Categorie

Elenco articoli con tag:

classi sociali

(4 risultati)

David Forgacs. Margini d'Italia

Coloro che (come l'autore di questa recensione) avvicinassero il testo di David Forgacs, Margini d'Italia (Laterza 2015), in cerca di "una storia alternativa, parallela ma secondaria a quella considerata ufficiale, che 'riscattasse' le persone dai margini o li 'salvasse'" resterebbe deluso. "Farlo," dice l'autore nella sua premessa, "in questo caso, avrebbe significato semplicemente riprodurre la logica della marginalità, rimettere in atto quei gesti di comprensione o solidarietà, dare sostanza alla fantasia che qualcuno possa essere simbolicamente tolto dai margini e dare credito all'idea che le persone osservate nei cinque casi che ho studiato fossero o siano davvero, in qualche modo, 'fuori' dalla società, o comunque veramente subalterni, secondari, meno importanti di quelli che si trovano al centro. Il mio obiettivo non è quello di raccontare la loro storia ma di illustrare come altri li hanno descritti e di dimostrare che la formazione dell'Italia moderna si è realizzata anche attraverso la creazione discorsiva di gruppi marginali e socialmente esclusi".  ...

The artist worker

The worker è la breve intensa esperienza di vita di un uomo che nasce a Torre del Greco, un paese in provincia di Napoli alle falde del Vesuvio e vive e lavora a Milano da 7 anni durante il periodo di recessione e crisi del Belpaese. The artist e the worker sono la stessa persona.       L'operaio è un uomo comune di 33 anni, con un nome d'artista e un cognome da operaio. Personalità carismatica, cinica, tenace, intelligente e orgogliosa che lavora per sopravvivere, e non sopravvivere per suicidarsi. Un uomo complesso allo stesso tempo semplice e alla mano; che per inseguire le sue ambizioni e i propri sogni prende di petto le occasioni che la vita gli offre... si rimbocca le maniche, come pochi sanno fare.   In un paese repubblicano e democratico come l'Italia, in un'epoca hi-tech e futuristica, non esiste ancora l'abolizione delle classi sociali tra ricchi e poveri grazie alla classe politica dirigente ormai vecchissima, malata e corrotta. Ecco come the worker decide di passare all'azione e non stare fermo ad aspettare, né tantomeno a leccare il fondoschiena di qualcuno che si trova per chissà...

La fine del dandismo

Per molti secoli, ci sono stati tanti vestiti quante classi sociali. Ogni rango aveva il suo abito, e non c’era alcun imbarazzo nel considerare il modo di vestire come un vero e proprio segno, dato che la disparità di stato sociale era considerata naturale. Da una parte, il vestito era sottoposto a un codice assolutamente convenzionale ma, d’altra parte, questo codice rinviava a un ordine naturale o, meglio ancora, divino. Cambiarsi d’abito significava cambiare al tempo stesso modo d’essere e classe sociale: l’uno e l’altra si confondevano. Nelle commedie di Marivaux, per esempio, il gioco dell’amore coincide al contempo con il quiproquo delle identità, con il mutamento delle condizioni sociali e con lo scambio dei vestiti. Esisteva dunque una vera e propria grammatica del vestito, che non poteva essere trasgredita senza minacciare, non soltanto alcune convenzioni del gusto, ma soprattutto un ordine profondo del mondo: quanti intrighi, quante peripezie della nostra letteratura classica si basano sul carattere francamente segnaletico del vestito!   Sappiamo che subito dopo la Rivoluzione il vestito maschile è...

Middle class, middle class?

E si ha un bel dire middle class, a Pechino. La visione stessa del ceto medio, a me, giunge distorta: dal fatto che vivo esclusivamente dentro al recinto. Sono circondato dalla middle class (isolato, quasi, dal resto del mondo), certo più in Cina che non in Italia, dove invece ho molte occasioni per prendere l’ascensore e farmi un tour verso il basso (a dir la verità: ho solide frequentazioni fin dall’infanzia, e me le tengo strette. Valgono oro. E poi basta entrare al bar, parlare con il ragazzo che ti fa il caffè, o con chi ti fa le pulizie in casa, chi viene a tirarti giù una pianta morta in giardino: se decidi di parlarci, certo). È ovvio, il basso in Italia non è mica come il basso in Cina, o peggio in India o in altra Asia: ma la differenza di ceto in Italia c’è, si vede, e chi non la vede ha solo bambagia sugli occhi.   In Asia vedo (intravedo): ma finisco per restare ancorato al livello superiore. A Pechino, il confine che separa quest’alto dal basso è quasi introvabile, pensi che sia più in là (si usa dire: a cinquanta chilometri dal centro comincia il terzo mondo), ma...