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Black Mirror

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Perché gli italiani non immaginano mondi possibili / Al futuro non ci crede nessuno

L’immaginazione nazional-popolare del bel paese è malata di passato e carente di futuro. Ladri di futuro lo hanno sottratto. Volete un esempio? Nella tarda primavera, al salone del libro di Torino, – e già mi sembra di andare troppo indietro – Giorgio Agamben si esprime in questi termini: “Il futuro, che non esiste, può essere inventato di sana pianta da qualsiasi ciarlatano. Diffidate, tanto nella vita privata quanto nella sfera pubblica, di chi vi offre un futuro”. L’autore prende spunto da un aforisma ancor più drastico di Flaiano, “Ho una tale sfiducia nel futuro, che faccio progetti solo per il passato”. Sono sentenze che esprimono la convinzione, assai diffusa nello stivale, secondo cui l’unica chiave che permette di comprendere la realtà sia il passato, “mentre uno sguardo rivolto unicamente al futuro ci espropria, col nostro passato, anche del presente”.    Ma è un giudizio corretto? O piuttosto questa sfiducia verso il futuro è una malattia cronica che affligge il nostro sentimento nazional-popolare? Veramente il futuro è solo un inganno ordito per ingannare i molti? Un fuoco fatuo? Una sirena che porta i naviganti ad affondare scontrandosi contro le rocce della...

Il libro digitale dei morti / Che ne è del diritto all'oblio?

Il problema della morte sui social, su cui sono da poco intervenuto proprio su Doppiozero, è al centro del nuovo Libro digitale dei morti di Giovanni Ziccardi, appena uscito per i tipi di Utet. Il volume si sofferma su una una questione che, per le ovvie ragioni che tutti possono immaginare, si può, a buon diritto, definire imprescindibile. Ma, a ben vedere, possiamo ascrivere la sua imprescindibilità anche a un altro motivo meno lampante: utenti di un qualche dispositivo digitale lo siamo tutti e tutti siamo chiamati a fare i conti con le trasformazioni che la virtualizzazione di questo aspetto così fondamentale dell’esistenza pone. La morte al giorno d’oggi ci chiama in causa, così, doppiamente: in quanto umani mortali e utenti tecnologici virtualmente immortali. Ed è proprio la pervasività del fenomeno della morte digitale a far sì che le sue implicazioni si rivelino pressoché inesauribili e straordinariamente complesse. Il lavoro di Ziccardi arriva, così, come sua consuetudine – ricordiamo i meritevoli lavori sull’odio online, sulla dialettica fra controllo e libertà in rete e sulla cultura hacker –, a mettere ordine all’interno di una questione a dir poco intricata su cui...

L’impatto delle Serie Tv sulle nostre vite / L'età della finzione

Ho appena finito di vedere la seconda serie di Fargo, prodotta dai fratelli Coen. L'ho macinata in tre giorni, a tappe notturne, drogato dal desiderio di sapere “cosa sarebbe successo dopo”. Ne sono rimasto orfano per qualche giorno, un po' come la botta di astinenza da Breaking Bad nei giorni successivi alla sua fine. Mi sono gingillato con i remix della figura di Heisenberg fatti circolare dai fan sui social network per ammorbidire l'assenza.  Credo di aver raccontato un'esperienza comune a molti dei lettori. Viviamo immersi negli intrecci delle storie di vita di personaggi fittizi, che abitano il nostro quotidiano e le nostre conversazioni.   Mi sono chiesto quanto tempo passiamo insieme ai contenuti televisivi, siano essi trasmessi in diretta dal televisore di casa, o recuperati su You Tube o Netflix on demand.  Fate lo sforzo di rimanere qui, mentre attraversate le seguenti statistiche:   Negli Stati Uniti le persone passano in media, ogni giorno, 282 minuti (4 ore e 42 minuti) in compagnia di un televisore acceso. È il paese col più alto tasso di consumo televisivo al mondo. L'Italia può dire, finalmente, di primeggiare almeno in una classifica mondiale:...

Come cambia la mediatizzazione del leader politico / Renzi e Black Mirror

5 aprile 2026. Sono le otto di sera, mi arriva una notifica di FaceWorld (la società che ha rilevato Facebook due anni fa) sul mio paio di occhiali di realtà aumentata: è l'ora della consueta “conversazione” settimanale del presidente del consiglio in diretta su FaceWorld. Ho già usato l'“opt out” cinque volte nelle ultime due settimane per evitare una serie di spot e un discorso presidenziale e ho finito i crediti. Ogni mese FaceWorld mi concede 10 crediti da spendere per “skippare” le notifiche di video promozionali in arrivo sulle mie lenti. Posso guadagnarne altri se guardo dei video a mia scelta dal paniere di opzioni quotidiane, ma non sono mai abbastanza e ogni giorno devo scegliere il male minore. Da quando una serie di attentati ha colpito a raffica il mondo occidentale quattro anni fa, tutti i governi di Stati Uniti ed Europa hanno accesso a telefoni, orologi, occhiali interattivi e tablet e possono trasmettere quello che vogliono agli utenti, per la loro “sicurezza”. Vedo apparire la faccia simpatica e rubizza del mio presidente del consiglio, a pochi centimetri dalla mia retina, che inizia a parlare: “Miei cari amici… La civiltà è un albero vecchio: man mano che...