Il piatto piange
Alberto Saibene

Alberto Saibene lavora in campo editoriale. Per il resto è un dilettante. 

10.01.2012

Mangiare in piedi

Indro Montanelli, dopo che gli avevano sparato in piazza Cavour a Milano, confessò più tardi che la sua preoccupazione fu, secondo l’educazione ricevuta, di morire in piedi. Cresciuti in tempi meno eroici (anche se ricordo che la notizia dell’attentato raggiunse dopo pochi minuti la nostra scuola che distava poche centinaia di metri dal luogo dell’attentato), alla nostra generazione è toccata la sorte di mangiare in piedi. Accade tutti giorni nel centro di Milano e, accade, che io sappia, solo in Italia. Provate a bere anche solo un caffè a Zurigo o a Nizza senza dovervi accomodare: impresa molto difficile.   Lavorando a due passi dal Duomo e stufo di panini, toast e pizzette, ma non ancora pronto per ristorantini o trattorie che d...

14.12.2011

In Lessinia

Conoscete i Monti Lessini? Io non li conoscevo e quando in una domenica di tardo autunno, mentre la pianura era avvolta nella nebbia, qualcuno ha proposto di raggiungerli, ero piuttosto perplesso e malfidente, pure delle rassicurazioni che ci venivano dal Rifugio Castelberto, m.1765, Alta Lessinia: “Qui splende il sole! Stiamo preparando la polenta”. Ci siamo avviati in picciol compagnia, risalendo in macchina da Grezzana (dovei si trovano gli stabilimenti di lavorazione del marmo rosso e della pietra della Lessinia, i materiali delle stupende chiese veronesi), Bosco Chiesanuova (patria di grandi sportivi e hometown di Massimo Moratti, ivi sfollato e che sembra tuttora in quella condizione), Erbezzo, per entrare poi nel Parco Regionale dei Monti Lessini, contrafforte delle...

05.12.2011

Molise a tavola

Ero partito per l’interno del Molise con l’acquolina in bocca. Mi ricordavo, dei viaggi passati sia il pesce crudo di Termoli sia alcune leccornie (vulgo: giacimenti gastronomici) che non avevo trovato altrove nel nostro sud. Eppure dopo due giorni di scorribande – conoscete il fascino dei siti di Saepinum o di Pietrabbondante? E le viuzze strette di Campobasso o di Larino? – col mio coéquipier ci eravamo dovuti accontentare di pizzerie napoletane, buone sì, ma insomma altre erano le nostre speranze. Il Molise è una zona ancora appartata di cui non parla quasi mai nessuno – Antonio Pascale vi ha dedicato un libro, Non è per cattiveria, ancora più divagante del solito – figlio di una civiltà agricola e di...

21.11.2011

In Abruzzo

Avrà avuto tanti difetti il compianto “Zi’ Remo” Gaspari, ma le autostrade che collegano l’Abruzzo al resto d’Italia, come già notava Manganelli, sono state una condizione necessaria per la scoperta di una delle regioni più appartate d’Italia. La notorietà di Pacentro, bellissimo borgo conficcato nel Morrone, a qualche chilometro da Sulmona e con la Maiella che incombe alle spalle, è aumentata da quando si sa che i nonni di Madonna, la rockstar di mezza età che di cognome fa, come è noto, Ciccone, vengono da queste parti. E allora servizi televisivi che promuovono improbabili riunioni di famiglia, seguaci di Lombroso che misurano le somiglianze (che ci sono!), hanno dato un po’ di lustro a...

07.11.2011

Buffet de la Gare

  “È proprio vero che in Italia si mangia bene dappertutto” pare abbia esclamato Vittorio Emanuele di Savoia uscendo dal carcere di Potenza. La frase mi è tornata in mente mentre pranzavo al buffet della stazione di Firenze Santa Maria Novella, monumento dell’architettura razionalista, declinazione toscana (capintesta il pistoiese Luigi Michelucci), che continua a stupire per la sua bellezza “streamlined”, da cogliere fin nel disegno dei dettagli (osservate, ad esempio, l’orologio della grande sala da pranzo, ahimè fermo). Si tratta, per me, di architettura e non di design perché frutto di una progettazione integrale (dal disegno della stazione fino agli oggetti d’uso). Sicché, nonostante i numerosi...

31.10.2011

La vera storia di Linus

Pubblichiamo di seguito l’introduzione di Alberto Saibene al libro Storie sparse. Racconti, fumetti, illustrazioni, incontri e topi di Giovanni Gandini ( Il Saggiatore, 2011, € 25.00).   Scarica la copertina.   Leggi la prefazione in pdf.     “Non c’è mai stato bisogno di telefonarsi”, così Anna Maria Gandini ricorda i primi anni della Milano Libri, la libreria che ha fondato nel 1962 insieme a Laura Lepetit, Vanna Vettori e Franco Cavallone. È lì, in via Verdi, accanto alla Scala, che un gruppo di amici comincia a ragionare di libri e fumetti attorno alle novità che arrivano da New York, Londra e Parigi.     Nel 1957 Anna Maria,figlia di Guido Gregorietti,...

30.08.2011

Cantonate di Urbino

L’immagine che porto con me di Urbino è quella di Giovina Volponi che fuma una sigaretta affacciata sulla campagna del Montefeltro. Abbiamo appena terminato di parlare dei suoi ricordi olivettiani (fu segretaria di Adriano per quattro anni) e del rapporto di amore-odio che legava Paolo, il marito, a Urbino. Sipario ducale è il romanzo che racconta meglio la solitudine di una città che i marchigiani non sentono propria e che i chilometri che la dividono dal mare ne diluiscono la romagnolità. Certo attorno al Palazzo Ducale – “città in forma di palazzo” la definisce Baldassare Castiglione - s’aggira ancora il fantasma del Duca di Montefeltro, ma tra il suo tempo e il nostro ci sono secoli di dominio papalino che sono, mi...

08.07.2011

Paraloup

  Paraloup è un borgo di poche case in pietra in valle Stura. Qui il giorno di San Giovanni (24 giugno) salivano dalla pianura i pastori alla ricerca di buoni pascoli, vivendo in povere case di pietra fino a che le prime nevi (siamo a 1.400 metri) consigliavano di scendere verso valle. Nel tardo autunno del 1943 salirono a Paraloup Dante Livio Bianco, Umberto Galimberti, Nuto Revelli, Giorgio Bocca: il confine francese era vicino, ma soprattutto si dominava la valle con un panorama ancora oggi incontaminato. Fu un inverno durissimo ed esaltante come raccontano le pagine di alcuni di loro.   Un luogo simbolo che la Fondazione Nuto Revelli ha scelto come centro della prima edizione del Ritorno ai luoghi abbandonati. Anche perché le case sono state restaurate...

30.06.2011

A Perugia

Chi frequenta i festival che scandiscono l’estate italiana, soprattutto se gli capita di restare per più giorni negli stessi luoghi, non può che constatare l’atmosfera vagamente regressiva che si impadronisce dei convenuti. Una volta accadeva per i congressi, i convegni e le fiere, ora sono i festival che han reso la cultura consumo (facile criticare, ma poi è difficile sfuggire al meccanismo) che rilanciano questo schema inossidabile. I momenti topici, come è noto, non sono tante le conferenze, ma le lunghe ore trascorse nei bar, gli infiniti dopocena e, naturalmente, pranzi e cene. Di solito gli organizzatori s’accordano con gli assessorati al turismo con convenzioni e buoni pasti: è quel che è accaduto per Festarch, il...

10.05.2011

Vinitaly

Pasolini aveva torto? Il dubbio viene dopo una giornata al Vinitaly, la grande fiera del vino di Verona, rappresentazione plastica dell’Italia dei campanili, diviso come è in padiglioni regionali. La cosa che più colpisce dopo una giornata in Fiera è il campionario di facce, una diversa dell’altra: asciutta la toscana, sanguigna e astuta quella piemontese, concentrata come il pugno della mano la faccia dei sardi, etrusca quella umbra e così via. Qui tracce dell’omologazione culturale non sono riscontrabili.   Andare al Vinitaly è, tutto sommato, divertente e istruttivo. È un modo di leggere l’Italia attraverso il vino e anche di preoccuparsi un po’ degli apprenti sorcier che stanno trasformando i vitigni...

28.03.2011

Santa polenta!

Chissà se sarebbe piaciuto al notaio Franco Cavallone il “Santa Polenta”? Io credo di no, non tanto per come si mangia, ma, per un gran borghese come lui, l’idea di bere vino in un bicchiere di plastica, di apparecchiarsi la tavola con posate da pic-nic ai bordi dell’autostrada, l’avrebbe certo infastidito. Da persona di grande educazione, nonché traduttore della classica espressione “Good Grief” di Charlie Brown in, appunto, “Santa Polenta”, non avrebbe fatto mostra di infastidirsi, ma certo i velluti rossi del “Cambio” con il tavolo di Cavour sono un’altra cosa. Venendo da Milano, varcato il Ticino, Torino colpisce perché tutta impavesata di tricolori: terrazzi, balconi, strade e palazzi. Gli...