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montagne

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Centenario / Alpinismo

Il testimone, il chimico, lo scrittore, il narratore fantastico, l'etologo, l'antropologo, l'alpinista, il linguista, l'enigmista, e altro ancora. Primo Levi è un autore poliedrico la cui conoscenza è una scoperta continua. Nel centenario della sua nascita (31 luglio 1919) abbiamo pensato di costruire un Dizionario Levi con l'apporto dei nostri collaboratori per approfondire in una serie di brevi voci molti degli aspetti di questo fondamentale autore la cui opera è ancora da scoprire.   Nel lager di Auschwitz a Primo Levi viene marchiato sul braccio il numero 174157. Trascorrerà un anno e mezzo in quel luogo pieno di freddo, fame, dolore e umiliazioni. Il mondo degli affetti, della cultura e dei monti diviene un rifugio dell’anima: un giorno prova a tradurre in francese la Divina Commedia al suo compagno di prigionia Pikolo: “…quando mi apparve una montagna, bruna per la distanza, e parvemi alta tanto che mai veduta ne avevo alcuna” e lo coglie un forte moto di commossa nostalgia: “E le montagne, quando si vedono di lontano … le montagne … oh Pikolo, Pikolo, dì qualcosa, parla, non lasciarmi pensare alle mie montagne, che comparivano nel buio della sera…” (da Se questo è un...

Antonio Bortoluzzi / I libri, le montagne basse e i paesi alti

Le montagne narrate da Bortoluzzi sono qualcosa di unico nel panorama letterario italiano. Spesso leghiamo la scrittura di montagna a un’idea di fuga senza fine, di ricerca di spazi liberi e orizzonti lontani, e di ricerca interiore. Gli esempi sono tanti e noti. I libri di Bortoluzzi raccontano invece una montagna dura, cime basse e povere, dove la solidarietà è una scelta ma anche una necessità. La solitudine e l’abbandono uccidono; la fratellanza, anche quando scandita da rivalità e screzi, garantisce sopravvivenza e speranza. Il suo talento narrativo è stato riconosciuto prima dal premio Calvino, che lo segnalò nel 2008 e 2010, poi nel 2016 dal Premio Gambrinus-Mazzotti per il libro Paesi alti. La scrittura è asciutta ed essenziale, anche dura, in linea con la tensione che percorre tutte le sue storie: uomini, donne e ragazzini che crescono aggrappati alla loro terra, a lavori antichi e nuovi, sufficienti per non morire di fame ma che ai più giovani paiono spezzare ogni speranza.     Le sue “montagne basse” sono quelle dell’Alpago, una conca di piccoli paesi e colline, delimitata dalle Prealpi Bellunesi. Un arcipelago di alture non sconvolto dall’urbanizzazione...

Le Alpi nel mondo antico. Da Ötzi al Medioevo

In un recente articolo intitolato How to change the course of human history (at least, the part that's already happened)*, l’antropologo David Graeber e l’archeologo David Wengraw prendono di mira, sforzandosi di decostruirla, l’interpretazione standard – identificata in alcuni lavori di Francis Fukuyama, Jared Diamond e altri – dei nostri ultimi 40.000 anni; la prospettiva minima, diceva il poeta Gary Snyder, per provare a capire qualcosa di ciò che siamo e di come si sia costruita la nostra esperienza del mondo. Il punto, sostengono, è che il modo con cui di solito si racconta lo svolgimento della storia umana – riassumibile in una sequenza limitata di fasi: un presunto stato di natura dei piccoli gruppi di cacciatori-raccoglitori, mobili e egalitari; una “rivoluzione” agricola che lo sostituirebbe; l’emergenza di un potere centralizzato nella formazione delle città... – è sbagliato non tanto e non solo per una mancanza di informazioni (in particolare per il periodo precedente al Paleolitico superiore), quanto per la difficoltà di assumere, nella formulazione di quelle che restano comunque ipotesi, le informazioni già esistenti per quanto ovviamente frammentarie, disperse e “...

Scalate, dipinte e raccontate / Le Dolomiti di Dino Buzzati

Narrare era la più grande passione di Dino Buzzati, nei romanzi, nei racconti e negli articoli, nelle lettere e nei dipinti. Amava combinare l’espressività della parola con quella del tratto, fin da ragazzo, quando descriveva scalate ed emozioni nelle lettere al suo grande amico Arturo Brambilla. Accompagnava le parole con schizzi di figure umane e di montagne, a volte poche linee a volte disegni pensati ed elaborati. “Si prese l’abitudine di trovarci ogni domenica pomeriggio… si discorreva di scuola… ma soprattutto si tentava insieme l’esplorazione delle cose più belle che la vita sembrava prometterci: l’arte, la letteratura, la montagna, i misteri…”. Arturo aveva grandi possibilità, nello scrivere e nel dipingere, ma il carattere riservato e quieto gli impedì sempre di emergere come avrebbe meritato. Dino invece ebbe sempre un immenso desiderio di traguardi memorabili.  Buzzati è uno dei grandi narratori italiani del Novecento. Scrivere per lui era un mestiere e una passione, ma raccontava storie anche quando dipingeva, racchiudendo nella tela favole grottesche, sogni malinconici, desideri erotici e paure inesplicabili. Il mondo figurativo era parallelo alla scrittura,...

Una scrittrice cinese tra le Alpi / Lo yin e lo yang di Heidi

Sono cresciuta nella Cina degli anni settanta e ottanta, in una famiglia comunista: i libri per bambini neanche sapevo cosa fossero. A quel tempo in Cina le favole non erano viste di buon occhio. Piuttosto ci venivano propinate le gesta eroiche dei comunisti rivoluzionari. A scuola, un bimbo di sette anni imparava a difendere il paese dagli imperialisti americani. La mia prima storia per bambini l’ho letta a sedici anni – era La sirenetta di Hans Christian Andersen. Vivevo ancora nel sud della Cina con i miei genitori comunisti. Quella storia bellissima mi fece un grande effetto. Me ne innamorai. E mi spezzò il cuore quando la sirenetta si tagliò la coda per diventare umana e fare innamorare il principe. Quella storia mi mise di fronte a un mondo radicalmente diverso – un mondo che il governo cinese non voleva mostrare. Un mondo seducente quanto crudele e doloroso. Non bastava che la sirenetta danzasse per il principe sui suoi piedini sanguinanti: lui l’abbandonava perfino, per sposarne un’altra, una principessa vera. Arrivata alla fine, quando la sirenetta muore e il suo corpo si dissolve in schiuma, ero in lacrime. Mi ricordo che camminavo verso la scuola costeggiando i campi di...

Camminando. Ci siamo persi, ci siamo ritrovati

22 aprile 2014. Portree e Storr. Dall’alba allo zenit.   Walking, is made of dawn. L’avvicinamento a Erisco ruota intorno alla grande montagna che domina il Trotternish Ridge. Sarebbe delittuoso trascurare il laboratorio Storr, il Grande in lingua vichinga. Segni di cultura Norse ovunque parlano nel vento, in questa distesa nordorientale sull’Isola del Cielo. È il forte ricordo di dodici anni fa che risveglia in me la domanda – perché tralasciai lo Storr e il Quiraing? I resti di un’era glaciale sono nella flora; i resti di quel popolo sono nei paesaggi, custodi di una storia ancora fitta di misteri. Nonostante le differenze di latitudine, si respira Norvegia, si respira Islanda. Qui siamo in Caledonia.   Se hai viaggiato in questi tre punti cardinali dell’antico mondo e l’animo è pronto, l’occhio agile, il piede sveglio, non puoi evitare di agire secondo l’istinto che ci ha detto di cambiare piano. I due complici sono qui con me – ci siamo avviati in tre su quattro ruote con la Grande P, come in un viaggio di fine secolo ventesimo, sino a questa latitudine. L’alba ci è...