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media digitali

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Quell'intervista a Playboy / McLuhan, cinquant’anni dopo

Per diverse serate, tra il dicembre del 1968 e il gennaio del 1969, Marshall McLuhan ha ricevuto nella sua casa di Toronto il giornalista Eric Norden, che poco tempo prima aveva intervistato il regista Stanley Kubrick. Fuori faceva molto freddo e McLuhan e Norden hanno chiacchierato per parecchie ore davanti al tepore del caminetto acceso. Ne è uscita una lunghissima intervista pubblicata sul numero del marzo 1969 di Playboy, che all’epoca era una rivista alla quale collaboravano alcuni degli intellettuali statunitensi più importanti, compreso McLuhan, che nel dicembre del 1968 vi aveva pubblicato l’articolo Il capovolgimento dell’immagine surriscaldata.    Quella pubblicata da Playboy può essere considerata la più famosa intervista rilasciata da parte di McLuhan e si tratta di un lungo dialogo nel quale il più importante studioso dei media ha riassunto con efficacia il suo originale pensiero. L’intervista è apparsa per la prima volta in italiano all’interno del volume Percezioni. Per un dizionario mediologico (Armando), curato alla fine degli anni Novanta da Gianpiero Gamaleri, ed è poi uscita in una nuova versione nel libro Intervista a Playboy. Un dialogo diretto con...

Visioni digitali

Visioni digitali di Simone Arcagni (Einaudi) inizia con un adescamento. Il lettore, come un Neo qualunque, viene messo di fronte a una specie di viaggio iniziatico, dal suo Morpheus puntualmente chiamato ad “addentrarsi in un territorio assai impervio”. Al contrario che su Matrix qui, però, nessuno stacca la spina del megasoftwerone generatore di realtà, con l’aria di chi vuole annunciare al mondo il prossimo deserto del reale. L’autore del libro si diverte, piuttosto, a condurre il suo lettore a spasso nella sua vita stessa quotidiana. Succede così, che, passeggiando, un dettaglio, una situazione, il contesto tanto familiare, possano perfino rivelare la loro relatività. La matrice delle visioni digitali, sebbene sotto forma di cantiere, per Arcagni è infatti già con noi. Il film che tutti abbiamo visto al cinema (Avatar), il più che familiare Youtube, perfino una partita di calcio goduta, una volta tanto, allo stadio con i propri figli, sono in nuce già il nuovo. E, allora, si capisce quanto il problema stia proprio nello sguardo, nell’inadeguatezza di chi continua a osservare (verbo che, in un libro che si chiama Visioni Digitali, non può che essere sinonimo di vivere) il mondo...

Tecnologie della sensibilità

Quando parliamo di interattività, ci riferiamo come noto a quel tipo di comunicazione specifica che i media digitali hanno gradualmente lasciato emergere: un tipo di comunicazione che prevede, in ogni caso, l’intervento attivo da parte di un utente, in grado di partecipare al processo stesso di costruzione della comunicazione. All’utente, per esempio, è richiesta l’attivazione di un’interfaccia, che è esattamente lo strumento attraverso il quale ha luogo l’interconnessione fra il programma e il suo utilizzatore, ai fini dell’ottenimento di un’informazione. È interattivo il ruolo dell’utente di una pay per view che, seduto sul divano di casa sua, sceglie il film che vuol vedere (selezionandolo fra categorie che il programma ha predisposto: film per tutti, commedie, thriller, etc.), paga (anche in questo caso tramite un sistema previsto dal programma) per la visione in anteprima e finalmente si gode il risultato delle sue operazioni. Opera interattivamente il telespettatore di un telegiornale che col suo telecomando decide di rispondere a uno dei sondaggi su temi di politica, attualità e costume che...

Si fa presto a dire Audience Development

Mai come ora si sente parlare di Audience Development (AD). L’eterogeneità delle voci che lo evocano, la pluralità dei punti di vista adottati e la diversità delle finalità che sottendono il suo utilizzo rappresentano il primo indicatore di una certa sfuggevolezza definitoria. L’AD consiste, infatti, in una categoria piuttosto ampia di approcci e di attività che spesso si fanno rientrare nel raggio d’azione e di competenza del marketing. In realtà, alcune finalità molto ben delineate – come quelle, ad esempio, del coinvolgimento di nuovi pubblici o di pubblici difficili da raggiungere – mobilitano competenze e ambiti che riguardano più direttamente le funzioni didattiche e educative delle organizzazioni culturali.   L’enfasi crescente sul bisogno di rafforzare la sostenibilità (economica e sociale) e l’impatto dell’azione culturale (in termini di sollecitazione di nuove domande, di allungamento del ciclo di vita dei progetti e di coinvolgimento produttivo dei pubblici) autorizza a inserire i concetti dell’AD anche nella grammatica del project management...