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Covid19

(143 risultati)

Teatri lirici / Covid. Lo spazio del melodramma

Si direbbe che solo i teatri, in Italia, abbiano preso sul serio la provocazione lanciata nel mezzo del “lockdown” da Jeremy Rifkin, il guru della “terza rivoluzione industriale”, che vaticinava “meno gente e meno ammassata” nella sale dello spettacolo dal vivo (ma anche sugli aerei e negli stadi: in questo caso profezia già fallita). In modo particolare si sono dati da fare i teatri d’opera, che assommano alle problematiche legate al pubblico e a quelle di chi sta in scena, anche le esigenze di chi deve suonare in orchestra e ha diritto come tutti alla sicurezza sanitaria. Del resto, l’opera è storicamente il tipo di spettacolo più multiforme, complesso e stratificato: inevitabile che la sua realizzazione sotto la sferza delle nuove regole sia la più complicata e quella che richiede più “creatività”.   Dalla metà di giugno, dunque, i teatri dove si fa musica hanno cominciato lentamente a rimettersi in moto. E spesso per farlo hanno seguito la strada indicata da Rifkin: una radicale riorganizzazione degli spazi interni, un rimescolamento dei luoghi tradizionalmente deputati a specifiche mansioni ma ora considerati inadatti se non off-limits. Per dire, nel giro di qualche...

La cecità come scelta / Covid e la fine del sogno americano

Houston, 16 luglio 2020 L’ultimo giorno normale della mia vita è stato il 6 marzo 2020, l’ultima lezione che ho tenuto in classe. Ciò che ha salvato la mia università dalla pandemia, allora, è stato lo spring break, la vacanza di primavera che cominciava la settimana dopo. Tempo pochi giorni, e si è visto che tornare in classe non era più possibile. Io stavo insegnando un corso sulla biopolitica. Parlavamo e abbiamo continuato a parlare via Teams di Michel Foucault, Hannah Arendt, Giorgio Agamben, Roberto Esposito, Antonio Negri, Michael Hardt, Paolo Virno, Donna Haraway, Judith Butler, Anthony Kwame Appiah, Slavoj Žižek e altri ancora. Ancora prima che la pandemia raggiungesse il Texas, ogni settimana trovavo, senza neanche doverlo cercare troppo, qualche articolo di giornalismo investigativo che mettevo a disposizione degli studenti e sembrava scritto apposta per il mio corso.    Se Achille Mbembe parlava di necropolitica e di necropotere, di schiavitù e di colonialismo come stati di eccezione permanente, e del modo in cui le popolazioni soggette potevano essere controllate verticalizzando il loro spazio (non entrerò in particolari perché non è questo il punto che...

Diario 5 / Rumori nella cassa toracica

La notte di lunedì non ho chiuso occhio. Sentivo un rumore appena fuori dalla stanza, un rumore che assomigliava allo scalpiccio di un animale intrappolato. All’inizio non capivo da dove provenisse, pensavo alle fronde di qualche pianta in giardino. Ma no, il rumore era più vicino. Col passare dei minuti ho cominciato a sospettare che l’animale si nascondesse in un’intercapedine del muro. Ho cercato di immaginare che animale fosse e ho subito pensato a un topo. Ma da queste parti topi non se ne sono mai visti. Solo una volta mia moglie ha avuto l’impressione di averne adocchiato uno in giardino. Ma non era sicura che fosse un topo. Poteva essere un merlo. A volte i merli, quando sono in cerca di cibo, vorticano tra le foglie morte. In ogni caso quella volta ho piazzato delle esche in giardino, ma le esche sono rimaste intatte. Se la bestia intrappolata nel muro non era un topo, allora cos’era? La casa in cui vivo si trova in un quartiere in cui a ogni ora del giorno e della notte risuonano degli allarmi. Nella quasi totalità dei casi gli allarmi risuonano a vuoto, e la gente li lascia risuonare perché ormai sa che si tratta di falsi allarmi. Perciò dovrei dire che nel quartiere in...

Dall'autore di Spillover / David Quammen, L’albero intricato

A partire dal luglio 1837, Charles Darwin tenne un piccolo taccuino, che etichettò con la lettera B, dedicato «all’idea più bizzarra che gli fosse mai venuta». Era un bel taccuino, adatto a un giovane di buona famiglia quale era Darwin: 280 pagine color crema, rilegato in pelle marrone. Non era un quadernetto usa e getta, quindi, di quelli dove appuntarsi velocemente un’idea e liberarsene dopo averla trascritta, usata o dimenticata. Il taccuino B era piccolo abbastanza da essere riposto in tasca e con un fermaglio metallico per tenerlo chiuso: era quindi anche un quaderno privato, se non addirittura segreto. Era il deposito dei pensieri e delle riflessioni che si agitavano in Darwin dopo essere tornato a casa dal viaggio sul HMS Beagle, un’esplorazione per mare e per terra durata quasi cinque anni: di fatto l’unico vero grande viaggio in una vita per altro agiata e sedentaria, ma sufficiente per innescare una catena di riflessioni così destabilizzanti da essere conservate, nella loro forma larvale, al sicuro in un taccuino segreto indicato dalla lettera B. A pagina 26 del taccuino, Darwin traccia uno schizzo a penna, un grafo irregolare in cui alcuni rami sono più lunghi di altri...

INDICATIVO PRESENTE 2 / 9. Scuola. Fine di un anno non finito

Nella seconda metà di luglio Milo Manara ha cominciato a disegnare acquerelli dedicati ai “lockdown heroes”: tutte donne; tutte recano la mascherina; la maggior parte di quelle donne sono anche madri dei milioni di studenti minorenni che conta la scuola italiana. Sono loro che hanno fatto da partner alla didattica digitale e hanno dovuto rinunciare al lavoro per imparare competenze digitali in tempi frenetici e stressanti. Un giorno Manara ha pubblicato la prima donna senza mascherina: non ce l’ha perché è in casa, sola; la ritrae di tre quarti, non vediamo quasi il suo volto; davanti a lei, sullo schermo del suo personal computer, la griglia dei suoi allievi, maschi e femmine; l’eroina del lockdown quel giorno è stata la prof, quasi triste, china sulla sua “mission”. Una immagine che trovo potente e esemplare di quei tre mesi in cui tutti avevamo paura del Sars-Cov-2 e tutti speravamo di sconfiggerlo con l’arroccare nei nostri appartamentini. Tutto è ricominciato, o quasi tutto: in particolare quello che significa spendere e guadagnare. La fine della stagione scolastica corporea è arrivata senza avviso dopo una vacanza; non ci siamo salutati, non ci siamo più visti. La...

Diario 4 / Camminare tra cose derelitte

Il 29 giugno a Roma è la festa dei patroni. È una festa che svuota Roma e le dona l’aspetto che manterrà per tutta l’estate: l’aspetto di una città abbagliante, lenta, spopolata, infiacchita dal caldo e dalla luce. È una festa che non è una festa, è più una condizione atmosferica da quadro impressionista: un pieno sole. È nel pieno sole che Tommaso e io ci vediamo per una passeggiata sotto i muraglioni del Tevere, a contatto col fiume, tra ciclisti, pescatori e improvvisati set fotografici. Tommaso e io siamo amici. Ci vediamo tre volte l’anno. In questa città vedersi tre volte l’anno è già tanto. È la frequenza che consente di mantenere intatte le relazioni. In un’altra città non ci si considera amici di persone con cui ci si vede tre volte l’anno. In questa città invece, in questa città in cui si vive di acrobazie, vedersi tre volte l’anno è stare perfino al di sopra della media.     Mi considero amico di persone con cui mi vedo due volte l’anno. Oppure una volta l’anno. Ma mi considero amico anche di persone con cui mi vedo meno di una volta l’anno, ossia mi considero amico di persone con cui non mi vedo affatto. Non vedersi è forse la condizione ideale per rimanere...

Convivere con Covid-19 / Volti, sguardi e mascherine

L'uso obbligatorio e normato delle mascherine, chirurgiche o autoprodotte, regalate o acquistate, “di comunità” è uno dei tratti che più colpiscono la percezione e rimarranno nell'immaginario di questi strani giorni, segnati da vissuti e situazioni tragiche o comunque sconfortevoli, perturbanti, anomale. Sono molte le questioni che questo nuovo abito chiama in causa, anche in relazione al fatto che il suo utilizzo sembra essere destinato a durare nel tempo: la discussione sull'effettiva efficacia nella protezione e sugli effetti dell'uso prolungato sul respiro; l'essere un dispositivo di sicurezza sul lavoro e nella vita pubblica, in diverse variabili e oggetto di un nuovo expertise diffuso che riguarda i diversi modelli, il modo in cui vengono portate, applicate o abbassate nell'interazione quotidiana; gli effetti psicologici in relazione alla fiducia nella relazione e il senso di reciproco controllo nella relazione; la personalizzazione e i diversi stili delle mascherine, che possono diventare occasione di creatività personale o persino donare aura di mistero alle figure. Vorrei proporre in queste pagine un intreccio di ragionamenti sull'uso della mascherina a partire da quello...

L'uomo e gli altri / Virus e specie

Sfido chiunque, durante il lockdown, a non essersi sentito colpito, commosso, persino estasiato, dalle immagini di animali non umani che se ne andavano a spasso per la città (mamma anatra e la sfilata degli anatroccoli al seguito), o si avventuravano dove abitualmente si trovano solo gli animali umani, i loro prodotti e le loro scorie (i delfini nei vari porti di Ostia, Olbia, ecc., persino la lunghissima cavalcata di un daino sul bagnasciuga di non so quale spiaggia). Si è parlato di riappropriazione del loro ambiente naturale da parte degli animali: che bello, finalmente in questa pandemia c’è qualcosa di buono, come siamo violenti e invasivi noi umani, ce ne dovremo ricordare. Tutti già con un occhio alla conclusione del lockdown (legittimamente, per carità) e alla ripresa della vita “normale”. Sulla “riappropriazione” Massimo Filippi, autore di Il virus e la specie. Diffrazioni della vita informe (Mimesis Editore, 2020, pp. 138), uscito da qualche settimana, certo non sarebbe d’accordo. Questo ultimo testo di Filippi non è né un libello estemporaneo, né uno scoop sulla pandemia, è il capitolo di un discorso antispecista, complesso e radicale, iniziato da tempo. Parlare (e...

Insidie della cortesia / Saluti e baci

Niente più baci, abbracci, strette di mano, pacche sulle spalle? Pare di no, almeno per adesso che, come ci hanno anche troppo ripetuto, di contatti fisici non se ne parla proprio. Fra le conseguenze di questa minuziosa riorganizzazione delle distanze sociali fra corpi che stiamo subendo, c’è una trasformazione delle cosiddette forme di cortesia. E in primo luogo dei saluti. Ce ne siamo accorti già da tempo, impacciati come siamo nel non sapere come comportarci quando incontriamo un amico, un parente o un collega, cosa fare e cosa no, che tipo di confidenza assumere, se e come manifestarla nei gesti prima ancora che con le parole, con il corpo più che con la mente. Accumuliamo figuracce, dietro la mascherina che cancella ogni sorriso e ogni smorfia. E  altrettante ne subiamo, quando allunghiamo la mano verso il nostro interlocutore e costui, altrettanto imbarazzato, ci rifiuta la sua. Per non parlare dei baci – uno al Nord, due al Sud, tre Oltralpe, quattro in Russia… –, vietatissimi e insieme agognatissimi. O degli abbracci: segno di un’intimità più o meno forte, di un’amicizia più o meno ipocrita che vorremo coltivare senza però possedere i codici per farlo: quelli cui...

Diario 3 / Nidi vuoti

Un solo giorno separa il compleanno di mia madre da quello di mia nipote. Così, da quando è nata mia nipote, festeggiamo insieme i loro due compleanni. Quest’anno la cosa è coincisa con la nostra ricongiunzione (non ci vedevamo da febbraio). La forza degli umani sta nel rendere sequenziali fatti di natura che non lo sono. Vivere è aprirsi ogni giorno un varco in questa fitta foresta di tempo cercando di trovare spiragli di luce. Lo vedo fare ovunque intorno a me, ma dentro quei varchi io non riesco a vedere nient’altro che un’ulteriore affermazione della foresta.  Eppure gli umani riescono a creare riti per ogni cosa, e non temono la stanchezza e la reiterazione. La loro fame di emozioni è spasmodica, e quando si sentono sazi, si acquattano in un angolo come vecchi gatti sonnacchiosi. Il rito del compleanno, della festa in famiglia, dello spegnimento delle candeline, il rito delle foto dietro la torta, il rito del caffè dopo pranzo, il rito delle chiacchiere sbadiglianti sul divano, riti su riti che contengono nient’altro che il grande segreto epico del nostro stare al mondo.     Scorrendo la torrenziale sequenza delle foto di compleanni trascorsi di cui sono stato...

Un coro di voci / Se otto ore vi sembran poche

I primi tre mesi di pandemia si sono contraddistinti per un vuoto di pensiero, un congelamento cerebrale che mi ha impedito anche solo di leggere un capitolo del romanzo nuovo di zecca che mi aspettava sul comodino. Di fine febbraio e di tutto marzo ricordo poco e niente, ad aprile ho forzato la mano e mi sono convinta ad accendere un registratore che ho pigramente mollato lì, in salotto. Non riuscivo a scavalcare l’inerzia, ma sentivo l’urgenza di produrre e conservare una documentazione di questa fase storica.  Non avevo la più pallida idea di che cosa me ne sarei fatta di queste lunghe e noiosissime registrazioni, segnate dal persistente lagnarsi di mia figlia piccola, dagli strilli della mediana, dagli sbuffi della grande e dal mio continuo borbottare, ma ho fatto finta di niente e come un autonoma ogni sera mi sforzavo di scaricare i file sul computer e ordinarli in una cartellina. Dopo pochi giorni ho coinvolto un gruppo di amiche in questo fumoso esercizio, non potevo chiedere loro di fare la stessa cosa, certo, ma ho proposto di dedicare un minuto della loro giornata alla registrazione vocale di un pensiero, piccole cose scaturite da una mia domanda, senza nessun...

Scuola post shock

Si può riflettere di formazione scolastica, oggi, come si faceva prima della crisi del Covid-19, con gli stessi termini, gli stessi dati, le stesse prospettive? Possiamo ancora chiederci se sia giusto che chi si occupa di educazione faccia bene i conti con l’universo del digitale, le sue lusinghe e le sue insidie, come prima, e ricorra alle ‘evidenze fattuali’ per avere e dare indicazioni convincenti sull’uso dei dispositivi tecnologici? La mia risposta è negativa. Muove infatti da una prospettiva necessariamente più ampia di quella di cui molto si discute nell’attuale frangente, cioè del come e in quali condizioni materiali garantire la ripresa delle attività consuete. Nelle classi certo si tornerà, le lezioni prima o poi riprenderanno, via via si stabilirà, in un modo o nell’altro, un’accettabile o comunque accettata normalità. Non fa problema. Né lo fa la previsione di dover far ricorso ancora all’online, malgrado la gran quantità di riserve manifestate. Piuttosto, resterà, come problema aperto, imprevedibile nei suoi esiti, lo shock provato con l’interruzione delle pratiche scolastiche usuali: agirà in profondità e verrà a galla nelle situazioni critiche, che non mancheranno...

Diario 2 / Proibito giocare

Pur vivendo da sempre a Roma non avevo mai trovato l’occasione di visitare le terme di Caracalla, i “vecchi giganti”, come le chiama Carducci nelle Odi barbare. Così domenica pomeriggio, il secondo giorno della riapertura al pubblico dell’intera area archeologica, ne ho approfittato. Soprattutto ho approfittato della persistente assenza dei turisti, dell’obbligo di prenotare la visita anzitempo e quindi del numero chiuso, per godermi lo spettacolo in una condizione di quasi assoluta solitudine.  È singolare che io cerchi la solitudine nei giorni in cui tutti si sforzano di rientrare nel mondo. Per Cioran esistono due modi di percepire la solitudine: sentirsi soli al mondo e avvertire la solitudine del mondo. Per me è semplice: ci è stato imposto un intervallo di tempo in cui ci siamo sentiti soli al mondo, ma adesso, mentre questa condizione può dirsi conclusa, mentre tutti cercano di tornare alla moltitudine, io m’interesso al secondo termine della questione. Per Cioran questo sentimento di solitudine cosmica deriva “non tanto da un tormento puramente soggettivo, quanto piuttosto dalla sensazione di abbandono di questo mondo, dal sentimento di un nulla esteriore. Come se il...

Il turismo necessario / B&B, alberghi e ombrelloni

In periodo come questo che stiamo vivendo c’è una riduzione all’essenziale che corrisponde a una specie di digiuno ascetico. Sembra che le cose importanti siano poche, le essenziali ancor meno. È una sensazione che sembra emanare realismo. Molti se ne fanno assertori, invocano ritorni alla campagna, promettono enormi cambiamenti, minacciano coloro che non hanno gli stessi sentimenti. È un momento delicato, perché di questa fase possono approfittare coloro che sono convinti che una “certa riduzione” nei bisogni altrui sia più che conveniente. È un momento delicato perché scompare l’ironia, soprattutto l’autoironia. Certo la pandemia ci invita a riformare parecchie cose, a pretendere un mondo meno inquinato e meno soffocato dalle automobili, meno afflitto dalle ragioni del mercato e invece motivato dalle relazioni affettive e amicali. Bisogna però stare attenti alla voglia di “sfrondare” che tutto ciò porta con sé. Ecco, alcune cose sembravano davvero inessenziali. Che senso ha il turismo in un mondo affetto da una pandemia? Anzi, non è proprio il turismo un effetto/causa della globalizzazione? Non c’è nel bubbone che ci minaccia proprio quell’avere consentito che tutto il mondo si...

Modelli alternativi / Le due università. Ipotesi sulla crisi italiana

Cosa mai mi avrà indotto martedì 9 giugno 2020, dopo una giornata trascorsa nella stanza virtuale di una collega per fare commissione di esami (sì, sono ricominciati) e a preparare la prova scritta a distanza del mio appello, che avrei somministrato l’indomani, a trascorrere un altro paio d’ore al pc, per cercare notizie e articoli prima, l’intero documento poi, del cosiddetto “Piano Colao”, il Rapporto del Comitato di esperti in materia economica e sociale licenziato per il Presidente del consiglio e i suoi ministri? E poi a scaricarlo sul mio cloud, a scorrere l’indice fino al paragrafo 4.5 “Istruzione, Ricerca e Competenze fattori chiave per lo sviluppo”, a cliccarvici sopra, ad aprirlo e a stamparlo? Non approfondisco le motivazioni di questo gesto insano perché il mio psicologo in questo periodo è già sovraccarico di lavoro. Beninteso: il testo non è niente di peggio di quanto chi ha conservato un residuo di interesse per le sorti dell’università pubblica italiana ha potuto leggere, fronteggiare, subire in almeno un decennio di provvedimenti e proposte, più o meno dalla “riforma” Gelmini (la quale era a sua volta il precipitato di almeno un altro decennio di istanze e...

Bergamo e Val Seriana / Medici: danza macabra in Lombardia

Il primo segnale di allarme sulla chat dei vecchi compagni di liceo è del 24 febbraio: è la foto di una mascherina 3M, accompagnata dall’augurio “in attesa di ATS”. La manda Olmo, medico di base dell’hinterland bergamasco. Nei giorni successivi i messaggi s’infittiscono e vi partecipano altri medici, anche ospedalieri; col tempo, su mia sollecitazione, mi verranno inviati via mail resoconti più dettagliati. Il materiale con cui è costruito questo articolo proviene quindi dalle testimonianze di amici dei primi anni ’70, diplomati insieme a me al Liceo Classico di Bergamo.  A qualcuno magari verranno in mente le confraternite studentesche americane ma sarebbe fuori strada: nessun rituale di ingresso, nessun simbolo di appartenenza, nessuna pratica di lobbying fra vecchi sodali. A tenerci vicini in tutti questi anni una sola vera eredità: l’amicizia. Coltivata negli anni, legata alla condivisione di un tempo bello delle nostre vite e nutrita da un affetto profondo. Anche per rispetto verso quel sentimento, quindi, nelle prossime righe attribuirò loro nomi di circostanza: occorre molta prudenza da quando è emersa l’odiosa abitudine di accusare di “infedeltà aziendale” il...

Diari di una città chiusa / Cina: sessanta giorni uno dopo l’altro

Pochi ci hanno provato, in Italia e altrove: scriverne un diario, farne una cronaca quotidiana. La scrittura è spesso memoria, qualcosa deve sedimentare e, prima che succeda, chi scrive non sa bene cosa sia, questo qualcosa. E se lo avessi scritto io? Avrei ora in mano un documento delle mie personalità differenti e contrastanti. Quante persone diverse sono stato, in quelle settimane. Prima di Codogno, con le notizie che arrivavano dalla Cina e la sottile, perversa sensazione che un’apocalisse potesse arrivare fin qui (e in un angolo della mia mente c’era un’apocalisse sociale, i negozi vuoti, i bancomat fuori uso). Poi lo smarrimento davanti a mille voci diverse, a non sapere bene. E la domanda: perché non chiudono anche la Val Seriana? Poi era vero, chiusi in casa a guardare giù dal terrazzo: dovevo temere per me stesso, la mia età, la mia comorbidità? Poi il silenzio. E i numeri, la calcolatrice in mano. E poi il tentativo di adattamento: come organizzo le mie giornate? Ogni volta come se le mie sensazioni, le passioni e le incertezze, divenissero filtro che mi presentava un’apparenza del mondo differente: io da osservatore modificavo la materia osservata. Fino allo sbotto di...

Celestini, Ert, Kepler-452, Bisceglie (e gli altri) / Ripartenza

A mezzanotte e un minuto: Radio clandestina all'Amat (Roberta Ferraresi)   Amat, il circuito teatrale marchigiano, rimasto sempre attivo in questo periodo di chiusura, fra i pochi in Italia a tentare la strada dello spettacolo live via web, e Ascanio Celestini, uno dei maggiori narratori della nostra scena, che ha fatto teatro dappertutto, sempre, e – come ha testimoniato – mai era successo si fermasse per così tanti mesi, l'avevano annunciato per tempo: volevano essere i primi, alle 00.01 del 15 giugno, a inaugurare la “nuova stagione” della scena che ci aspetta di qui in avanti. L'hanno fatto allo Sperimentale di Pesaro con Radio clandestina, lavoro che nel 2000 ha consacrato l'artista all'attenzione nazionale e che il circuito diretto da Gilberto Santini ha scelto per aprire la rassegna TornAteatro.  Inutile dire che da quest'esperienza artistica, culturale e umana si possono distillare dei tratti che probabilmente ci accompagneranno nel futuro prossimo, anzitutto – ma non soltanto – nel modo di stare in sala, essere spettatori e attori, e vivere il teatro. Accompagnano l'ingresso una pistola puntata a misurare la febbre, disinfezione e Dpi obbligatori, poche poltrone...

Impresa o bene comune / Scuola: di cosa hanno bisogno i docenti?

“Ne usciremo migliori o peggiori?”: era questa una delle domande che circolava durante le confuse settimane della quarantena di massa. A pensarci meglio, si intravedeva già un leggero smottamento prospettico rispetto all'iniziale, più rassicurante e apotropaico, “andrà tutto bene”.  Che si tratti di fase 2, fase 3 o che altro, ora che – si dice – il paese sta ripartendo, gli interrogativi su come ne siamo usciti possono essere declinati in vari ambiti. Quello della scuola resta un terreno in cui le incognite continuano a superare gli aspetti noti.  Se ne è parlato molto, ma, di certo, se ne parlerà ancora, soprattutto quando arriverà l'attesa relazione della task-force istituita dal Ministero dell'Istruzione e presieduta da Patrizio Bianchi. Nel frattempo, in queste settimane che hanno accompagnato alla conclusione l'anno scolastico, si sono accese discussioni sulla scuola che verrà, anche sulla base di documenti, proposte, piattaforme che provano, da punti di vista molto lontani, a prospettare scenari o a rivendicare cambiamenti per il futuro. Così, mentre i docenti si cimentavano con le sottili implicazioni di tipo burocratico nascoste nelle pieghe delle Ordinanze...

Diario 1 / Undici tonnellate sopra la testa

Quand’eravamo bambini, qualcuno aveva scoperto che c’era un modo per neutralizzare gli acari rossi, quei minuscoli e insignificanti ragnetti che prosperano sui marmi, sulle balaustre, sulle ringhiere, sui muri. Era un gioco sadico. Si tracciava un cerchio con un pennarello, facendo in modo di racchiudere ogni acaro rosso in un cerchio, così gli acari rossi non erano in grado di fuoriuscire dal cerchio e restavano immobilizzati. Ci eravamo accorti che in seguito accadeva qualcosa di strano: gli acari rossi tentavano di oltrepassare il cerchio, venendo però respinti dalla linea tratteggiata col pennarello, per poi desistere, e dopo un po’, letteralmente, si volatilizzavano. Non morivano, ma scomparivano dall’interno del cerchio, senza che nessuno riuscisse a cogliere il momento della loro trasfigurazione. Avvinti dall’arcano fenomeno, finimmo per imbrattare il cortile con una sterminata miriade di piccoli cerchi, e gli adulti impazzivano perché non riuscivano a comprendere il significato di quei misteriosi segni.   Venerdì, alle due e un quarto del pomeriggio, avevo un appuntamento con una troupe del tg1 a largo della Fontanella Borghese. Ho raggiunto il centro col solito...

La conquista dello spazio / La scuola di giugno. E di settembre?

L'accelerazione e la complicazione inedita di procedure e di notizie che riguardano la vita della scuola stanno incalzando docenti, lavoratori della scuola, studenti, famiglie e producono una proliferazione di discorsi e riflessioni, a volte un po’ caotiche ma necessarie. A pochi giorni dall'esame di Stato dell'a.s. 2019-20 sui giornali e sul web si scrive e si discute di esami in presenza, di rischi della salute e di prove generali di riapertura, di finanziamenti e di riorganizzazione generale del lavoro ma anche di presidenti di commissione che non si troverebbero e scuole arredate con box in plexiglass. Quanto segue è un atlante delle nuvole utile per un orientamento generale.   Il decreto scuola, approvato in condizioni di ostruzionismo, sedute notturne e grandi polemiche (alla Camera 245 voti a favore e 122 contrari), è lo stesso di aprile, con poche variazioni e non sembra dire cose nuove: è stato definito dalla titolare del Miur Azzolina come un "provvedimento nato in piena emergenza che consente di chiudere regolarmente l'anno scolastico in corso” e “migliorato durante l'iter parlamentare grazie al lavoro responsabile della maggioranza di governo con l'obiettivo di...

Agire, riflettere, pensare / Tutti a casa … all smart worker

‘’I confini dell’esperienza non sono definibili, ma sono esplorabili. Ciò che ho cercato di fare è esplorarli camminando col pensiero così come ci si inoltra in un paesaggio familiare e sconosciuto a un tempo.’’ (Giuseppe Pellizzari, 2015)   Il pensiero per pervenire a una sua paradigmaticità ha bisogno di nutrirsi dell’ascolto di storie di donne e uomini. Anche col Covid-19. Tutto questo forse in maggior misura che in passato, anche recente.   - Verso le 13:00 del 24 gennaio scorso scivolavo con Marco Belpoliti sulle scale mobili della Stazione Centrale di Milano verso il largo emiciclo, da dove si diramano due linee della Metropolitana Milanese. Eravamo reduci dalla presentazione, generosamente organizzata dalla Scuola Centrale delle Coop Nazionali, di un libro dedicato a un tema particolare dell’opera di Primo Levi: molta gente, attenzione, ascolto e alla fine, dopo il dibattito, applausi, strette di mano, abbracci. A metà del nostro scivolare silenzioso, Marco Belpoliti con un gesto largo del braccio destro, consentitogli dalla sua capacità di stupore e dalla sua fisicità empatica, sbotta improvviso: “Ma guarda ‘sta città!”. Pressati, spintonati da ogni parte, una...

Architettura e istruzione / Abitare le scuole

Guardo e riguardo da alcuni giorni il rendering diffuso dal Ministero dell’Istruzione e spero sia uno dei tanti scherzi che appaiono in rete da qualche mese. Ogni bambino inscatolato in una mini-stanza di plexiglass, seduto diligentemente al suo tavolino, ben vestito e concentrato. Provo ad allargare lo zoom e vedo venti stanzette simili, ben allineate seguendo una scacchiera regolare, tutte orientate verso la professoressa/maestra e la lavagna. Un vero incubo! Cento anni di pedagogia sperimentale in cui l’Italia ha dato un discreto contributo grazie a Maria Montessori, Lorenzo Milani, Mario Lodi e Reggio Children che vanno immediatamente in fumo. Tutte le recenti teorie pedagogiche che parlano di allargamento della vita comunitaria e relazionale, dell’annullamento della seduta fissa e obbligata, della possibilità per ogni alunno di esprimersi con la mente e il corpo, di un dialogo differente tra docenza e allievo, tutte queste belle visioni che stavano cercando di riplasmare i nostri vetusti edifici scolastici, si polverizzano a causa del covid-19 ma, soprattutto, di un disarmante ritardo culturale della commissione istituita dalla ministra Azzolina.   Francesca Cirilli,...

Voci per la riapertura / Nuovo Cinema Covid

L’assurdità, scriverebbe Albert Camus, della “peste” Covid-19 ci ha raggiunto con la forza di uno tsunami, lasciando implodere le idiosincrasie della nostra “ordinarietà”. La filiera cinema, di fronte al metaforico incendio delle strutture tradizionali, creative, sistemiche e di visione, si è dovuta confrontare, nel mezzo di un possibile collasso economico globale, con un’accelerazione vertiginosa dei processi di colonizzazione culturale messi in atto dalle grandi piattaforme e con una quanto mai necessaria riflessione sull’arte cinematografica che metta in discussione la tradizione, riaccendendone la vitalità che l'ha resa tale. Molteplici sfide in un brevissimo tempo. E una parola che riecheggia, incombe, declinata in molteplici significati e significazioni: innovazione. Sì, ma a quale prezzo? Con quali premesse? Innovazione rispetto all’arte cinematografica, alla tecnologia della visione o alla modalità di produzione? Il memorabile great lockdown che abbiamo vissuto – nella sua eccezione sanitaria ed economica – ha messo al centro le radici economiche dello sguardo cinematografico, ricordandoci da una parte la sua natura industriale dall'altra gli ammonimenti...