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intimità

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Un conversazione / François Jullien, pensare il vivere

Nell’ambito del “Progetto Casa dei Saperi – Nuove Utopie”, la Fondazione Adolfo Pini di Milano ha promosso un ciclo di incontri in cui, grazie ad un team curatoriale under 35, potessero confrontarsi giovani provenienti da differenti ambiti professionali. Sul tema ispiratore, l’esigenza di ripensare nuove forme del vivere insieme, si sono soffermati, fra gli altri, il filosofo Federico Campagna e lo psicoanalista franco-argentino Miguel Benasayag, noto per L’epoca delle passioni tristi. Sabato 21 settembre è toccato al filosofo e sinologo François Jullien tenere un seminario dedicato a L’intimità come eutopia: sapere essere nell’incontro. Gli ultimi scritti di Jullien, Sull’intimità. Lontano dal frastuono dell’amore (Raffaello Cortina 2014), Accanto a lei. Presenza opaca, presenza intima (Mimesi, 2016), pongono a tema la minaccia che grava sulla relazione di coppia, la presenza dell’altro che si traduce in opacità e pienezza abitudinaria. Il ricchissimo e sempre innovativo cantiere filosofico di Jullien torna a interrogare questioni che la filosofia ha in genere eluso: il privilegio attribuito a categorie di pensiero connesse alla logica dell’essere e dell’identità le ha impedito...

“Mamma se tu vuoi che io la odio, la odio” / Fanatismi al femminile

In un’epoca fanatica di guerre e odi sembriamo non tollerare più neppure l’ambivalenza dei legami intimi e privati. “Non si fanno mai cattiverie che per il bene di qualcuno”, sostiene Lacan e poi aggiunge: “Salvo che si fallisce.” Dal punto di vista psicoanalitico la cattiveria è, dunque, un atto mancato. La versione femminile della cattiveria non fa eccezione: quando si è assolutamente certe di fare il bene dell’altro facilmente lo si danneggia. Il movente di Medea, come quello delle madri infanticide è precisamente salvare il figlio da un male, dalla follia – la stessa che le possiede – o da un pericolo, ad esempio un marito che avendo fatto del male a lei “non potrà che farne ai suoi figli”. L’assoluta e fanatica proprietà dei figli impedisce di pensare che essi hanno una storia diversa, separata, e quindi un altro destino. La cattiveria è legata al fanatismo: si pensa di conoscere meglio dell’altro qual è il suo bene. Scrive Amos Oz: “Il fanatico si preoccupa assai di te. Il fanatico è più interessato a te che a se stesso”.   La relazione tra fanatismo e femminilità è poco frequentata; più spesso quel tratto è declinato al maschile sotto la forma di terrorismo politico o...

Sulla violenza contro le donne / Corpi arresi

Cara Nicla, ho letto il tuo articolo scritto in occasione della giornata contro la violenza alle donne. Qualcosa mi è rimasto addosso nei giorni successivi continuando a interrogarmi: donne e uomini per cui è essenziale praticare la criticità, scrivi, non cadrebbero in alcune trappole; donne e uomini meravigliosi, pensando, sottrarrebbero alla violenza, fisica o psicologica che sia, terreno fertile. “Rimasta addosso”: non utilizzo questa possibilità che è del linguaggio di dare corpo alle parole per rendere il mio dire più efficace, ma perché mi pare che veicoli un modo del linguaggio, una possibilità di ferire al di là del significato, che credo sia al centro di quello che voglio dire. Gli stereotipi, delle volte, li si incarna. Li si veste nei gesti. Il nostro immaginario ne è intriso. Cara Nicla. Vorrei scriverti, pensando con te, che sarebbe bello che bastasse la socratica consapevolezza di sé; sarebbe consolatorio farsi proteggere dall’idea che la stupidità sia il solo mostro e nemico da sconfiggere. Questo non renderebbe facile la battaglia, e nemmeno evidente la via della vittoria. La stupidità affatica, imbarazza, toglie le forze. E tuttavia non disarma....

Amore di sabato pomeriggio

Sbirciare nel carrello degli altri, in fila alla cassa del supermercato, è sempre un’esperienza altamente edificante. Ammazza la noia, scatena l’immaginazione. C’è chi lo fa per mestiere, chi da dilettante in cerca di curiosità. Ma arriva il momento in cui ciò che più o meno distrattamente percepiamo s’impone allo sguardo. Di modo che l’insieme di oggetti che là si trovano accostati, pazientemente pronti per essere pagati, fa indiscutibile sistema. Sollecita fantasie, testimonia stili di vita, indica forme d’etica sociale che brulicano nel contemporaneo.   Mi mandano questa foto scattata segretamente, un sabato pomeriggio, in un mall lussemburghese. Vale a dire dappertutto. Due oggetti che incorniciano una vicenda già scritta, non per questo realizzata, ma ancora da vivere. Una sceneggiatura stereotipa. Un frame da intelligenza artificiale. Un destino segnato. Se c’è qualcuno che ancora dubita che un’immagine possa raccontare una storia, con questa è servito.   Di che storia si tratta? Un tizio (tralasciamo l’abbigliamento, che di per sé dice gi...

Sull’atelier. Dialogo tra Yves e John Berger

Emmanuel Che ruolo ha il villaggio di Quincy nella vostra vita e quale influenza esercita su di voi?   John Prima di tutto è importante osservare che non abbiamo lo stesso rapporto con questo luogo. Yves è nato a qualche gomena da qui e ci è sempre vissuto, mentre io ci sono arrivato che avevo cinquant’anni. È una differenza fondamentale, anche se non la so definire con precisione.   Yves Si tratta senza dubbio di una differenza legata all’infanzia. La mia è trascorsa interamente in questo villaggio o, per essere più precisi, in questa piccola vallata. Il mondo mi sembrava immenso, anche se si fermava alla cresta dei monti che mi circondavano. Senza sospettarlo percepivo il legame che unisce il locale al globale. Anche se oggi so che il mondo va molto al di là di queste montagne, la mia piccola esplorazione continua a compiersi entro questo perimetro minuscolo. Forse è l’idea di una monade: un’infinitesimale parte del mondo che contiene il mondo intero.   Quincy. L'atelier di Yves Berger. Foto Maria Nadotti   John Quando si parla di luoghi, si pensa d’istinto...

Credo che la condivisione sia un diritto

Matthias Fritsch è un artista indipendente di base a Berlino, noto soprattutto per Kneecam No 1 – il video che ha dato il via alla vicenda del Technoviking. Per chi non lo conosca, il Technoviking è uno degli internet meme più popolari e resistenti della storia della rete. Girato nel 2000 alla Fuckparade di Berlino come parte di una trilogia che riflette sull'uso della videocamera, il video originario ha una visibilità limitata in alcuni festival video fino al 2007, quando viene scoperto dalla community di YouTube. Rinominato “Technoviking” e privato di ogni legame con il suo autore, il video diventa immediatamente virale, superando i 10 milioni di spettatori in pochi mesi, e dando vita a centinaia di reinterpretazioni.   Il successo del video scatena però le ire del suo (ancora anonimo) protagonista, che nel dicembre 2009 fa pervenire a Fritsch, attraverso un legale, la richiesta di interrompere la circolazione del video originale. Nell'impossibilità di trovare un accordo fuori dal tribunale, alla fine del 2012 il Technoviking denuncia l'artista. Nel maggio 2013 viene pronunciata la prima sentenza,...

Intimità

La campagna elettorale in corso ha davvero delle caratteristiche sorprendenti. Ma dopo trent’anni di televisione berlusconiana si poteva forse prevedere che le sue due figure più eclatanti sarebbero state un imprenditore istrione e un attore comico. Silvio Berlusconi con le sue esternazioni clamorose, compreso il gesto con cui ha pulito la sedia di Marco Travaglio a “Servizio pubblico”, e Beppe Grillo con i suoi comizi-spettacolo, la traversata a nuoto dello Stretto, le battute e i gesti, sono senza dubbio i dominatori apparenti della competizione in corso. Se tutto questo si tradurrà davvero in un successo elettorale, non è affatto certo. E nonostante l’uso propagandistico dei sondaggi, arma di manovra e di persuasione degli incerti, nessuno sa bene cosa succederà al momento di andare alle urne. Tuttavia qualche riflessione su quello che è accaduto, e sta ancora accadendo, possiamo farla.   La prima cosa che colpisce è che la nostra società si manifesta anche in questo frangente come una “società dell’intimità”. Cosa significa?  Alla fine degli anni Settanta...

Michael Haneke. Amour

Dopo che Michael Haneke ha portato a casa da Cannes la sua seconda Palma d’oro (solo tre anni dopo Il nastro bianco), osservando il consenso unanime che Amour ha ricevuto, per provocazione verrebbe da chiedersi se questa canonizzazione cannense non coincida con un certo esaurimento del mordente che il regista ha sempre impiegato nel suo gioco di implacabile e impietosa provocazione del pubblico. Non che il consenso debba per forza corrispondere a un tono più conciliante o a una rinuncia alla complessità, anche perché questo film è tutt’altro che semplice e consolatorio. Ma il cambio di tonalità invita ad interrogarsi. Senza voler concedere troppo ai vezzi critici dell’autorialismo, non può non sorgere qualche perplessità, quando un autore, famigerato per enigmaticità e misantropia, consegna una storia apparentemente così semplice, così crudamente umana come quella di Anne e Georges, insegnanti di musica ottuagenari, nella cui quieta e soddisfatta vita borghese s’insinua l’atroce banalità della malattia e della morte. Un ictus cerebrale coglie lei una mattina e, da l...

Cosa è la pornografia?

Con quasi dieci anni di ritardo è stato tradotto in italiano, con titolo La fine del desiderio (Oscar Mondadori), il libro in cui Michela Marzano affronta il discorso pornografico, mostrando quale visione dell’essere umano sottenda e che rapporto abbia con il desiderio, la sessualità umana, il corpo e la contraddizione che questo esibisce (“io sono in questa mano e non ci sono”, come è la stessa Marzano a ricordare ne La filosofia del corpo citando Paul Valery, e dunque il nostro non essere riducibili al corpo e insieme l’impossibilità di liquidare il nostro rapporto con la corporeità nei termini di un mero “avere un corpo”). Se c’è una cosa che non manca ai testi della filosofa è la chiarezza e insieme la volontà di affrontare in concreto i problemi su cui si interroga, radicando nel vissuto e nel tessuto sociale le proprie riflessioni e attraversando la tradizione filosofica con uno sguardo capace di restituirle attualità. I suoi testi ci riguardano e offrono alcune chiavi di lettura, e strumenti, per orientare i nostri imbarazzi e le nostre contraddizioni; l’analisi comparata di film e romanzi aiuta infatti a dare corpo a delle categorie sfuggenti, in un campo dove le...

Vertigine, riti e rituali a Parigi

Fino al 25 marzo, la Maison Européenne de la Photographie di Parigi presenta un blocco di cinque mostre, distribuite nelle sale dell’edificio posto in Rue de Fourcy, nel quarto arrondissement della città.   Nella Vitrine, locale tanto esposto ai passanti, quanto intimo all’interno, è possibile incontrare Les quatre saisons, piccola esposizione di cinque lavori del 2010 che colgono istanti ed incroci di Parigi sostenendosi sul fattore T. Nonostante la semplicità dei luoghi, Götz Göppert sveste i cliché del fare fotografico, riallacciandosi fenomenologicamente alla visione percepita dall’occhio umano. Immagini concepite da un occhio solo (si tratta pur sempre di fotografie “classiche”) che donano, però, una forte sensazione di prospettiva umana, non scientifica o geometrica, ma vissuta, corporale. Un centro, quasi bifocale, e un collegamento che diviene sempre più marcato verso gli estremi (le spalle o le cosce si allargano formando degli archi deformati). Göppert coglie l’attimo ma lo fa riportando tutta l’intensità del vissuto, smarcandosi dalla bellezza...

Sergio Nelli. Orbita clandestina

Orbita Clandestina di Sergio Nelli (Einaudi, pp. 195, € 13) è un romanzo scritto come un diario. Lo spazio fra le sue pagine dà forma a un’immensa parentesi: l’intervallo temporale che separa Dario, professore in congedo, dall’intervento chirurgico per un trapianto di cuore. Tutto viene registrato con cura; una mole di piccoli dettagli con i quali ripararsi dall’irrompere del caso.   Anche la scrittura ne è un potente alleato: la voce del protagonista ha il tono uniforme e rassicurante delle cantilene. Nei brevi capitoli di cui il libro si compone, ricordi lontani e istanti appena vissuti, scivolano nel solco di una corrente che trascina via ogni evento narrato.   Il racconto è aperto dall’incontro con Gao, prostituta cinese, verso cui Dario è spinto dal bisogno di un’intimità che solo il sesso riesce a rendere immediata; l’arma efficace contro l’incertezza dell’attesa. Per il resto il romanzo è lo specchio delle giornate e dei pensieri del protagonista: una lunga fila di istantanee che il lettore impara a conoscere, i figli Leonardo e Betta, il...