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maschilismo

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Sulla violenza contro le donne / Corpi arresi

Cara Nicla, ho letto il tuo articolo scritto in occasione della giornata contro la violenza alle donne. Qualcosa mi è rimasto addosso nei giorni successivi continuando a interrogarmi: donne e uomini per cui è essenziale praticare la criticità, scrivi, non cadrebbero in alcune trappole; donne e uomini meravigliosi, pensando, sottrarrebbero alla violenza, fisica o psicologica che sia, terreno fertile. “Rimasta addosso”: non utilizzo questa possibilità che è del linguaggio di dare corpo alle parole per rendere il mio dire più efficace, ma perché mi pare che veicoli un modo del linguaggio, una possibilità di ferire al di là del significato, che credo sia al centro di quello che voglio dire. Gli stereotipi, delle volte, li si incarna. Li si veste nei gesti. Il nostro immaginario ne è intriso. Cara Nicla. Vorrei scriverti, pensando con te, che sarebbe bello che bastasse la socratica consapevolezza di sé; sarebbe consolatorio farsi proteggere dall’idea che la stupidità sia il solo mostro e nemico da sconfiggere. Questo non renderebbe facile la battaglia, e nemmeno evidente la via della vittoria. La stupidità affatica, imbarazza, toglie le forze. E tuttavia non disarma....

Donne inadeguate

Dietro la storia de Le piene di grazia (Rizzoli 2015) sembra di cogliere gli echi delle molte donne vittime di violenza. È un grido forte, ma composto. Il silenzio delle pinete e il frinire delle cicale nascondono un terribile segreto, ma il suono dei lamenti risulta ovattato dalla bellezza del paesaggio, da una piccola comunità apparentemente integra e inoffensiva. Ritornano in mente i lucenti campi di grano tra i quali era imprigionato il bambino-ostaggio del celebre Io non ho paura di Niccolò Ammaniti. L’ambientazione del romanzo infatti rassicura e spaventa contemporaneamente; è lo specchio di un' Italia del sud chiassosa e stereotipata che preferisce celare i suoi soprusi nel silenzio dell’omertà.   La realtà tratteggiata dall'autrice da una parte si rivela una piacevole madeleine che riporta involontariamente alla memoria il folklore del meridione, il pane con le olive e le buffe superstizioni di paese, dall'altra prende la forma di una vicenda di cronaca in cui si consuma un atroce femminicidio. Tra processioni e pranzi domenicali – “Ho mangiato la pasta e il bis della pasta. Ho mangiato le salsicce e le braciole. I peperoni, il formaggio, il salame. Ho mangiato tutto...

La canotta

Umberto Bossi è il politico dei gesti: il dito medio, la mossa dell’ombrello, la pernacchia, o il gimme five!, “dammi cinque”, tipico dei giocatori americani. In tempi recenti ha più volte reiterato il gesto del dito medio, la “spinta del medio”, come è chiamata, un gesto fallico, di erezione, vecchio di oltre duemila anni, noto ai Romani, i quali si riferivano, scrive lo zoologo Desmond Morris, al dito medio come dito imprudente ed osceno. Nel caso del Senatur si collega invece a una retorica leghista di tipo maschilista, di cui Bossi si è fatto più volte promotore: l’affermazione che i Padani “ce l’hanno duro”.     Uno studioso dei gesti, Claudio Franzoni, ha sottolineato come si tratti di gesti da bar: far ridere la compagnia dei maschi al Bar Sport. Il senso di queste posture è perfetto: il politico è uno di noi, è come noi. Non, dunque, un intellettuale, un professore, un professionista della politica, uno probabilmente migliore di noi, da ammirare, bensì proprio uno identico a noi, se non addirittura uno inferiore a noi. Segna un...

Ven scia’ che te duperi

Dialetto comasco di lago (lagheè) e brianzolo. È una frasetta non proprio casta, che ritaglia però molto bene (in negativo) la figura del marito/padrone/zoticone, e il maschilismo in genere. “Ven scia’ che te duperi”. Traduzione: vieni qui che ti adopero ( in senso sessuale, ovviamente). Emma Bianucci