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Blu agli Uffizi

Sempre più di frequente, purtroppo, ci troviamo a fare i conti con iniziative e decisioni di direttori, di politici o di amministratori che, in nome di un delirante pragmatismo che fa alla pari con la sfrontatezza, camuffata da capacità di innovazione e di modernità, e al solo fine di dimostrare la propria distanza dall’inettitudine dei politici-amministratori del passato, intervengono anche nei musei. Nella pagina dedicata alla Cultura del Corriere della Sera di domenica 18 dicembre 2011 è apparsa la notizia, corredata di una piccola, ma significativa fotografia, della nuova colorazione delle pareti di otto sale del museo di Firenze destinate all’esposizione delle opere dei “Maestri stranieri”, aperte al pubblico da martedì 20 dicembre. L’iniziativa è stata presentata come la prima tappa del “Progetto dei Grandi Uffizi” (sic). Le opere esposte sono di artisti fiamminghi, olandesi, spagnoli e francesi rimaste finora nelle zone in sicurezza del museo non accessibili al pubblico.   Il Direttore della Galleria, Antonio Natali, ha spiegato di avere scelto il colore blu “perché...

Bologna, Museo della Memoria di Ustica

Non è la città dei portici e della letteratura, e neppure quella dello spritz e dello shopping la Bologna che si percorre, un po’ smarriti e persino inquieti, per arrivare, dopo molte fermate di autobus e qualche richiesta di informazione, agli ex depositi tramviari di via di Saliceto, alla Zucca. Qui, poco lontano da via Stalingrado, dalle larghe strade operaie un tempo ai limiti della campagna, dal 2007 riposa, per sempre senza pace, il relitto del DC9 Itavia abbattuto nei cieli di Ustica nel giugno del 1980. Ci sono ancora i binari a segnare, metallica e moderna nervatura, il percorso che conduce, attraverso l’aperto di un giardino pubblico senza troppe pretese, ai capannoni imponenti che accolgono le scarne spoglie dell’aereo e dei suoi ottantuno passeggeri, lamiere e pettini, maniglie e bambole strappate con chirurgica pazienza dal fondo del Mediterraneo e destinate alla discarica dopo aver raccontato in infinite sedi giudiziarie la loro storia di morte improvvisa.     L’Associazione dei familiari della vittime ha voluto però che quella storia – quelle tante, singole storie – continuassero ad...

Napoli. Morte di un museo

Sono state molte le inaugurazioni del Madre. La prima, nel giugno del 2005, aveva aperto le sale di Palazzo Donnaregina per mostrare alla città e al mondo, da sempre interlocutore privilegiato del museo, come l’avventura transitoria delle installazioni a piazza Plebiscito, le numerose incursioni del contemporaneo al museo archeologico e a Capodimonte, i progetti degli Annali delle Arti avessero trovato finalmente domicilio stabile, arché e cominciamento, nel recinto saldo del museo. Poi è stata aperta la collezione permanente, frutto in comodato di una paziente tessitura di rapporti internazionali, si è dato l’avvio all’attività delle mostre – quella di Kounellis, con la riproposizione dei cavalli dell’Attico, fu un esordio spettacolare – quindi sono stati inaugurati gli spazi della project room, molto vivace e per alcuni versi esemplare, e ancora la biblioteca, la mediateca, i laboratori didattici.   Insomma, nel giro di qualche anno, di molte mostre e, non c’è dubbio, di tanti finanziamenti, il Madre, punto di arrivo e di nuova partenza della politica culturale promossa da Antonio...

Baia, Museo Archeologico

“Lost paradise” recita, non senza internazionale ironia, l’insegna del parcheggio, ovviamente a pagamento, e ovviamente vuoto, che ai piedi della rocca accoglie il visitatore del Museo Archeologico dei Campi Flegrei a Baia. Neppure un’auto, neanche una moto dimostrativa. Del resto, se si evitano i mesi obbligati e rumorosi del turismo scolastico e delle vacanze mare pizza e archeologia, il Castello Aragonese, che dal 1993 ospita, ma non sempre espone, gli straordinari reperti che il mare e il bradisismo hanno sottratto all’avidità degli antiquari e alla corrosione degli scarichi industriali – Bagnoli è un fantasma perplesso dietro la punta del golfo – non sembra proprio soffrire di sovraffollamento. Gli orari d’apertura risicati (dalle 9 alle 15, senza contare la pausa psico-fisica riservata gli addetti alla sorveglianza che costringe alla chiusura molte sale all’ora, da sempre sacra, del pranzo) come pure l’assenza rigorosa di ogni, fosse pure incellofanato, genere di conforto, sono, assieme alla provvisorietà dei percorsi espositivi, prove certe di come il Museo Archeologico di Baia sia non...