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Gli amici di Bernhard

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Annemarie Schwarzenbach: dalla parte dell'ombra

“Forse ho un destino. Forse è vicino e lo ignorerò”, lasciandolo volare via tra la polvere che le ruote della Ford fanno alzare in aria, su una strada qualunque di un paese qualunque, su un tempo eterno e immobile come quello dell'altrove.   Nel 1929, quando Annemarie Schwarzenbach scrive queste parole – tratte da La notte è infinitamente vuota – il destino le sta ancora strizzando l'occhio: un destino roseo, in tinta con lo sfarzo borghese della sua famiglia, una delle più facoltose della Svizzera di quegli anni. Figlia prediletta di Renée Schwarzenbach-Wille – discendente dei Bismarck – con la quale Annemarie avrà sempre un complicato rapporto simbiotico, la giovane cresce sotto l'egida padronale della madre, che la vuole sana, sportiva e tenta in ogni modo di allontanarla dalla sua passione letteraria. Ma la “padrona di Bocken” – come Erika Mann definirà ironicamente Renée – non ci riesce, non ci può riuscire, nemmeno organizzando eventi mondani con i più grandi artisti dell'epoca – da Arturo Toscanini, a Richard Strauss...