Conversazioni di arte contemporanea
Ilaria Bernardi

Ilaria Bernardi è dottore di ricerca in storia dell’arte e curatrice indipendente.Tra le mostre da lei curate si menzionano le più recenti “Andrea Mastrovito. Very Bad Things” (Galleria Nazionale, Roma 2019); “Young Italians” (Istituto Italiano di Cultura, New York 2018, organizzata dall’Istituto stesso e da Magazzino Italian Art), “Cesare Tacchi. Una retrospettiva” (Palazzo delle Esposizioni, Roma 2018).Tra i suoi precedenti incarichi ha lavorato presso il dipartimento curatoriale del Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea e presso la Fondazione Giulio e Anna Paolini (Torino) con il compito di catalogare l’intero corpus di opere su carta dell’artista.Cultore della materia di storia dell’arte contemporanea presso l’Università Roma Tre, è specializzata nelle ricerche artistiche sviluppatesi in Italia dal 1960 fino ad oggi ed è autrice di molteplici pubblicazioni sull’argomento, tra le quali le monografie “La Tartaruga. Storia di una galleria” (Postmediabooks, Milano 2018), “Giulio Paolini. Opere su carta” (Prinp, Torino 2017), “Teatro delle Mostre, Roma, maggio 1968” (Scalpendi editore, Milano 2014), e “Arte e impresa. Omaggio a Marco Rivetti” (Castello di Rivoli, Rivoli- Torino 2017).

20.10.2019

Galleria Il Ponte, Firenze / Rosa Foschi, o dello straniamento

All’inizio del Novecento, con il termine russo “otstranenie” – scritto con il refuso di una sola n anziché due –, lo scrittore e critico letterario Viktor Šklovskij definì quello che, a suo avviso, avrebbe dovuto essere il compito di ogni scrittore: liberare il lettore dall’automatismo della percezione, rendendo insolito l’oggetto, di volta in volta percepito, attraverso la presentazione di lati inediti di esso. Šklovskij giunse così a teorizzare il “dispositivo dello straniamento” (in Una teoria della prosa. L’arte come artificio. La costruzione del racconto e del romanzo [1917], trad. it. De Donato, Bari 1966).      Lo straniamento è dunque il processo attraverso cui ogni forma artistica (non solo letteraria, ma anche teatrale o relativa all’arte visiva) “stranea” ciò...

07.07.2019

Una fondamentalista della curatela / Conversazione con Carolyn Christov-Bakargiev

Parlare di Carolyn Christov-Bakargiev, significa parlare dell’eccellenza nell’ambito della curatela d’arte contemporanea.  Nata nel 1957 a Ridgewood, in New Jersey, da padre bulgaro e madre italiana – nello specifico, piemontese –, si è trasferita per la prima volta in Italia per concludere i suoi studi in lettere e filosofia alle Università di Genova e Pisa. In seguito, ha iniziato a scrivere per importanti testate quali Flash Art e Il Sole 24 Ore, per poi intraprendere l’attività curatoriale a Villa Medici con l’incarico di organizzare le mostre estive (1998-2000). Dopo essere stata, dal 1999 al 2001, Senior curator al P.S.1 Contemporary Art Center a New York, è tornata in Italia per assumere, dal 2002 al 2008, il ruolo di capo curatore del Castello di Rivoli Museo d’Arte...

25.11.2017

Conversazione con Adelita Husni-Bey / Per un’arte radicale

Fred Moten e Stefano Harney nel libro The undercommons (2013) sostengono che nelle democrazie occidentali neoliberiste lo “studio”, inteso come istruzione impartita da un’istituzione, è un atto individualistico e performativo che mira a mantenere invariate le classi sociali esistenti. Se invece riuscissimo a trasformarlo in atto di cooperazione tra persone diverse, permetterebbe la costituzione di ciò che ci accomuna e che si costruisce dal basso: gli “undercommons”, ovvero di quei comportamenti antagonisti al behaviour imposto dalla società neoliberista, capaci di sottrarci dal condizionamento di quest’ultima, inducendoci a immaginare realtà alternative basate sul prendersi cura l’uno dell’altro. A dimostrarlo è il lavoro della giovane artista Adelita Husni-Bey che non a caso ha scelto...

05.11.2017

I salotti di Edra, domenica 5 novembre ore 14.00 / Giulio Paolini. Opere su carta

1. Lacerare   “Qualora non sia necessario delimitare con precisione un margine, ossia tracciare una riga dritta sul foglio oppure scontornare una figura con la forbice, mi sembra più corretto appropriarmi di un frammento di carta, toccandola, sentendone la consistenza, lasciandola dialogare con la mano che la strappa e a cui fa resistenza.” Così Paolini definisce il gesto intrinseco alla tecnica del collage: l’appropriazione di un elemento preesistente (un foglio di carta, oppure un particolare desunto da materiali a stampa) che dichiara di essere stato parte di qualcos’altro proprio attraverso il proprio margine strappato. Il frammento lacerato può perciò dirsi concettualmente similare al motivo iconografico paoliniano delle rovine antiche, in quanto, come queste, evoca un vuoto: a...

21.08.2017

Una conversazione / Gillo Dorfles. I paesaggi e i personaggi della sua vita

Conoscere Gillo Dorfles di persona e avere la possibilità di dialogare con lui nella sua abitazione milanese è un’esperienza impossibile da dimenticare. Innanzitutto perché si ha la sensazione di essere a colloquio con la Storia: nato a Trieste il 12 aprile del 1910, ha visto susseguirsi almeno quattro generazioni; ha assistito a entrambe le guerre mondiali; ha visto il passaggio della sua città natale dall’essere austroungarica all’essere italiana; ha partecipato alla ricostruzione del nostro Paese avvenuta dopo il 1945 ed è stato testimone e promotore di molti dei più importanti snodi culturali e artistici del ventesimo secolo.   Laureato in medicina, con specializzazione in psichiatria, fin dai primi anni Trenta si dedica a una pittura influenzata dall’antroposofia di Rudolf...

13.08.2017

Conversazione con Bartolomeo Pietromarchi / Il nuovo MAXXI

Bartolomeo Pietromarchi da circa un anno è direttore del MAXXI Arte – Museo Nazionale delle Arti del XXI secolo – della sua città natale: Roma. Il percorso che l’ha portato fin qui è ricchissimo di incarichi prestigiosi portati a termine con assoluta professionalità, grande lungimiranza e accentuata attenzione nei confronti del pubblico. Pietromarchi si laurea con lode in Lettere e Filosofia presso l’Università La Sapienza di Roma. Dal 1997 al 2003 è curatore del programma di arte contemporanea della Fondazione Adriano Olivetti di cui dal 2003 al 2007 diventa direttore, realizzando progetti di respiro internazionale quali il pluriennale Trans:it. Moving Culture Through Europe, che dal 2003 al 2006 ha coinvolto la Fondazione Olivetti, l’European Cultural Foundation, la Fondation de France...

17.07.2017

Mecenati contemporanei / I guardiani dell'arte italiana

“Il successo di un museo non si misura dal numero di visitatori che riceve, ma dal numero di visitatori a cui ha insegnato qualcosa. E non si misura dal numero di oggetti che mostra, ma dal numero di oggetti che potrebbero essere percepiti dai visitatori nel loro ambiente umano. Non si misura dalla sua estensione, ma dalla quantità di spazio che il pubblico avrà potuto ragionevolmente percorrere per trarne un reale vantaggio. Questo è il museo”. Così, nel 1978, il museologo francese Georges Henri Rivière individuava le caratteristiche che un museo dovrebbe avere per definirsi tale (La Muséologie selon Georges Henri Rivière, ed. Dunod, 1989, p. 7, la traduzione dal francese è mia). Rivière ci ha lasciati nel 1985 ma se oggi potesse visitare il Magazzino Italian Art, lo considererebbe senz’...

18.06.2017

Mostre in corso / C’è qualcosa nell’aria di New York che rende il sonno inutile

“C’è qualcosa nell’aria di New York che rende il sonno inutile”: lo sosteneva Simone de Beauvoir molti anni fa e possiamo confermarlo noi nel presente, soprattutto per quanto riguarda l’attività newyorkese dedicata all’arte contemporanea. “Yes We Can” non è solo lo slogan coniato da Barak Obama a seguito delle primarie in New Hampshire, né soltanto la traduzione inglese del motto “Si Se Puede” della lotta degli anni Settanta condotta dal sindacato dei braccianti United Farm Worker. Sembra piuttosto la convinzione o la forza motrice di ogni attività di ambito culturale che nasce e trova sviluppo a New York. Musei dalle enormi dimensioni con collezioni vaste e diversificate, nonché con una programmazione di mostre temporanee e di eventi ricchissima; ma anche fondazioni private volte alla...

09.06.2017

Al MoMA dal 21 maggio al 17 settembre 2017 / Robert Rauschenberg: Among Friends

In un 2017 già ricchissimo di eventi espositivi imperdibili, da documenta (14) alla Biennale di Venezia fino ad Art Basel, il MoMA ha da poco inaugurato una delle più belle mostre attualmente in corso. Si tratta di Robert Rauschenberg: Among Friends, la prima retrospettiva del XXI secolo dedicata all’artista, nato a Port Arthur (Texas) il 22 ottobre 1925 e scomparso a Captiva Island il 12 maggio 2008 a seguito della decisione personale di staccare il respiratore dopo un arresto cardiaco.   Veduta espositiva di Robert Rauschenberg: Among Friends. The Museum of Modern Art, New York, 21 maggio – 17 settembre 2017. Foto: Jonathan Muzikar; © 2017 The Museum of Modern Art   La retrospettiva, anticipata in parte alla Tate Modern di Londra (1 dicembre 2016-2 aprile 2017), approfondisce...

04.06.2017

Conversazione con Enzo Cucchi / Il primato del segno

La meraviglia provocata da un segno. Così potremmo definire il lavoro dell’artista Enzo Cucchi che nel segno trova la propria ragion d’essere nonché la fonte prima di emozione. Si tratta di un segno che sovente prende la forma di teschio o di fuoco fatuo; talvolta di animale o di creatura umana ingigantita, rimpiccolita, stilizzata, oppure ridotta a specifiche parti anatomiche; altresì di zona d’ombra o di paesaggio collinare privato delle tradizionali coordinate spazio-temporali e pertanto disorientante, onirico. Tuttavia, pur sembrando alludere alla dimensione onirica, il segno di Cucchi non reifica né un sogno junghiano teso a rivelare le leggende collettive dell’umanità, né un sogno freudiano volto a visualizzare l’inconscio individuale di chi lo ha delineato sul foglio o sulla tela...

13.05.2017

Conversazione con Ilaria Bonacossa / La possibile collaborazione tra pubblico e privato

Fa sempre piacere trovarsi di fronte a persone che, nonostante titoli e incarichi si dimostrano disponibili, entusiaste del proprio lavoro e anche molto umili (nel senso nobile del termine). È il caso di Ilaria Bonacossa, classe 1973, milanese di nascita, con una laurea in Storia dell’Arte conseguita all’Università Statale di Milano e un Master in Curatorial Studies al Bard College di New York. Dopo essere stata assistente curatrice a Manifesta 3 (Ljublijana, 2000) e dopo aver collaborato con il Whitney Museum per la Biennale del 2003 curata da Larry Rinder, dal 2003 al 2008 ha lavorato a Torino, presso la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, dove ha seguito il Programma di Residenza per Giovani Curatori (2008-2009) e dove ha curato mostre innovative tra cui la collettiva Subcontingent:...

13.04.2017

Conversazione con Francesco Carone ed Eugenia Vanni / Museo d’Inverno: fondato e diretto da artisti

La proliferazione di curatori avvenuta negli ultimi anni ha prodotto l’urgenza di indagare sempre più sulla necessità, legittimità e correttezza delle loro modalità operative. In realtà, ancor prima della nascita del cosiddetto curatore, quando cioè era ancora il critico militante a svolgere quella funzione, già si discuteva sul ruolo di colui il quale era chiamato a concepire una mostra e a scriverne, rispetto al ruolo creativo dell’artista. Si pensi a Carla Lonzi che dal 1963 iniziò a sostenere quanto postulerà meglio in seguito, ossia: “Quando mi sono trovata a fare la critica d’arte ho visto che era un mestiere fasullo” perché “l’artista è naturalmente critico, implicitamente critico, proprio per la sua struttura creativa”. Tant’è vero, che dalla fine dell’Ottocento in poi, numerosi...

11.03.2017

Conversazione con Giuliano Gori / Collezione: creatività contemporanea

Con le sue fondamenta risalenti all’anno 1000 ca., Villa Celle, costruita nella piccola frazione pistoiese di Santomato con funzione di fortificazione (da qui il nome “celle”) in quanto situata tra le città mercantili di Firenze, Prato, Pistoia e gli Appennini, divenne ben presto la residenza dapprima della famiglia Pazzaglia poi di quella Fabroni che la utilizzò come tenuta di caccia e di villeggiatura. Solo alla fine del Seicento il Cardinale Carlo Agostino Fabroni le conferì l’aspetto attuale sistemando anche gli spazi agrari circostanti, i quali, un secolo e mezzo dopo, grazie al lungimirante intervento dell’architetto Giovanni Gambini furono invece trasformati in un parco all’inglese ampio 30 ettari, circondato da terreni agricoli dove produrre vino e olio. In seguito Villa Celle...

16.01.2017

Conversazione con Massimiliano Gioni / Diventare curatore: Cultura, Pubblico, Network

43 anni, italiano di nascita e newyorkese di adozione, attualmente è direttore artistico della Fondazione Nicola Trussardi di Milano e Artistic Director del New Museum di New York. Sua è la curatela della Biennale d’arte contemporanea itinerante Manifesta (2004) così come delle Biennali di Berlino (2006), di Gwangju (2010) e di Venezia (2013). Brillante, eclettico, perfezionista, concepisce e realizza progetti espositivi pressoché ineccepibili. Si tratta dell’enfant prodige, ormai diventato adulto, Massimiliano Gioni. Se volessimo rintracciare gli elementi-guida del suo operare da curatore, potremmo forse individuarli in Cultura, Pubblico, Network.    Cultura perché Gioni è uno storico dell’arte coltissimo che intesse le sue mostre di molteplici riferimenti ad artisti, scrittori...

29.11.2016

Conversazioni di arte contemporanea / Il rimosso nell'opera di Marzia Migliora

Si inaugura con questa intervista il blog di Ilaria Bernardi: Conversazioni di arte contemporanea, che propone dialoghi con note figure dell’arte italiana (diverse per provenienza, generazione e ruolo) tesi, anziché a recensire eventi in corso, a ripercorrere il passato dei singoli interlocutori per poi cogliere il loro punto di vista sul presente e sul futuro dell’arte contemporanea, riflettendo su come siano cambiate le modalità di agirvi e quali siano le prospettive per le nuove generazioni desiderose di farne parte.    Carl Gustav Jung nel 1922 definì l’opera d’arte qualcosa che supera l’ambito soggettivo del vissuto individuale dell’artista per assumere un valore intersoggettivo. L’artista Marzia Migliora sembra dar conferma a tale postulato junghiano attraverso un lavoro...