Categorie

Elenco articoli con tag:

pianta

(12 risultati)

Quest’irta pianta / Ponciro

Mi ha trafitto in piena fronte. Con una frustata di rimbalzo mi ha conficcato una spina degna della corona della Passione. Fortuna vuole che non sia impressionabile, mantengo il sangue freddo anche se mi zampilla in mezzo agli occhi. Devo quest’esordio splatter a un individuo assai permaloso, che non ama farsi mettere le mani addosso. Sono incidenti che possono capitare in giardino quando non consideri con chi hai a che fare. Volevo solo raddrizzarlo un poco, convincerlo con un tutore a salire più in verticale invece che, stortignaccolo, lasciarlo protendere in avanti. Ma si è ribellato, e il mio tentativo di rimetterlo in riga mi si è ritorto contro.     Il soggetto in questione è un Poncirus trifoliata (o Citrus triptera) desiderato fin da quand’ero ragazzina: ne aveva un gran bell’esemplare dal portamento composto la vecchia maestra che abitava al Pian delle Viti. Ma lei, evidentemente, sapeva mettere tutti e tutto al loro posto. Chissà se c’è ancora? Il ponciro, dico; la maestra, quella è morta da mo’. Sarà perché in mente ho sempre quell’archetipo – quell’alberello così ben proporzionato, cresciuto al margine del giardino confinante con il sentiero a mezza...

Questa nostra vita / Dulcamara

Melanzane, pomodori, peperoni e peperoncini in giardino o sul balcone? Perché no! Sono piante belle nei fiori e nei frutti e gli inglesi le hanno accolte nelle loro aiuole da tempo.  Solo con le patate avrei qualche dubbio. Nessuno invece per il tabacco (Nicotiana tabacum) e  per tutte le nicotiane ornamentali dagli attraenti fiori imbutiformi e multicolori. Che hanno in comune queste essenze? Appartengono tutte alla numerosissima e importante famiglia delle Solanaceae, con esemplari che da tempo rallegrano il verde di casa come petunie, Dature e Brugmansie. Ma a queste ultime ho già dato. Vorrei invece soffermarmi sul Solanum jasminoides e sul Solanum rantonnetti, entrambi originari del Sudamerica. Il primo, sarmentoso, vuole un sostegno cui affidarsi e può svilupparsi in altezza anche oltre i cinque metri, oppure lo si può lasciar libero di ricadere a cascata dall’alto. L’aggettivo lo assimila al gelsomino con cui, in verità, poco lo accomuna: forse per le stelline candide (o cilestri) a cinque petali, ma il cuore di antere gialle e stilo pronunciato è come quello dei fiori di patata, paragone ai miei occhi non declassante, e la lieve fragranza serale non è comparabile...

Hamamelis / Il nocciolo delle streghe

Witch hazel, nocciolo delle streghe, così americani e inglesi chiamano l’Hamamelis. Ma con la nostra avellana prediletta dagli scoiattoli non ha alcuna parentela botanica: questa appartiene alla famiglia delle Corylaceae, quella alla famiglia delle Hamamelidaceae, che ricomprende altre due interessanti essenze ornamentali: la Liquidambar e la Corylopis.  Quanto alle streghe, ecco la storia così come la racconta un’estimatrice di razza di questo «tesoro stranamente trascurato», Vita Sackville-West. I primi coloni che raggiunsero la Virginia notarono questo arbusto del sottobosco (Hamamelis Virginiana) somigliante al loro nocciolo; come erano soliti fare in patria, ne usarono i rami come strumento rabdomantico e, «poiché ogni ramo che si muove nelle mani deve necessariamente avere a che fare con streghe e stregoni», lo battezzarono in tal modo.  La grazia dei fiori del freddo è resa più astratta e contemplativa dalla penuria invernale, e l’Hamamelis rientra fra le rare piante che fioriscono sfidando i rigori del clima. Come il Calicanto, apre le sue eccentriche corolle prima dell’emissione delle foglie, tra gennaio e febbraio, e con quello rivaleggia anche in fragranza,...

Paradisi artificiali / Peyote

Il 10 gennaio 1936 Antonin Artaud parte per il Messico. Segue le tracce di una tribù dedita all’uso e al culto del peyote. Nell’agosto dell’anno seguente esce anonimo sulle pagine della “Nouvelle Revue Française” il racconto Al paese dei Tarahumara: “Il soggiogamento fisico era sempre presente. Quel cataclisma che era il mio corpo… Dopo ventotto giorni d’attesa, non ero ancora rientrato in me; – bisognerebbe dire: uscito in me”. L’esperienza che Artaud compie non concerne il divino, bensì se stesso. Lo spiegherà nel 1945 all’amico Henri Parisot: “Significa che non è Gesù Cristo che sono andato a cercare dai Tarahumaras, ma me stesso, il signor Antonin Artaud, nato il 4 settembre 1896 a Marsiglia”. Il peyotl è un cactus, Lophophora willimasii (Lem.), che si trova nelle zone aride del Messico settentrionale. La sua comparsa ufficiale data 1888, quando Ludwig Lewin pubblica la prima relazione che lo classifica dal punto di vista botanico descrivendone le qualità allucinogene. Alla fine dell’Ottocento sono diversi gli studiosi, tra cui Havelock Ellis, ad essere attratti dalle modificazioni psicologiche che provoca nelle persone che l’ingeriscono. Un frate francescano, Bernardino de...

Paradisi artificiali / Eroina

“Ho imparato l’equazione della droga. La droga non è, come l’alcool o come la marijuana, un mezzo per intensificare il godimento della vita. La droga non è euforia. È un modo di vivere”. Così scrive William S. Burroughs in Junkie, tradotto in italiano con il titolo La scimmia sulla schiena, suo primo libro, autentico capolavoro letterario, uscito nel 1953. Che cos’è la “droga” di cui parla lo scrittore americano, che per quindici anni è stato dedito a ogni tipo di stupefacenti? L’oppio e i suoi derivati: morfina e soprattutto eroina. Con quest’ultima sostanza tutto è cambiato. Quando e come?   Nel 1897 nei laboratori di una piccola fabbrica di coloranti proprietà di F. Bayer stanno lavorando alla produzione di una sostanza chimica nuova contro il dolore. Felix Hoffmann, un chimico tedesco ottiene un prodotto chiamato Aspirina. Quindici giorni dopo, a partire dalla morfina, realizza la diacetilmorfina, cui viene dato il nome di Heroisch per le sue energiche virtù: “Eroina”. I due prodotti, Aspirina ed Eroina, venduti in confezione doppia trasformano la Bayer in un gigante chimico mondiale. L’eroina sostituisce la morfina, il potente analgesico venduto a basso costo, ma che...

Salvus / Salvia, salvatrice!

Non preserva dalla peste bubbonica, benché probabile protagonista del bouquet di «erbe odorifere» che alcuni fiorentini portavano sotto il naso per cercare scampo alla «pestifera mortalità» del 1348: «andavano attorno, portando nelle mani chi fiori, chi erbe odorifere e chi diverse maniere di spezierie, estimando essere ottima cosa il cerebro con cotali odori confortare» (Decameron, Introduzione, 24).  Certo è che della salvia Boccaccio fa materia di novella per la giornata degli amori infelici dove, per paradosso, è causa di morte:   Era in quella parte del giardino, dove Pasquino e la Simona andati se ne erano, un grandissimo e bel cesto di salvia; a piè della quale postisi a sedere e gran pezza sollazzatosi insieme, e molto avendo ragionato d’una merenda che in quello orto ad animo riposato intendevan di fare, Pasquino dal gran cesto della salvia rivolto, di quella colse una foglia e con essa s’incominciò a stropicciare i denti e le gengie, dicendo che la salvia molto bene gli nettava d’ogni cosa che sopr’essi rimasa fosse dopo l’aver mangiato. E poi che così alquanto fregati gli ebbe, ritornò in sul ragionamento della merenda, della qual prima diceva. Né guari di...

E chi recise all’oleandro un ramo? / Oleandro

Chiamano il mare, gli oleandri. Lo annunciano. Ridono a mazzi, nel mezzo delle autostrade, con colori solari: bianchi rosa rossi (anche gialli) sul verde cupo delle lance fogliari. Ti dicono che sei in arrivo, laggiù tra poco vedrai le dune, le spiagge con i gigli della sabbia (Pancratium maritimum), e il blu. Certo, se si vuole, anche le sdraio e gli ombrelloni oni oni…     Alfieri dell’estate mediterranea, l’accompagnano con lunga fioritura da maggio ad agosto. Rustici, sopportano qualche grado sottozero, cosicché anche al nord li possiamo coltivare in giardino. Facili e generosi – basta un rametto in acqua perché mettano radichette – sono un’essenza decorativa diffusa e vistosa. I fiori, raccolti in corimbi ai vertici delle frasche, sono tubolosi con girandole, semplici o doppie, di cinque petali dal cuore cigliato. A fine ciclo producono un bruno follicolo fusiforme che a maturità si apre liberando i semi, di pappi dotati per il volo. Le foglie, verticillate in serie ternaria con saldi piccioli ed evidenti nervature centrali, sono persistenti e fanno una macchia di lame coriacee che ispira un vigore elastico, specie nei giovani rami assurgenti.    ...

Le trame del carrubo

Ignara di usare un toscanismo di derivazione colta, mia madre nel suo vernacolo bresciano le chiamava cornacchie. Niente a che fare con i corvidi dominatori dell’urbe e del contado. La voce greca keràtion, e il calco tardo latino cornulum, vale sia piccolo corno che carruba,  il bruno pendulo baccello (siliqua in latino) frutto dell’albero del carrubo (Ceratonia siliqua). Da qui anche la voce carato, l’unità di misura dei diamanti, derivata dal peso pressoché costante dei piccoli duri semi delle carrube.   Le ho assaggiate da piccola, quando erano già in disuso e avevamo ben altri dessert, ma per la generazione di mia madre sono state spesso i soli dolcetti disponibili. Tant’è che, ridotte in farina e con l’aggiunta di grassi e olii vegetali, sono un succedaneo del cioccolato.     A produrle è un albero originario dell’Asia Minore: assai decorativo, non svetta ma ha chioma tondeggiante espansa compatta, foglie composte paripennate con tre quattro coppie di laminelle ovali, coriacee, smarginate all’apice, d’un verde intenso e brillante sulla pagina superiore...

La Zerinzia del Pian dei Morti

Aprile! Marzo andò: tu puoi venire! E aprile veniva davvero, ogni anno con una puntualità straordinaria: un mese strano, questo, quando le precoci farfalle della primavera, come l’Aurora che l’annuncia, sono ormai invecchiate e scolorite, e ancora non ci sono quelle estive che, numerosissime, mi occupavano le giornate della lunga vacanza scolastica dal mattino al tramonto. Ma aprile è il mese di una delle più belle farfalle d’Italia; occorre solo sapere dove andare a scovarla. In quegli anni giovanili, ancora non sapevamo che la Zerinzia era così vicina a casa nostra, immaginandola remota come le farfalle dei tropici tanto era peculiare il suo aspetto. Questa farfalla bellissima, che sembra un po’ un piccolo Macaone senza codine e un po’ l’Apollo, mi era nota per la sua descrizione sul manualetto di Martello editore: “molto localizzata…bruco sulle aristolochie”. Le aristolochie? Non si sapeva nulla di queste piante dal nome esotico, che un po’ suonava di Asia minore o di chissà quale lontana terra oltre oceano. Certamente le Zerinzie non volavano nel nostro Biellese, ruminavo...

L’olea dell’Ingegnere

I parchi delle nobiliari dimore che occhieggiano dalle rive dei grandi laghi lombardi ne esibiscono vetusti esemplari: notevoli per dimensioni – s’alzano oltre i cinque metri – quelli a mancina della scalinata di Villa Erba a Cernobbio, residenza che fu di Luchino Visconti. Più a est, nel triangolo lariano, presso la mite bacinella del Segrino, l’odiata magione dell’ingegner Gadda è ancora lì, benché rimaneggiata e riconvertita in condominio. All’ingresso, in un angolo del giardino, vegeta tuttora l’olea descritta mirabilmente nella Cognizione del dolore, a testimoniare la presunzione snobistica di villa Pirobutirro e delle villule brianzole:   L’olea fragrans aveva foglie lucide e brevi sotto il sole di settembre; cielo occupato oltre i campi da una lontana campana; foglie, l’olea, di un verde smaltato; incurve, e delizia delle scuole di disegno: dava dai suoi fiori-briciole, bianchissimi e grassi, un richiamo inebriante, per quanto unico, dei climi di signoria. (seconda parte, VIII)   Meglio nota come Osmanthus, l’olea fragrans è oggi arbusto di gran moda,...

Piante emotive

Si esce dal Victoria Gate sopraffatti. Il più grande e importante giardino botanico del mondo supera ogni aspettativa. Ai Royal Botanic Gardens di Kew, poche miglia a sudovest di Londra, ci si potrebbe metter radici. Stare giorni e giorni, tale la varietà e ricchezza di alberi, arbusti, erbe e fiori giunti dai sette cantoni del mondo. Questo paradiso botanico, disturbato purtroppo dalle rotte di Heathrow, riserva sorprese in ogni stagione dell’anno, anche in inverno, nel chiuso delle serre o nei diversi ambienti del parco. Si può star sotto, dentro e sopra gli alberi in questo erbario vivente, dove tutto, dal vegetale più piccolo al più grande, è catalogato con precisione scientifica.     Solo qui, cartiglio dopo cartiglio, compitando per ore nomi latini e greci che cerchi senza successo di tenere a mente, all’ennesimo aggettivo curioso cominci a pensare che esista una famiglia di piante emotive. Altra rispetto alle sensitive o pudiche, ma altrettanto ben rappresentata. La simpatica ipotesi evapora presto al caldo umido della Palm House, e ti sfiora il sospetto che, nel momento solenne del battesimo, il rigore...

Borgomanero / Paesi e città

      Per quale ragione sostituire le bellissime e funzionali lastre pedonali in granito di Alzo, che corrono lungo gli assi viari di Borgomanero dal 1892? È un’idea storta del nuovo che va avanti per inerzia dal secondo dopoguerra.   Salvo la croce dell’impianto urbanistico ora mutilata dai lavori in corso, e alcuni edifici storici, per il resto Borgomanero è una città sofferente alla quale manca il bello.   Progettata in funzione di cubature e posti auto, Borgomanero si riflette sulle superfici curve dei cristalli delle automobili assiepate nei parcheggi. Il fascino ottico degli oggetti nella cultura di consumo ha contribuito a creare una nuova estetica urbana e domestica: i profili carenati degli edifici in acciaio, quelli delle automobili di lusso.   Secondo il designer Andrea Branzi saranno proprio la raccolta e la ricollocazione degli oggetti a dare senso alla città post-industriale (Andrea Branzi, Music and Design, Les Numéros Flottent). Sotto la città significata dagli oggetti di consumo, e sotto altri strati della complessa geologia urbana che include anche le...