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montagna

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L’incertezza delle metafore / I contadini dell’Etna

La Montagna, l’Etna, è un vulcano buono, ma Bernard Berenson non poteva saperlo. Una decina di turisti furono ammazzati da un pezzetto di lava rovente grande come un tramvai articolato (lapillo!). E neppure questo poteva sapere Bernard Berenson, perché lui salì sull’Etna agli inizi del secolo, e i turisti hanno perso la vita alla fine del secolo, sempre il XX. Bernard Berenson è un filosofo e critico d’arte, di origine ebraica e convertito al cristianesimo, vissuto tra la fine del XIX e la prima metà del XX secolo, che scrisse che gli ebrei sono come i contadini dell’Etna che, se sopravvivono, vivono in virtù dello stesso vulcano che li uccide. Ahimè! Queste cose devo averle narrate in un altro articolo che forse avete già letto, ma debbo pur spiegare come, prima il caso, poi l’insana passione, mi hanno portato sull’Etna più volte nel corso della vita. La Montagna mi attrae per colpa di Berenson e della sua affascinante metafora. Sulle montagne normali me ne sto chiuso in albergo per via dello stress post traumatico dell’inverno 1944-45 in una valle di guerra partigiana: quando vedo i panorami sereni e innevati penso agli stenti di quell’inverno e mi viene il panico…   ...

Intervista a Giulia Flavia Baczynski / La fotografia è una scultura?

Mauro Zanchi: Ci puoi parlare dei territori immaginari che ritrovi nelle tue fotografie (scansioni stampate)?    Giulia Flavia Baczynski: Inizio riportandoti un frammento di un libro che per me è molto importante, L’invenzione della Terra di Franco Farinelli. In questo capitolo l’autore racconta di come i greci iniziavano a produrre modelli occidentali del mondo e di come fossero tutti, in fin dei conti e di fatto, dei geografi. “A quel tempo gli unici esseri viventi erano tre: il Cielo, la Terra e Oceano, che funge da sacerdote del rito. La Terra allora non si chiamava ancora Gé, la Gaia dei latini, che significa quella che ride, che splende, che brilla, ed esprime la chiarezza, la visibilità, dunque l’orizzontalità. La Terra allora si chiamava ancora Ctòn, termine che nel nostro linguaggio sopravvive nell’aggettivo ctonio, o ctonico, che significa sotterraneo, oscuro, profondo, invisibile, e dunque implica non l’orizzontalità ma al contrario la dimensione verticale, quella dell’abisso di cui stiamo cercando di ragionare. Così funziona il rito delle prime nozze al mondo, quelle più sacre di tutte, che saranno modello per tutte le altre: Ctòn, la sposa, si...

Orizzonti di vita, letteratura, arte e libertà / Giuseppe Mendicino, Portfolio alpino

La superficie dell’Italia è per più di un terzo montuosa, eppure di romanzi e racconti che parlano della montagna non ce ne sono molti: città, campagna, mare sì, ma, a mia conoscenza, sulla montagna i libri che non siano di settore o guide, a parte quelli di guerra, soprattutto partigiana, sono davvero pochi, nonostante un certo risveglio recente anche in seguito al grande successo di Le otto montagne di Paolo Cognetti (Einaudi, 2016). È un altro modo di disertarla, mi sembra, come avviene da molti decenni per i pascoli, le malghe e i borghi, solo in parte compensato, spesso sommando danno a danno, dalle seconde case e dal turismo. E se talvolta nella narrativa si parla di montagne sono perlopiù incantate, mitiche, generiche, o viste come metafore e altra paccottiglia retorica; raramente sono presenti come concreto mondo specifico e rappresentate nel loro dettaglio paesistico, culturale e, per chi ci vive, esistenziale. Eppure uno dei testi fondativi della nostra letteratura in cui il mondo geografico e paesistico, fatte salve le inevitabili implicazioni simboliche del tempo, irrompe con tutta la sua forza è la narrazione di un’ascesa, quella del Monte Ventoso da parte del...

Progetto Jazzi / Al vento stanno le bandiere

  Continua l’intervento di doppiozero a sostegno del Progetto Jazzi, un programma di valorizzazione e narrazione del patrimonio culturale e ambientale, materiale e immateriale, del Parco Nazionale del Cilento (SA).   Al vento stanno bandiere, aquiloni, preghiere, saluti per i nomadi, vele che viaggiano, teli che proteggono, panni che asciugano: una differente famiglia di parole che tiene vivo negli occhi il racconto di ogni uomo.   C’è un’ora del giorno in cui l’umidità diventa un elemento materiale, non più vapore gassoso ma calore percepito, sostanza complice dello stare in un luogo. È quello il momento che definisce il passaggio dal pomeriggio al tramonto, quel repentino calare della temperatura che altera la presenza d’acqua, soprattutto nelle vicinanze del mare. È stato quello il momento d’inizio di Voce a vento, opera site-specific di Claudia Losi sul Monte Bulgheria. Si tratta del primo intervento artistico promosso dall'Associazione Jazzi, in cui Claudia Losi propone un’azione poetica di carattere visivo e sonoro. L’intento è percepire e raccontare i luoghi, restituendo spazio e senso ad un immaginario collettivo del territorio. Si tratta di...

Giugno 1940: Mario Rigoni Stern, Curzio Malaparte e Jean-Marie Bulle sul fronte italo-francese / Quella sentinella della memoria in Val Veny

C’è una casermetta in Valle d’Aosta, abbandonata da decenni; la si nota arrivando nei pressi del rifugio Elisabetta, sotto le Pyramides Calcaires, in Val Veny.  In tanti le passano accanto: escursionisti che si incamminano verso il Col de la Seigne e la Francia, alpinisti che pernottano al rifugio, famiglie in tranquilla passeggiata attraverso la piana del lago Combal. Le cime intorno sono imponenti, l’Aiguilles de Trélatête su tutte. I ghiacciai scendono a valle in pose maestose; il più vicino al rifugio è il Glacier de la Lex Blanche. Nubi vaporose si incagliano sulla guglia aguzza dell’Aiguille Noire. La scritta “Casermetta Seigne” è ancora visibile. L’interno è desolato: sporcizia di ogni genere, lattine, escrementi di animali. Eppure, nella costruzione adibita a stalla, gli anelli per i muli e le vasche ancora integre evocano vite e abitudini. Si possono immaginare i ragazzi in divisa che la occuparono durante l’ultima guerra, preoccupati per la loro sorte ma sorridenti per età e illusioni. Fare pochi passi tra quelle mura è pericoloso, ma il sentimento che prevale è una gran malinconia, perché quei soldati erano ragazzi pieni di vita e di speranze, e tanti di loro...

Progetto Jazzi / Intervista a Claudia Losi

  L’associazione con questa intervista vorrebbe raccontare a tutti coloro che non saranno presenti all’inaugurazione di Voce a vento il senso del progetto, che rimarrà visibile fino al 24 settembre 2018 sul versante di Monte Bulgheria verso Licusati (Camerota).   Katia Anguelova: L’associazione Jazzi si occupa di studiare un nuovo modo di vivere la natura e del recupero dei percorsi lenti. In che modo ti ha influenzato la prima visita in Cilento, qual è stato l’impatto iniziale? Claudia Losi: Sono arrivata in una giornata di sole splendido, verso marzo 2017. I sopralluoghi sono iniziati dal mare, per poi salire in esplorazione sul versante del Monte Bulgheria verso Licusati, tra le sue rocce carsiche di un bianco accecante. Era primavera solo da pochi giorni ma già molta vegetazione era in fiore. Piante pioniere rigogliose e pronte a colonizzare nuovi siti. Poco alla volta ho raccolto informazioni ascoltando chi vive questi territori, amandoli e conoscendone le difficoltà, e da chi ne è ospite temporaneo ma legato a essi attraverso uno stretto giro d’affetti. Quello che più mi ha colpito per prima cosa è stata la pluralità di livelli di lettura possibili di questi...

Speciale Appennini / Gli Appennini di Silvio D’Arzo

Non mi è mai piaciuto Silvio D’Arzo. Difetto mio, certamente, oltre ogni possibile giudizio estetico. Semplicemente non sono mai riuscito a farmelo piacere, nonostante lo abbia letto a diverse età, così come non ho mai sopportato la retorica che avesse scritto in Casa d’altri un racconto perfetto secondo la definizione originaria di Eugenio Montale. Ho poi tentato di ricredermi diverse volte – con scarsa fortuna peraltro – l’ultima in occasione di una lettura pubblica degli amici Giovanni Lindo Ferretti e Clementina Santi, estimatori, tra i tanti, del D’Arzo. Il punto è che parla degli Appennini e di Cerreto (Silvio D’Arzo, all’anagrafe Ezio Comparoni era cerretano da parte di madre) con una sensibilità che non ho mai ritrovato nelle cose, o meglio che non sono mai riuscito a immaginare nella realtà. Non tanto per la mia di sensibilità, che naturalmente è quella di un altro mondo rispetto a quando lui scriveva, ma nemmeno quella sfiorata attraverso le parole e i tanti racconti familiari ascoltati nell’infanzia e in gioventù. Una sensibilità “verista” quella del D’Arzo che ritrae un mondo misero e preindustriale ormai al suo declino – D’Arzo, nato nel 1920, scrive il racconto a...

Vacanza al lago e in campagna

In estate tutti in vacanza. Anche i collaboratori di Doppiozero e di Odeon. Non così, però, Doppiozero o la stessa Odeon, che nel mese d'agosto non perderà la puntualità delle uscite settimanali grazie a una serie di video di argomento, ovviamente, cinematografico e vacanziero.   L'abbiamo chiamato l'Intervallo di Doppiozero, quattro video che richiamano alla memoria il mai dimenticato Intervallo della Rai d'un tempo e riuniscono immagini e luoghi di celebri film ambientati in località vacanziere e agostane. Dopo vacanza al mare e vacanza in montagna, questa settimana è la volta delle vacanze al lago, dalle atmosfere passionali di Dirty Dancing alla tranquillità della Scampagnata di Renoir, dai risvolti inquietanti di Venerdì 13 e Femmina folle ai grandi parchi americani di Wild.    Ci rivediamo la prossima settimana con l'ultimo Intervallo di questo agosto 2015, dedicato alle vuote, desolate, a volte bellissime vacanze in città.        

Vacanza in montagna

In estate tutti in vacanza. Anche i collaboratori di Doppiozero e di Odeon. Non così, però, Doppiozero o la stessa Odeon, che nel mese d'agosto non perderà la puntualità delle uscite settimanali grazie a una serie di video di argomento, ovviamente, cinematografico e vacanziero.   L'abbiamo chiamato l'Intervallo di Doppiozero, quattro video che richiamano alla memoria il mai dimenticato Intervallo della Rai d'un tempo e riuniscono immagini e luoghi di celebri film ambientati in località vacanziere e agostane. Dopo Vacanza al mare, l'Intervallo dedicato ai film ambientati in montagna: Cinque giorni una estate, Picning a Hanging Rock, La montagna, Sils Maria...   Ci rivediamo la prossima settimana con l'Intervallo dedicato ai film ambientati al lago e in campagna, per chiudere poi a fine agosto con le vuote, desolate, a volte bellissime vacanze in città.          

Ri-letture e neo-letture

Superata la soglia dei sessanta, non potendo più pensare il “mio” tempo come indeterminato, è giunta l’ora di dividerlo salomonicamente tra ri-letture e neo-letture, tra ansia di novità (che persiste) e bisogno di pagine consolidate, patrimonio – da anni – di orecchie, cuore e memoria. Sempre più mi accorgo che rilettura è in verità lettura al quadrato: leggere un libro che rimanda agli incontri già avvenuti con lo stesso testo più o meno distanti nel tempo (e alle condizioni mentali, fisiche, anagrafiche, categoriali di allora), con il risultato di leggere le proprie differenze inscritte – più o meno piacevolmente – nel Testo-Tempo.   Libri freschi o antichi, eviterò in ogni caso gli instant books o le letture attualizzanti del passato, che non ho mai amato, frutto della passione sfrenata – propria del nostro Occidente– per tutto ciò che è territorio di Cronaca, Moda, Attualità. Anzi, per spirito di contraddizione (unico tratto giovanile che mi sia restato), mi dedicherò ai libri più inattuali che possa concepire....

Il bivacco, e la vocazione di perdersi

Ho calzato scarponi, indossato lo zaino, reflex a tracolla e poi via, via rapido verso quel luogo da dove amo partire per salire in Presolana. Stanno costruendo il nuovo bivacco, mi ha detto un amico. Urca. Devo andare, subito. Devo salutare quello vecchio! Già, "Il (mio) Bivacco" non è la definizione del luogo speciale che si trova in montagna, il riparo per la notte con poco o nulla da mangiare, dentro (e quel poco o nulla va lasciato stare, o sostituito con qualcos'altro di altrettanto fondamentale). "Il (mio) Bivacco" è quello a 2050 metri sotto le vette della "Montagna" (ché la Presolana per me è "La Montagna").   Bivacco, città di Clusone, ph. Davide Sapienza   (Sinossi) Il "Bivacco Città di Clusone" è nato dopo che il 24 marzo 1968 sette persone persero la vita risalendo il canale Bendotti, per fornire all'allora giovane soccorso alpino opportunità di avamposto. Dopo quasi mezzo secolo, quella scatola rossa di metallo (ma con troppo amianto sulla copertura), l'amichevole guscio di alpinisti e vagabondi delle alte terre, cambia –...

Gli Appalachi di Shelby Lee Adams

Shelby Lee Adams è un fotografo americano che fin dagli albori della sua carriera, iniziata negli anni ‘70, si è sempre dedicato a ritrarre famiglie e piccole comunità montane dell’Appalachia, regione in cui è nato. Da qualche mese è disponibile il suo quarto libro fotografico Salt & Truth, pubblicato dall’editore statunitense Candela Books. Ho avuto modo di vedere alcuni degli ottanta scatti contenuti in questo volume durante un’esposizione nella bella Catherine Edelman Gallery di Chicago.                           Se si chiede a un americano “who are the Appalachian?” si può star certi di quale sia la prima reazione: una risatina, occhi che si abbassano e un inutile tentativo di ricomporsi. Alcuni poi si mettono a spiegare con tono serioso che gli appalachiani sono da sempre vittime di certi stereotipi denigratori. Povertà, ubriachezza, violenza. Si dice che si sposano tra fratelli e sorelle. Ma sono solo cliché che non vanno presi troppo sul serio, continua l...

Ursula Meier. Sister

Al secondo lungometraggio, Ursula Meier conferma la sua abilità nel costruire le sue narrazioni su spazi conflittuali, sulle frontiere che i personaggi attraversano o da cui sono attraversati, sulle linee di fuga concesse o negate. Se nel primo Home (2008) era la direttrice orizzontale di un’autostrada a investire ed esasperare i conflitti latenti in una famiglia che abita ai suoi margini, in Sister la tensione segue la verticalità di una funivia, che segna la distanza tra un fondovalle misero e brullo e le luccicanti piste da sci del Vallese svizzero. Il casermone popolare, che si erge penosamente sotto quelle cime maestose, è la casa dove il dodicenne Simon e la sorella Louise vivono senza genitori o altro sostegno alla loro precaria esistenza. Lei, che perde lavori con la stessa facilità con cui recupera partner poco raccomandabili, sembra incapace di assumersi qualsiasi responsabilità nei confronti del fratello: la sua è una deriva inconcludente, di fughe e ritorni impulsivi, che le lasciano rappresa sul volto una smorfia in cui convivono cinismo e umiliazione. Simon, invece, punta in alto, a quel paradiso artificiale del...

Nuotando in un cimitero

Forse bisogna soltanto attendere che cali il vento. Questione di giorni, di ore. E poi ricomincerà, come ogni anno, il calvario, punteggiato di stragi note o ignote, sepolte nel Mediterraneo. Assistiamo così, generalmente senza far nulla di politicamente e socialmente concreto, a un rito di sangue che si ripete ciclicamente. È quello dei profughi che giungono sulle nostre coste, stremati talora da mesi di cammino, poi la traversata fra mille rischi dettati da altri esseri umani e dalle condizioni ambientali, e poi ancora il cammino, oppure lo stazionamento in quelle strutture “temporanee” che sono come e peggio di carceri (lo dice l’Unione Europea, le rare volte che un suo rappresentante riesce ad accedervi), e poi magari il “rimpatrio” (anche questo effettuato in barba a qualsiasi legislazione internazionale). Le acque dove sguazziamo fra una tintarella e l’altra sono un unico, immenso cimitero: almeno questo dovremmo saperlo e ricordarlo. Così come Francesco Biamonti ci rammentava che pure le nostre montagne sono terre costellate di cadaveri. Altri tempi, altri passi e passaggi, altri nomi (non ‘scafisti...

Speciale ’77. Il passo del Gorilla

Lunghe discussioni in venti, in una stretta stanza d’albergo, fino alle tre del mattino. Teatro in bar minuscoli o in grigie palestre scolastiche. Incontri nelle case, davanti a un bicchiere di vino. Scalate a montagne con violini, flauti, bandiere e un gigante dall’abito azzurro svolazzante, il Gorilla Quadrùmano.     Era il 1974. Un anno abbastanza lontano ormai dal 1968 e vicino al 1977. Le città erano state percorse da cortei e lo sarebbero state ancora, fino agli omicidi delle Brigate Rosse, fino al rapimento di Aldo Moro e all’uccisione della sua scorta, il pieno degli anni di piombo, l’inizio del “riflusso”. A quei tempi la politica guidava le nostre vite di studenti universitari: una “politica” che provava a fuggire dalla burocrazia e sognava e tentava di realizzare parole come partecipazione, comunicazione, gestione dal basso. In quei mesi l’Italia introdusse, con un vittorioso referendum, il divorzio; di lì a poco la sinistra sarebbe andata al governo nelle più importanti città italiane e si sarebbero aperti nuovi scenari di speranza e anche nuovi conflitti,...

Giorgio Bocca intervista Primo Levi / Essere antifascisti oggi

Nel 1985 Giorgio Bocca conduce una trasmissione a Canale 5; s’intitola “Prima pagina”. In seguito, ha raccontato varie volte della collaborazione alla tv berlusconiana. Intervista diversi personaggi, e nel giugno di quell’anno incontra Primo Levi. L’occasione è data dall’uscita di un libro dello scrittore torinese: L’altrui mestiere; un libro di saggi, meglio di articoli brevi, apparsi in vari giornali, principalmente “La Stampa”, con cui Levi collabora; in precedenza, negli anni Sessanta, anche su “il Giorno”, di cui Bocca era una delle firme. Una coincidenza, come l’altra, quella che probabilmente spinge Bocca a intervistare Levi: entrambi sono stati partigiani di Giustizia e Libertà. Levi per breve tempo, e in una scalcagnata banda partigiana denunciata da una spia. Inoltre, entrambi sono piemontesi; Bocca di Cuneo, Levi di Torino. La città della Mole si sente sullo sfondo di questa conversazione condotta nelle stanze dell’Einaudi, la casa editrice di Levi; Bocca è stato a Torino all’inizio della sua carriera giornalistica, prima di andare a Milano, l’altra sua città. Levi ci vive in modo discreto, ma intenso come si capisce dall’intervista stessa. La conversazione, qui...

In Lessinia

Conoscete i Monti Lessini? Io non li conoscevo e quando in una domenica di tardo autunno, mentre la pianura era avvolta nella nebbia, qualcuno ha proposto di raggiungerli, ero piuttosto perplesso e malfidente, pure delle rassicurazioni che ci venivano dal Rifugio Castelberto, m.1765, Alta Lessinia: “Qui splende il sole! Stiamo preparando la polenta”. Ci siamo avviati in picciol compagnia, risalendo in macchina da Grezzana (dovei si trovano gli stabilimenti di lavorazione del marmo rosso e della pietra della Lessinia, i materiali delle stupende chiese veronesi), Bosco Chiesanuova (patria di grandi sportivi e hometown di Massimo Moratti, ivi sfollato e che sembra tuttora in quella condizione), Erbezzo, per entrare poi nel Parco Regionale dei Monti Lessini, contrafforte delle Prealpi venete che si affaccia sulla “profonda e selvaggia valle dei Ronchi” (Wikipedia, 2011). Si lascia la macchina e si percorre una strada, helàs, asfaltata , in un paesaggio di prati degradanti con qualche rara malga. La giornata di sole scaccia i cattivi pensieri e ci incamminiamo di buona lena verso il rifugio. La strada è stata costruita, secondo un’amica...

Montisola / Paesi e città

Montisola è un luogo che sfugge alle definizioni, forse perché ogni singolo elemento che la costituisce pare abbia una voce, si sente come un brusio da torre di Babele: lago, monte, roccia, onda, albero, ognuno parla una sua propria lingua.   Prima si entra in molle sintonia con la fluidità dell’acqua: camminando sulla strada di asfalto che si accosta al lago verso Sensole, sembra di muovere i passi su un ponte, poi, mentre si sale da Peschiera a Menzino, qualcosa cambia, e gli occhi iniziano ad apprezzarne i lineamenti aspri: le forme nude delle rocce, l’ossatura del monte che si innalza dalle rive del lago e rivela, con le sue incisioni e le striature, l’intima architettura dell’isola, i segreti della sua nascita. Gli strati rocciosi a picco sulla strada stanno quasi a indicare il percorso per raggiungere la cima: una grande pietra solitaria appoggiata sulla sommità del monte come un cappello. Se si scende verso il lago invece, pare che qualcosa si srotoli: si lasciano gli alberi, la terra, il bosco e si giunge di nuovo a riva, senza accorgersi della strada percorsa e di quanto tempo sia passato.  ...

Songavazzo / Paesi e città

Da dove vogliamo cominciare? Facciamo così: da quel giorno di primavera del 1991 in cui presi la decisione di venire a vivere a Songavazzo (abitanti attuali 698), uno dei sette comuni alle Falde della Presolana, la Regina delle Orobie (Prealpi di Lombardia, per capirci). La frase fatidica uscì dalla mia bocca alla vigilia del mio primo viaggio in USA dove feci anche la mia prima reading pubblica, all’Earth Day di Albany, stato di New York. A pensarci ora, ehi, andai all’Ovest e come rientrai in Italia, andai al Nord. Va bene, non esageriamo: dopotutto venivo da Monza, e sebbene il mio sangue parli siciliano lì ero nato e lì ero cresciuto, cercando in ogni modo di andarmene. Un grande balzo in avanti. Avevo ventisette anni e da grande volevo fare lo scrittore. E poiché amavo tutto ciò che era vicino alla natura e alla parte spirituale della Vita (e dunque della Letteratura), questa mi sembrò una buona idea.   Ciò che mi ha sempre colpito della vita di paese, in montagna, è la forte caratterizzazione degli eventi quotidiani. Magari meno sfumature ma più definizione – più...