AUTORI
Dario Mangano

Dario Mangano insegna Semiotica nell'Università di Palermo e nell'Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo, dove tiene anche un Laboratorio di pubblicità alimentare. Ha pubblicato diversi libri e articoli fra cui Archeologia del contemporaneo (2010), Semiotica e design (2008). Si interessa di tutto ciò che può funzionare e del suo piccolo orto.

06.09.2019

Pensare gli oggetti / Il design prima del design

Inclassificabile. È questo l’aggettivo che viene in mente dopo aver letto Paleodesign di Matteo Meschiari e Maurizio Corrado (Milieu, 189 pagine, €16,90). Quando invece si tenta di scriverne, ne viene fuori un altro: irriassumibile. Ed è qui che cominciano i guai, almeno per chi, come me, voglia fare proprio questo. È un libro sul design primitivo mi chiederete? No, decisamente no. Casomai, marzullianamente parlando, sul primitivo del design. Parla di cose, questo è certo. Ma anche dire che “parla” non è esatto, visto che accompagna ognuna delle schede di cui è composto – una per ogni oggetto – con un disegno. Non una fotografia, un disegno: fatto che non solo lo differenzia dai soliti libri “di design” illustrati, ma fa sì che quei semplici tratti di matita proseguano e integrino il...

15.03.2019

Come vedono le macchine? / Occhi ovunque

Come vedono le macchine? A tutta prima potrebbe sembrare una curiosità, una di quelle su cui insistono le tante trasmissioni di divulgazione che ci fanno sentire tutti un po’ scienziati, e invece la questione è molto seria e promette di avere effetti non indifferenti sul nostro futuro. Inutile dire che le macchine in questione sono i computer, che già dagli anni Sessanta sono stati interfacciati, come si dice in gergo, con delle telecamere, sensori ottici che hanno dato loro la possibilità di acquisire dati che, secondo una logica tutta umana, pertengono alla vista. Sequenze di bit che sono direttamente prodotte dal modo in cui la luce incontra le cose che popolano il mondo, ma che una volta entrate nel cervellone della macchina diventano… cosa? Ecco la domanda che si fa Simone Arcagni...

18.07.2018

Che cosa è design? / L’icona che pensa (il design)

Travolti come siamo dal fascino perverso della parola cambiamento, e dimentichi del fatto che la sua direzione è quantomeno duplice, non possiamo fare a meno di tanto in tanto di pensare a ciò che non cambia o che ci farebbe piacere non lo facesse. Le cose che ci contraddistinguono in quanto italiani innanzitutto, nelle quali ci piace riconoscerci. Le famose “eccellenze” che vanno preservate a tutti i costi. Direi, per cominciare, cibo, moda e naturalmente design. Niente panico, il design c’è. Per esserne sicuri basta guardare eventi come il recente Salone del mobile, parlare con qualche amico straniero, o andare in edicola e sfogliare una di quelle patinatissime riviste che parlano delle case più belle del mondo. Lo trovate lì, in copertina, che vi guarda sornione: una Arco di qua, una...

18.02.2018

Oggetti e economia moderna / La parola alle cose

Chiunque abbia dimestichezza con i disegni animati non si stupirà più di tanto, si sa nel mondo dei cartoni le cose (e gli animali) parlano da sempre. Maggiordomi-candelabro, statue animate, ma anche macchine, aerei e naturalmente giocattoli stanno lì a interagire nel più naturale dei modi, attraverso la lingua appunto. Ma è roba di fantasia, per bambini, perché le cose non parlano, cosa avrebbero da dire poi? È questo il punto: troppo. Fortunatamente qualcuno ogni tanto decide di dargli la parola, gettando su di loro il più incredibile degli incantesimi: una domanda. Anzi tante. È quello che fa Tim Harford, economista e giornalista del Financial Times, con il suo 50 cose che hanno fatto l’economia moderna, edito da Egea. Obiettivo di Harford non è parlarci dei 50 maggiori successi...

29.01.2018

Ingvar Kamprad, fondatore del marchio / Morto Mr. Ikea, maestro di sottrazione

Quando muore un personaggio come Ingvar Kamprad, ovvero le prime due lettere della parola IKEA, fondatore e vero e proprio Nume  della celebre azienda di mobili svedese, c’è di che meditare. Se non lo sapeste, se n’è andato ieri, domenica 28 gennaio, proprio il giorno della settimana deputato a visitare i suoi negozi e a montare i mobili che ha prodotto per oltre settant’anni. Ovvero a partire dai suoi 17, età in cui fondò il colosso mondiale che ha diretto con maniacale attenzione e smisurato potere fino al 2012 quando ha, almeno apparentemente, lasciato l’azienda ai tre figli. Le ragioni per meditare sono diverse.   La prima, più istintiva, probabilmente ha a che vedere con il fatto che si trattava di uno degli uomini più ricchi del mondo, con un patrimonio personale le cui...

09.12.2017

(Esatto, proprio quella sul SUCA) / S-Word: il senso di una tesi

Il grande Umberto Eco ci aveva preso, non c’è niente da fare. E più di una volta. Quella da cui vorrei cominciare è la definizione di apocalittici e integrati (Eco, 1964), che al caso della S-Word, scoppiato in queste ore, si adatta alla perfezione. Ecco brevemente i fatti, se li conoscete potete saltare al prossimo capoverso. Tutto è facilmente ricostruibile con una breve surfata sul web. La storia comincia con la tesi di laurea in Scienze della Comunicazione di Alessandra Agola dal titolo “S-Word. Segni urbani e writing”, discussa all’Università di Palermo e di cui sono relatore. Tesi che ha come oggetto le scritture urbane e in particolare la parola SUCA, che con una frequenza disarmante si ritrova su muri di Palermo e di molte altre città. Su questo lavoro scrive per primo Gianfranco...