AUTORI
Arianna Salatino
04.06.2016

Cancellarsi da Facebook. Anzi, no. / Ci stiamo stancando dei social network?

Sempre più spesso capita di leggere sulle nostre bacheche Facebook status di amici che annunciano di voler abbandonare il social network, lamentandosi del troppo tempo che ci passano, dell’inautenticità di alcuni rapporti, della superficialità con cui vengono trattate certe questioni, della faziosità delle notizie. Dell’odio gratuito sollevato da dibattiti, spesso ridotti a cori da stadio in cui ognuno giura di saperla lunga. Altri semplicemente spariscono e basta, qualcuno proclama di essere sul punto di farlo ma poi rimane lì (la solita vecchia storia: mi si nota di più se resto o se me ne vado?).   Stando ai dati più recenti, la pubblicazione di post relativi alle nostre vicende psichiche è in calo, e condividiamo sempre meno fotografie personali. La funzione "Accadde oggi"...

01.01.2016

Accadde una notte. Dialogo con Vito Zagarrio

A. S.- Accadde una notte è una delle commedie più felici del cinema classico oltre che uno dei film più ottimisti e fortunati di Frank Capra, il regista che ha meglio incarnato il Sogno Americano e lo spirito ricostruttivo del New Deal. La speranza, i buoni sentimenti, i piccoli gesti di eroi quotidiani immancabilmente premiati dal lieto fine: sono questi i temi che il cinema di Capra generalmente ha evocato. Tu invece hai insistito a lungo per una contro-lettura di Frank Capra – un Capra “malgrado lui” – scardinando i luoghi comuni del “capracorn” e andando oltre il sentimentalismo di facciata e la retorica reazionaria e populista solitamente associata al suo nome. L’ottimismo, in Capra, spesso è solo apparente,...

13.12.2015

L’irrinunciabile dolore del racconto

Non è mai troppo tardi per leggere Karoo, il solo romanzo dello sceneggiatore hollywoodiano Steve Tesich, pubblicato postumo nel 1998 e comparso in Italia per Adelphi (traduzione di Milena Zemira Ciccimarra) soltanto l’anno scorso. Soprattutto oggi che si parla di storytelling un giorno sì e l’altro pure, e raccontarsi è diventato così importante che ci affidiamo ai social media manager. Ognuno rivendica la propria storia, la propria autorialità, e siamo pronti a urlare al plagio se qualcuno su Facebook ci ruba una battuta. Raccontabili come oggi non ci siamo sentiti mai. Karoo invece è un uomo che la sua storia non la rivendica, la subisce. Comincia con l’esserne l’artefice – il narratore perfetto – finisce col...

01.06.2015

De Benedetti. La situazione è grammatica

La prima cosa che si prova dopo aver letto il libro di Andrea de Benedetti uscito da poco per Einaudi (La situazione è grammatica. Perché facciamo errori. Perché è normale farli) è un gran sollievo. Intanto perché il tono è ironico ma le questioni sono serie, così scopriamo che la grammatica non è così respingente come certi manuali di scuola elementare volevano farci credere (basta dare un’occhiata al sito dell’Accademia della Crusca per accorgersi che linguisti e lessicografi sono gente che non si annoia). E poi perché l’autore restituisce a ogni singolo parlante qualcosa che gli spetta di diritto e che fa di lui un individuo irripetibile e unico: la libertà di sbagliare (esiste...

15.08.2014

Aiuto, non mi funziona Yahoo! Answers

Quand’ero piccola, come ogni bambino, ero convinta che mio padre sapesse tutto. Papà, perché le foglie sono verdi? e che significa radice quadrata? ma gli eschimesi esistono? che cosa sognano gli animali? perché non si possono fabbricare più soldi per tutti? E così via.   Poi è arrivata l’adolescenza, intorno le cose continuavano a complicarsi e i perché non mi davano pace. Erano gli anni Novanta di Cioé, il famoso giornaletto che riempiva le camere di noi ragazze con poster, adesivi vari e gadget colorati, ed era proprio la posta di Cioè, in quegli anni irripetibili di curiosità, trasformazioni e turbolenze a rassicurare una generazione di piccole lettrici afflitte da dubbi atroci sul loro aspetto...

16.05.2014

Abbiamo davvero già visto Hiroshima?

Pensavamo di trovare soltanto ottantenni in sala, e invece…» dice sorridendo la signora seduta alla mia sinistra, mentre prendo posto. E invece ci sono anch’io, che Hiroshima mon amour l’ho visto per la prima volta dieci anni fa, e lo rivedo oggi pensando che chi ha ottant’anni adesso, aveva all’uscita del film, nel ’59, più o meno la mia stessa età.   Ma non sono la sola ad avere meno di ottant’anni, in sala. Chi sono questi altri giovani spettatori seduti vicino a me? Anche loro sono qui per rivedere il film di Resnais, oppure non sanno ancora niente di Hiroshima? Ma poi, abbiamo davvero già visto Hiroshima?     «Non, tu n’as rien vu à Hiroshima», sono le parole che Eiji...