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bandiera

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Le mani di Zoff e il tricolore

C’è un’immagine che traduce in emblema la vittoria italiana ai Mondiali di Spagna, nel luglio del 1982, ed è quella che ritrae su un francobollo le mani del capitano della nazionale, il portiere Dino Zoff, mentre innalzano, tutta d’oro scintillante, la Coppa del Mondo. Il modello è la fotografia che all’indomani di quell’11 luglio apre fatalmente i quotidiani: la firma è di un pittore grande e discusso, senatore comunista nientemeno, Renato Guttuso, il quale si compiace di ignorare il tricolore e lascia viceversa trapelare solamente l’azzurro e il giallo oro. Eppure, per la prima volta, il tricolore sta occupando e persino travestendo le piazze italiane in delirio: la bandiera che pendeva afflosciata dagli uffici pubblici, appannaggio semmai dei neofascisti e della cosiddetta maggioranza silenziosa (gli ultimi sbandieramenti erano stati nel ’54 per Trieste italiana) diviene di senso comune e si presenta addirittura in forma di tatuaggio, come per quei giovani tifosi, nello Stadio “Sarrià” di Barcellona, ripresi mentre esultano, dopo la tripletta di Paolo Rossi al Brasile, seminudi e...

La bandiera attorcigliata

  Il 17 marzo 2011 sono stato a Marsiglia. Era previsto un incontro presso l’Istituto italiano di cultura. Sono partito la mattina presto da una Torino in piena ossessione tricromatica –le bandiere ai balconi, gli adesivi sulle vetrine dei negozi, oltre le vetrine i manichini abbigliati in bianco rosso e verde, nei banconi degli alimentari i cibi ugualmente armonizzati a tre colori, e ancora bandierine sparse sui tavolini dei caffè, in cartoleria le penne tricolore, in panetteria le focacce condite con mozzarella lattuga e pomodorini. In Galleria San Federico ho visto anche una cantante con una specie di turbante tricolore, e sulla superficie di una pozzanghera in piazza Carlo Alberto il residuo di cherosene non era al solito iridescente ma di un partecipe oleoso tricolore.   Durante il viaggio in treno ho letto Repubblica. Tra una notizia e l’altra comparivano le pubblicità. La maggior parte si collegava esplicitamente all’unità d’Italia. Le ho contate: ventisei su settantasei pagine. I salami Beretta sono fratelli d’Italia dal 1812, Superga è la scarpa degli italiani, Conad ha l’unità...

Italia tra parentesi

L’Italia come argomento. Che cosa rende questo paese così particolare tanto da divenire oggetto o soggetto di un’opera d’arte? Nessun paese al mondo è stato tanto ritratto quanto lo è stato nei secoli l’Italia. Non certo soltanto per i paesaggi, la storia o l’arte, ma anche e soprattutto per una materia costituita da una umanità che sfugge ad ogni definizione o categoria. Una materia umana creata dalla stratificazione e ibridazione di culture ed etnie diverse, risultato di scontri e integrazioni secolari, forzata alla coabitazione su un piccolo e vario territorio e che solo di recente ha cercato di immaginare una storia comune, alla ricerca di una possibile identità condivisa.   Laboratorio permanente dove si testano sino al limite le pulsioni più profonde dell’animo umano, tra tragedia e commedia, per gli artisti l’Italia rappresenta un principio di realtà, un territorio da cui nascono e si mettono alla prova etiche, poetiche ed estetiche. Un territorio in cui la realtà offre una infinità di trame, di storie, di situazioni, di personaggi tali da rappresentare gi...

Giorgio Manganelli / Mammifero italiano

Giorgio Manganelli fu un impareggiabile corsivista. Il primo a comprendere il valore letterario degli scritti giornalisti dell'autore di Nuovo commento fu Italo Calvino, a detta del quale sue prose per la stampa non erano “meno ricche di invenzioni fantastiche e linguistiche delle sue prose dotte”. D'altro canto Manganelli assimilava il corsivo (“poche righe, rapide e mortali”, “un paradosso”) alla forma chiusa e costrittiva del sonetto. Marco Belpoliti ha doviziosamente raccolto in Mammifero italiano quegli articoli, apparsi tra il 1972 e il 1989, che vanno a comporre una beffarda e implacabile disamina del carattere degli italiani contemporanei. Di quella cernita, l'unico inedito è quello intitolato Patria, che traeva spunto dalla denuncia per vilipendio ai danni del celebre imitatore televisivo Alighiero Noschese. Era il 1974.   L’italiano medio, scapolo, divorziato o con famiglia, che passi nelle vicinanze di una bandiera italiana, sgargiante nei suoi tre colori, è ammonito di tenere un contegno assolutamente inequivoco; potrà sorridere, ma con rispetto, nei confronti di detta bandiera, e...

Torino, 5 marzo, ore 17.23

La sensazione mi sorprende al semaforo di corso Novara, angolo corso Giulio Cesare. C’è qualcosa di nuovo nel paesaggio dei balconi che si affacciano dai casamenti multipiano dell’incrocio: anzi, d’antico. Ci metto un attimo, poi la sensazione si precisa: questo era un posto dove per anni hanno sventolato le bandiere arcobaleno della pace. All’inizio sgargianti nella loro fresca dichiarazione pacifista; poi sempre più stinte e opache, proprio come la coscienza dell’opinione pubblica. Adesso, invece, i terrazzi delle case popolari sono improvvisamente fioriti di tricolori. In effetti, non solo qui, ma in tutta Torino si vedono facciate imbandierate. Sono singoli appartamenti, ma anche più scenografici striscioni biancorossoverde che inglobano mezzo condominio. Il 17 marzo si avvicina. La prima cosa che mi chiedo è se il tricolore garrisce sugli stessi terrazzi dove prima sventolava la bandiera della pace. Sono incline a credere che in buona parte sia così: che quei balconi e quelle bandiere appartengano a persone che vogliono comunque esprimere un’idea, un’appartenenza. Se l’ipotesi è...