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curiosità

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Steven Spielberg, Roald Dahl / GGG. I bambini salveranno il mondo

Spielberg fa film per bambini e sui bambini. Almeno metà della sua produzione cinematografica è pensata a partire dai bambini, dal sé bambino che continua a vivere in lui. Da E.T. passando per Schindler’s List fino a A.I., e prima ancora Jurassic Park, senza considerare la straordinaria saga di Indiana Jones, il suo è tutto un cinema sui piccoli e per i piccoli. Altrimenti perché avrebbe girato il GGG? Del mondo infantile gli interessa lo stupore, la paura, la curiosità, la sorpresa, l’esagerazione, il dolore, la gioia, la perplessità, il sogno a occhi aperti. Gli interessa il rapporto tra grande e piccolo, tema che è al centro di GGG, oltre naturalmente quello tra il Male e il Bene, che è sicuramente uno dei motori della sua cinematografia, la più americana, ma anche la più ebraica, sin dai tempi di Duel.     Spielberg condivide con Woody Allen le stesse angosce e le medesime paure, tutte molto ebraiche, ma il regista californiano le svolge in chiave epico-salvifica e non in quella individualistico-nevrotica del newyorchese. In questo senso il suo ebraismo non è quello dei Profeti, ma piuttosto quello dei Re. Per questo ha preso la storia di Roald Dahl e l’ha portata...

Nel cratere

Vivo al centro di una valle vicina a città, stazioni e autostrade, famosa per i carciofi e per la cipolla ramata. L’aria è buona, come la carne, il vino, la frutta, il pane. Il tempo è lento, i passaggi a livello si chiudono con largo anticipo e si riaprono con comodo, e nell’attesa non ci sono motori accesi, ma lucertole che riposano, cicale che brillano. I maschi si sposano giovani. Le femmine vanno in palestra un mese prima di sposarsi. Dopo il matrimonio ingrassano, sfornano figli, e a trent’anni ne dimostrano cinquanta.   A mezzogiorno, sulle panchine davanti al Comune, i corpi dei vecchi assumono la posizione di quelli che si vedono al telegiornale dopo una strage. Incontro per caso la bambina con la quale giocavo da piccola nel giardino sotto casa. Anche lei è rimasta in paese. Abita a cento metri dal prato in cui giocavamo, e mi guarda come se non mi avesse mai incontrata prima. I miei compagni di Liceo si sono accoppiati tra loro e sono invecchiati presto. Li saluto durante la festa patronale, tra conversazioni che non restano.   Mi sono sempre guadagnata da vivere dipingendo quadri e creando oggetti piuttosto...

Punto, a capo

Aveva impresso ai pedali un ritmo sostenuto che le ricordava, chissà perché, la marching band che aveva seguito per le strette e buie stradine medioevali durante Barga jazz. A pensarci bene anche quella volta, come ora, non si era posta un obiettivo, ma era stato il ritmo a muoverla quasi obbligandola a seguire dei perfetti sconosciuti.   La strada sterrata si snodava tra piante che punteggiavano un paesaggio che si faceva sempre più incline a mutarsi. Siamo vicini al lago, pensò Marina e fermò la bicicletta, pronta ad annusare l’aria. La pedalata stava diventando faticosa ed era questo l’unico segnale di un percorso che le era sfuggito di mano, anche se ora capiva perché si era diretta lì. Il ritmo del cuore, veloce un attimo prima, stava recuperando la sua cadenza consueta e Marina si trovò a pensare che forse la fatica era dovuta ad altro. Ora tra gli alberi scorgeva il santuario, inforcò la bici (la poderosa!) e si decise a un ultimo strappo. Mentre la stradina scivolava sotto le ruote si disse che sì, era stata la ricerca di una consolazione ai suoi voli romantici che l’aveva...

Nove volte Queneau

Le scelte di un insegnante, soprattutto di Lettere, sono fortememte pilotate da ciò che sente più congeniale. A volte si tratta di passioni che accompagnano da sempre, altre volte sono incontri, fortunati ed inaspettati, lungo la via dell’insegnamento. Io appartengo al secondo caso dato che, essendo dotata di una formidabile curiosità, leggo in modo onnivoro e metodico, senza saltare una parola o un’interpunzione.   Il mio incontro con la capacità descrittiva dei francesi risale a Flaubert, ma è con Georges Perec che ho raggiunto il pieno appagamento. Perec, per un insegnante di lingua italiana, è una miniera a cui attingere senza ritegno. Negli ultimi dieci anni eserciti di ragazzini si sono cimentati con minuziose descrizioni dei letti in cui avevano dormito dalla nascita mostrando in alcuni casi una sorprendente dose di autoironia. Enrico racconta la sua notte in nave:    Qualche anno fa andammo a Palermo in nave. Anche se non era la prima volta che prendevo questo mezzo di trasporto, questo viaggio fu il più pauroso. Dopo cena andammo nella nostra cabina ma, visto che era troppo presto...

Chi ha orecchie per intendere

Girando per le bacheche di musicisti presenti in rete è facile in questi giorni imbattersi in “condivisioni” accompagnate da commenti per lo più entusiastici di un articolo di Quirino Principe intitolato “Quest’Italia non ha più orecchio”. Si tratta dell’appello lanciato l’11 settembre scorso sull’inserto domenicale del Sole 24 Ore dal musicologo milanese per difendere la presenza dell’insegnamento musicale in ogni ordine e grado scolastico, un appello a cui do la mia completa adesione. Non voglio però entrare nel merito degli elementi che stimolano la discussione di cui l’articolo è piuttosto affastellato e su cui spero di coinvolgere lo spirito critico di qualche collega. Come dicevo, l’iniziativa è di per sé lodevole, come sono lodevoli tutte le iniziative, petizioni, progetti che sono state avviate negli ultimi anni e che hanno lo scopo di consolidare la presenza dell’educazione musicale nella scuola dell’obbligo e non. Fin qui nulla da dire. Purtroppo, e qui mi riferisco proprio all’appello di Principe, urge la necessità di...

Se l’anonimato muore sul web

Love and Revolution Vancouver, 15 giugno 2011. Dopo aver perso la finale della Stanley Cup, i tifosi della locale squadra di hockey danno a fuoco e fiamme il centro della città. La polizia reagisce duramente. Il fotografo di Getty, Richard Lam, è sul posto per riprendere i tafferugli, quando si imbatte in una coppia che, incurante dei disordini intorno, sembra baciarsi appassionatamente. Lam coglie l’attimo e scatta una foto che il giorno dopo farà il giro del web, delle tv e dei giornali di tutto il mondo, dove il “Vancouver Riot Kiss” verrà subito paragonato ad altri baci iconici della storia della fotografia, come “Day in Times Square” di Alfred Eisenstaedt e “Le Baiser de l'Hôtel de Ville” di Robert Doisneau. Man mano che l’immagine diventa un tormentone virale, cresce però anche la curiosità (e la morbosità) sull’identità dei due ragazzi: Chi sono? Perché si baciano? Stanno forse recitando? Su Twitter, Facebook e i quotidiani online scatta la gara della verifica a posteriori (un tratto ormai distintivo dell’informazione accelerata dei...

Fermo / Paesi e città

Ricordo perfettamente il giorno in cui vidi L’inquilino del terzo piano di Polanski. Ero minorenne all’epoca, e uscendo dal cinema avevo ancora addosso un tremendo senso di paura nel corpo. Protagonista il grande Roman, regista e attore, nella fattispecie l’imbranatissimo impiegato Trelkovsky, che parlava con una erre moscia imbarazzante, ansiogeno come pochi. Il film è davvero il parossismo di quello che può essere il rapporto tra vicini di casa. Claustrofobico nell’insieme, misterioso non poco per le sue simbologie, racconta la storia di un uomo che cerca casa e cade in un delirio irreversibile, con gli affittuari e i coinquilini che in crescendo lo stremano psicologicamente e poi lo spingono al suicidio. Per fortuna non ho mai avuto vicini di questa fatta, però mio padre Mario, suo malgrado, ha conseguito un record di quelli davvero straordinari al giorno d’oggi. Ereditò dal nonno qui a Fermo un terreno di famiglia, lì edificò la casa dove abitiamo dal 1961: una volta intorno c’era una periferia e oltre la nostra dimora solo la campagna e lontanissimi, bellissimi e irraggiungibili, i Monti...