AUTORI
Gianni Montieri
23.09.2019

Archivi / Valeria Luiselli, Archivio dei bambini perduti

“La storia che voglio raccontare è quella dei bambini che sono scomparsi, le cui voci non possono essere più udite perché sono andate perdute, forse per sempre. Forse, come mio marito, vado anch’io a caccia di echi e fantasmi. Soltanto che i miei non si trovano nei libri di storia e nemmeno nei cimiteri. Dove sono i bambini perduti? E dove sono le due bambine di Manuela? Non ne ho idea, ma so una cosa: se voglio trovare qualcosa, qualcuno, se voglio raccontare la loro storia devo cominciare a cercare altrove.” Archivio è una parola stupenda, me ne piace il suono, mi piacciono le altre parole a cui rimanda: arco, architettura, architrave. Un altro modo di definire archivio è con l’uso del termine scriniàrio (scriniarius, scrinium e quindi scrigno). L’archivio è dunque anche uno scrigno,...

07.09.2019

Sopravvivere / Andrés Neuman, Frattura

“A terra le cose giocano a modo loro. Guadagnano una piastrella, aspettano il proprio turno, si arroccano. Le correnti generano mulinelli, disordini microscopici. Un foglietto trascina il suo origami fallito. Il gelato che si scioglie sulla panchina è stato rotondo. Un accendino dà fuoco alle polveri che passano. Accanto alle macchinette, un paio di auricolari rimpiange le proprie orecchie. È appena caduto dai pantaloni del signor Watanabe, mentre si frugava nelle tasche e si recava infastidito a comprare il biglietto. Quando il suolo smette di essere suolo, gli auricolari cominciano a serpeggiare in mezzo ai passi: un fuggifuggi in stereo. L’accendino rimbalza, invoca la propria fiamma. La pallina di gelato allarga la sua ombra. Il foglietto allenta la pressione, dispiegando un testo che...

20.07.2019

Fiction e memoir / Nona Fernández, Fuenzalida

«Una fotografia è sempre incriminante. Quello che sospettiamo viene dimostrato in modo irrefutabile se compare in una foto.» Fuenzalida (Gran Via, 2019, traduzione di C. A. Montalto) è composto da tre livelli, stratificati, mischiati, Nona Fernández gioca su tre diversi piani narrativi. Ogni piano è reale, ogni piano è inventato. Il primo strato è la storia che sta in maggior rilievo: una donna separata vive con Cosme, il suo bambino, suo marito se ne è andato quando il piccolo aveva solo un anno. La donna, la nostra narratrice, di lavoro scrive sceneggiature per telenovelas. Lei e Cosme vivono a Santiago del Cile. Una sera tra i rifiuti trova una vecchia foto, quasi cancellata dal tempo, in quel ritratto sbiadito – un uomo in kimono nero – crede di riconoscere suo padre, Fuenzalida. Di...

14.06.2019

Abbiamo imparato abbastanza? Siamo stati felici? / Cory Taylor, Morire

Questo memoir comincia così: «Un paio d’anni fa ho comprato un farmaco per l’eutanasia su un sito web cinese. L’alternativa è andare in Messico o in Perù e procurarselo da un veterinario. A quanto pare, basta dire che devi abbattere un cavallo e te ne vendono quanto ne vuoi. Puoi prenderlo lì a Lima, nella tua stanza d’albergo, e allora sarà la tua famiglia a doversela sbrigare col rimpatrio della salma, oppure puoi nasconderlo in valigia per dopo. Io non volevo assumerlo subito e non ero in grado di viaggiare fino in Sudamerica, quindi ho scelto l’opzione Cina.» Un paio d’anni prima dell’acquisto del farmaco, deve essere circa il 2013, è il periodo in cui Cory Taylor prende consapevolezza del fatto che le manca poco, non c’è speranza, il cancro la stroncherà. Ha già avuto più interventi...

27.05.2019

Viaggiare / Olga Tokarczuk, I vagabondi

«Volo da Irkutsk a Mosca. Si decolla da Irkutsk alle otto del mattino e si atterra a Mosca alla stessa ora – otto del mattino dello stesso giorno. Questo è il momento esatto in cui sorge il sole, quindi si vola per tutto il tempo all'alba. Si rimane in questo singolo istante, grande, tranquillo, espanso come la Siberia. Dovrebbe essere il momento per la confessione di un'intera vita. Il tempo scorre all'interno dell'aereo, ma non fuoriesce all'esterno.» Il viaggio è una luce sempre accesa, è un’ansia, è una ricerca, il viaggio è la solitudine estrema e il suo contraltare. Il viaggio è una persona che ne incontra un’altra, il viaggio è la storia personale che si mescola a quella degli altri. Il viaggio è un odore, una vaga speranza, è una possibilità da rinnovare ogni giorno. Il viaggio è...

07.05.2019

Conflitti / Chris Offutt, Mio padre, il pornografo

“«Scusami», disse. «Come sarebbe a dire?», risposi. «Non sapevo di averti dato un’infanzia così terribile da farti diventare uno scrittore».” Un uomo muore di cirrosi epatica, il suo nome è Andrew Jefferson Offutt, è sposato e ha quattro figli. Due maschi e due donne, tutti tornano a casa, in Kentucky, per i funerali. Il primogenito si chiama Chris ed è lo scrittore straordinario che abbiamo imparato a conoscere con Nelle terre di nessuno e Country dark, entrambi editi da minimum fax e tradotti da Roberto Serrai; ed è grazie al suo talento e alla sua determinazione che veniamo a conoscenza di una storia molto particolare, quella di un uomo chiuso, molto riservato. Andrew ha sempre parlato poco con i figli, si è barricato nello studio ricavato in casa per anni, ha amato con devozione la...

03.04.2019

Linee di destino / Jaume Cabré, Quando arriva la penombra

Lo scrittore spagnolo Eduard Márquez ha intitolato un libro Ventinove racconti in meno (libro non ancora edito in Italia), titolo significativo che allude agli scarti, ai racconti rimasti fuori dalla raccolta. Jaume Cabré lo cita in postfazione al suo splendido Quando arriva la penombra (La nuova frontiera 2019, trad. di Stefania Maria Ciminelli) spiegando le modalità con cui è arrivato a scegliere le storie raccolte nel libro. Chiama i racconti i sopravvissuti; per far funzionare il meccanismo di inclusione delle storie è necessario lasciare da parte qualcosa, ciò che ci convince meno, ciò che non ci pare suoni bene nel complesso di quel che si vuole andare a narrare. Cabré dice poi delle aggiunte e dei tagli, naturalmente, ma ciò che è più interessante è quel che scrive appena prima:...

22.03.2019

Il viaggiatore, Prima del buio / Prima della guerra

Le guerre cominciano molti anni prima dello scoppio, parola che da sempre usiamo per fotografare l’istante in cui si sparò il primo colpo, cadde la prima bomba, ci furono le prime vittime. Scoppio, che se isolata fa pensare a cose che riconducono al gioco, lo scoppio di un pallone, o a piccoli disagi come quando si buca una gomma dell’auto. O: la guerra è esplosa tal giorno; ma esplosi Christa Wolf lo diceva dei ciliegi a primavera e dopo il disastro di Chernobyl, nel suo Guasti (edizioni e/o) scrive:    «Un giorno, di cui non posso scrivere al presente. I ciliegi saranno fioriti. Io avrò evitato di pensare: esplosi; i ciliegi sono esplosi, come ancora l’anno prima potevo non solo pensare ma anche dire senza esitazione, pur se non più con l’assoluta consapevolezza di una volta...

08.02.2019

Nella testa di qualcuno / Alexander Masters, Una vita scartata

La premessa di questa storia è semplice e insolita allo stesso tempo. A Cambridge, in un cantiere edile, in una zona che è ormai solo un ricordo di un frutteto, vengono ritrovati in un cassonetto 148 diari, migliaia di pagine di una scrittura fitta e, apparentemente, senza pause. Una sorta di corsa a perdifiato insieme alle parole. Il caso vuole, siamo all’inizio degli anni duemila, che a ritrovarle siano due ricercatori, che sono anche amici cari e collaboratori dello scrittore e biografo Alex Masters (già noto ai lettori italiani per Stuart. Una vita al contrario, Fazi e Un genio nello scantinato, Adelphi). Si tratta di circa duemilacinquecento parole al giorno, scritte tutti i giorni, senza mai che un giorno venga saltato. I diari vanno dal 1952 al 2001, in pratica una vita intera....

14.01.2019

Luigi Bernardi, L’intruso

"Per esempio, io non mai visto un supereroe in vita mia. Ma non ho perduto la speranza." Luigi Bernardi mi parlò dell’idea di questo romanzo poco dopo aver cominciato a scriverlo. Mi accennò al fatto di voler raccontare gli anni del lavoro fatto nell’editoria, degli anni delle riviste e dei fumetti. Mostrare, in definitiva, quello che era stato, di come fosse andata. Una delle frasi che ripeteva spesso era: “Le cose vanno come devono andare” e così è accaduto. Sono andate che in mezzo al libro in scrittura e alla vita è arrivato il cancro. Rapido, devastante e, purtroppo, senza scampo. La strada del libro si è modificata, è diventata più tortuosa, non si è accorciata ma è cambiata. La bravura di Bernardi ha fatto in modo che la malattia non chiudesse il percorso di scrittura ma che lo...

01.12.2018

Tommaso Pincio. Il dono di saper vivere

«[…] sicché l’immagine di uomo sbagliato e maledetto, incapace di convivere con i suoi simili senza ficcarsi in un qualche pasticcio, si è tramandata nei secoli, fino alla metà del Novecento, quando Bernard Berenson, insigne studioso, scrisse un breve quanto non benevolo saggio su di lui nel quale si dice che, tra i molti doni che aveva, gli mancava quello di saper vivere.» Lui è Caravaggio, chi parla è il protagonista che una frase più avanti dichiarerà di essersi domandato per tutta la vita se difettava anch’egli del dono di saper vivere. Per il Gran Balordo si trattava di una macchia in un mare di talenti mentre per il narratore la sua è una macchia in un mare di macchie.  Chi è il narratore?  Il protagonista di Il dono di saper vivere di Tommaso Pincio (Einaudi, 2018) è un...

20.10.2018

Cinquant’anni di canzoni italiane d’amore / Romantic Italia

Lucio Dalla una volta ha detto: “Le canzoni poi sono una cosa minima ma quando ti agguantano …”. Lo disse durante il concerto Work in progress raccontando la commozione e l’invidia che provò ascoltando per la prima volta Santa Lucia di De Gregori. Dalla parla per un paio di minuti – se dovesse venirvi voglia di cercare il video su youtube non lo trovereste più, purtroppo, ed è un peccato, perché Dalla sapeva anche raccontarla oltreché cantarla – e riesce a portarci dentro quel pezzo in una maniera unica. Lucio, ascoltatore in quel momento, come tutti noi, dovette accostare la macchina e fermarsi perché la canzone lo aveva agguantato. “Se fossi uno stronzo vi direi che ho pianto, ma siccome sono uno stronzo ve lo dico”. Questo frammento mi è tornato in mente appena ho cominciato a leggere...

16.10.2018

Speciale Aqua / Qualcuno e i suoi passi

Qualcuno e i suoi passi dentro il suono che fa l’alba una specie di rumore una sorta di stupore un momento dopo l’altro un piede dopo l’altro:   il gabbiano fermo a San Tomà l’odore di caffè che viene da un bar il gatto alla Scuola Grande di San Rocco il ponte dove mi hai aspettato la prima volta;   credevo di sbagliare strada e invece l’ho trovata così mi trovano i canali che spuntano e non so se l’acqua applauda ma mi accompagna.

12.09.2018

12 settembre 2008 - 12 settembre 2018 / David Foster Wallace. Mi manca comunque

C’è un piccolo brano di David Foster Wallace, lo si legge a pagina 184 de Il Re pallido (Einaudi, traduzione di Giovanna Granato) – il romanzo postumo, mai terminato e forse pubblicato troppo in fretta – che mi si è conficcato da qualche parte, chiamatela memoria chiamatelo cuore, dalla prima volta che l’ho letto e non mi ha mai più lasciato. Mi ritorna in mente con straordinaria frequenza, a metà tra la nostalgia per chi l’ha scritto e qualcosa con cui fare i conti. Il passaggio è questo:   «La nostra piccolezza, la nostra insignificanza e natura mortale, mia e vostra, la cosa a cui per tutto il tempo cerchiamo di non pensare direttamente, che siamo minuscoli e alla mercé di grandi forze e che il tempo passa incessantemente e che ogni giorno abbiamo perso un altro giorno che non...

25.08.2018

Quanto somigliamo agli animali? / Guadalupe Nettel. Bestiario sentimentale

Quanto somigliamo agli animali? I nostri comportamenti, le reazioni emotive, lo spostarsi o il restare fermi, lo strisciare e il sollevarsi, il proteggere e l’uccidere, l’amare e il detestare, quanto ricordano o trovano una corrispondenza in quelli degli insetti, dei pesci, dei gatti, dei rettili? Forse possiamo leggere il nostro futuro rimanendo a osservare un animale che si muove per casa; l’animale ci capisce e si trasforma mentre noi ci stiamo trasformando. Muta la pelle come la mutiamo noi. Il nostro malumore diventa il suo. E anche noi possiamo esserne condizionati; addirittura il comportamento di un animale con cui entriamo in contatto ci può mostrare qualcosa di nostro che fino a quell’istante non ci è stato chiaro. Un gatto può parlarci di maternità, una vipera di destino o di...

15.07.2018

Luca Pisapia, Uccidi Paul Breitner / Gioca come se stessi segnando per un gelato

«Ma nel calcio come nella vita non c’è nulla di romantico.»   Colombia – Inghilterra, ultimo ottavo di finale di questi strani Mondiali di calcio, è finita mezz’ora fa. Un’altra partita mediocre che segue una lunga serie di partite mediocri. Se pensiamo alla bellezza del gioco, ci accorgiamo che è uno dei peggiori campionati del mondo a cui abbiamo assistito; ma la bellezza e il divertimento non significano sempre la stessa cosa. Considero Russia 2018 un torneo divertente, a dispetto del gioco; forse perché l’Italia non partecipa e mi permette di guardare le partite e di immaginare gli abbinamenti successivi in maniera più rilassata, oppure perché stanno capitando un sacco di risultati a sorpresa (anche se la sorpresa quando si parla di calcio è sempre relativa) o comunque decisi all...

05.07.2018

Country dark / Il sogno cupo di Offutt

“La linea degli alberi era sparita e la cima delle colline si confondeva con l’arazzo scuro della notte. Era nero come la pece, com’è sempre in campagna. Chiuse gli occhi sentendosi al sicuro.” Capita, se siamo particolarmente fortunati, durante la lettura di un libro di commuoverci o di avvertire – ad esempio – un dolore fisico; quasi mai non sapremo collocare quei momenti in un punto preciso del racconto, è più facile che arrivino a coacervo di una serie di pagine, di azioni svolte dai personaggi, dall’alternanza dei capitoli, dal passo e dal ritmo che l’autore imprimerà alla storia. In Country dark di Chris Offut (trad. Roberto Serrai, minimum fax 2018), la commozione, la pietà e il dolore esplodono in un punto preciso del romanzo.    Ci troviamo nel 1964, all’inizio della...

24.05.2018

L'ordine sovvertito / Roth non esce di scena

Sovversione. È questa la prima parola che mi viene in mente se penso alla scrittura di Philip Roth, attraverso i suoi libri ha invertito l’ordine prestabilito delle cose, riducendo a brandelli il sogno americano, dimostrandone l’impossibilità, partendo dalle relazioni di coppia, dalla famiglia. La morale e il finto perbenismo che accompagnano la tradizione nordamericana sono stati smontati da Roth, punto per punto, convinzione per convinzione, falsità per falsità. Ogni romanzo che ho letto e amato tra i suoi, e l’elenco è molto lungo, mi ha mostrato una nuova prospettiva: storica o privata, del singolo o collettiva. Tra i sinonimi del verbo sovvertire c’è anche rovesciare che rende ancora meglio l’idea che mi sono fatto della capacità di osservare e quindi di scrivere di Philip Roth. Uno...

07.05.2018

Il posto, Gli anni, L'altra figlia, Memoria di ragazza, Una donna / Fotografie di Ernaux

Ferdinando Scianna una volta ha detto: «Dopo quarant’anni di mestiere e di riflessione sono arrivato alla convinzione che la massima ambizione per una fotografia è di finire in un album di famiglia». La frase la troviamo in documentario uscito per Contrasto nel 2009. Scianna lascia la frase sospesa, non la spiega perché non è necessario. La fotografia degna di finire in un album di famiglia è innanzitutto quella che vorremmo conservare, in seconda battuta è quella che ci parla, quella che dice qualcosa di noi. Un fotografo del livello di Scianna sa che quello che uno scatto include (insieme a quello che il fotografo sceglie di escludere), se riuscito, ci parla, ci racconta una storia; l’immagine è destinata a raggiungere un livello di dialogo, scambio e intimità con noi che la guardiamo,...

05.03.2018

Tempo di libri - incipit / José Saramago, Le intermittenze della morte

Per contribuire a un momento d’incontro, approfondimento e scambio come Tempo di Libri, la fiera del libro che si terrà a Milano dall'8 al 12 marzo, abbiamo creato uno speciale doppiozero | Tempo di Libri dove raccogliere materiale e contenuti in dialogo con quanto avverrà nei cinque giorni della fiera. Riprenderemo i temi delle giornate - dalle donne al digitale -, daremo voce a maestri che parlano di maestri, i nostri autori scriveranno sugli incipit dei romanzi più amati, racconteremo gli chef prima degli chef, rileggeremo l' “Infinito” di Leopardi e rivisiteremo la Milano di Hemingway, rileggeremo insieme testi e articoli del nostro archivio, che continuano a essere attuali e interessanti.   «Il giorno seguente non morì nessuno. Il fatto, poiché assolutamente contrario...

06.02.2018

Non si deve permettere che ci cambino il passato / Ricardo Piglia. Respirazione artificiale

“Sul telaio di quelle false illusioni si tendono le nostre sventure”. I grandi libri bisogna saperli aspettare. Aspettare, cioè, il momento in cui si sia pronti ad accogliere tutto quello che un determinato numero di pagine ci potrà dare. Quando, per alcuni anni, si rimanda la lettura di un romanzo definito capolavoro – capolavoro sul serio, non tanto per dire, come spesso di questi tempi si fa – significa che da quella lettura ci si aspetta molto; e, ancora, si sa che quel libro non ha una data di scadenza, essendo il capolavoro, per definizione, senza tempo e senza spazio e che – per fortuna – non richieda un motivo. Io ho deciso che il tempo per questo libro fosse questo gennaio e che i luoghi dove lo avrei letto sarebbero stati Buenos Aires e Montevideo, posti di un viaggio dal quale...

03.11.2017

Nascondersi e manifestarsi / George Saunders, Lincoln nel Bardo

Il Bardo è lo stato intermedio della mente dopo la morte, con la coscienza che viene separata dal corpo. È una transizione, questo è il significato della parola di origine tibetana. In questa fase di attraversamento la coscienza guarda (o dovrebbe guardare) a ciò che è stato, guarda al corpo come una cosa altra, il corpo è ancora con la coscienza ma è già distante; la coscienza ancora è, la mente ricorda, la mente vede, la mente confonde, la mente resiste e cede contemporaneamente, perché dopo il Bardo c’è la fine, il vero finale. George Saunders fa del Bardo un luogo mentale, un vero e proprio posto in cui i morti transitano e rivivono e ricordano e si muovono, e si attraversano l’uno con l’altro. Alcuni lasciano il Bardo subito, altri non vogliono attraversare rendendo la transizione...

03.11.2017

George Saunders, Lincoln nel Bardo

Il Bardo è lo stato intermedio della mente dopo la morte, con la coscienza che viene separata dal corpo. È una transizione, questo è il significato della parola di origine tibetana. In questa fase di attraversamento la coscienza guarda (o dovrebbe guardare) a ciò che è stato, guarda al corpo come una cosa altra, il corpo è ancora con la coscienza ma è già distante; la coscienza ancora è, la mente ricorda, la mente vede, la mente confonde, la mente resiste e cede contemporaneamente, perché dopo il Bardo c’è la fine, il vero finale. George Saunders fa del Bardo un luogo mentale, un vero e proprio posto in cui i morti transitano e rivivono e ricordano e si muovono, e si attraversano l’uno con l’altro. Alcuni lasciano il Bardo subito, altri non vogliono attraversare rendendo la transizione...

18.09.2017

Una matita per l'estate / Breve storia di alcune matite

  La matita che porto con me in questo periodo è nera con piccoli disegni bianchi, ormai un po’ consumati, viene dal Museo Carnavalet di Parigi; matita da bookshop direbbero i puristi, vero, ma le mie arrivano quasi tutte da quei negozi posti all’ingresso dei musei, e tratteggiano e sottolineano benissimo; mi ricordano i viaggi che ho fatto. La matita che porto con me è il mio pezzo di mondo, è una valigia che mi segue, un bagaglio che si è fatto trovare. Con questa matita ho sottolineato poesie, ho preso appunti a margine dei libri. Sono certo che tutte le citazioni annotate degli ultimi mesi le abbia decise lei. La uso anche per correggere sul taccuino le cose che ho scritto a penna, la matita trova l’errore, quando riapro le pagine se riconosco il segno che ha lasciato la matita...