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Poesia / Chandra Livia Candiani, La domanda della sete

I lettori di “Doppiozero”, e ormai i lettori italiani di poesia in generale, non hanno bisogno di molte informazioni preliminari su Chandra Livia Candiani. Conoscono la sua figura e le sue parole «che non si danno arie», «leggere eppure capaci di sfamare e dissetare», «parole disobbedienti ma anche candide», «parole aghi che cuciono e parole che strappano la stoffa del discorso». Soprattutto – anche attraverso un acuto articolo di Moreno Montanari (“Doppiozero”, 20 febbraio 2019) conoscono la sua peculiare capacità di percepire la realtà con uno sguardo che sorprende e con un pensiero che, tenendosi appena un passo indietro allo sguardo, ma pronto a scavalcarlo, ci fa riflettere su «L’io e il corpo, le relazioni e il male, l’universo e gli oggetti», ovvero sulle principali questioni della filosofia contemporanea occidentale (nonché della nostra vita), con una angolazione diversa e spesso spiazzante, regalandoci cioè «un’altra vista» (così G. Morale, “La nazione indiana”) che magari credevamo di non avere o di non avere più, offuscata dall’eccesso di stimoli che caratterizza il nostro comune modo di stare al mondo.    Nel suo ultimo libro uscito per la prestigiosa...

Un verso, la poesia su doppiozero / Emily Dickinson, Io abito la Possibilità

Il verso apre la poesia che ha il numero 657 nelle edizioni del corpus poetico di Emily Dickinson: una piccola tessera tra le 1775 di un mosaico che raffigura le stagioni di un animatissimo tempo interiore. Un tempo del vivere che è fatto lingua poetica: in quella lingua pensare è aver cura, teneramente, dell’immagine, desiderare è contemplare quel che non c’è, ma che si mostra nella forma di un possibile, insieme luminoso e negato. Un tempo dello sguardo che, di là dalla finestra, si posa su un visibile in stato di perenne metamorfosi: il giardino ha alberi-parole, fiori-sillabe, foglie-melodie. Questo movimento che appartiene alla lingua della Dickinson, non ha una poesia particolare in cui si mostra in modo intensivo, e tanto meno un verso per dir così esemplare, un verso che, come accade per molti altri poeti, sia in grado di segnalare, quasi in emblema, le forme di una poetica. Di fatto, dovunque ci si soffermi, in questa meravigliosa, estesissima, collana di versi, c’è una vibrazione della parola poetica che coinvolge il lettore in un’esperienza dei sensi dislocata fuori dalle convenzioni, portata in un tempo che con la sua luce dissipa quello spazio del vivere cui diamo il...

Una conversazione / Ol’ga Sedakova: il poeta è colui che vuole ciò che tutti vorrebbero volere

Ol’ga Sedakova (Mosca, 1949), poetessa e docente universitaria, è una delle figure di maggior rilievo nel panorama letterario russo contemporaneo. Affermatasi già negli ambienti semiclandestini della “seconda cultura”, pubblica nel samizdat dagli anni Settanta, mentre le sue prima raccolte poetiche e i saggi di critica letteraria vengono pubblicati a partire dagli anni Novanta. Nello stesso periodo approfondisce il legame con l’Italia. È anche una raffinata traduttrice, tra gli altri di Rilke, Celan e, non ultimo, di Dante Alighieri, di cui è in corso la sua versione della Divina Commedia. Nel corso di quarant’anni ha ricevuto numerosi riconoscimenti in Russia e nel mondo; in Italia, in particolare, il premio Dante Alighieri (2011) fino al più recente conferimento del Premio Lerici Pea (2020) di cui i cantieri navali Sanlorenzo sono main partner. L’abbiamo intervistata per questa occasione.   Marco Sabbatini – Ol’ga Aleksandrovna, la ringrazio della possibilità di questo dialogo. Vorrei iniziare partendo dal legame che ha da tempo instaurato con l’Italia, testimoniato anche quest’anno dall’uscita del suo nuovo libro Tradurre Dante (Perevesti Dante, Edizioni Ivan Limbach), con...

Cavalli e Morante / La vita meravigliosa

Nella nuova raccolta di poesie di Patrizia Cavalli, Vita meravigliosa (Einaudi, €11, pp.119), Con Elsa in Paradiso ricorda Elsa Morante e la sua promessa di portarla in paradiso. Una delle cose che Elsa Morante diceva sempre agli amici a questo proposito era: Se pensi che andrai in Paradiso, andrai in Paradiso, ma se hai qualche dubbio, allora c’è qualche dubbio! Come sempre, in queste sue battute icastiche, che lei dispensava con un sorriso che era il massimo della pedagogia che concedesse, c’era una solidissima visione del mondo: gli umani, singolarmente, avvertono il proprio destino ed è nella verità di questo avvertire se stessi la retta via, il percorso dantesco. Questo è il Paradiso, ed è due cose: un dopo, il compito compiuto, e certo non possiamo chiedere di meglio, ma è naturalmente anche il presente e il passato, in cui il compito è stato annunciato e viene compiuto. Il lavoro di essere quello che si è. Nei personaggi di Elsa Morante è una condizione dolorosa, legata alla propria sessualità, sempre sofferta, ma più in generale per lei radicata nel destino, il sortilegio attraverso cui si articola la nostra natura, un’indole personale che nel disvelarsi descrive il...

Averno di Louise Glück / È bastato un fiammifero. Ma al momento giusto

Una delle domande fondamentali, se non la domanda unica ed essenziale, posta alla base di Averno di Louise Glück (Liberia Dante Descartes e Editorial Parténope, 2020, traduzione di Massimo Bacigalupo) è sul cosa accadrà dopo la morte. Non il solo quesito sul dove si andrà (ammesso che si vada da qualche parte); Glück va oltre e si chiede cosa ci faccia l’anima nell’aldilà senza le cose più care. A che scopo dovrebbe esserci un’ipotetica vita dopo la morte se a questa mancheranno le cose terrene? Ecco il punto, la novità del contenuto di Averno. A tutto ciò va aggiunta la straordinaria capacità della poetessa americana di tenere il verso in pugno, di dominarlo, di far cantare le parole sul serio. Averno è luogo mitologico e affascinante, non molto distante da Napoli. Gli antichi romani credevano fosse l’accesso all’oltretomba, Glück passa attraverso la porta, e se ciò che si lascia è bello, è storico, è naturalmente potente, quasi magico, allora andare oltre sarà doloroso, nostalgico, duro. Questo distacco è raccontato poesia dopo poesia in questa raccolta che è magnifica.   “Questo è il momento in cui vedi di nuovo / le bacche rosse del sorbo selvatico / e nel cielo scuro /...

In fiore tutto l'anno / Clematidi: fatele correre in orizzontale

Avere un giardino fiorito tutto l’anno è il desiderio di ogni giardiniere. Desiderio per nulla impossibile. Più ardita è l’idea di veder sbocciare di mese in mese il medesimo tipo di fiore. Sembra una scommessa persa in partenza, un’impresa alla Bouvard e Pécuchet. Ma no, anche i due strampalati eroi dell’ultimo romanzo di Flaubert sarebbero riusciti a metterla in pratica.  Basta aprire il Pizzetti (Enciclopedia dei Fiori e del giardino, Garzanti 1998) e seguire i consigli delle undici pagine dedicate alle clematidi (dal greco kléma, sarmento, viticcio) per scoprire che possiamo averle in fiore persino in gennaio, purché il nostro giardino goda di climi non estremi. Le si deve però conoscere, per ben coltivarle e saper scegliere tra le centinaia di specie e varietà quelle che fanno al caso nostro per declinare la cronologia dell’antesi.   Obietterete che anche i due personaggi flaubertiani compulsavano manuali e testi specialistici, e non per questo riuscivano nei loro progetti di coltivazione. Ma il Pizzetti è il Pizzetti, così chiaro, puntuale – con tanto di calendario delle antesi di specie e ibridi – da far sembrare tutto semplice. E noi non siamo due contabili...

Creature / Mariangela Gualtieri, Quando non morivo

La poesia di Mariangela Gualtieri, a partire dalle sue prime raccolte degli anni Novanta, è sempre bella, potente e coinvolgente, ma il suo recente libro, Quando non morivo, Einaudi 2019, riserva ai lettori qualche ulteriore sorpresa. I temi di questa raccolta sono, per gran parte, quelli che appartengono alla sperimentata tavolozza della Gualtieri.  In primo luogo l’apertura al mondo nei suoi molteplici aspetti, umani e naturali, spesso stupìta, talvolta perplessa, più spesso fiduciosa:   C’è nel mattino – sarà / per quella luce – una sottile ebbrezza / sarà per la bellezza / degli inizi – quella promessa / che sempre si nasconde / quando s’avvia un nuovo / qualche cosa. / Sarà il bello / di cominciare (p. 55)   Una situazione tipica è costituita da un io che ascolta, osserva, registra specifiche e singolari “occasioni” vitali (forse la proposizione principale sottesa alla subordinata del titolo sarebbe “sono viva”) non di rado contrassegnate da indicazioni spaziali, temporali e da deittici che riportanto ad un immediato momento presente: “subito”, “questo giorno”, “stanotte”, “oggi”, “eccolo”, “è aprile”, “adesso”, ecc..  Il punto di partenza è dunque un...

21 dicembre 1934 / Conversazione con Giulia Niccolai

“Trasformare questa mia difficile vita in fiaba” è il titolo dato alla mia tesi, tratto da un passo di Esoterico biliardo in cui si chiede, a proposito delle visioni avute in meditazione: «forse il dono di leggere e trasformare questa mia difficile vita in fiaba?».  Sì, ne parlo anche in Foto & Frisbee, a p. 78, cito Kazantzakis  – il suo libro più noto è Zorba il greco – ma in El Greco e lo sguardo cretese, scrive: «Esiste qualcosa di più vero della verità? Sì, la favola; è la favola che dà un senso immortale all’effimera verità». Le trame delle favole raccontano sempre una serie di passaggi e di avvenimenti per i quali raggiungere la verità diviene una conquista. Si arriva alla verità dopo una lunga serie di vicissitudini che hanno o sembrano avere lo scopo di allontanarcene. Giorgio Celli, poeta, scrittore, entomologo dell’Università di Bologna, ha scritto: «Ogni vita nel suo inseguirsi e nel suo raggiungersi aspira al compimento di una favola». Questa dinamica ha a che fare col destino. Nel libro cinese degli esagrammi, I Ching, nel quale ogni esagramma è associato a un numero e ogni numero è associato a una situazione, consultandolo (e se ci si crede), il numero...

Intervista a Dunya Mikhail / Le regine rubate del Sinjar

Dunya Mikhail è una poetessa irachena di fama internazionale esule dagli anni Novanta negli Stati Uniti. Ne Le regine rubate del Sinjar (Ed. Nutrimenti. Traduzione di Elena Chiti) raccoglie le testimonianze di decine di donne irachene prevalentemente di culto yazida che sono riuscite a fuggire e a mettersi in salvo dopo essere state rapite e vendute da miliziani dello Stato islamico attraverso il loro mercato delle schiave, souk al-sabaya, (che è anche il titolo originale del libro di Mikhail in arabo), nel quale avveniva la compravendita di donne non sunnite considerate bottino di guerra e trasformate in schiave sessuali. Quello che Dunya Mikhail realizza attraverso questo libro è un importante lavoro di documentazione giornalistica su una delle pagine più tragiche della recente storia contemporanea; il genocidio della popolazione yazida perpetrato da miliziani dello Stato islamico a partire dal 3 agosto del 2014 nell’Iraq settentrionale, attorno alle montagne del Sinjar, non lontano dal confine siriano. Gli yazidi – di etnia a predominanza curda – sono una delle minoranze più antiche presenti in Iraq e praticano una religione sincretica che data migliaia di anni. Sono...

Del romanzo storico e di alcuni romanzi storici in particolare / Per seguire la mia stella

È un destino curioso, quello del genere romanzo storico. L’autore del più noto romanzo storico italiano, infatti, giunse a negarne addirittura la possibilità teorica. Sì, proprio lui, Alessandro Manzoni in persona, che aveva da pochissimo dato alle stampe l’edizione ventisettana dei Promessi Sposi, in un saggio ultimato nel 1831 e intitolato Del romanzo storico e, in genere, dei componimenti misti di storia e invenzione, escluse recisamente l’ammissibilità di un tale tipo di opera. O si scrive storia tout court o si inventa di sana pianta. Ma mescolare i due elementi non si può. Queste erano le conclusioni del saggio manzoniano, che vide la luce solo nel 1850, dieci anni dopo la quarantana (o meglio: quarantaduana) dei Promessi Sposi.   Qui, in quest’opera teorica, Manzoni spinge alle estreme conseguenze il suo ideale etico di scrittura, che è quello del rispetto assoluto del Vero. “Un vero veduto dalla mente per sempre o, per parlar con più precisione, irrevocabilmente… un oggetto che può bensì esserle trafugato dalla dimenticanza, ma che non può esser distrutto dal disinganno” per usare le sue splendide formulazioni. Quest’ambiguità irrisolta, tra impossibilità teorica e...