raccontarci le parole più espressive dei nostri dialetti

 

Scritture

Jean-Luc Benoziglio. Il re di Francia, seguito e fine

Scrivere di un mondo che è per noi definitivamente perduto, raccontare di un secolo che non esiste più, non è cosa affatto facile. Del tutto priva di una sua immagine addomesticata perché non ancora disegnata secondo una rete di rimandi che la renda leggibile al nostro occhio contemporaneo, ogni epoca passata porta sempre con sé, nel momento della sua apparizione in un testo letterario, tutta la radicale estraneità del proprio mondo ris­petto al nostro. Come un naufrago sulla spiaggia, ogni secolo riemerso mostra sempre sul corpo le incrostazioni del mare che ha appena lasciato, immagini, segni linguistici per noi impensabili e che ne fanno, di fatto, un fascinosissimo mostro. Un animale sconosciuto. Ulisse sporco di sale che appare...

Isabella Santacroce. Amorino

Cos’è Amorino (Bompiani, pp. 330, euro 17,50) di Isabella Santacroce? Un romanzo che si sviluppa come un nastro di Möbius: infinito e circolare, sulla cui superficie si avvicendano la scrittura e la vita, la realtà e la finzione, la scrittrice e il personaggio, in un moto vorticoso che suscita impressioni contrastanti: voyeurismo e repulsione, attrazione e disgusto, curiosità e confusione.   La storia, che fa parte di una trilogia intitolata Desdemona undicesima composta da altri due romanzi,  V.M. 18 (Fazi 2007) e Lulù Delacroix (Rizzoli 2010) è ambientata nel 1911 a Minster Lovell, brumoso villaggio inglese dove si rifugiano personaggi ambigui: le attraenti gemelle Annetta e Albertina Stevenson, l’una specchio e ombra...

8x8. Si sente la voce

Se vale la massima galileiana del “discorrere come correre”, il romanzo è una gara di fondo con distanze lunghe e spazi dilatati, che esige uno sforzo prolungato e un continuo adattamento a ritmo e resistenza. Il racconto è invece uno scatto, un lavoro anaerobico che nella breve durata concentra velocità e potenza. È allora fondamentale la partenza, la spinta sui blocchi per ottenere la maggiore propulsione, la lettura d’un fiato; “in ogni caso il racconto è un’operazione sulla durata, un incantesimo che agisce sullo scorrere del tempo, contraendolo o dilatandolo” diceva Calvino.   Così, nella prefazione all’antologia di racconti Si sente la voce (CartaCanta editore, Forlì, 2012, p. 240...

Siri Hustvedt. L’estate senza uomini

La scrittura di Siri Hustvedt è prima di tutto un sistema nervoso. La storia si sviluppa per pulsazioni: gli eventi sono centri d’intensità. Come nei suoi romanzi precedenti, sempre in bilico tra narrazione e saggismo, Hustvedt sviluppa due piani di racconto che in L’estate senza uomini (Einaudi, Torino 2012, pp.160, € 17. Traduzione di Gioia Guerzoni) sono ancor più evidenti: la commedia romantica - un’esplicita citazione di Persuasione di Jane Austen (letto dal gruppo di amiche della madre della protagonista) - e un livello quasi prettamente filosofico che attraverso un montaggio di varie teorie, in testa Alla ricerca della felicità di Stanley Cavell, sviluppa una forma di analisi e di critica del genere della commedia romantica...

Eugenio Baroncelli. Falene

Il titolo del libro di Eugenio Baroncelli, Falene (Sellerio, 281 pp., 14 €), coincide con quello che Virginia Woolf aveva originariamente previsto per il suo romanzo Le onde: la sensibilità dell’autrice era stata infatti colpita dal dibattersi disperato di una falena contro il vetro della sua finestra, nel tentativo di resistere alla morte; essa sembrava rappresentare, in modo puntuale e semplice, la tragicità e l’assurdità della vita, nel breve tempo che le è concesso di durare. Baroncelli, con la sua opera, prova a riguadagnare questo sguardo presentandoci 237 biografie della lunghezza media di una “leale paginetta”, di personaggi più o meno celebri che hanno saputo stimolare, con i loro movimenti disperati e scomposti,...

Andrés Barba. Agosto, ottobre

Tomàs è in vacanza con la famiglia al mare, il suo sarà un agosto torrido e complicato, fatto di nuove amicizie e brutali violenze, paure e improvvise fughe verso un’età adulta quale ultimo rifugio possibile. Nel tentativo di quietare le continue eccitazioni sessuali alternate a repentini sensi di colpa, Tomàs vive uno sdoppiamento tra la propria vita individuale complicata e ricca di sensazioni e la propria vita sociale pulsionale e inconsapevole: un nuovo gruppo di amici, la prima esperienza sessuale e l’appartenenza ad un branco come segno di una conquistata virilità.   Andrés Barba (Agosto, ottobre, Mondadori, 129 p., € 10,00, trad. di Matteo Colombo) delinea i caratteri di un adolescente contemporaneo con la...

Marco Ercolani. Turno di guardia

Marco Ercolani è psichiatra e quindi non sorprende che la follia occupi un posto rilevante nel suo lavoro di scrittore e critico. Sorprendono invece la varietà dei modi in cui il suo rapporto di medico e artista con essa è stato declinato e la molteplicità delle forme che ha assunto: mai come ambiente, fonte di storie o serbatoio di personaggi o aneddoti, ma sempre spazio mutevole indagato al limite, in bilico sul filo tra follia e opera, esperienza e studio, malattia e sintomo, persona e paziente, cercando di preservare a ciascun corno della dicotomia la sua specificità e autonomia, il rispetto per la voce che gli è propria e insieme la possibilità di un passaggio dall’uno all’altro: ponte, porta, segno, empatia. Vale a...

Erlend Loe. Saluti e baci da Mixing Part

Telemann ha un solo unico pensiero, il teatro. Pensarlo, pensarlo e pensarlo ancora. E forse un giorno scrivere un lavoro teatrale. Nel frattempo si isola ogni volta che può tentando di ridurre ogni sua nevrosi a questo unico pensiero che gli permetterà prima o poi di diventare un vero e proprio uomo di teatro. La moglie di Telemann, Nina, tende invece a voler badare ai figli e ad esplorare le montagne attorno a Garmisch, dove la famiglia ha scelto di passare le vacanze. Ogni tanto cerca attenzioni da Telemann, ma tutto questo può avvenire nel ristretto spazio disponibile tra un pensiero e l’altro sul teatro. Erlend Loe scrive una storia di fallimento e consolazione che ha come centro la famiglia medio-borghese di Telemann e le sue continue fughe dalla realt...

Suse Vetterlein. Amorizzazioni

Nel romanzo Amorizzazioni (Verbavolant Edizioni, pp. 229, euro 13) di Suse Vetterlein accadono fatti strani. All’inizio, nel paese di Alpo, tutto va a gonfie vele: i prati sono in fiore, il sole splende luminoso, gli uccelli cantano nel cielo, la Ciocchindustria è fiorente e  gli alpigiani - sgrammaticati esperti di grammatica - si nutrono di cioccolato e allucinogeni. Il migliore dei mondi possibili direbbe ironicamente Voltaire. Forse.   Poi il pentagramma si attorciglia e la musica cambia:  le mucche smettono di ruminare e diventano “postmoderne”, gli asini iniziano a scioperare, l’economia si blocca e per giunta Maidy, la protagonista dalle lunghe trecce bionde, non suona le campane una volta all’ora, bensì al ritmo del...

Matteo Galiazzo. Sinapsi

C’è un libro di Vila-Matas, Bartleby e compagnia, in cui lo scrittore catalano passa in rassegna quelli che definisce gli “scrittori del NO”, ovvero coloro che, come lo scrivano di Melville, a un certo punto decidono di abbandonare la pratica della scrittura. I motivi sono molti: dalla constatazione dell’insufficienza del linguaggio al desiderio di liberarsi in un solo colpo sia dell’angoscia della scrittura che delle cattive maniere dei colleghi letterati, fino alla sacrosanta affermazione di Oscar Wilde, per cui “non fare assolutamente niente è la cosa più difficile del mondo, la più difficile e la più intellettuale”. Ecco perché di questa raccolta di scritture disperse su riviste varie e “...

Laura Liberale. Madreferro

Madreferro (Gruppo Perdisa Editore, 154 pp., 10 €) è il diario di una discesa infera verso le origini, il tentativo di saggiare il potere euristico del romanzo per spezzare la tradizione, disinnescare anatemi e rielaborare in prosa il trauma della morte. È anche il diario di un eterno ritorno, la terra che chiama a sé perché ha bisogno dei propri figli e perché tiene in grembo i propri morti. Sono passati sette anni da quando Laura ha lasciato Fabrica, il paese natale, dopo la morte accidentale dei genitori. Un congedo di sei mesi all’università la riporta nel luogo d’origine, per fare i conti con l’abbandono e il senso di colpa, con un passato che non lascia scampo e lambisce pericolosamente il presente con esalazioni...

Michela Murgia. L’incontro

Nonostante il titolo (L’incontro, Einaudi, pp. 112, € 10) l’ultimo libro di Michela Murgia è un susseguirsi di scontri: scontri culturali, scontri fisici, emblematici e verbali. Il protagonista è Maurizio, un ragazzino che vive in una sperduta campagna sarda, i cui giochi solitari di anno in anno vivono una dispiegante e liberatoria parentesi estiva nella casa di paese dei nonni, a Crabas. Lì i coetanei, le bande, le corse in bicicletta, le amicizie profonde danno sollievo alle costrizioni di una vita in solitudine. Il primo incontro-scontro è linguistico e sarà lo scheletro dell’intero racconto: l’“io” di Maurizio, del bambino “educato dalla solitudine a diventare per sempre l’unica misura di se...

Julian Barnes. Il senso di una fine

Il senso di una fine è una storia tipica, quasi classica, di amore e passione, nulla di nuovo, ad eccezione del punto di vista della voce narrante, Tony Webster, probabilmente la persona più inadatta per raccontarla. Diviso in due parti, il romanzo racconta prima la formazione, il gruppo di amici e l’amore di Tony Webster, e solo dopo il senso di tutta quella storia, incompresa dai suoi stessi protagonisti.   Julian Barnes compone con una scrittura elegante e con la sua consueta ironia la storia di una generazione cresciuta negli anni Sessantadella swinging London: liberazione sessuale, fuga dalla famiglia e viaggi in autostop contrastano con un’educazione rigida e autoritaria, con abitudini che soprattutto in provincia sono durissime da scalfire e con...

Luigi Farrauto. Senza passare per Baghdad

Senza passare per Baghdad (Voland, pp. 192, € 13) è come una camera oscura. Un narratore-fotografo-demiurgo ricostruisce sulle fotografie stese al buio l’itinerario che unisce sulle mappe sentimentali e ferroviarie Milano a Damasco.   Una larga panoramica racchiude tutte le camere oscure dentro una città che si spegne, una corsa in bicicletta contro il tramonto e le promesse di viaggi da iniziare. L’obiettivo si stringe poi sui mezzi primi piani di Alex e Jari, campo e contro campo ma in soggettiva, due diari autobiografici e fotografici in parallelo.   È la storia di un’amicizia antica e controversa, che si nutre di assenza, di attese e di contraddizioni.   Alex è un modello manista, fotografo per diletto...

Andrea Mochi Sismondi. Confini Diamanti

Il volto ruvido di una donna rom ci guarda dalla copertina. La carnagione è scura, la pelle segnata e gli occhi scavati; indossa un gilè di lana verde sopra un maglione grosso che lascia intravedere una t-shirt; cerchi d’oro alle orecchie, i capelli nascosti da una stoffa bianca e tra le dita della mano, magra e vecchia, una sigaretta.   Quando chiudi il libro ti sembra di poterle darle un nome, come se ti fossi conquistata una insolita familiarità, seppur precaria; sei sicura di averla sentita chiedere le anelle e raccontare come i bambini devono essere fasciati stretti, appena nati, per evitare che diventino storpi.   Confini Diamanti. Viaggio ai margini d’Europa, ospiti dei Rom (Ombre corte, pp. 254, € 20) racconta il viaggio...

David Vann. Da dove vengono i sogni

L’isola di Caribou in Alaska in cui costruire un capanno con le proprie mani inseguendo più i propri rimpianti che i propri sogni, una famiglia esplosa da cui ognuno fugge in cerca di un riparo, una terra ostile e di ghiaccio quale terreno ideale per una resa dei conti che non vedrà alcun vincitore, ma solo l’azzeramento di un destino privo di ogni possibile felicità.   David Vann non ha scritto un capolavoro e non è probabilmente nemmeno paragonabile a Cormac McCarthy, come scrivono gli strilli giornalistici pubblicati sulla quarta di copertina del volume; tuttavia racconta con non poca bravura ed efficacia una storia ai margini del successo. Tre passi dopo Jonathan Franzen, i protagonisti di Vann vivono pienamente un fallimento senza...

Andrea Cortellessa. Narratori degli Anni Zero

A dispetto di ciò che si potrebbe pensare di un’antologia, il poderoso volume Narratori degli Anni Zero (numero triplo della rivista L’illuminista, Ponte Sisto, pp. 704, € 30), curato da Andrea Cortellessa, non è solo una fotografia dello stato attuale del genere romanzo in Italia. È qualcosa di diverso: un flusso ininterrotto di testi e riflessioni critiche, dalla cui prossimità scaturisce l’impressione di un moto perpetuo.   Il saggio introduttivo è il vero motore dell’antologia. I modelli da cui Andrea Cortellessa trae ispirazione e da “mis-interpretare”, come direbbe Harold Bloom, sono due: il volume curato da Angelo Guglielmi nel 1981 dal titolo programmatico: Il piacere della letteratura. Prosa...

Emanuele Trevi. Qualcosa di scritto

Qualcosa di scritto è il titolo dell’Appunto 37 di quello stranissimo prodotto letterario che è Petrolio di Pier Paolo Pasolini, che insieme al film Salò e le 120 giornate di Sodoma costituisce l’ultima traccia tangibile dell’esistenza dello scrittore, una sorta di “indizio” che sembra offrirsi ai lettori come la pronunciazione sibillina di un oracolo.   Qualcosa di scritto è anche il titolo del romanzo di Emanuele Trevi (Ponte alle Grazie, pp. 224, 16,80 €), un testo singolare nel quale l’autore, sullo sfondo di una vicenda autobiografica tenta, proprio come un aruspice, di interpretare Petrolio come se si trovasse di fronte al cadavere di PPP, come se dall’analisi delle mutazioni del corpo dello...

Alix Kates Shulman. Il senso dell’amore

Dopo vent’anni di matrimonio la vita improvvisamente cambia per Alix Kates Shulman, romanziera, saggista e una delle storiche femministe americane, il marito cade da un soppalco, non muore, ma riporta gravi danni neurologici. Non una scomparsa quindi, piuttosto un’assenza. La convivenza si modella in una nuova forma, come in una vita parallela in cui il marito è in grado di ricordare il passato, ma è incapace di accumulare nuovi ricordi. Qui non è il passato una terra straniera, bensì il presente.   Il senso dell’amore (Einaudi Stile Libero/Extra, 2012, pp. 212, € 17) non è la via crucis di una donna in perenne sacrificio, ma la storia di una passione amorosa che nemmeno la menomazione di uno dei due è in grado di...

Le poesie animate di Billy Collins

Una poesia disanimata sembra un ossimoro, una contraddizione intermini. Una poesia non può non avere un’anima; magari è nascosta, ma ce l’ha. Allora a volte succede che per farla venir fuori certe persone prendono la poesia e la spiegano, le tolgono le pieghe, l’appiattiscono. Insomma: la spianano passandole sopra il ferro da stiro della spiegazione. Così l’anima (che ha a che fare con il vento, con il greco ànemos) scappa via, e sull’asse da stiro o sul banco di scuola restano le parole inanimate, prive del soffio vitale che le riempiva, che dava loro spessore, che le rendeva casse di risonanza che suonavano in armonia, con i loro ritmi e i loro respiri. Dopo il trattamento, le parole giacciono inermi, sotto vuoto: brandelli di un corpo fatto a pezzi, sul tavolo dell’anatomista.  ...

Bruno Osimo. Bar Atlantic

Il Bar Atlantic (Marcos y Marcos, 320 pp., 15 €) è il bar dell’Esselunga, un bancone circolare lucido di piastrelle blu oltremare; un approdo rassicurante per camerieri, commesse, magazzinieri e clienti abituali. Un non-luogo che del porto ha il nome oceanico, il viavai stanco e operoso e la confusione creativa di sonorità familiari e inusuali. Qui Bruno Osimo ha messo a punto il suo romanzo e qui il suo protagonista siede a un tavolino d’angolo: un caffè americano e il laptop acceso nelle pause sospese tra le tante vite incompiute che compongono la sua precaria unità. Adàm è israeliano, dottore in lingua e letteratura ebraica, ha trentacinque anni e cinque contratti in cinque università differenti; ha una casa a...

Colette. Prigioni e paradisi

Prigioni e paradisi (Del Vecchio editore, pp. 208, € 13) non è semplicemente una raccolta di abbozzi, racconti brevi o note. Colette è nell’occhio delle cose, i suoi scritti sono fatti di un insieme di frammenti sensibili, la biografia, il corpo, l’arte culinaria che si mescolano tra di loro. Colette modella con maestria il senso dell’esistenza, quel raro momento nella vita che è pienezza, quel frammento che ogni cosa fa risplendere.   Libro vitale eppure docile, irrazionale e icastico, in poche righe definisce un mondo dandogli forma e contenuto attraverso brevi annotazioni biografiche su Chanel o Landru, o descrivendo minuziosamente un pranzo marocchino. Ogni parola assume un odore, un gusto. Il lettore annusa e si sazia di una...