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profitto

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Monsieur le Capital e Madame la Terre

In capitale-profitto, o ancora meglio in capitale-interesse, terra-rendita fondiaria, lavoro-salario, in questa trinità economica collegante le parti costitutive del valore e della ricchezza in generale con le sue fonti, la mistificazione del modo di produzione capitalistico, la materializzazione dei rapporti sociali, la diretta fusione dei rapporti di produzione materiali con la loro forma storico-sociale è completa: il mondo stregato, deformato e capovolto in cui si aggirano i fantasmi di Monsieur le Capital e Madame la Terre, come caratteri sociali e insieme direttamente come pure e semplici cose.   Il grande merito dell’economia classica consiste nell’aver dissipato questa falsa apparenza e illusione, questa autonomizzazione e solidificazione dei diversi elementi sociali della ricchezza, questa personificazione delle cose e oggettivazione dei rapporti di produzione, questa religione della vita quotidiana, riducendo l’interesse a una parte del profitto e la rendita all’eccedenza oltre il profitto medio, così che ambedue coincidono nel plusvalore; in quanto essa rappresenta il processo di circolazione come pura e semplice...

Le nuove frontiere della finanza etica

Qualche anno fa, quando ancora era all’apice del settore bancario, di cui era considerato il manager più capace, Alessandro Profumo sorprese una platea di studenti dichiarando che «lavorare in banca è noioso». Non aveva torto. E la considerazione vale anche per la finanza etica. Che, comunque la si guardi, significa fondamentalmente acquistare e rivendere denaro. Se non siete Ebenezer Scrooge è difficile trovarlo divertente.   Per fortuna nella finanza etica c’è qualcosa che va oltre. È, o dovrebbe essere, la permanente tensione verso la ricaduta concreta, diretta, delle operazioni realizzate nei confronti degli obiettivi sociali che ci si è dati. Qualcuno parla anche di impatto. Che però non sempre è così visibile. Un conto è una pratica di affidamento, con la quale prestiamo denaro a soggetti cui con tutta probabilità altre banche non avrebbero dato alcuna fiducia. Vediamo con i nostri occhi l’effetto prodotto da quel prestito, possiamo seguirne le evoluzioni nel tempo, gestirne le relazioni che ne derivano. Altro è un bonifico, la gestione di un dossier...

Sul patrimonio pubblico

Quali sono i motivi che hanno portato a questa situazione, come mai non siamo in grado di prenderci cura di un patrimonio così straordinario? Sono anni che il dibattito è aperto e fortissima è la contrapposizione tra chi difende a spada tratta il modello pubblico e chi invece vede nell’avvento del privato la soluzione al problema. Nel corso di questi anni, in verità, entrambi i modelli hanno mostrato profonde carenze e inadeguatezze, in particolare nella gestione del patrimonio culturale diffuso. Nell’analizzare le caratteristiche e le dimensioni del patrimonio culturale italiano è emerso in modo evidente come, grazie a una legislazione estremamente attenta al valore identitario del patrimonio, la presenza e il ruolo dei soggetti pubblici sia estremamente significativa. L’impianto istituzionale italiano in questo campo è indubbiamente all’avanguardia rispetto a tanti altri paesi: l’attenzione alla salvaguardia del patrimonio artistico e culturale ha una tradizione che parte dal Rinascimento. Nel 1936 con la legge 1089 l’Italia si è dotata di un codice che ha posto al centro la tutela e la...

Se chiudono gli archivi

Nell’Alto Medio-Evo, dopo le invasioni barbariche e di fronte al rischio di disfacimento della cultura occidentale, i monasteri benedettini divennero i più importanti centri di raccolta, conservazione e riproduzione di moltissimi testi classici, scampati, in questo modo, alla distruzione. Oggi non ci sono i barbari alle porte, ma una «crisi di proporzioni inedite e di portata globale», come ha scritto Martha C. Nussbaum, assale la cultura umanistica, «una crisi che passa inosservata, che lavora in silenzio, come un cancro». Se è vero, dunque, che non si avvistano orde d’invasori all’orizzonte, tuttavia, i nostri monasteri – archivi e biblioteche – stanno vivendo una crisi profondissima tanto da suscitare previsioni cupe per il nostro immediato futuro.   Claudio Parmiggiani   La logica aziendale del profitto, l’abbandono dell’istruzione pubblica in favore di un sapere specialistico e applicato, immediatamente spendibile, dunque, su un mercato del lavoro senza regole e tutele, il depotenziamento dei beni culturali, stanno minando alla base il sapere umanistico, una delle fondamenta pi...

Nuove Pratiche fest: un punto di partenza

Le pratiche dell'innovazione culturale sono da agire, sperimentare, verificare e indagare. Il confronto è quindi essenziale, un dialogo aperto con chi viene da esperienze affini o diverse è sempre il modo più efficace di meditare e mettere alla prova intuizioni, obiettivi, tattiche e strategie. La stessa definizione di “innovazione culturale” è tutto fuorché non-problematica. Nel giugno 2012, quando cominciavamo a dare forma a cheFare, parlavamo più che altro di “pratiche culturali di innovazione sociale” o di “innovazione sociale in ambito culturale” perché ci sembrava evidente che il settore culturale avesse bisogno di ripensarsi e reinventarsi per continuare a produrre qualità. Oggi la formula innovazione culturale riassume bene tutti i nodi intorno ai quali continuare a ragionare se si ha cuore la cultura quale veicolo di trasformazione sociale. È stato quindi un segnale molto positivo che tra settembre e ottobre ci siano state tante e numerose occasioni di incontro e dialogo ArtLab, Fatti di Cultura, Nuove Pratiche, Cultura Impresa. Tra questi, l'appuntamento palermitano...

È arrivato il generale Custer!

Per comprendere i risultati delle elezioni europee 2014 in Spagna e l’improvvisa centralità del partito nato sulla scia del movimento che tre anni fa occupò Puerta del Sol, Podemos, bisogna sapere che ormai il vento è cambiato. Gl’Indignados non minacciano più il sistema soltanto nelle strade, ma anche nel segreto delle cabine elettorali.   Nel 1964 Bob Dylan cantava The times they are changing, adesso ci pensa l’asturiano Nacho Vegas a dare un’istantanea della situazione. Nella sua canzone Polvorado (2014), il primo tenore della musica indie spagnola parafrasa la Bibbia dicendo che Polvere siamo e polvere da sparo diventeremo. Canzoni, si dirà, ma durante il profondo rosso della crisi si è arrivati a circondare le case di alcuni politici con i cosidetti escraches, forme di protesta diretta che, seppur pacifiche, rappresentano l’ultimo stadio prima della violenza mirata.   Cercherò di analizzare i risultati prodotti dalle votazione del 25 maggio per immaginare quali possibili scenari si schiudono nell’immediato futuro e quali protagonisti stanno per entrare nel neoeletto Parlamento...

Elogio del pensiero critico

C’è una crisi ben più profonda di quella economica, che sta attraversando il mondo e che ne sta compromettendo il futuro: è la crisi dell’istruzione. Da questa osservazione prende le mosse Martha Nussbaum nel saggio Non per profitto, che offre un’ampia disamina sullo stato e sulle tendenze dei sistemi educativi e sulle ripercussioni che la deriva in atto è destinata a produrre sullo sviluppo democratico delle società.   L’analisi della Nussbaum è condotta sui sistemi educativi degli Stati Uniti e dell’India, due paesi caratterizzati da significative differenze sul piano culturale e dello sviluppo socio-economico, ma in cui è possibile ravvisare la comune tendenza a ridurre sempre più lo spazio dedicato alle materie umanistiche in tutti gli ordini di istruzione e nel finanziamento dell’attività di ricerca. Lo scopo è quello di mostrare come si stia delineando un’epocale crisi di civiltà, tale da mettere in discussione le conquiste della democrazia sulla base delle quali si è plasmato il modello di sviluppo delle nazioni più avanzate. La visione...

Antonella Moscati. Il giudizio universale all’isola del Giglio

  Con questa riflessione di Antonella Moscati prosegue la serie di interventi, selezionati da Alessandra Sarchi, dedicati al tema delle forme, della bellezza/bruttezza, da punti di vista molto diversi fra di loro. Ne parleranno storici dell’arte, scrittori, critici, scienziati, musicisti, filosofi, esperti di paesaggio.   Antonella Moscati è nata a Napoli e vive nei dintorni di Siena. Si occupa di filosofia e collabora con la casa editrice Cronopio. Ha pubblicato con Nottetempo “Una quasi eternità”, (2006) e “Deliri” (2009).     Antonella Moscati. Il giudizio universale all’isola del Giglio.   Ho spesso pensato che, se la storia del nostro pianeta si concludesse con un giudizio universale che avesse il compito di condannare o di assolvere non i singoli esseri umani ma le specie viventi nel loro complesso, se cioè dovessimo comparire dinanzi a un qualche dio o alla natura non in quanto me, te, lui, lei, ma in quanto specie umana, l’unica cosa che potremmo addurre a nostro favore, e a parziale compensazione dei nostri terribili crimini, sarebbe la bellezza. A differenza degli...