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omicidio

(17 risultati)

Folle e delitti / La “saponificatrice di Correggio”

Alta m. 1,50 o qualche centimetro di più al massimo, detta Nardina o Norina, quarantaseienne nel 1941, nata a Montella, in provincia di Avellino. Madre di quattro figli, sposata con un altro meridionale, un lucano, un uomo onesto e serio, impiegato dello Stato. In possesso di un’istruzione elementare, di fama poco buona, di carattere eccitabile.    Il personaggio di Leonarda Cianciulli riverbera in mille riflessi attraverso le pagine del bel saggio a lei dedicato da Barbara Bracco. La saponificatrice di Correggio. Una favola nera, Il Mulino, 2018, è firmato da una contemporaneista e fonda una prospettiva nuova, ad ampio raggio, su un’esimia vicenda giudiziaria nazionale. Il racconto segue in ordine cronologico l’istruttoria a carico di Leonarda Cianciulli. Si dipana scandagliando in modo capillare le indagini, la perizia psichiatrica compilata da Filippo Saporito, e poi s’immerge negli atti processuali e negli articoli di cronaca sulle udienze – da qui vengono i frammenti di un’immagine, riportati sopra, che stanno accanto a molti altri, spesso tra loro contraddittori, non di rado goffi e sciocchi, perlopiù di una violenza raggelante, tanto lineari all’epoca quanto (...

L’omicidio Cucchi su Netflix / “Sulla mia pelle”: il fatto sussiste

Coricato sul letto di un carcere ospedaliero, Stefano Cucchi, arrestato per spaccio il 15 ottobre 2009 e morto una settimana dopo, ci appare subito, all’inizio di Sulla mia pelle, come una figura che assomiglia più a una cosa buttata che a una persona. Comincia a esistere, in senso cinematografico, come corpo ormai morto: inerme, pieno di lividi, disidratato, lasciato morire da solo.     Quelle quattro ossa per sempre incapaci di tirarsi su sembrano avverare le parole che ha lasciato Pier Paolo Pasolini in Empirismo Eretico (1972), poco tempo prima che anche il suo corpo fosse massacrato e fissato dalle immagini in testimonianza visiva perpetua di un’esistenza inconciliata. «La morte – aveva infatti scritto Pasolini – compie un fulmineo montaggio della nostra vita: ossia sceglie i suoi momenti veramente significativi (e non più ormai modificabili da altri possibili momenti contrari o incoerenti), e li mette in successione, facendo del nostro presente, infinito, instabile e incerto, e dunque linguisticamente non descrivibile, un passato chiaro, stabile, certo, e dunque linguisticamente ben descrivibile […]. Solo grazie alla morte, la nostra vita ci serve ad esprimerci»....

Settant'anni fa / Ennio Flaiano. Tempo di uccidere

Il dattiloscritto del romanzo che Leo Longanesi ricevette da Ennio Flaiano nel marzo del 1947 si intitolava Il coccodrillo, animale emblema di un momento fondamentale della trama. Emblematiche erano pure altre ipotesi di titolo volute dall’autore: Il dente e La scorciatoia. Eppure, tutte quelle proposte non convincevano, soprattutto Il coccodrillo. L’editore aveva infatti già pubblicato La vita del camaleonte di Fernand Angel e Parliamo dell’elefante dello stesso Longanesi, il quale allora chiese a Flaiano di ripensarci: altrimenti «facciamo un giardino zoologico». Ventiquattro ore dopo, il nuovo titolo: Tempo di uccidere. «Un po’ troppo allusivo e letterario per un libro che è invece chiaro e senza letteratura», scriveva Enrico Emanuelli su “Europeo”.   È la storia di un tenente dell’esercito italiano in Abissinia, durante la campagna del 1936; un’Africa «di cartapesta» che da subito assume contorni fantastici e simbolici. Snodo principale, l’incontro e il conseguente rapporto intimo con una ragazza indigena che il protagonista ucciderà per errore. Da quel momento, e dalla scoperta che il turbante da lei indossato è il possibile segno di distinzione dei lebbrosi, il tenente...

Viltà e indifferenza della gente? / Sara di Pietrantonio

Sara di Pietrantonio, 22 anni, studentessa, è stata aggredita, uccisa e bruciata dal suo ex-fidanzato respinto, una guardia giurata, in una strada di periferia di Roma nel maggio del 2016. In questo feroce delitto l’opinione è stata particolarmente colpita dal fatto che la ragazza assalita, pur avendo chiesto aiuto alle auto che passavano, non è stata soccorsa da nessuno.  Sin dagli anni ‘60 negli Stati Uniti episodi analoghi sollevano un ampio dibattito sia nei media che tra gli specialisti. Ogni tanto qualche ragazza viene aggredita o uccisa da uno o più uomini in zone frequentate, ma nessuno interviene. Viltà e indifferenza della gente? Secondo molti psicologi cognitivi le cose sono più complesse.   Anni fa una mia amica straniera venne rapinata del suo orologio da un piccolo gruppo di ragazzi in pieno centro di Napoli, varie persone avevano assistito all’evento. Quando, dopo la rapina, chiese agli astanti “ma perché non mi avete aiutata?”, le persone sembravano cadere dalle nuvole: “Pensavamo che si trattasse di una lite tra fidanzati”. Strana una lite tra una donna e tre fidanzati… Quando una donna viene attaccata, nessuno capisce bene; si pensa sempre che sia un...

Un delitto perfetto? / Caso Varani. Il movente c’è eccome!

A bocce ferme, possiamo dircelo: c’è qualcosa che ci si poteva aspettare di leggere nella miriade di editoriali e commenti suscitati dall’omicidio di Luca Varani, e che non è stato (quasi) mai detto. Probabilmente non occorre ripetere particolari che ormai tutti conoscono. A Roma, nel quartiere Collatino, la notte tra il 3 e il 4 marzo Varani, ventitré anni, è stato lungamente seviziato e assassinato da due uomini sui trent’anni, Marco Prato e Manuel Foffo, nell’appartamento di quest’ultimo. Le ragioni del delitto non erano chiare. La larga quantità di droga (cocaina e altro) assunta dagli omicidi poteva al massimo amplificare una distorsione più profonda.   Non c’è quotidiano che non abbia pubblicato un editoriale  – o due, tre, cinque – sulla vicenda. Ma la ricerca delle cause ha preso subito una direzione ben precisa: il delitto del Collatino come sintomo di un disagio universale, storico, esistenziale. Questa chiave di lettura è stata perseguita ad oltranza, con pagine e pagine  di commenti sul “problema del male”. Ancora il 20 marzo l’inserto culturale del “Corriere della sera” pubblicava tre pagine in cui “medici, scienziati, umanisti, artisti” ragionavano “...

Un libro pubblicato in Cile ne svela l'omicidio / Salvador Allende fu assassinato

Salvador Allende fu assassinato. Non si trattò di suicidio, come la Giunta militare di Pinochet tentò di accreditare con accanimento, per alleggerire le proprie responsabilità, e per incrinare l'immagine di un uomo che aveva lottato sino all'ultimo contro i golpisti traditori.  L'undici settembre 1973, come la storia ricorda, forze militari guidate dal generale Pinochet, e sostenute dalla CIA, si sollevarono contro il governo cileno di Unidad Popular, democraticamente eletto: con forze soverchianti, oltre ad impadronirsi dei gangli vitali del paese, circondarono ed attaccarono il palazzo presidenziale della Moneda, bombardandolo con l'aviazione e con tiro di carri armati, sino all'assalto finale. Il Presidente, Salvador Allende, medico socialista, insieme alla sua guardia personale, si difese strenuamente, sino a che i militari fecero irruzione nella Moneda.  A quel punto, la versione ufficiale dei golpisti parla di Allende che si isola in una stanza, si siede su un divano, e con il mitragliatore AK-47 poggiato verticalmente sul pavimento, si suicida sparandosi un colpo al mento. Ora, un libro pubblicato in Cile, contiene una accurata ricostruzione storica e testimoniale...

V&C

Le vittime e i carnefici si somigliano, hanno gli stessi capelli, gli stessi miti borghesi. Così la pensava Pasolini, ed è la prima cosa a cui vien da pensare oggi, leggendo di questo nuovo episodio dell’orrore, l’omicidio di Luca Varani, talmente insensato e spiazzante da rimandare a un film, una serie tivù, un videogioco. E c’è difatti nelle sale il Jeeg Robot con Santamaria, rapinatore prima e poi pronto a “salvarli tutti” per la promessa fatta alla sua bella in punto di morte: intanto quanti ne ha massacrati, scazzottati, lasciati secchi dopo combattimenti all’ultimo schizzo di sangue. Sembra un film anche questo delitto, ennesimo dopo quelli che ogni mercoledì ripropone accanitamente Chi l’ha visto: il giovane Marco Vannini a cui spara proditoriamente e senza una ragione il suocero in una sera qualunque, i due fidanzati di Pordenone giustiziati dopo la palestra dagli amici fanatici, la professoressa di francese strangolata dall’ex studente: ti carichi di forza e poi colpisci e l’invulnerabilità è arbitraria, a volte dai un colpetto e stendi, altre volte devi colpire pi...

Lo spago della biancheria

Lo spago della biancheria sta sopra la nostra testa, lascia pendere mutande, reggiseni, camicie e camicette. Eppure in questi giorni, da come arrivano le notizie, è stato il pretesto di una strage. La notizia della vicenda di Secondigliano si aggiunge alle altre, senza neppure avere quell'intervallo di tempo, tra l'una e l'altra, per indignarsi, prima, e poi cercare di capire. Potremmo pensare alla devastazione sociale e urbana di quella zona, alla criminalità organizzata che mostra sintomi disorganizzati. L'impulsività in primo luogo, classico sintomo differenziale tra camorra e mafia.   Si potrebbe evocare l'opera di David Riesman, La folla solitaria [The Lonely Crowd, 1950], che descrive la tendenza all'isolamento dell'individuo delle culture metropolitane, profetica! O il film Il giorno della locusta [1975], di John Schlesinger, con la figura di Homer Simpson, interpretata da Donald Sutherland, impiegato sessualmente represso, potenziale gigante omicida. Opere a scarso gradimento, chi se le ricorda più? Tuttavia, fino a qualche anno fa, i gesti che producevano lacerazione nel tessuto sociale erano considerati rari...

Nell'anima di Andreas Lubitz

Cosa nascondeva nell'anima Andreas Lubitz? Perché ha commesso quel gesto? Non lo sapremo mai. Ciò che possiamo conoscere è la storia dei discorsi che il gesto di Lubitz ha suscitato. Molte ripetizioni, poche differenze. La storia del pilota suicida/omicida ha fatto il giro delle opinioni, delle valutazioni, dei confronti. La maggioranza ha decretato che era matto, nel senso delle categorie diagnostiche. Ha vinto la “depressione”, soprattutto qui da noi, poi il “burn-out”, che è prevalso presso l'opinione pubblica tedesca. Germania, paese così arretrato da non avere ancora digitalizzato il sistema sanitario nazionale, per cui, cosa che in un paese moderno non potrebbe accadere, a uno basta stracciare una diagnosi per far sparire la malattia. L'episodio clinico di Lubitz getta una luce sinistra sul paese che ha fatto, dal 1875 in poi, dell'efficienza il proprio vanto.   Lubitz era consapevole che il suo gesto avrebbe soppresso le vite umane che viaggiavano da Barcellona a Düsseldorf? Se si risponde positivamente, allora dobbiamo spezzare una lancia contro la consapevolezza, contro il mito cognitivista che la consapevolezza è sempre positiva. Se invece non era consapevole, se si...

Il massimo della pena

La parola chiave è “datemi”, se mai l’ha detta. “Date a me”, cioè “date (voi) a (Io)”. La lingua prepara l’abisso. Cos’altro è, come dicono, la perdita dell’empatia? Cosa? Questo, forse: “Io” deve solo e a forza “avere”. Ma se la pena è invece intrinsecamente “perdere”, il “massimo della pena” non dovrebbe essere il “minimo dell’Io”? E invece.   Dice “uccidetemi”, e intende “uccidetemi, ma continuate a darmi”, e cioè, “mentre mi uccidete, mi date”, e anche, in fondo, “mentre uccidevo, mi davo”. Il senso dell’esperienza, dell’uccidere, della morte: manca. È evaporato.   Uccidere è tutto, è un fine per sé, è il pieno, è il “da-te-mi” essenziale. Avere avere avere. E non. Manca il limite: “Io” è assenza di confine. Miseria del vincolo, miseria dell’etica. Non si impara, da nulla, mai più. “Datemi”, come un mantra, “datemi”. La preghiera dell...

Uomini che uccidono le donne

Il caso Pistorius arriva proprio al momento giusto, l’eccitazione aiuta a nascondere i dati ufficiali che dicono che in Italia sono in aumento gli omicidi di uomini verso le donne. Il fenomeno italiano, benché inferiore percentualmente ad altri paesi, è un dato che segna incremento. Omicidio, suicidio, violenza domestica sono fenomeni che ancora gli italiani non vogliono vedere. Si preferisce darne un’interpretazione psicologica: se era matto, allora si capisce. La follia rimane un fenomeno privato, che può accadere a chiunque, ma non a me, sempre all’altro.   Quanto ai clerici, come Julien Benda (1867-1956) amava chiamare gli intellettuali, nessuno si occupa più della follia sociale dai tempi in cui Gustave Le Bon (1841-1931) scrisse la Psicologia delle folle,  nel 1895, Sigmund Freud (1856-1939) Psicologia delle masse e analisi dell’Io, nel 1921, George Bataille (1897-1962) La parte maledetta, nel 1949, o David Riesman (1909-2002) La folla solitaria, nel 1950.   Queste riflessioni sembrano abbandonate in nome di una sorta di razionalismo neo-illuminista. Così il fenomeno maschile viene...

Femminicidio

A pugni e calci, a coltellate, con oggetti casalinghi utili alla bisogna: tra le pareti di casa si uccide così. La vittima è a terra, ha urlato e ha cercato di difendersi, l’esecutore è in fuga. I vicini accorrono, a volte c’è un bambino, a volte chi ha commesso il crimine cerca di suicidarsi. Sono delitti domestici dove il copione è sempre lo stesso: l’assassino è uomo, il cadavere è donna. Dall’inizio dell’anno sono 100, una morta quasi ogni due giorni. Brescia, Pavia, Enna, pochi giorni fa un quartiere elegante di Padova. La statistica forma una linea trasversale che attraversa le età (tra i 18 e i 77 anni) e le regioni, gli ambienti e le classi sociali. Il femminicidio avviene in privato ma ha un inevitabile significato pubblico.   La cronaca racconta una scena del delitto che si ripete: si è appena mangiato, si è appena cambiato il pannolino, c’è appena stato un incontro amoroso. Poi la rottura violenta, spesso descritta come un raptus. Perché è difficile immaginare che il marito, l’ex marito, il partner, l’ex partner (è...

Georges Perec. Le Condottière

“Si scrive una sola opera”, dice Georges Perec in una delle interviste raccolte in En dialogue avec l’époque (ed. Joseph K., 2011), esprimendo un’idea non proprio originale, come capita spesso a quelle vere, e proprio per questo si è fatto un punto d’onore che ogni suo nuovo libro differisse dal precedente. Ha quindi moltiplicato gli accorgimenti per non ripetersi, ancor prima di entrare nell’Oulipo, attraverso decostruzioni, variazioni e contaminazioni di generi e registri, ricorsi a giochi e restrizioni di ogni tipo (le famose contraintes: regole, vincoli, passaggi obbligati), differenti declinazioni di personaggi e temi che prima o poi finiscono per tornare e che allora tanto vale giostrare consapevolmente, incursioni nel teatro e nel cinema, per non parlare delle innovazioni nella scrittura e nelle tematiche saggistiche, tanto che verrebbe più facile pensare a lui come a uno scrittore disperso in mille rivoli (e anche un po’ dispersivo, non fosse che la morte prematura impedisce un giudizio sulla possibile quadratura a venire) più che a uno che temesse di ripetersi e di risultare monocorde. E invece i vari...

Pasolini Superstar

Il 5 marzo ricorrevano i novant’anni dalla nascita di Pier Paolo Pasolini. L’avvenimento, oscurato dalla morte di Lucio Dalla - si sa che nella stessa giornata non si possono accostare morti celebri - è servita ai mezzi di comunicazione generalisti per utilizzare la figura del poeta con i più strumentali intenti. Nel giorno in cui la protesta dei No Tav si infiammava dal punto di vista mediatico grazie all’autogol dei valsusini, innescato a causa della ripresa delle offese di un ragazzo a un suo coetaneo esponente delle forze dell’ordine, molti Tg non perdevano tempo a tirare fuori dal cassetto la poesia di Pasolini scritta all’indomani degli scontri di Valle Giulia del 1 marzo ‘68, Il Pci ai giovani!!, sbandierando ai quattro venti che Pasolini aveva visto lungo e che ancora oggi sarebbe stato dalla parte dei poliziotti. E la commemorazione finiva nel momento in cui la pragmatica demagogica terminava il suo corso, con una poesia decontestualizzata e strumentalizzata al solo scopo di far cambiare l’orientamento di qualche sprovveduto telespettatore sui fatti della Val di Susa. Insomma uno dei più importanti,...

Giocare in casa

Molte tra le voci più significative della pesante manovra del governo Monti ruotano attorno alla casa, croce e delizia degli italiani, spingendoci ad una riflessione, dal punto di vista dell’immaginario, su cosa sia stata la casa negli ultimi vent’anni. Il romanzo più bello che ci è capitato di leggere sulla casa è Homer & Langley di Doctorow (2010), ma anche Emilio Tadini può darci un aiuto per l’analisi. Uno schema ripetuto nei suoi romanzi vede la presenza di due narratori. Il primo si rivolge al lettore, imposta la vicenda e offre la cornice. È un giornalista, ascolta e riporta la voce del secondo narratore che ha effettivamente la storia da raccontare. Il giornalista va dal vero narratore. Ne La lunga notte (1987) si reca da Sibilla, amante del Comandante, un gerarca fascista di cui lei ripercorrerà la biografia in un estenuato monologo. Ne La tempesta (1993) si tratta d’un bizzarro individuo che, insieme ad un compagno armato, sta tenendo in scacco la polizia. Entrambi i veri narratori giocano in casa, mentre il giornalista li va a scovare accettandone le regole di relazione e di comunicazione. La...

La danza di Woyzeck nel vuoto

Woyzeck danzato, cantato, recitato. Il Balletto Civile di Michela Lucenti presenta Woyzeck - ricavato dal vuoto nell’ambito del glorioso Teatro Festival di Parma, una rassegna che in anni di minori tagli e di maggiori slanci portò in Italia mostri sacri della scena europea come Bernhard Minetti, Peter Stein e Eimuntas Nekrosius. Lo spettacolo, come gli altri di questa compagnia, usa la danza come scandaglio dell’esistenza e della società, lanciando il corpo a esplorare l’oscurità, aiutandosi con il canto per non perdersi, con la parola per provare a capire.     Il personaggio principale di questo testo frammentario e incompiuto scritto nel 1836 da Georg Büchner, giovane scienziato e rivoluzionario, è stato la bandiera di varie avanguardie. Maurizio Camilli lo indossa totalmente, rendendolo un giovane Cristo di bell’aspetto portato al supplizio, con poco del soldato di truppa vessato di certa iconografia post-espressionista. Diventa eroe sacrificale in un mondo alla deriva, fatto di consumo e solitudine, dove i persecutori – il dottore che lo usa come cavia, il capitano che lo rimprovera di assenza...

Documentazione di interferenza umana nella gravitazione universale

13 fotografie scattate in successione e a tre passi una dall'altra camminando dal civico 9 al civico 8 e viceversa di via Monte Nevoso a Lambrate, Milano.   Un progetto d'artista per doppiozero.   Francesco Arena è un artista che ha scelto di lavorare sul confine tra memoria e attualità, tra identità visiva contemporanea e sedimentazioni storiche. Le sue immagini e installazioni si presentano sempre con una doppia possibilità di lettura: sono archivi mobili della memoria collettiva e insieme macchine per riconfigurare l'immaginario più attuale, per sollecitare lo spettatore a cercare una relazione autonoma e imprevedibile con ciò che ha di fronte. I suoi spunti “materiali” sono spesso eventi o luoghi storici, come ad esempio il percorso compiuto dall'anarchico Giuseppe Pinelli dalla sua abitazione alla questura di Milano, dove venne tragicamente ucciso il 15 dicembre 1969. In questo progetto in particolare una serie di fotografie scattate di recente a Milano in via Monte Nevoso, raffigurano il brevissimo tragitto dal portone della casa in cui si trovava l'appartamento che...