raccontarci le parole più espressive dei nostri dialetti

 

AUTORI
Tiziano Bonini

Tiziano Bonini (PhD in Media, Comunicazione e Sfera pubblica nel 2008, Università di Siena) è professore associato in media studies all'Università di Siena e vive a Firenze. Si occupa di radio, social media, cultura digitale e pubblici connessi. Ha pubblicato articoli per riviste internazionali di media studies (Media, Culture & Society; European Journal of Communication; The Radio Journal; European Journal of Cultural Studies, Information, Communication & Society). Ha pubblicato libri sulla radio (La Radio nella rete, Costa & Nolan 2005; Vedi alla voce Radio Popolare, Garzanti ed. 2006 (con Ferrentino e Gattuso); La Radio in Italia, Carocci 2013; Chimica della radio, Doppiozero 2013) e su media e globalizzazione (Così lontano, così vicino. Tattiche mediali per abitare lo spazio, Ombre Corte, 2010). Per Doppiozero ha scritto Hipster (2014).
Ha iniziato a fare radio all'Università di Siena, poi a Radio Popolare, Radio Svizzera Italiana, Rai Radio2 (come autore di Amnésia, Una Vita, Pascal), Radio24 (come autore di Voi siete Qui, Linee D'ombra), Rai Radio3 (come autore di alcune serie per Tre Soldi).

04.09.2013

"Inappropriato". La Censura ai tempi di Facebook

Grazie Facebook. Grazie a te, anche doppiozero può orgogliosamente appuntare la scritta “censurato” sul proprio petto. È accaduto il 31 agosto 2013 a un post nella nostra pagina Facebook che rilanciava un articolo di Maria Nadotti che parlava di autoritratti femminili e ... censura. È accaduto perché nel post c'erano alcune immagini (d'autore) di nudi femminili.   Facebook l'ha giudicata “inappropriata” e l'ha censurata senza preavvisi.   Censure come questa, che riguardano post violenti, immagini “oscene” e commenti razzisti e altre forme di linguaggio “inappropriato” avvengono tutti i giorni e colpiscono migliaia di utenti.   Il ricercatore e giornalista bielorusso...

17.06.2013

Le lacrime del servizio pubblico greco

Su El Pais giovedì è apparsa una foto. Ritrae un tecnico donna al mixer video. Il tecnico si sta asciugando le lacrime. Piange la chiusura della sua televisione. E' una foto che non può non commuovere e infatti è diventata subito virale in Rete. Ma questa immagine è ideologica, come tutte le narrazioni che in questi giorni si sono costruite attorno alla notizia della chiusura del servizio pubblico greco.     L'immagine della donna in lacrime ha due letture entrambe possibili. La prima è una lettura liberista: quella donna piange per colpa dei dirigenti pubblici incapaci di amministrare in maniera efficiente un bene comune. In tempi di crisi non si possono più sostenere sprechi simili. La seconda lettura...

05.06.2013

#OccupyGezi. Revolution will be tweeted

"Se lo Scià finirà per cadere ciò sarà in gran parte dovuto alle cassette".   Questa frase l'ha scritta Michel Foucault da inviato per il Corriere della Sera in Iran, nel 1978, riferendosi alla rapida circolazione dei discorsi di Khomeini sotto forma di audiocassette facilmente duplicabili e trasportabili.   Chissà cosa avrebbe detto Foucault del ruolo che i social media stanno giocando nelle proteste di piazza che dal 2011 nascono e si riproducono continuamente dall'Egitto alla Spagna, dagli Stati Uniti alle periferie di Londra, dalla Tunisia alle 67 città turche che nell'ultimo weekend di maggio hanno visto le loro strade invase da migliaia di persone?   Primo movimento: ci vuole una prospettiva...

17.04.2013

Cooperazione, condivisione, co-creazione

Cooperazione, condivisione, co-creazione, sono parole sempre più frequenti nei domini delle industrie culturali (media, arte e design), dei social media, del marketing e della social innovation. Sono tutte parole che hanno a che fare con pratiche collaborative attraverso la rete: un gruppo di persone, anche sconosciute e spazialmente disperse, riescono a collaborare realizzando un progetto creativo comune grazie alla connessione e all'organizzazione in reti.   Fin qui tutto bene. Però ultimamente c'è un po' l'abitudine ad abusare di queste parole, con una certa leggerezza e una certa ingenuità. A forza di abusarne poi, si finisce per depotenziarne la forza, come quando si ripete che internet è democratico, come un mantra...

23.01.2013

Sharing. Culture and Economy in the Internet Age

“Il 20% della popolazione sopra i 15 anni nei paesi sviluppati produce e condivide contenuti per Internet. Se riconosciamo il diritto al libero scambio di contenuti digitali tra individui non per fini di lucro, invece di perseguirli come pirati, come possiamo essere sicuri che gli autori di questi contenuti riceveranno un compenso equo per la loro produzione?” Con questa domanda si apre Sharing. Culture and Economy in the Internet Age (Amsterdam University Press, 2012), un libro fondamentale per capire cosa sta cambiando nelle forme di produzione di cultura ai tempi della rete e modellare di conseguenza politiche culturali adatte alla network society. Il valore del libro sta non tanto nell’analisi accurata dei cambiamenti in atto ma nella proposta di un modello...

14.01.2013

Aaron Swartz, Open

“E se ci fosse una biblioteca con ogni libro? Non ogni libro in vendita, o ogni libro importante, neanche ogni libro in una certa lingua, ma semplicemente ogni libro; la base della cultura umana. Per primo, questa biblioteca deve essere su Internet.” Questo non è Borges. Non è la Biblioteca di Babele. Questo è quello che scriveva nel 2007 Aaron Swartz per presentare Open Library, il progetto a cui stava lavorando all'epoca: una biblioteca digitale ad accesso libero, gestita da una fondazione non-profit, che oggi conta su un catalogo di più di un milione di libri, classici e moderni, disponibili in download in vari formati digitali. “Open library è tua. Navigala, correggila, alimentala”, recita il sottotitolo del sito...

11.12.2012

Perché Twitter può dire qualcosa sul futuro dell’editoria e come imparai ad amare la fiction digitale

Michele ed io ci facciamo strada attraverso il muro di folla all’incrocio tra la 42esima strada e la Quinta. Siamo in ritardo, perché Michele è voluto entrare a vedere la volta stellata di Grand Central Station. Non puoi nominare nulla di questi luoghi, che subito la mente recupera un fotogramma, una sequenza di qualche film in cui li hai già visti. La scalinata di Grand Central Station per me è subito Revolutionary Road. New York non esiste, anche se sei lì. Non la vedi, perché continui a vederla attraverso tutti gli schermi dei film che hanno parlato di lei. Anche le foto che scatti e che poi condividi su Instagram sono foto già fatte, già viste, un pallido tentativo di imitare un modello, un’inquadratura...

29.10.2012

Il mito della Guerra dei Mondi

“Era la vigilia di Halloween... l’unica seccatura è che un numero  impressionante di ascoltatori si è dimenticato che giorno era” (Orson Welles, 1938)     Oggi la trasmissione La Guerra dei Mondi di Orson Welles compie 74 anni. Tutti la citano come l’esempio più eclatante del potere dei media di falsificare la realtà e condizionare le credenze del pubblico. Oggi proverò a decostruire questo mito, cercando di chiarire i motivi delle reazioni del pubblico e soprattutto cercando di rimettere in discussione una volta per tutte il falso mito del panico generalizzato che questa trasmissione generò.   La sera di domenica 30 ottobre 1938, alle otto in punto, la Cbs trasmetteva in diretta La Guerra dei...

09.10.2012

Cosa danno su Twitter stasera?

A casa non ho la tv. A cena ascolto sempre la radio in sottofondo, contravvenendo alle indicazioni di Adorno, secondo il quale l’ascolto distratto provocherebbe l’indigestione (Goodman, 2009).   Ieri sera mangiavo da solo, la radio non passava nulla di buono e non avevo voglia di alzarmi per collegare il computer alle casse e ascoltare BBC Six in streaming. Allora ho acceso Twitter (sono un consumatore a rischio dipendenza), però ho scoperto che mangiare e scorrere le notizie sul mio telefono non sono due attività che si riescono a fare comodamente. Ho pensato che sarebbe stato bello poter “guardare” Twitter su uno schermo 32 pollici di fronte a me, al posto della radio e della tv e cambiare “canale” con un telecomando messo...

09.07.2012

Twitter macchina narrativa

  È finita così, dopo 2797 tweets. Lo scorso 29 marzo il capitano Robert Falcon Scott (@CaptainRFscott) ci ha lasciati. Ha scritto le ultime righe del suo diario ed è morto. Esattamente come era accaduto in una tenda sull’altopiano antartico cento anni fa. Leggere quest’ultimo tweet “Last entry. For God’s sake look after our people”, per chi ne aveva seguito la storia, è stato come leggere la parola Fine al cinema. C’è qualcosa di terribile e assieme potente, in questo tweet. È la stessa forza che Roland Barthes, in Camera Chiara, riconosce nella fotografia del giovane condannato a morte Lewis Payne, fotografato da Alexander Gardner nel 1865:     Roland Barthes, commenta: “...

19.01.2012

Appunti per un’anatomia della celebrità su Twitter

In Italia, come già era accaduto in Inghilterra e Stati Uniti, il recente successo di Twitter è dovuto all’entrata in gioco massiccia e quasi simultanea di noti personaggi pubblici del mondo dello spettacolo, dello sport e dell’informazione, che hanno fatto da traino a centinaia di migliaia di “personaggi privati” (fan), entrati in Twitter per poterli seguire più da vicino, bypassando l’intermediazione di agenzie di stampa e siti di gossip, che se da una parte hanno visto ridursi improvvisamente il vantaggio competitivo sul proprio pubblico, dall’altra hanno subito messo a valore il lavoro gratuito delle celebrità trasformandolo in notizia.   Con l’arrivo delle celebrità Twitter è diventato un...

21.11.2011

Attention! Twitter ment! @palazzochigi e l’analfabetismo digitale

La notizia, seppur piccola, è questa: è stato chiuso il profilo Twitter di Palazzo Chigi. Non quello vero, che non esiste nemmeno, ma quello “fake”, falso, finto, fittizio, finzionale. È un profilo che esisteva dal 2009, di cui non si conosce l’autore, e che prima del cambio di governo aveva come immagine quella di Silvio Berlusconi. I tweet di questo profilo si erano fatti più intensi in questi ultimi giorni e l’immagine di Silvio era sostituita con la faccia bonaria di Monti. L’impressione era stata subito quella di una fiction ironica in 140 caratteri, ben riuscita e divertente. All’indomani del cambio di governo il tenore dei tweet era questo: “Italia è ora di dormire. Domani iniziano i sacrifici. Dormire...

13.09.2011

Benjamin, Facebook e la fine della distanza tra la radio e il suo pubblico

È vero. Il titolo suona blasfemo. Accostare la parola Facebook a Walter Benjamin può suonare come “un porno al cinema d’essai” (l’espressione non è mia, ma di un direttore di Radio Popolare per definire il programma Bar Sport all’interno del palinsesto di una radio come quella milanese). Eppure questo articolo farà proprio questo: accosterà il pensiero radiofonico di Benjamin ai cambiamenti che social media come Facebook hanno portato alla radio stessa. Si parla molto di user generated content, come se fosse un tratto distintivo dei soli social media digitali. E invece già negli anni trenta, all’alba dell’era della comunicazione di massa, Benjamin aveva intuito la radicalità di questi strumenti,...

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