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concerto

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Oggi il concerto d’addio del grande cantante / Quando Paul Simon entra in materia

“Lui era un marinaio di stanza a Newport News, lei una reginetta della scuola senza nulla da perdere”. Raymond Carver? No, Paul Simon. “Con il loro cane, dopo la guerra, René e Georgette Magritte tornarono alla suite dell’albergo, e socchiusero la porta”. Somerset Maugham? No, Paul Simon. “Arriverà il giorno in cui sarai stanco, stanco come un sogno che aspetta solo di morire”. Roberto Bolaño? No, sempre Paul Simon. Nessuno sa entrare in materia come Paul Simon. Gli incipit delle sue canzoni sono degni di un racconto di Hemingway o di Francis Scott Fitzgerald. Alcuni hanno passo romanzesco (“A winters day in a deep and dark December; I am alone, gazing from my window to the streets below, on a freshly fallen silent shroud of snow” – Un giorno d’inverno nel pieno di un cupo dicembre; da solo, alla finestra, fisso le strade e la silenziosa coltre di neve fresca – I am a rock); altri fissano la nevrosi contemporanea in perfetto stile Woody Allen (“The problem is all inside your head, she said to me” – Lei mi disse: il problema sta tutto nella tua testa – Fifty ways to leave your lover); altri ancora fanno leva sull’immaginario americano, sontuoso e banale al tempo stesso (“The...

Bono Vox e la confusione tra gratis e free

La sera del 21 luglio del 2001 mi trovavo in macchina con alcuni compagni di università. L’autoradio era sintonizzata su Radio Popolare. Poi cambiai canale e intercettai un giornale radio che annunciava il successo del concerto degli U2 al Delle Alpi di Torino. Più di settantamila persone (“A Genova ce n’erano duecentocinquantamila, secondo la questura”, pensai in quel momento). A quel punto, un mio amico, Federico, che aveva un passato da adolescente mod ed era stato anche un fan degli U2, stizzito, spense la radio e mise su un cd dei Clash (eravamo dei cliché, senza saperlo).   Stavamo tornando dal G8 di Genova, mia madre sapeva che ero a casa a studiare. Una volta arrivati a casa, a mezzanotte, malconci e intossicati, vedemmo alla tv le immagini dell’irruzione della polizia alla Diaz. E cambiando canale trovai di nuovo la notizia del concerto degli U2 a Torino. Io avevo smesso di amarli da un po’, spensi la televisione e andai a letto. Non riuscii a dormire per tre giorni. Sentivo sempre gli elicotteri volare sopra la mia testa. Thursday Bloody Thursday. Passò.   Non ascoltai più gli U2. Anni...

Warburghiana

Quale finissage della mostra “Il pathos delle forme” in corso alla Galleria Milano, di Milano, il gruppo Warburghiana mette in scena il IV concerto sinottico che riassume in forma di spettacolo i temi sviluppati in mostra con altre idee in progressione. Il concerto è una sequenza di interventi teorici, teatrali, musicali e video.   15 novembre 2012 ore 19.30. Inizio alle ore 19. Durata di 22’.   Entrée- 45” Jimmie Durham, Nature morte - 2’ Elio Grazioli, Il pathos delle forme - 3’ Gianluca Codeghini, Keep watch - 5” Aurelio Andrighetto, La sfera senza requie - 3’ Elio Grazioli, Diciamo così I - 1’ Dario Bellini e Gianluca Codeghini, Crudeltà inaudite - 2’ 10” + Gianluca Codeghini noise / Paolo Romano double bass - 3’40” Warburghiana, Indicare - 9” Aurelio Andrighetto e Giulio Calegari, Città visibili e invisibili - 57” Elio Grazioli, Diciamo così II - 1’ Carlo Dell’Acqua, Pensierini - 38” Dario Bellini, In morte di Riccardo II, con Marco Bragalini Dadda - 3...

Chicago. Millennium Park

Il Millennium Park è il cuore di Chicago ai piedi dei grandi grattacieli, i cui riflessi luminosi si riversano nelle strade, tra l’asfalto e i prati. L’incontro tra la luce e il rumore metropolitano, il movimento, la rapidità rende unico questo spazio pubblico. Il passeggio quotidiano, l’aperitivo dopo il lavoro, i picnic in pausa pranzo, sono momenti essenziali di chi lavora nel Loop di Chicago. Il parco è un concentrarsi di imponenti pezzi d’arte che tolgono il fiato: dal Cloud Gate (ribattezzato dagli autoctoni The bean, il fagiolo) di Anish Kapoor, alla eccentrica Crown Fountain di Jaume Plensa, fino al sontuoso palco per orchestra all’aperto di Frank Gehry. E mangiarsi un hot dog o un hamburger all’ombra di questi colossi è un’usanza ormai consolidata.     Può capitare più frequentemente di sabato e di domenica, ma anche in un qualsiasi giorno feriale primaverile o estivo che sia, quando la morsa del freddo si allenta e il vento glaciale lascia finalmente respirare la città. Solitamente succede verso le sette e mezza di sera: strani movimenti cominciano a vedersi...

Un biglietto nostro

Traslocare significa sbudellare la propria casa e mostrare nella pubblica via le proprie viscere: un orrore. Un’endoscopia della propria vita materiale a cui gli altri assistono. Vedono le tue scelte stilistiche in fatto di mobilia, sanno delle tue fatiche economiche che non ti hanno concesso di comprare un’ottima lavatrice o un armadio più grande; per non dire della quadreria irrimediabilmente modesta, in termini artistici s’intende. Un orrore. Ebbene in questo orrore mi è successo – e questo è il versante miracolistico di un trasloco – di ritrovare il vecchissimo biglietto di un concerto: Palasport – Bologna 31 marzo 1973 – ore 21,30 TRAFFIC - gradinata L.1.500 n.796. Un tagliandino rosa che, oltre alle scarne informazioni su riportate, non ha altro. Del tutto simile a quello che un tempo usavano nelle “pesche” della parrocchia, madre e figlia con il numerino su entrambe, e basta.   No, niente biscottini proustiani, l’istantaneo scatenamento emotivo della mia personale memoria rimanga a me, a poco servirebbe raccontarlo – come non oso pensarlo - a chi non è me. Per chi...

Black and White Trypps Number Three

  Non so se Ben Russell insegni ancora cinema (parli di immagini mobili) all’università. Di certo, programma serate cinematografiche nelle cineteche e nei musei che hanno la gentilezza di invitarlo. È un artista. Realizza film. Ha presentato recentemente a Venezia il suo ultimo lavoro, River Rites. Parte della sua produzione si compatta in un unico progetto (sette film per ora) che, ispirandosi all’inglese antico, egli ha denominato Trypps. In tutto 65 minuti che tentano di cogliere ciò che lo stesso Russell considera una forma di “etnografia psichedelica”. Sono viaggi, nel senso più ampio del termine, a cui non è estranea la dimensione chimica, o l’idea di trance.   Come fare cinema con mezzi che la tradizione considererebbe nulli? Ben Russell sembra aver perfettamente assimilato la lezione di Jean Rouch. Action painting, cinema sperimentale, capitalismo globale, ritrattistica, performance: i Trypps colgono alcuni aspetti, alcune espressioni umane contemporanee, filmandole in 16mm, con o senza suono, a colori o in bianco e nero, viaggiando a Dubai, Malobi oppure restando più vicino a casa,...