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Nazionalismo

(12 risultati)

Ritorno al futuro / Benedict Anderson, Comunità immaginate

Comunità immaginate, pubblicato negli Usa nel 1983 dallo studioso sino-irlandese Benedict Anderson, affronta la questione della genesi e della struttura del nazionalismo. Mi è sembrato necessario affrontare la lettura di questo classico di fronte ai cambiamenti dello scenario politico occidentale, alla ricerca di un quadro interpretativo fondamentale che riconoscesse dignità al nodo del nazionalismo, tornato in grande auge nella nostra attualità. La lettura del libro mi avrebbe auspicabilmente aiutato a (ri)posizionare il mio punto di vista di semiologo, indicandomi cosa guardare, da dove cominciare per tentare un’interpretazione dei testi e degli artefatti che circolano nel nostro scenario sociale al passo coi tempi, al passo cioè con la nuova sensibilità che l’egemonia del nazionalismo in Occidente incarna al giorno d’oggi.  L’edizione che ho usato per questa rilettura è stata quella del 1996 di Manifesto Libri, introdotta da Marco D’Eramo. Al momento della pubblicazione dell’edizione italiana, lo scenario politico sociale era molto diverso da quello attuale. Era il tempo della globalizzazione e dell’atlantismo trionfante, del villaggio globale promesso da Internet e del...

Intervista al prof. Hans-Jörg Trenz / Chi sono i verdi tedeschi?

Dopo il boom alle elezioni della Baviera e dell’Assia, i verdi tedeschi rappresentano un nuovo soggetto politico europeo in opposizione alle forze sovraniste e nazionaliste. Per saperne di più ho fatto qualche domanda al professore Hans-Jörg Trenz, tedesco, attualmente professore di Studi Europei Moderni all’Università di Copenaghen, che da anni si occupa di partiti e movimenti politici europei.   Prof. Trenz chi sono i verdi della Bündnis 90/Die Grünen (Alleanza 90/ I verdi)? So bene che in Italia i Verdi vengono ancora spesso chiamati gli ambientalisti e sono visti più come un movimento sociale e non un partito politico. Questo punto di vista è però ingannevole poiché questo partito oggi è altamente istituzionalizzato ed è il risultato di una lunga storia di coalizione di governo sia con la SPD che con la CDU, tanto a livello regionale quanto a quello federale. Non si tratta di un partito-movimento come Podemos in Spagna o Syriza in Grecia, ma è piuttosto parte di quello che noi chiameremmo establishment. In parte proviene anche da un movimento civico eterogeneo, con una dominanza ecologista, ma che abbraccia l’intera agenda civico-liberale: pace, femminismo,...

Kolinda, dai dai!

Al primo turno, il 28 dicembre, basso numero di votanti. Si era data la colpa alla neve copiosa. Due settimane dopo al ballottaggio, il numero degli elettori è salito. Più di due milioni i partecipanti al voto (intorno al 60%), ma il risultato, a sorpresa, è rimasto lo stesso: è Kolinda Grabar-Kitarović il nuovo presidente croato. I sondaggi, infatti, erano tutti a favore del presidente in carica, Ivo Josipović, socialista, professore di diritto e compositore, stile raffinato e gran savoir-faire. È stato battuto dalla rivale davvero per poco, la differenza è di trentamila voti, poco più del 50,74% a lei, contro il 49,6% a lui. Josipović, pur molto amato, ha pagato il pegno di una crisi economica – disoccupazione oltre il 20%, con un picco di 41,5% tra i giovani – e di una coalizione di sinistra il cui governo non ha più la fiducia degli elettori.   Così, per la prima volta nella sua storia, a capo dello stato croato siede una donna. Kolinda Grabar-Kitarović ha fatto una campagna elettorale con lo slogan abbastanza generico “per una Croazia migliore”, ha cercato di vendere speranza,...

Emil Nolde, il Mago del Nord

Algida, come deve essere la mostra di un espressionista i cui turbamenti sono travolti dal colore, e graziata da un uso discreto delle luci, la retrospettiva che il magnifico Louisiana Museum of Modern Art – trentacinque kilometri a nord di Copenaghen, sullo stretto di Ooresund – ha organizzato per riassumere l’opera di Emil Nolde, si presta a rendere eclatanti, nell’immacolato rigore del suo allestimento, i travagliati contrasti di cui fu seminato il tragitto artistico e personale dell’artista tedesco. Divisa in undici capitoli tematici, che assecondano una cronologia volutamente approssimativa, la mostra consiste di centoquaranta lavori, tra cui prestiti da collezioni private e opere su carta mai esposte fuori da Seebüll, dove Nolde morì e dove è conservata gran parte della sua opera.   1912. Kerzentänzerinnen e The Nativity   Tutta l’esistenza dell’artista oscillò tra opposte polarità, non soltanto della fortuna ma delle scelte pittoriche e tematiche di volta in volta piegate a rendere conto dello iato tra ciò che la sua fama gli restituiva di sé e ciò che avrebbe...

Rihani. Il libro di Khalid

È raro che un libro ripescato dal passato sia così incisivo sul presente, e forse, sul futuro come Il libro di Khalid di Ameen Rihani (Mesogea, 2014). L'autore era un siro-libanese che fece la spola tra patria mediorientale e Stati Uniti; il libro, tra i primi romanzi arabi e primo scritto in lingua inglese, fu pubblicato a New York nel 1911. In buona parte autobiografico il protagonista emigra con l'amico Shakib in cerca di fortuna e di esperienze nel nuovo mondo.   Stabilitosi nell'allora fiorente Little Syria sarà ambulante, bohémien, carcerato formando se stesso nel confronto con l'occidente, tema oggi scottante su cui il romanzo offre interessanti spunti. L'impatto a Ellis Island non è di certo dei più felici (“Proprio perché siamo nella patria dei pari diritti e della libertà, saremmo legittimati a pretendere dagli altri la cortesia e la decenza che noi, invece, non siamo tenuti a mostrare, o non conosciamo affatto”), cosicché i dubbi assilleranno costantemente Khalid (“Sei sicuro che viviamo meglio qui?”).   Non si trovano tuttavia preclusioni identitarie...

Francia: un’angoscia comune

Le reazioni al voto delle municipali francesi avvenute domenica scorsa non si sono fatte attendere. Sostanzialmente le opinioni a confronto sono due: da una parte chi ritiene che quello di domenica scorsa sia un voto di protesta, e dunque un’uscita temporanea dalla casa madre; dall’altra chi ritiene, invece, che esso rappresenti l’ultima, per ora, tappa di un processo di lenta trasformazione e dunque abbia, o almeno alluda a, un aspetto più profondo. Personalmente sono più vicino ai secondi.   Certo si può dire che oggi il campo degli euroscettici è in crescita, e di sicuro una delle ragioni del successo del Front National (d’ora in poi FN) va ricercata sotto questo aspetto. Ma poi quel risultato ha un riscontro anche con la storia della Francia in età contemporanea, con la memoria di una Provincia che ha sempre guardato da lontano e spesso con rancore a Parigi (intendendo con queste due figure da una parte l’immagine della Francia autentica e nella seconda quella di una realtà in cui il dato essenziale era la presenza degli stranieri, dei “non francesi”). È la Francia del popolo...

La religio mortis di Cesare Pavese

Nel breve articolo del 1964, intitolato Cesare Pavese, il mito e la scienza del mito,[1]Jesi collocò il poeta piemontese con il romanziere Thomas Mann e Károly Kerényi, sotto il vessillo di quella religio mortis nichilista che avrebbe influenzato tutti gli intellettuali post-romantici di scuola tedesca.In queste teorie mitiche si presupponeva l’esistenza autonoma del “mito che afferra” come alterità demonica radicale all’Uomo; del mito veniva caratterizzata negativamente e paradossalmente la sostanza (“qualcosa e insieme nulla”) rinunciando implicitamente alla possibilità di una storicizzazione; infine si teorizzava, la necessità della subordinazione dialettica a questa alterità negativa. Erano queste le tre fondamenta teoriche che definivano nichilisticamente il pensiero dei tre mitologi al di là delle posizioni e delle auto-esegesi ufficialmente (e genericamente) umaniste. Queste ultime, piuttosto, sarebbero state solo il tentativo estremo di mistificare la fascinazione mitica: una “mascheratura”, appunto, di quei “pensieri segreti” della cultura borghese tedesca ed europea. Se le osservazioni di Jesi possono essere estremamente utili ad illuminare i “pensieri segreti”...

Madrid, 15-M

  La Puerta del Sol è una piccola piazza, una piazza manchega, da capoluogo di provincia, che ha sempre respinto ogni tentativo di farla diventare uno spazio alberato di grande respiro, da città capitale. La pioggia e il caldo secco di Castiglia cadono a piombo su Puerta del Sol. Gli autobus, la metropolitana, il nuovo accesso ai treni regionali, la zona commerciale più popolare di Madrid, il contrasto con le persone che quotidianamente vi rimangono ferme per ore, come statue, a chiedere l’elemosina, o per starsene a dormire ricoperte da cartoni, tutto la rende, malgrado la sua storicità, uno dei nonluoghi di Marc Augé.   Comunque sia, da ragazzini il primo appuntamento fuori dal proprio quartiere lo si prende sempre a Puerta del Sol: il punto da cui partire per un cinema della vicina Gran Vía, o per comprare il primo paio di scarpe senza la presenza di mamma o papà. “Ci vediamo all’angolo della Mallorquina”, la vecchia pasticcieria. Lo abbiamo fatto tutti a Madrid, poco prima si scoprire, negli anni della lotta, quando era ormai vicina la morte di Franco, che la polizia franchista ci...

La risemantizzazione romantica del bandito

Il merito di Walter Scott, in Ivanhoe, è stato quello di rimettere in auge, tra i primi e con maggior successo, l’età dei raid, il Medioevo, nella sua versione idealizzata, fatta di “tanti prodi campioni, ben montati e fastosamente armati”, pronti all’impresa e all’avventura, da ammirare “fermi sulle loro selle da combattimento come colonne d’acciaio”. In più ha gettato un ponte tra il mondo dei cavalieri e quello delle “bande di gagliardi fuorilegge” che vivono nelle foreste nelle canzoni popolari. Per esempio Gurth s’imbatte nei banditi di Robin Hood, che decidono di lasciargli i denari del suo padrone e protagonista del romanzo, ed anzi dichiarano: “È troppo simile a noi perché noi si possa dargli delle noie: i cani non aggrediscono i cani là dove ci sono in abbondanza volpi e lupi”. Inoltre danno la possibilità anche al servo di conservare i propri averi battendosi ai bastoni ferrati contro uno di loro in singolar tenzone; quando Gurth atterra l’avversario “ Bel colpo – esclamano i banditi – Vivano sempre i bei combattimenti e...

Il ribaltamento romantico: nascita del partigiano

Gli autori del raid, ne abbiamo portato abbondante testimonianza, cambiano volto come una stessa figurina dai cristalli mobili nel corso della storia e a seconda del punto di vista da cui li si osserva. Si è trattato volta a volta di popoli che cercano di difendere il proprio territorio da nemici più potenti e organizzati quali Atene o Roma, di generali ribelli come Sertorio o di truppe inserite invece all’interno degli eserciti occupanti (e delle flotte statali) per renderli più agili ed aggressivi, di modalità nomadiche poi allargate per ragioni storiche all’intera guerra medievale, di eroi trascelti per una sola missione rischiosissima che si coprono di gloria, oppure di semplici banditi e pirati avidi di preda. Carl Schmitt introduce una categoria specifica, quella del partigiano, di cui fa risalire la codificazione moderna alla guerriglia che il popolo spagnolo “preborghese, preindustriale, e preconvenzionale” condusse tra il 1808 e il 1813 contro “un esercito regolare, moderno, ben organizzato, uscito dalle esperienze della Rivoluzione francese”, cioè quello napoleonico. I similari episodi precedenti,...

Religioni della morte. I volti della Cultura di destra in Furio Jesi

Dopo quasi venti anni dalla seconda edizione torna nelle librerie Cultura di destra di Furio Jesi, mitologo, critico letterario, germanista e allo stesso tempo molto più di questo. Uscito per la prima volta nel 1979, l’anno precedente alla tragica scomparsa dello studioso torinese, il libro è uno dei suoi testi più profondi, luminosi e incandescenti, prova di una scienza della cultura situata al crocevia tra storia delle idee, antropologia, semiotica e narratologia e, per le polemiche che porta con sé a ogni pubblicazione, cartina di tornasole del dibattito sulla cultura di destra in Italia. La nuova edizione di Nottetempo, curata da Andrea Cavalletti, regala ulteriori elementi del cantiere jesiano presentando alcuni inediti di grande interesse, su tutti lo splendido Il cattivo selvaggio, un breve saggio sulle logiche implicite del razzismo, più che mai attuale.   Ma il punto è questo: che cos’è ‘cultura di destra’? Alla domanda postagli da «L’espresso» nel 1979 Jesi rispondeva: «la cultura entro la quale il passato è una sorta di pappa omogeneizzata che si pu...

Patria? Repubblica, semmai

Non credo di avere mai pronunciato la parola “Patria” se non distanziandola ironicamente e cioè utilizzandola in un senso decisamente critico e talora persino revulsivo, lo ammetto. È vero che essa compare all’inizio della Marsigliese, il solo inno nazionale che tuttora riesca a emozionarmi, ma la “Patrie” del primo verso scritto da Rouget de Lisle per l’Armata del Reno è qualcosa che non riesco ad associare al nazionalismo e cioè al sentimento di orgogliosa superiorità, di più o meno dissimulata primazia, insomma di nazione in armi che la stessa parola, se detta in italiano, evoca immediatamente. La “Patria” da noi si riferisce non a una comunità civica ma etnica e già virtualmente belligerante, essendo un termine che il militarismo della prima guerra mondiale e il fascismo hanno reso infetto, inerte, mortuario. “Un’ora segnata dal destino batte nel cielo della nostra Patria”: il Carnefice e insieme Beccamorto del suo stesso paese che la pronunciò dal balcone di Palazzo Venezia il 10 giugno del 1940 non avrebbe potuto scegliere un’altra parola,...