investite tutte nella Fondazione, e in questo periodo di crisi è molto difficile...

04.10.2013

Lampedusa: la strage

Strage non è una parola, è uno straccio che sventola dalle home dei quotidiani, una parola che non restituisce nulla e che in particolare in Italia sventa possibili colpevoli, li rende inesistenti, improbabili, impossibili. Colpevolezza e responsabilità mai sono andate così d’accordo da quando le politiche migratorie italiane si sono così volenterosamente piegate a logiche sostanzialmente razziste.   Una lunga fila di morti stesi lungo la banchina di Lampedusa, donne, uomini e bambini. Una lunga inutile fila di morti, gente che non inseguiva un desiderio o una speranza, ma semplicemente cercava una possibilità di sopravvivenza e gli è andata male.   Le vittime sono sempre informate sui fatti: cosa è successo...

18.06.2013

Peter Cameron. Il weekend

La campagna è quella nei dintorni di New York, l’atmosfera è di fine secolo: un weekend, un critico d’arte e il suo nuovo giovane compagno in visita ad una coppia abbiente e non più affiatata, una ricca signora in villeggiatura ospite per la cena. Basta poco per saltare indietro di un secolo, basta la fuga dalla metropoli, l’assenza di telefoni cellulari, niente internet e un profluvio di discussioni esistenziali.   Peter Cameron è tutt’altro che uno scrittore decadente, ma irrimediabilmente decadente è la borghesia che rappresenta, una classe espansa che per esclusiva sopravvivenza ha accolto a sé la diversità, sia intellettuale che sessuale, una classe tollerante per interesse che guarda con nostalgica...

08.04.2013

I fatti di Roth e l’inverno di Auster

Philip Roth è seduto al tavolo davanti alla macchina da scrivere. Lo vediamo attraverso la finestra, rinchiuso tra le sbarre dell’infisso. Inforca un paio di occhiali da vista, una mano sul fianco e una al mento. Un sottile nervosismo sembra attraversarlo, la bocca socchiusa e la mascella in tensione, forse la presenza del fotografo, più probabilmente la rilettura del testo. A prima vista sembra notte, lo fa pensare anche la lampada accesa, in realtà nel riflesso della finestra s’intravede una luce diurna che illumina alcuni alberi. La fotografia è di Bob Peterson e fa parte di una serie che ritrae Philip Roth al lavoro. Siamo nel 1968: l’anno successivo il Lamento di Portnoy lo metterà al centro della scena letteraria americana. Vent...

25.02.2013

Tavoli | Claudio Magris

Più che un tavolo, un mare. Lo sparso ordine delle cose sembra seguire il flusso di onde continue. Non c’è disordine, piuttosto uno sciabordare che supera i confini del tavolo mischiandosi con una cassettiera e sfumando i confini con il pavimento fino al cassetto spalancato colmo di carte e appunti. Una medusa tendente al verde con in corpo un CD lambisce un’agenda e qualche cartolina, mentre una musicassetta e una videocassetta riaffiorano da un passato lontano, da abissi di un archivio imprevedibile. Tre pinzatrici, o piuttosto pesci martello, nuotano compatte vicino allo scoglio di un barattolo Illy nel cui coperchio guizzano graffette come gustosi pesciolini. E poi forbici e francobolli, carte e penne, una scrittura continua dello spazio che si sovrappone...

08.01.2013

Daniel Pennac. Storia di un corpo

Il diario di un corpo e non la sua storia come potrebbe lasciare intendere l’imprecisa e forse più ammiccante traduzione italiana di Journal d’un Corps. Pennac non racconta il corpo, non lo attraversa, piuttosto lo utilizza per quello che è: forma e quindi contenitore di storie, racconti, avvenimenti. La voce narrante, un francese nato negli anni ‘30, decide di lasciare alla propria figlia Lison il diario della propria vita, raccontata dal punto di vista del corpo. Dall’infanzia, alla maturità fino all’agonia, le vicende del protagonista vengono sempre presentate partendo da come il corpo le vive e in alcuni casi le sopporta.   Libro profondamente intimo, Storia di un corpo (Feltrinelli, 341 pagine, Traduzione di Yasmina...