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incubo

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Alberto Castoldi: l’incubo e la mappa

I libri di Alberto Castoldi sono ossessioni che si trasformano in parola e così diventano passioni o meglio, come direbbe Roland Barthes, “plaisir du texte”. Sin dagli esordi l’autore accompagna il lettore in un mondo buio, nascosto, gli mostra un insieme di liasons dangereuses, in cui sono coinvolti testi e immagini apparentemente distanti, che egli riesce ad annodare grazie a uno sguardo obliquo, insolito, spiazzante. Si potrebbe dire perturbante. Ma è nei suoi due ultimi saggi che questo insieme di ossessioni trova un’altra strada da percorrere e un approdo dagli esiti doppi: l’incubo e la mappa, l’informe e la sua razionalizzazione.   In Ritratto dell’artista “en cauchemar” (Sestante Edizioni, 2011) la riflessione di Castoldi ruota intorno al dipinto L’incubo di Johann Heinrich Füssli. Dall’analisi delle sue componenti – il sonno, la camera, il letto, il mostro, la connotazione sessuale dell’episodio – l’autore traccia i confini di un immaginario iconografico e semantico dell’incubo, che dal modello archetipico di Füssli migra nelle opere di...

Luddismo 2.0 (alter)

“Voglio rifugiarmi sotto il patto di Varsavia voglio un piano quinquennale la stabilità”. (CCCP)     Prima c’è Aleksej Stachanov, che raccoglie 102 tonnellate di carbone in cinque ore e quarantacinque minuti. Poi c’è Sergej Scemuk, che estrae 170 tonnellate di carbone in una sola notte. E poi ci sono io che mi sveglio, con la mascella indolenzita dal bruxismo, la mia ragazza che non occupa più la sua porzione di letto e lo sciacquone che rumoreggia al di là del muro. Non vivo in un appartamento infestato dai fantasmi bensì condiviso con un amico che incrocio nel corridoio, mentre lui esce dal bagno e io oscillo verso la cucina, e con cui scambiamo i soliti mugugni intrisi di sonno. In cucina preparo e trangugio il caffè come se dovessi predisporre il mio organismo a chissà quale traguardo – a parte la sigaretta, a parte la susseguente sosta al bagno.   Tirato lo sciacquone – è forse questo il suono dei giorni correnti, la traccia nascosta della colonna sonora di queste giornate da intrattenere – ed effettuate le mie abluzioni esco dal bagno e, nel...

Ho creato un incubo. Un caso studio di teoria letteraria applicata

“Ho creato un incubo”, lamentava il dottor Frankenstein sui ghiacciai di Chamonix, osservando la rivolta della sua creatura, “e morirò della sua mano.” “Ho creato un incubo”, piangeva fra i fumi di crack il Bret Easton Ellis di Lunar Park, perseguitato dal protagonista di un suo romanzo precedente, “e morirò della sua mano.” Anche io ho creato un incubo, mi sono reso conto l’altro ieri, leggendo Il Buon Inverno, il primo romanzo tradotto in Italia dello scrittore portoghese João Tordo – e della sua mano muoio. Questo testo – che è a metà strada fra l’autobiografia e la teoria letteraria, e si chiude con un sondaggio – è la storia del mio mostro di Frankenstein, che, curiosamente, è una classe narratologica nota come autofiction.   Una premessa teorica   L’autofiction è una categoria letteraria sviluppata negli anni settanta da Serge Doubrovsky, in polemica con la “morte dell’autore” sbandierata, negli anni precedenti, da una famosa e agguerrita coorte di pensatori capitanati – nella fama e nell...