Categorie

Elenco articoli con tag:

accoglienza

(6 risultati)

“Santiago, Italia” / Nanni Moretti. Elogio della parzialità

Per la proiezione di Santiago, Italia, la sala del cinema Palestrina di Milano è stracolma: un cartello all’ingresso dichiara sold out. Per fortuna, G. e io abbiamo prenotato i biglietti una settimana prima (il bigliettaio: «Faccia attenzione, ché i posti non sono numerati: chi primo arriva…»). Moretti non si è fatto attendere troppo, forse perché nella stessa sera ha in programma due altre presentazioni (al più prestigioso e noto cinema Anteo). Parte l’applauso di prammatica. Poi Moretti esordisce: «Questo è un film in cui vedrete che la Chiesa cattolica fa una gran bella figura».   La solita “finta” morettiana: dopo le dichiarazioni, le criticatissime interviste esclusive, i botta-e-risposta a distanza con il ministro degli interni (tutte cose che mi sono sforzato di non seguire, in attesa di vedere il film), ecco che lui si smarca parlando di cardinali e suore. Una boutade da mangiapreti pentito? In realtà, a Moretti preme più parlare di individui: «A volte le singole persone fanno la differenza».   Moretti al 36mo Torino Film Festival, in occasione della prima del film.   Ecco, la prima osservazione che si può fare a proposito di Santiago, Italia è il modo con...

Festival of Italian Literature in London / Migrazioni: diritti violati

Lorenzo Pezzani, co-fondatore di Forensic Oceanography, partecipa alla tavola rotonda Detecting Violence insieme a Matteo De Bellis di Amnesty International durante il Festival of Italian Literature in London.   Cosa è Forensic Oceanography? Forensic Oceanography (FO) è un progetto d’inchiesta sulle politiche della migrazione nel Mar Mediterraneo che ho iniziato nel 2011 insieme a Charles Heller, In collaborazione con una vasta rete di attivisti, ONG, giornalisti e scienziati, abbiamo prodotto una serie di rapporti, ricostruzioni, mappe, video, piattaforme online ed articoli che tentano di fare luce sulle violazioni dei diritti dei migranti e le morti in mare, evidenziando lo stretto legame che esiste fra tali morti e le politiche migratorie dell’Unione Europea e dei suoi stati membri.   Quali strumenti usa Forensic Oceanography? FO opera all’intersezione di diverse pratiche e conoscenze, dal giornalismo investigativo alla scienza forense, dalla ricerca accademica alle arti visive, e cerca di intervenire in diversi ambiti: non solo giuridico ma anche accademico e artistico, e più in generale politico. Utilizziamo tecniche spaziali e visive (mappe, modellazione 3D,...

«Ero straniero e non mi avete accolto» / Il prossimo, il lontano e l'accoglienza dei profughi

La coerenza di Salvini   «Sono un cristiano coerente», ha risposto Matteo Salvini al twitter di Gianfranco Ravasi (anche lei, eminenza!?), che in relazione al respingimento della nave Aquarius aveva scritto, parafrasando in negativo Mt. 25,43:  «Ero straniero e non mi avete accolto». «Amerai il prossimo tuo», si dice nel Vangelo. Io non sono credente e non mi intendo di questioni interne alla chiesa; mi intendo un poco di filosofia politica ed è su questa base che vorrei commentare l'episodio. Forse Salvini intende il precetto alla lettera, perché no. Prima il prossimo dunque. La massima si addice al «primanostrismo» elaborato da Salvini, una specie di variante paesana del grido «America first!» di Donald Trump. Il popolo italiano deve pensare ai suoi terremotati, disoccupati e indigenti, altro che a quelli che vengono da lontano, profughi, migranti e rifugiati che invadono il Bel Paese per godere della pacchia (sic) e farsi una crociera (sic sic sic).   Chi è il prossimo?   Ora, bisogna sapere che il conflitto noi/loro, vicino/lontano non è certo stato inventato oggi, anzi ha una lunga storia filosofica che spesso si è trovata di fronte a quesiti analoghi:...

Elvio Fachinelli: il clinico che ridefinì l'osceno

Tempo fa William Buckley rimproverava Allen Ginsberg di comporre opere oscene per via del suo linguaggio; invitato a una trasmissione televisiva gestita dallo stesso Buckley, Ginsberg rispose che oscene non sono le parole, ma le morti durante l'allora guerra del Viet-Nam.   La biografia culturale di Elvio Fachinelli (1928-1989) sembra una genealogia Biblica. Il suo analista fu Cesare Musatti (1897-1989), il quale – considerato uno dei Padri della psicoanalisi italiana – si formò con Edoardo Weiss (1889-1970), il primo psicoanalista  italiano. Weiss era, a sua volta, in supervisione dallo stesso Sigmund Freud. Nonostante le sue origini nobili e ortodosse, Fachinelli fu tra gli psicoanalisti che più cambiarono la psicoterapia in Italia.   In primo luogo rifiutò l'idea di “resistenza del paziente” a favore dell'accoglienza della “persona che frequenta l'analisi”, spostando la responsabilità della terapia sull'"esperto”. Negli anni Settanta nacque e si diffuse la strana idea che se c'è fallimento nella relazione tra il professionista e il suo utente, la...

Barconi profughi e intellettuali

Dove sono ora Jean-Paul Sartre e Raymond Aron? Su una vecchia foto, che gli archivi digitali ci restituiscono in bianco e nero sottraendoci il piacere dell'ingiallito d'antan che faceva pure il suo effetto. Ma quella foto del 1979, in cui il più imprevedibile e radicale dei filosofi gauchisti si recava “mano nella mano” all'Eliseo insieme al più liberale degli intellettuali della destra repubblicana francese, il suo effetto lo fa comunque. Era la religione universale e umanistica dell'“engagement”, dell'impegno, a unirli di fronte alla tragedia dei boat people dal Vietnam e dalla Cambogia, precipitati in soli quattro anni dalla guerra di liberazione alla galera del comunismo. Guardate le immagini di allora: non assomigliano a quelle dei boat people di oggi? Uomini, donne e bambini seminudi che annaspano nel mare, corpi dai riflessi ambrati luccicano abbrancicati a scheletri di barche. Altri corpi di cui intravvediamo a pelo d'acqua solo la schiena, gambe e braccia larghe irrigidite nell'ultimo spasimo.   Allora tutto questo avveniva nel golfo che i giornali francesi ora chiamano come un tempo “del Siam...

Tutti profughi

Giovedì pomeriggio 15 dicembre, autostrada Bergamo-Milano, poi tangenziale est per immettermi sulla Milano-Genova: sono diretto a Pavia, dove si proietta “Piazza Garibaldi”. Ascolto Fahrenheit, come faccio sempre quando sono in macchina, e cerco di capire meglio quello che è successo fra sabato 10 a Torino, il pogrom della Cascina Continassa, alle Vallette, e martedì 13 a Firenze, nei pressi del mercato di San Lorenzo, dove Gianluca Casseri ha ucciso Samb Modou e Diop Mor. C’è Marco Revelli alla radio, è stato lui il primo a usare la parola pogrom sul Manifesto: nella sua voce, oltre l’amarezza e l’indignazione, avverto qualcosa di nuovo, un tono quasi spaventato, o forse smarrito, quello di chi ha speso anni per avvertirci dei rischi d’incendio, con tutta quella benzina distribuita dagli “imprenditori della paura”, e vede ormai alzarsi le fiamme fra le pareti di casa, la nostra.  Devo ammettere di aver sentito un brivido scendere dalla nuca e fermarsi fra le scapole, per qualche secondo, come in cerca del suo posto.   Quel pomeriggio a Pavia, un mezzo disastro: pessima la...