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patrimonio

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Alpe Adria: un paesaggio

Alpe Adria senza (Editore Beit Maqom Haze, Trieste, 2014), fin dal titolo sospeso, è un racconto dal tono laconico anche se, in realtà, scorrendo la collezione di brevi testi (e di fotografie) di Pietro Valle, ne viene fuori una geografia di luoghi e di ambienti ricca, contraddittoria e articolata. Il “senza” risuona, durante la lettura, come un ammonimento o un interrogativo. Ambiente geografico a cavallo di più nazioni, condizione periferica e di frontiera, l’Alpe Adria (che comprende il Friuli ma anche porzioni di Austria, Slovenia e Croazia) è anche una sezione di paesaggio europeo abbastanza unica, che va dalle Alpi al Mediterraneo, che si snoda su più lingue, scandita nel tempo da continui mutamenti dei confini e che è, in un certo senso, una sorta di microcosmo di come il novecento europeo ha modificato il territorio e lo ha messo “al lavoro”.   Il libro è un resoconto composto da una quarantina di brevi testi e da fotografie, che Pietro Valle, architetto, con studio a Udine e formazione cosmopolita, ha raccolto nell’arco di circa 25 anni (i primi testi sono datati 1990). Non...

Patrimonio, innovazione sociale e multiculturalismo.Siena

Continua la collaborazione con Il Giornale delle Fondazioni - Giornale dell'Arte. Pubblichiamo oggi un approfondimento su Siena, città italiana candidata a Capitale Europea della Cultura 2019 con un'intervista a Pier Luigi Sacco, direttore candidatura, economista, Professore Ordinario di Economia della Cultura e coordinatore del corso di laurea magistrale in Arte, Patrimoni e Mercati presso l’Università IULM di Milano.     Di quale struttura organizzativa intende dotarsi Siena per la governance della candidatura e del proprio programma? Pensiamo ad un ideale consiglio di fondazione di 5 componenti, con al massimo un membro indicato dalle autorità politiche e amministrative (Comune e Regione), e due consiglieri stranieri con ampia esperienza delle capitali e delle loro problematiche. Vogliamo creare un modello di governance, che minimizzi le possibilità di condizionamento politico e garantisca la profonda connessione con gli obiettivi e le strategie di lungo termine della Commissione Europea. Pubblico e privato, locale e internazionale. Quale è la vostra strategia di sostenibilità per garantire al programma...

Come sopravvivere alla fine dell’anno europeo della cultura

Continua con una nuova forma la collaborazione con Il Giornale delle Fondazioni - Giornale dell'Arte. Da oggi pubblicheremo un approfondimento sulle città italiane candidate a Capitale Europea della Cultura 2019. Oggi pubblichiamo un'intervista a Franco Bianchini, Professore di Politiche Culturali e Pianificazione alla Leeds Metropolitan University.     Il titolo di Capitale Europea della Cultura rappresenta una grande occasione, da saper cogliere, per sviluppare un approccio alla pianificazione strategica, che faccia della cultura uno strumento per lo sviluppo economico e sociale, una nuova forma di welfare. Quale evoluzione ha avuto il ruolo della progettazione culturale nella storia del programma ECoC (European Capital of Culture)? Tutto iniziò da Glasgow, quando ancora il programma si chiamava città europea della cultura. Era il 1990 e la città  scozzese era simbolo del declino economico e della disoccupazione, ben lontana dalla solida reputazione internazionale che potevano vantare, dal punto di vista artistico-culturale, le città che l’avevano preceduta, ovvero Parigi, Berlino, Amsterdam, Firenze e Atene...

Monditalia e Innesti: una dissociazione propositiva?

In psichiatria il termine “dissociazione” indica un disturbo tipico della schizofrenia caratterizzato dalla scomparsa dei normali rapporti associativi delle idee. Tale reazione è ciò che avviene all’interno della 14. Mostra Internazionale di Architettura della Biennale di Venezia, quando, dopo aver visitato l’esposizione allestita all’interno delle Corderie – Monditalia - si accede al Padiglione Italia, dedicato al tema degli Innesti.   Le più interessanti esposizioni di Monditalia riescono a interpretare in modo intelligente tematiche e contraddizioni che hanno caratterizzato e attraversano il nostro Paese e che sono emblematiche di questioni che in realtà oltrepassano i meri confini italiani.   Lo studio Folder si domanda ad esempio qual è diventato oggi il significato della nozione moderna di confine; gli stARTT s’interrogano sui modi con cui l’economia e la politica europee influiscono sul destino di quel patrimonio pubblico su cui si è strutturato il modello urbano europeo stesso; Argot e Marco Biraghi mostrano invece attraverso la costruzione di Zingonia, lo scontro tra...

stARTT, Il Fantasma del Nolli e Astrapae

Si può pensare un ambiente naturale, progettato dall’uomo e segnato dalla sua presenza, che non sia per questo modificato o trasfigurato da questa stessa presenza? È la domanda che sta dietro alla filosofia di stARTT, Studio di Architettura e Trasformazioni Territoriali, nato a Roma nel 2008 e di cui fanno parte Simone Capra (1978), Claudio Castaldo (1978), Francesco Colangeli (1982) e Dario Scaravelli (1981), vincitori della prima edizione del Premio YAP al MAXXI con il progetto whatami, di cui tutti ricordano le luminarie rosse a forma di papavero. Nel 2013 stARTT ha poi partecipato alla Biennale di Urbanistica e Architettura di Shenzen e Hong Kong. Un passo dopo l’altro quest’anno sono stati invitati alla quattordicesima edizione della Biennale di Architettura Veneziana, sia nella sezione Monditalia di Fundamentals, curata da Rem Koolhaas, che nella mostra Innesti, curata da Cino Zucchi, con due progetti distinti. Il primo, Il fantasma del Nolli, è dedicato a un luogo emblematico della storia romana e, in termini allargati, italiana; testimone delle trasformazioni del suo tessuto urbano, di quello sociale, e della gestione della crisi...

Cosmopolitismo e diversità culturale. Le insidie di un’economia del pittoresco

La discussione sulle economie della cultura ha sinora rischiato di produrre una rigida contrapposizione tra “statalisti” e “mercatisti”, sostenitori del pubblico o del privato, storici dell’arte e economisti (semplifico in maniera sbrigativa). A un’analisi più attenta di posizioni e poste in gioco questa contrapposizione non giova o si rivela addirittura fallace. L’alternativa sembra essere un’altra: c’è chi ritiene che la competizione per la cultura debba essere condotta sui mercati globali - sia dunque da interpretarsi in termini di formazione, ricerca, editoria e non sia in linea di principio dissimile da quella dei settori ad alta tecnologia - e chi invece, con riferimento al caso italiano, è interessato a incrementare il turismo in entrata, dunque a migliorare l’offerta sul territorio. La divergenza di punti di vista, così formulata, non appare insanabile. Tuttavia, solo se adottiamo il primo punto di vista siamo indotti a porre forte enfasi sull’innovazione sociale e culturale, dunque sulla riattivazione di quello che chiamiamo “patrimonio”.   Dissipiamo...

Arte contemporanea, ricerca, sfera pubblica: una connessione necessaria

La chiusura di un museo procura sconcerto: un luogo di cura e relazione cessa di esistere e recare beneficio alla comunità. Il rogo di un quadro, sia pure modesto, ci colpisce: vanno in fumo tempo, dedizione, mitezza, pazienza, meticolosità. Ci troviamo come dilacerati alla successione di notizia: il MADRE, il Riso, il MAXXI, perfino il MART. Non possiamo che deplorare l’incuria pubblica, l’analfabetismo contemporaneistico dei decisori, la mancanza di investimenti qualificati. La sollecitudine con cui si impone agonia a un’istituzione culturale è infinitamente maggiore di quella con cui ci si adopera a contrastare la corruzione, l’evasione, il nepotismo; o a ridurre prebende, consulenze, incarichi.   Al tempo stesso dobbiamo riconoscere che lo stato italiano manca da sempre, non da oggi, di una politica seria di tutela e promozione del contemporaneo. Non sono seri i musei o le collezioni che si improvvisano tali per iniziativa personalistica, in assenza di un progetto di ricerca; non sono seri, o sono progettati in modo colpevolmente improvvisato e casuale, i musei il cui budget è tutto o quasi impegnato dalle spese di...