Alfabeto Pasolini

AUTORI
Gianni Montieri
12.03.2022

Torna il grande argentino / Osvaldo Soriano, L’ora senz’ombra

Ho l’abitudine di rileggere, di tanto in tanto, alcuni autori amati particolarmente, concentro queste nuove letture specialmente d’estate. Lo faccio non solo per il piacere di tornare dentro pagine meravigliose ma anche per misurarmi di nuovo, per pesarmi rispetto a quei romanzi, o a quelle poesie. Quando rileggiamo a distanza di anni non siamo più gli stessi, siamo un’altra persona, abbiamo più compleanni alle spalle, forse più conoscenze, di certo un ampio bagaglio d’esperienze. Se siamo fortunati a quelle storie possiamo aggiungere nuovi significati, mantenendo (o rinnovando) il sapore di quel primo stupore. La letteratura grande non scade, noi invece sì, ma possiamo arrivare a quel finale nel modo migliore. Una delle mie consuetudini è rileggere, tornare nel luogo sicuro e insicuro...

22.02.2022

Harold Brodkey / Primo amore e altri affanni

«L’arredamento era vistoso e spaventevole era come quel momento dell’incubo in cui le cose si mettono così male che uno decide di svegliarsi». C’è qualcosa nella scrittura di Harold Brodkey, di delicato e terrificante allo stesso tempo. Un tratto nitido, preciso, cattivo, ma anche sfumato, lieve, sentimentale. È uno dei pochi scrittori (almeno tra quelli che io ricordi) a essere moderno – con qualche tratto post-moderno – e barocco simultaneamente. Conosce la classe operaia e pure una certa borghesia. Sa raccontare le famiglie che vivono alla periferia delle città americane e quelle che stanno verso il centro, che maneggiano il denaro, che scelgono il destino degli altri, chi sposare o meno, chi rovinare o no. Sa dire di sé stesso per scavare (e mostrare) le vite degli altri. Non ha fatto...

16.12.2021

Sorrentino candidato agli Oscar / È stata la mano di Dio

Le zie, le sorelle di mio padre, erano quelle che più di tutte nominavano ‘o munaciello: bambino, piccolo monaco, creatura invisibile, figura magica, portento religioso, mistero della fede (o di chissà cosa) che si aggirava per casa. ‘O munaciello viene da racconti lontani, un po’ leggenda, un po’ verità. Per Matilde Serao, per esempio, era più vicino alla verità che alla leggenda, ma se pensiamo a Napoli la distanza tra leggendario e reale è sottile, così come quella tra falso e vero. Perciò ‘o munaciello esiste nelle cose di Napoli, un po’ lo vedi un po’ no, un po’ ci credi un po’ no. Ci credi quando ti conviene, magari. Nelle frasi delle zie la figura fiabesca era a volte un benefattore (soldi comparsi in un cassetto di cui nessuno ricordava la provenienza) altre era un dispettoso (...

12.12.2021

Una nuova traduzione / Gli addii di Juan Carlos Onetti

Gli addii (Sur 2021, traduzione di Dario Puccini) è un libro dal quale non ci si separa mai, non lo si saluta, non lo si dimentica. L’effetto di questo romanzo agisce sul lettore in maniera opposta al titolo, quasi ossimorica,  e crea un legame che resiste ai distacchi raccontati da Onetti. Soprattutto genera uno stato di partecipazione alla trama (che poi vera trama non è) disponendo disorientamento e attrazione, sgomento, senso di perdita, chiarore, mille bagliori che si fanno fascio di luce, spiegandoci che le nostre vite potrebbero non esistere per quello che sono, ma potranno continuare a essere raccontate attraverso la letteratura, la cosa che ci riguarda secondo Onetti, la sola che sappia orientare il passato verso il futuro. Gli addii è stato pubblicato per la prima volta nel...

23.11.2021

Allah 99 / Hassan Blasim, un iracheno irriverente

«L’uomo di YouTube ruba le scarpe dicendo: Di sicuro queste non vi serviranno quando entrerete nel vostro paradiso». Allah 99 è il nome di un blog ed è il titolo di questo libro, e novantanove sono anche i nomi con cui il libro sacro della religione islamica definisce la divinità. Il numero indica quello delle interviste che Hassan Blasim sta raccogliendo per il blog. Le persone intervistate sono segnate da esperienze traumatiche, da episodi violenti, dal terrorismo, da guerre civili, da lunghe esperienze di emigrazione clandestina, da rifugi precari, dall’essere rifugiati politici, dall’essere accolti ma mai abbastanza, dal non essere accolti affatto. Persone che hanno perso tutto, che hanno dovuto abbandonare affetti e cose care, più volte. Quote di sentimento perdute e mai più...

31.10.2021

Un libro di Gino Cervi / Vivere nella nebbia (e amarla)

Una volta, ormai molti anni fa, in una poesia ho scritto «capito che la nebbia ha una ragione», il verso stava in un testo in cui dichiaravo il modo in cui stavo prendendo possesso di Milano, o almeno così credevo. Non avevo capito niente, non nel senso in cui intendiamo il verbo capire. Non avevo compreso, non ero stato illuminato, non si era accesa alcuna scintilla, avevo invece sentito, eccolo il verbo giusto. Avevo sentito la nebbia intorno a me, cosa mia, cosa che potevo attraversare con sempre meno timore, cosa che mi accompagnava qualche sera nelle vie del centro, più spesso in quelle di periferia, come quella volta che ho detto buonasera a un palo vicino al capolinea della Linea 1 di Bisceglie. Avevo intuito di potermi, infine, fidare della nebbia, ammettere che non l’avrei mai...

07.08.2021

Un libro di Andrea Inglese / La vita adulta

Se si osserva l’intera opera di Andrea Inglese, perciò la ricca scrittura poetica, la più recente focalizzazione narrativa e, infine, l’acuta attività saggistica, ci si accorge che si è sempre occupato di precarietà, di una tensione (e una deriva) che s’aggrappa e scivola sul confine del nostro tempo. Da una parte le relazioni sentimentali, la crisi dei trentenni, poi quarantenni, poi cinquantenni, e quindi la confusione, i viaggi, i trasferimenti, le città che bruciano di caldo e asfalto e ci consumano, ci confondono, ci perdono; dall’altra gli andirivieni, la ricerca di un lavoro, il mondo culturale che non accoglie mai per davvero, la voglia e la difficoltà di scegliere, il senso di perdita, i timori, la sperimentazione linguistica, la ricerca di un posto nel mondo e la fuga da quello...

17.06.2021

Il Divin Codino / Baggio senza magia

Alla base di tutto c’è l’affetto, se non l’amore, che ciascuno di noi prova per Roberto Baggio. Questo sentimento (credo) muove gli sceneggiatori Ludovica Rampoldi e Stefano Sardo e la regista Letizia Lamartire; questo sentimento sta muovendo tutti quelli che in queste settimane (Il Divin Codino è uscito su Netflix il 26 maggio) si sono precipitati a guardarlo. Non sono esente da questo sentimento, perciò ho dovuto concentrarmi molto per approcciare il biopic come uno che sta andando a guardare un film e non una partita, non una somma sintetica di molte partite, di molti gol. Mi sono seduto davanti al televisore con in mano il taccuino e ho cominciato a guardare, prendendo appunti senza schiacciare il tasto “pausa” come se fossi al cinema, come se fossi allo stadio. Sapevo che le scelte...

14.05.2021

Terre e destini / Ron Rash, Un piede in paradiso

«Prima di salire in macchina ho dato un’occhiata al cielo. Come se la pioggia fosse davvero un problema per uno come me, con uno stipendio sicuro». Negli ultimi anni mi sono occupato spesso di letteratura nordamericana, di sicuro ho letto più autrici e autori statunitensi che europei. Non c’è un motivo particolare, ma più di uno. Innanzitutto, c’è l’interesse per un certo tipo di contesto che consente una narrazione che cambia molti scenari e linguaggi, a seconda che ci si sposti di contea, stato, si ambientino le vicende in una grande città oppure in un paesino sperduto del Montana, del Kansas, dell’Ohio o della Carolina, e questa varietà genera una passione, un’attenzione speciale. Naturalmente, tutto è reso più accessibile dal numero consistente di traduzioni di romanzieri degli Stati...

30.04.2021

Il primo libro di uno scrittore geniale / Stig Dagerman, Il serpente

Stig Dagerman è anarchico, kafkiano, pungente, irriverente; è uno scrittore geniale, di culto, morto giovanissimo, suicida a soli trentuno anni, nel 1954. In così poco tempo ha scritto quattro romanzi, drammi, racconti, poesie e numerosi articoli. Diverse sue opere sono pubblicate da Iperborea, come Il serpente, il suo primo libro (considerato, tra i suoi, il più rilevante), edito nel 2021, con la traduzione e la cura di Fulvio Ferrari (che firma anche una raffinata postfazione). «Il serpente, il serpente, il serpente: questo gli passò per la testa, un pensiero infuocato, oppressivo, e tutto il resto sparì, esisteva solo il corpo del serpente, che andava sempre più ingrossandosi». La Seconda Guerra Mondiale, il grande conflitto, è un mosaico fatto di dolore e morte; è composta da vicende...

14.03.2021

Milo De Angelis: Linea intera, linea spezzata

C’è una linea – un confine da valicare, una porta da attraversare – presente da sempre nella poesia di Milo De Angelis, che potremmo chiamare dell’inafferrabile. Sta lì nel chiaroscuro dell’incomprensibile, uno scenario di finestre a volte aperte a volte chiuse, un posto dove non è necessario capire, comprendere, ma è ragionevole lasciarsi andare, seguire la luce che viene dai testi, fermarsi nell’attimo in cui si fa più fioca, attendere perché tra un istante, tra uno o due versi ci inonderà, e l’ombra proiettata sul muro potrebbe essere la nostra, è di certo la nostra, ma non starà lì a lungo, è destinata a sparire, come il muro che si creperà o finirà alle spalle del prossimo angolo, in un pozzo di misericordia, in un ricordo. E per lasciarsi andare bisogna essere consapevoli, De...

11.03.2021

Pericoli di un viaggio nel tempo; Nuovo cielo, nuova terra / Joyce Carol Oates: visioni

“Gli Stati Uniti sono fondati sull’amnesia, sulla rimozione. La coscienza non riesce a stare al passo con le azioni.” Ogni volta che torna a soffiare, che capiti d’estate o d’inverno, il vento che spinge e dice: «Si badi, il romanzo è morto.» non dobbiamo innervosirci (o crogiolarci qualora fossimo d’accordo), non dobbiamo affrettarci nel rispondere ma fare qualcosa di molto più rilassante e di semplice. Se dovessimo apprendere la nefasta notizia mentre ci troviamo fuori casa, non dovremmo fare altro che rientrare in tutta fretta tra le mura amiche. Se il necrologio dovesse raggiungerci mentre siamo seduti sulla nostra poltrona preferita, tutto diventerà più semplice. In entrambi i casi occorrerà avvicinarsi alla libreria di casa ed estrarre uno tra i romanzi più recenti di Joyce Carol...

17.02.2021

Daniel Carleton Gajdusek / Hanya Yanagihara, Il popolo degli alberi

C’è qualcosa di inafferrabile nella maniera di scrivere di Hanya Yanagihara, potente e avvolgente, di sfuggente ma dall’effetto palese, credo si tratti di un dono sorretto dalla grande abilità con cui la scrittrice di origine hawaiana maneggia la sintassi e la adatti alla propria visionarietà, alla fantasia. Francesco Pacifico, traduttore di Il popolo degli alberi (Feltrinelli, 2020) ha parlato di virtuosismo letterario e di come quel virtuosismo sembri un atto di guerriglia politica; parole che trovano conferma quando si legge il romanzo. Yanagihara spariglia le carte della narrazione, le rimescola, destruttura la forma romanzo, la rielabora in un finto, doppio, memoir. Si ispira a una storia vera ma ne scrive una d’invenzione, che è, per forza di cose e di talento, più vera del vero. La...

17.01.2021

Scrivere / Bernardo Atxaga, Obabakoak

«– Qualcuno vive –, pensai».   I racconti si scrivono e possono classificarsi in molti modi e successive variabili di detti modi: si va dal racconto breve a quello molto lungo, dal racconto autobiografico a quello fatto di pura invenzione, dal racconto sperimentale (vedi, ad esempio, Barthelme) a quello tradizionale (vedi i russi come Čechov o Babel') a quello che ha modificato e integrato questa tradizione (vedi Hemingway e, successivamente, Carver, Paley, Hempel), fino ad arrivare al mondo del racconto magico e stupefacente sudamericano (e qui andiamo da Silvina Ocampo a Roberto Bolaño, solo per fare due nomi); ed è soltanto un elenco brevissimo delle modalità di approccio e di gestione della storia breve. L’aspetto interessante e bello di questo tipo di narrazione e che l’...

24.12.2020

Promesse / Naoise Dolan, Tempi eccitanti

«Dovevi fingere di essere triste se eri stata single per troppo tempo. Io detestavo farlo perché c’erano altre cose a rendermi davvero triste». Quasi tutti hanno parlato di Naoise Dolan, brillante autrice di Tempi eccitanti (Atlantide edizioni, 2020, traduzione di Claudia Durastanti), come della nuova Sally Rooney (Parlarne tra amici e Persone normali, entrambi editi da Einaudi); se ogni scrittrice giovane deve essere la nuova di qualcun altro, si corre il rischio di sostituire, come succede in una libreria (o addirittura al supermercato), il prodotto nuovo a quello più vecchio, spostando a scaffale ciò che stava in bella vista, relegando chi era stato nuovo al destino vago dell’ordine alfabetico e poi del magazzino. Non è il caso di Rooney e speriamo non lo sia nemmeno di Dolan.  ...

12.11.2020

Guadalupe Nettel, La figlia unica

«La vita quotidiana è disseminata di casi e di accidenti che non nota quasi nessuno». Come reagiamo alle cose, qual è lo scarto minimo che sposta la nostra visione dall’accadimento alla sua conseguenza, quali sono le piccole azioni (delle quali quasi non ci accorgiamo) che sommate definiscono il nostro comportamento. Quanto e come siamo disposti a lasciarci travolgere dal caso, dall’evento traumatico, e quanto invece siamo in grado di indirizzarlo, di adeguarci al cambiamento, di cambiare di conseguenza. Quanto un fatto straordinario, ma naturale, come una nascita, una morte, un innamoramento è in grado di sconvolgerci e trasformarci, di rivelare cose di noi che non conoscevamo, o che facevamo finta di non conoscere. Quali e quanti sono i segnali esterni che possono farci capire che...

25.10.2020

Delusione americana / Offutt, Il fratello buono

“La luce della luna si stendeva sulla terra scura. Virgil si ricordò delle sere che era rimasto con Boyd sulla veranda, cercando di seguire l’arrivo del buio. Boyd pensava che ogni molecola d’aria diventasse più scura, e, come quando si guarda la neve che si accumula, fosse possibile assistere in diretta al cielo che diventava nero”. Chris Offutt ha più volte dichiarato la sua ammirazione per Cesare Pavese, lo considera un maestro e fonte d’ispirazione, essendo un lettore di entrambi (nessun paragone tra i due, si capisce) ho cercato nelle storie dello scrittore del Kentucky qualche riferimento pavesiano e, qualche volta, mi è parso d’averlo trovato. Le descrizioni, pressoché perfette, dei paesaggi collinari, dei boschi, e poi, naturalmente, le poche parole e le solitudini di questi...

28.09.2020

Averno di Louise Glück / È bastato un fiammifero. Ma al momento giusto

Una delle domande fondamentali, se non la domanda unica ed essenziale, posta alla base di Averno di Louise Glück (Liberia Dante Descartes e Editorial Parténope, 2020, traduzione di Massimo Bacigalupo) è sul cosa accadrà dopo la morte. Non il solo quesito sul dove si andrà (ammesso che si vada da qualche parte); Glück va oltre e si chiede cosa ci faccia l’anima nell’aldilà senza le cose più care. A che scopo dovrebbe esserci un’ipotetica vita dopo la morte se a questa mancheranno le cose terrene? Ecco il punto, la novità del contenuto di Averno. A tutto ciò va aggiunta la straordinaria capacità della poetessa americana di tenere il verso in pugno, di dominarlo, di far cantare le parole sul serio. Averno è luogo mitologico e affascinante, non molto distante da Napoli. Gli antichi romani...

25.08.2020

Davanti all'acqua / Nuotare

Molto tempo fa, avrò avuto sei o sette anni, eravamo in spiaggia, in uno dei numerosi stabilimenti balneari che si sono presi il litorale domizio, e che lo dominano senza soluzione di continuità, da Licola e Varcaturo fino al fiume Garigliano, al confine con il Lazio. Era un pomeriggio di brutto tempo, nubi scurissime e un forte vento annunciavano un temporale da lì a poco, nessuno di noi bambini doveva azzardarsi a entrare in acqua. Nessuno, nemmeno tra gli adulti ci avrebbe dovuto provare. Eppure ricordo molto bene la grande agitazione, le corse concitate verso la riva dei bagnini che richiamavano qualcuno, gli adulti che urlavano cose come “ma quello è pazzo”, “ma cosa fa”, “che qualcuno lo aiuti”. Fino a che un signore molto anziano esclamò: “Non vedete che quello è un nuotatore”. Si...

20.07.2020

Da Londra a Mosca / Mathijs Deen, Per antiche strade

«Qualsiasi cosa possiamo immaginare è già accaduta una volta». Questa frase bella, senza dubbio, e carica di significati si legge a pagina 32 di Per antiche strade di Mathijs Deen (Iperborea 2020, traduzione di Elisabetta Svaluto Moreolo), un libro ricco, istruttivo e pieno di fascino. Un dono letterario che ha la capacità di far viaggiare il lettore metaforicamente, certamente, ma anche e quasi letteralmente. Lo scrittore olandese Deen ha trovato un modo per farci chiudere gli occhi e farci viaggiare attraverso l’Europa, secolo dopo secolo, strada per strada, strato per strato. Le cose già accadute una volta cui Deen si riferisce sono quelle legate agli attraversamenti del territorio europeo avvenuti prima di noi. Un gruppo di donne e uomini ha deciso molti anni prima di noi di seguire...

30.06.2020

“La felicità non è affidabile. La malinconia sì” / Joyce Carol Oates, Ho fatto la spia

“La felicità non è affidabile. La malinconia sì”. Joyce Carol Oates non ha mai sbagliato un libro, e non ne ha scritti un paio, siamo più vicini ai cento che ai cinquanta, se vogliamo pensare solo alle opere di narrativa. Dopo averla letta per molti anni, possiamo affermare senza timore di essere smentiti che ci troviamo davanti alle pagine di una delle maggiori scrittrici contemporanee; è altrettanto vero che tale pensiero, sotto forma di suggestione, potrebbe venire in mente anche a chi si trovasse a leggerla per la prima volta. Non c’è una sola pagina di Oates, che venga da un romanzo, da un racconto o da un saggio, o da una poesia, che non provochi nel lettore il luminoso salto, il famoso click cui si riferiva, per esempio, David Foster Wallace, quando parlava dei racconti di Donald...

09.06.2020

Storia e indifferenza / Enrico Palandri, Le condizioni atmosferiche

“L’innocenza diventa astratta man mano che con gli anni ci si abitua a sentirsi tutti un po’ colpevoli di qualcosa. Per pigrizia, rassegnazione, prudenza, si finisce con l’occuparsi degli altri solo quando è necessario difendersene e non c’è nulla come l’ipotesi della loro innocenza che faccia paura perché metterebbe a nudo la nostra misantropia.” Se ci guardassimo alle spalle, come da uno specchietto retrovisore mentre la nostra auto accelera, lasciandoci dietro, alberi, asfalto e case, cosa vedremmo tra la polvere e la luce del sole che cala? Vedremmo i nostri anni a terra, il tempo che abbiamo attraversato (o che ci ha attraversati). Vedremmo certamente gli affetti, gli amori, tutti i posti dove siamo stati, forse anche quelli dove avremmo voluto stare e non ci siamo riusciti. Vedremmo...

19.05.2020

Padri / Andrea Pomella, I colpevoli

«Nelle pagine che sto per scrivere troverai cose che non hai mai saputo. Riguardano ciò che stiamo vivendo ora e ciò che abbiamo vissuto in un tempo remoto. Perché non sempre si sa ciò che si è vissuto. Quel che una volta era vita concreta, oggi è una sostanza fragile e vaga, impalpabile come la neve in un globo di vetro». Lo scrittore argentino Rodrigo Fresán a un certo punto del meraviglioso romanzo La parte inventata (Liberaria 2019, trad. Giulia Zavagna) scrive «La parte inventata che non è, mai, la parte disonesta, anzi è la parte che trasforma davvero qualcosa che è semplicemente accaduto in qualcosa così come doveva accadere.» È una frase alla quale ripenso spesso, non solo rispetto alla narrativa, ma a tutta la letteratura e, di recente, trovo che quel concetto si...

11.05.2020

Solo il tempo dirà se il tempo dirà / Ben Lerner, Topeka School

«Quando cade la prima neve a Topeka, a Berlino, a Brooklyn, dando al mondo esterno la sensazione di un vasto interno, bisogna avere una mente da inverno, voltare la testa verso i fiocchi che si accumulano sul davanzale – Adam obbedì, e vide un passero che saltellava fra i ramoscelli – e tornare alla scena primaria della propria infanzia.» Tra gli scrittori della sua generazione (è nato nel 1979) Ben Lerner è uno dei più interessanti, uno dei più bravi. Poeta, narratore, saggista, dotato di grande capacità retorica e di gestione del linguaggio, gli è stata data più volte l’etichetta di scrittore del futuro. Più precisamente, si è detto che la letteratura di Lerner pare venire dal futuro. Ma che significa scrivere dal futuro? Probabilmente nulla. Di certo Ben Lerner è uno scrittore...