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(47 risultati)

Dioniso e la nuvola / Il discorso critico 2.0

C’è ancora spazio per la mediazione culturale?   La critica deve oggi svolgere la sua mediazione in un panorama che vede agire vecchi e nuovi media, in un regime a volte di concorrenza, a volte di collaborazione. Il meccanismo di cui siamo protagonisti e insieme vittime tende ad abbattere mediazioni e gerarchie. Rende difficile la sostenibilità economica di imprese giornalistiche e culturali indipendenti, sia le tradizionali testate con una vita ormai centenaria, che rischiano di essere spazzate via, sia i blog e le start up, che solo in rari casi sono riusciti a garantirsi la redditività sufficiente alla sopravvivenza.   Sono cambiati anche i destinatari: soggetti “liquidi”, che costruiscono la propria identità anche sulla base dei consumi culturali, in uno scenario caratterizzato da un’offerta sempre più massiccia e variegata sia di prodotti sia di informazioni. Lo sviluppo tecnologico, la competizione globale, il mercato del lavoro rendono necessaria una formazione permanente.   Non è solo un problema di selezione critica. I prodotti culturali rappresentano un’eccezione, come già aveva notato l’economista Alfred Marshall (1842-1924) alla fine dell’Ottocento: “...

Individui in rete / La società orizzontale e l’assenza di orizzonti

In Disorder dei Joy Division, un cupissimo Ian Curtis cantava poeticamente: “Aspettavo che venisse una guida e mi prendesse per mano”. Quella strofa ha rappresentato il punto di svolta per un’intera generazione e ha messo in discussione, anche solo per un momento, la questione del conflitto generazionale che aveva animato la cultura giovanile sin dagli anni cinquanta. Il tema della libertà assoluta, tanto agognata dalla generazione dei baby boomer, protagonisti degli anni sessanta, viene ribaltato in una nuova mistica dell’autorità. Mentre all’assassino del padre, immortalato dalla celebre “Father I want to kill you” di Jim Morrison in The End, subentra invece un senso di smarrimento, di richiesta d’aiuto, a cui si vuole dare risposta con la ricerca di una guida (con tutto il cotè di deriva nazi-fascista di cui difatti la band fu accusata). Da allora a oggi molte cose sono cambiate e come spesso accade alcuni elementi chiave delle subculture e della controcultura, sono diventati mainstream. Ancor più da quando la nuova politica – dal blairismo in UK al renzismo in Italia – ha recuperato il tema del conflitto generazionale per definire un posizionamento identitario netto e di...

Sistemi di misura e previsioni / Dati. Tracce nel web

Le aziende che operano nel mondo digitale hanno incontrato delle difficoltà nell’interpretare le persone, a causa delle notevoli differenze esistenti tra quello che queste dicono di sé e dei propri comportamenti e quello che fanno realmente. Hanno deciso pertanto di privilegiare la raccolta e l’elaborazione delle numerose tracce che vengono lasciate dagli utenti in Rete, dalla ricerca su Google al pagamento di un biglietto ferroviario. Oggi è possibile fare ciò abbastanza agevolmente e senza la necessità d’interpretare tali tracce, né di ricavarne caratteristiche applicabili a fenomeni sociali più vasti. I dati si accumulano automaticamente grazie al processo di digitalizzazione in corso nella società e, una volta raccolti, possono dare vita anche a dei «meta-dati». Producono cioè ulteriori informazioni.   Ad esempio, conoscendo i movimenti effettuati e le persone frequentate da un individuo, si può sapere molto sullo stato di salute o sulla vita privata di questi. Come è stato riportato dal giornalista Paolo Pagliaro nel libro Punto, una ricerca condotta dall’Università di Cambridge in collaborazione con Microsoft su 58.000 utenti staunitensi di Facebook ha mostrato come i «...

Un libro, due voci / Il futuro del sesso?

Due voci contrastanti su uno stesso libro.   Anita Romanello:   Quando ho letto il saggio di Emily Witt mi sono sentita tirata in causa. Non perché io concordi con tutto ciò che l’autrice sostiene (ammesso che sostenga davvero qualcosa), ma perché in Future sex si parla davvero della mia generazione. Lo stile è limpido e brillante, ironico senza eccedere, mai banale. Pensare che Future sex sia un saggio sulla sessualità è limitante. È la nostra società l'indiscussa protagonista di queste pagine. Il sesso è solo un filtro attraverso cui guardarla, un filtro che offre molti spunti.    Da bambini obbedienti degli anni Ottanta e Novanta eravamo consapevoli dei fallimenti della controcultura, era una lezione implicita tramandata dai nostri genitori, e così eravamo rimasti in ostaggio di medie scolastiche, leggi antidroga, assicurazioni sanitarie, debiti contratti per studiare, ammissioni al college, lauree, tirocini, preservativi, creme protettive per la pelle, antidepressivi, aree fumatori separate, espressioni politicamente corrette, chiusure antibambino, abbonamenti in palestra, piani telefonici, caschi per andare in bici, esami preventivi contro il cancro, rate...

Goethe Institut Turin / Testimoni del terrore

  Prosegue la riflessione attorno al tema delle immagini e della violenza al centro del dibattito svoltosi a Torino il 15/16 marzo. Come dobbiamo e vogliamo rapportarci a tutte queste immagini che pervadono e ossessionano la società occidentale? Che effetto ha il predominio dell’immagine sulla costruzione e tradizione del nostro canone culturale? È possibile formulare un’etica dell’immagine per il XXI secolo? Doppiozero riprende qui un articolo di Massimiliano Coviello per contribuire a costruire un dibattito attorno al tema, urgente e fondamentale.   Dagli autoscatti ad Abu Ghraib alle video-decapitazioni dell’IS: una “carrellata” delle principali immagini della guerra al terrore che dal 2001 sta affollando i nostri schermi, accompagnata da alcune riflessioni sulle modalità di coinvolgimento dello spettatore nella circolazione di queste immagini all’interno di un sistema di riproduzione sempre più inter e crossmediale.   A febbraio del 2004 Mark Zuckerberg e i suoi compagni universitari di Harvard lanciano Facebook, a oggi il social network più frequentato. L’anno successivo viene fondata YouTube, la più vasta e visitata piattaforma di video sharing. Un biennio...

Da domani in libreria / Cedi la strada agli alberi

La poesia è un mucchietto di neve In un mondo col sale in mano.   La poesia è amputazione. Scrivere è annusare la rosa che non c’è.     Il naufragio della letteratura   Una volta c’era la letteratura e poi c’erano gli scrittori. Immaginate un mare con i pesci dentro. Adesso ci sono solo i pesci, tanti, di tutte le taglie, ma il mare è come se fosse sparito. È successo in poco tempo, e non ce l’ha comunicato un esperto. Ce ne siamo accorti incontrando un poeta da vicino, parlando con un narratore al telefono. Abbiamo sentito che qualcosa non c’era più. Ognuno ha i suoi libri, le sue parole, sono sparite le strade che mettevano in comunicazione uno scrittore con l’altro, tra chi muore e chi vive non c’è alcuna differenza, non c’è differenza tra chi lotta e chi è vile. Oggi tra gli scrittori regna una pacata indifferenza e lo spazio vuoto che c’è tra quelli che scrivono accresce lo spazio tra chi scrive e chi legge. La letteratura è una barca che ha fatto naufragio e ognuno coi suoi libri lancia segnali di avvistamento che nessuno raccoglie perché ognuno è impegnato a farsi avvistare. Le voci non si sommano e non spiccano. La letteratura fa pensare a un’arancia...

Porno. La morte della sessualità

I due volti della vergogna   La vergogna ha due volti. Da un lato è sentimento interno, che si prova di fronte a un gesto del soggetto, il soggetto si divide in due: la parte che ha commesso quel gesto, prima, la parte che giudica il gesto commesso come disonorevole, dopo. Il contrasto tra queste due istanze produce vergogna, come se il soggetto si svegliasse da un sogno. Per esempio, il sogno di essere nudi di fronte a persone di rispetto. Sogno d’inibizione. Freud ci ha insegnato cha accade a tutti, dunque la vergogna diminuisce.  La vergogna ha un lato interno e uno esterno, posso provare vergogna di fronte a me stesso, senza che altri conoscano le vicende che me la procurano. Per alleviare le pene della vergogna posso confidare le vicende che mi hanno condotto a vergognarmi. Ne parlo a persone di cui mi fido, ma mi metto a rischio. La persona che riceve le mie confidenze può custodirle, dirmi una parola di conforto, che serva a rendere la vergogna più lieve, ma può condannarmi oppure approfittare della mia confidenza, per render note queste vicende agli altri. Così si rompono le amicizie, così si creano le ferite familiari. Ma c’è di più, può accadere che il gesto...

Chi vince nella società dell'esasperazione? / Dopo Fassino niente diluvio

Dopo il primo turno delle elezioni amministrative a Torino, il 5 giugno scorso, si era capito che Fassino avrebbe perso. Nel centro-sinistra che sosteneva il sindaco uscente, ovvero PD, Lista Civica (borghesia educata), Moderati (un tempo Comunione e Liberazione, oggi non è ben chiaro) e Progetto Torino (un pezzo “governativo” di Sinistra Ecologia Libertà capeggiato dall’ex assessore al Bilancio e al Patrimonio, Gianguido Passoni, che si è rifiutato di fare opposizione per i prossimi cinque anni con il Fiom Airaudo candidato sindaco) si è scatenato il panico. La campagna elettorale fatta di discorsi concreti, di garbati pro-memoria delle tante buone cose fatte dagli ultimi sindaci di centro-sinistra (Castellani, Chiamparino, Fassino), di lungimiranza sui progetti che sarebbero proseguiti e partiti, ha persuaso poco più del 40% dei torinesi che hanno votato; invece nelle otto circoscrizioni hanno vinto tutti i candidati presidenti del centro-sinistra, anche nei famosi quartieri periferici dove l’immigrazione storica operaia di origine meridionale, che si era guadagnata una decorosa vita con i soldi messi da parte, si è trovata invasa dall’immigrazione africana, maghrebina, islamica...

Arcisociale: Cronache dal mio stream / L’Europa dei burocrati

Fra le opzioni che Facebook offre per definire una pagina pubblica, mai dicitura fu più azzeccata di quell’“organizzazione comunitaria” che campeggia solenne come sottotitolo della pagina degli Eurocrati. Stiamo, infatti, parlando dell’organizzazione comunitaria per eccellenza, l’Europa dei burocrati così siderale e lontana nella sua rappresentazione eppure così vicina e concretamente vincolante nella vita quotidiana di tutti noi.  Il modo in cui viene raccontata l’Unione Europea nei nostri media è, se vogliamo, renziano già da molto prima di Renzi. Un covo di azzeccagarbugli che ha perso il filo ideale con i grandi padri fondatori e si alimenta delle proprie forzate procedure: infrazioni, protocolli, parametri come strumenti di dominio, tanto irragionevoli quanto perentori, tanto anonimi e impersonali da presentarsi al popolo, più che come strumenti di governo di una comunità politica, come ineluttabile destino, desolata e perenne ordinaria amministrazione post-politica.    La pagina degli Eurocrati fa sicuramente ironia su tutto questo.  Ma il modo in cui la fa è davvero peculiare. Piuttosto che prestare il fianco a una certa retorica vittimistica, facendo...

Politica e propaganda / L’odio crea consenso

Che le discussioni politiche possano originare violenza verbale, e toni particolarmente accesi, non è certo una novità portata da Internet. In un mondo ormai connesso, però, un’analisi di toni, argomenti, azioni e attacchi online che ruotano attorno a temi politici, con l’avvicinarsi di tornate (e contese) elettorali, assume sfumature assai interessanti. L’odio online, in senso molto ampio, può essere visto come un tema cruciale per la politica in generale (con conseguenti ipotesi d’intervento legislativo per cercare di mitigarlo o soffocarlo), per il personaggio politico o istituzionale inteso come vittima (quale possibile bersaglio di messaggi d’odio) e per il personaggio politico quale, al contrario, autore e generatore di odio, o d’istigazione all’odio, in prima persona.    Al contempo, è sotto gli occhi di tutti la stretta correlazione esistente tra odio politico online e attualità (per cui si generano discussioni accese in corrispondenza, o come conseguenza, di un evento che abbia ampia risonanza nella cronaca) e tra odio politico e propaganda elettorale quale metodo subdolo, e apparentemente neutro, per fomentare odio nella società, per diffondere insicurezza...

Politica e propaganda / L’odio crea consenso

Che le discussioni politiche possano originare violenza verbale, e toni particolarmente accesi, non è certo una novità portata da Internet. In un mondo ormai connesso, però, un’analisi di toni, argomenti, azioni e attacchi online che ruotano attorno a temi politici, con l’avvicinarsi di tornate (e contese) elettorali, assume sfumature assai interessanti. L’odio online, in senso molto ampio, può essere visto come un tema cruciale per la politica in generale (con conseguenti ipotesi d’intervento legislativo per cercare di mitigarlo o soffocarlo), per il personaggio politico o istituzionale inteso come vittima (quale possibile bersaglio di messaggi d’odio) e per il personaggio politico quale, al contrario, autore e generatore di odio, o d’istigazione all’odio, in prima persona.    Al contempo, è sotto gli occhi di tutti la stretta correlazione esistente tra odio politico online e attualità (per cui si generano discussioni accese in corrispondenza, o come conseguenza, di un evento che abbia ampia risonanza nella cronaca) e tra odio politico e propaganda elettorale quale metodo subdolo, e apparentemente neutro, per fomentare odio nella società, per diffondere insicurezza...

Scompare il fondatore del Movimento 5 Stelle / Casaleggio, l'uomo che ha inventato il Grillo 2.0

L'incontro con Gianroberto Casaleggio, scomparso ieri a 61 anni, ha cambiato la vita di Beppe Grillo. La loro collaborazione ha travolto il nostro sistema politico. Il successo del Movimento 5 Stelle non riguarda solo l'Italia: con il suo mix di populismo e tecnocrazia, tra sollecitazioni emotive e utopie di democrazia radicale, rifiutando la tradizionale divisione tra destra e sinistra, ha anticipato i nuovi movimenti politici che stanno ridisegnando la mappa politica dell'Europa.   Sono due le persone che hanno inventato Beppe Grillo. La prima è stato Antonio Ricci, l'autore dei testi dei suoi primi successi, soprattutto televisivi. La seconda è stato Gianroberto Casaleggio, che ha trasformato un comico dall'incerto destino, cacciato dalla tv, in una star della rete. Il loro incontro ha cambiato la storia del nostro del nostro paese. Nei suoi recital, il luddista Beppe Grillo sul palco sfasciava i computer con una mazza da baseball. L'illuminazione gli arrivò dalla lettura di un articolo in rete, Il Web è morto, viva il Web. Volle incontrare l'autore. Gianroberto Casaleggio lo andò a trovare a Livorno, dopo la fine dello spettacolo, nell'aprile del 2004. Fu una...

Cosa pensare della clinica via internet? / Internet e l'autismo, una provocazione

Intorno al mondo di internet si è sviluppato un dibattito interessante, spesso polemico, a tratti poco chiaro. Gli argomenti di due ipotetiche fazioni cliniche si esprimono a favore/contro l'opinione dell'uso di internet in clinica. Chi è contrario sostiene che internet può essere uno strumento utile per la divulgazione, la riflessione, la consulenza e la supervisione richiesta da un collega lontano, ma non per l'incontro clinico. Molti studiosi sostengono che ciò che oggi definiamo virtuale, non è più il campo del possibile, ma appartiene alla realtà. Passiamo gran parte della giornata “a” contatto con altri attraverso la “rete”. Come i pesci in certi tipi di attività ittica, siamo catturati nella rete. Che cosa manca, secondo questa posizione contraria alla clinica via internet? La materialità del corpo, la sua presenza concreta, tangibile. Mancano, agli interlocutori della clinica, le rispettive presenze fisiche. La terapia avverrebbe nel vuoto, in assenza del corpo. Questo, invero, per alcuni psicoanalisti, potrebbe essere un vantaggio, sopratutto per coloro che ripetono sempre l'idea paradossale che il corpo è un ostacolo al legame affettivo. Chi sostiene che internet...

Il triangolo dell'incultura

Si diceva, prima, sottosviluppato a uno che non sapeva le cose, che non capiva i nessi e non argomentava opinioni. Se eri sottosviluppato eri tagliato fuori dal consesso, si diceva, civile. Non eri nella polis, eri un alieno, un barbaro. Insomma, uno sfigato. Ora, tutti immersi nel liquido amniotico di internet, si scopre che il non sapere le cose, non capire ecc., pare essere una realtà estremamente diffusa e per tanto, in qualche modo, condivisa e accettata. Questo non tocca le anime belle che popolano la rete, quelli che la usano con buona educazione e garbo, quelli che hanno una piena comprensione di un testo scritto di media complessità (gli italiani, come è noto, sono il 7-8%), che si rivolgono ai loro pari “equilibrati” con intelligenza e sensibilità. I “dannati della rete”, invece, ne fanno terra da percuotere su cui lanciare il loro tam-tam di messaggi anonimi se serve. Per aizzare gli animi, far fuori individui, violare il privato ruttando miseria. Poi c’è la fascia middle, un po’ questo e un po’ quello. Ma tutti messi insieme…     I destini individuali sono certamente un...

Rete

«L’ipotiposi della catena delle cause va emendata e guarita […] con quella di una maglia o rete: ma non di una maglia a due dimensioni (superficie) o a tre dimensioni (spazio-maglia, catena spaziale, catena a tre dimensioni), sì di una maglia o rete a dimensioni infinite. Ogni anello o grumo o groviglio di relazioni è legato da infiniti filamenti a grumi o grovigli infiniti».     1928. Carlo Emilio Gadda, ingegnere con la passione per la scrittura, turbato dal demone della filosofia e dalle “tentazioni dissolutrici dell’Enciclopedia” (L’Adalgisa), lancia il suo proclama ontologico e di metodo. Mentre abbozza la sua tesi di laurea, dedicata a Leibniz – il filosofo della modernità cui più si è richiamato il Novecento –, il Gran Lombardo procede alla stesura della Meditazione milanese: testo esemplare dell’emergere di un “rivolgimento” del modo di pensare rispetto al procedere analitico della scienza moderna. La transizione dalla catena alla rete è traduzione in figura del passaggio da Cartesio a Leibniz: da un pensiero ancora dominato dall’...

Catena

“Quelle catene di ragionamenti, lunghe, eppure semplici e facili, di cui i geometri si servono per pervenire alle loro più difficili dimostrazioni, mi diedero motivo a supporre che nello stesso modo si susseguissero tutte le cose di cui l’uomo può avere conoscenza” (Cartesio, Il discorso sul metodo, 1637).   Il progetto della Ratio cartesiana si affida alla procedura inferenziale del dimostrare matematico: conquistata l’evidenza prima, la certezza di una “salda roccia” su cui fondare la verità, secondo il modello assiomatico e deduttivo della geometria euclidea, le regulae del pensare si snodano  seguendo una consecuzione monodroma, passando anello dopo anello da premesse a conseguenze. Che era poi già l’intento del sillogismo aristotelico, di cui ancora si ricorda la prefazione di Primo Levi a Se questo è un uomo: quando la convinzione latente nell’animo umano, per cui “ogni straniero è nemico”, diventa «premessa maggiore di un sillogismo, allora, al termine della catena, sta il Lager». Anche nel metodo, Cartesio segna il trionfo del meccanicismo: le...

Dall’Unité d’Habitation al Market Hall

Link è la parola chiave del nuovo millennio: una sorta di bypass per rompere il limite di stretta definizione degli eventi prefigurandone forme di socializzazione in progress. Essere collegati per entrare in contatto con il resto del mondo, per sentirsi uniti nella condivisione degli innumerevoli servizi oggi offerti dalla Rete. Al confronto, la città (spazio di condivisione per eccellenza) perde terreno (i disservizi sono all’ordine del giorno) e continua ad essere luogo cult per il perpetuarsi di forme di segregazione, di esclusione, che scoraggiano e rendono impotenti.   Se ora si esamina la storia della principale protagonista della città, ossia la residenza collettiva (in particolare quella destinata alle classi meno abbienti che corona le periferie urbane), è facile accorgersi di come, in Italia soprattutto, sia sempre rimasta in ombra rispetto al tema della integrazione funzionale a qualsiasi livello (tralasciando le funzioni extra di cui ora tratterò), e negli anni della ricostruzione post-bellica è persino diventata un caso di cronaca: interi quartieri dormitorio sono nati alla periferia della città: uomini e...

Politica a colpi di tweet

Twitter sta vivendo da tempo un momento di notorietà e celebrazione nella comunicazione politica italiana, sia nel dibattito pubblico che in quello degli addetti ai lavori. Le possibilità di disintermediazione che ha introdotto, la capacità di aggregare conversazioni, l’immediatezza del linguaggio e la velocità di propagazione dei contenuti ne fanno uno strumento adatto ad una politica post-partitica, a quella “democrazia ibrida” – così la definisce Ilvo Diamanti – che predispone la sua messa in scena dissolvendo i confini tra Rete e mass media.   Twitter diventa così un interessante luogo di osservazione della rappresentazione della politica, capace di mettere a fuoco il mutamento sia delle dinamiche della rappresentanza che della funzione dei media nel costruire rappresentazioni in un’epoca di narrazione rete-centrica del rapporto politica-cittadini, come quella introdotta dal Movimento 5 Stelle.   Il vero problema è quale sguardo adottare per analizzare questa realtà senza confondere le potenzialità – come la disintermediazione – e le caratteristiche...

Prigionieri nella rete?

L'ampia letteratura sul tema del rapporto tra libertà e controllo in Rete si è recentemente arricchita di un nuovo interessante capitolo, mi riferisco al saggio che Giovanni Ziccardi ha pubblicato per Raffaello Cortina. Va subito detto che non siamo di fronte ad alcuna novità sostanziale, nulla dunque viene aggiunto alla narrazione dei fatti che hanno condotto all'affermarsi dell'attuale sistema onnipervasivo di controllo, così come non viene proposta alcuna nuova mappatura del potere e del contropotere in Rete. L'elemento che rende prezioso il saggio di Ziccardi va dunque cercato altrove; si tratta – a mio avviso – della capacità di inserire quei fatti e quelle mappe in un quadro di riferimento giuridico. Proprio l'attenzione alle categorie giuridiche rende l'opera dello studioso italiano un utile approfondimento di altre letture come, ad esempio, del bestseller internazionale nel quale Glenn Greenwald racconta le vicende che hanno trasformato l'informatico statunitense Edward Snowden nel più famoso whistleblower al mondo. Ne rappresenta un completamento ideale, riesce infatti a sistematizzare in un...

Siamo uomini o algoritmi?

Il Prigioniero, regia Patrick McGoohan, 1967   All’alba del nuovo millennio ero un adolescente con una connessione internet e molto tempo libero. Così mi sono trovato a scaricare Il Prigioniero, una serie britannica diretta e interpretata circa quarant’anni prima dal mitico Patrick McGoohan. La serie è ambientata nel Villaggio: un’isola apparentemente pacifica, che sembra essere la meta ideale per una vacanza rilassante, è in realtà un carcere di massima sicurezza per agenti segreti in pensione forzata. McGoohan, privato del suo nome e chiamato semplicemente Numero 6, vi è condotto a causa delle sue dimissioni. In ogni episodio, il Numero 6 escogita un piano per tentare la fuga, fallendo inesorabilmente. Ciò che mi è rimasto più impresso, oltre al celebre pallone rimbalzante, è certamente la sigla, in cui McGoohan urla “Io non sono un numero! Sono un uomo libero!”. A ciò segue una risata di dileggio.   Il Numero 6 alle prese con il Rover. Il Prigioniero, diretto da Patrick McGoohan, 1967. Quel grido incarnava un misto d’inquietudine e dissenso nei confronti...

Being freelance. L'infinita valutazione

La scorsa settimana Tiziano Bonini, in un bellissimo articolo su queste pagine, ha immaginato un futuro nel quale il lavoro dei freelance sarà oggetto di valutazione proprio come un titolo di stato, sottolineando che il valore dei lavori comunemente detti “creativi” oggi è dato non da ciò che il creativo produce, ma dalla reputazione attorno ad esso. Che certamente ha, almeno in parte, a che fare con ciò che si produce – ma molto di più ha a che vedere con i processi di generazione di un capitale simbolico personale, che diviene fonte di fiducia. Quando ho iniziato ad approcciarmi al lavoro freelance come oggetto diretto del mio lavoro di ricerca, con l’idea di osservare in che modo la reputazione fosse centrale nelle dinamiche di ricerca di lavoro e successo professionale tra le reti di professionisti indipendenti, il termine “rating” era di uso comune nei telegiornali. Si sentiva spesso citare, all’epoca, soggetti come Standard & Poors, oppure Fitch – chi di voi lettori avesse buona memoria ricorderà che queste agenzie operano una valutazione sui titoli di stato dei Paesi, in modo da...

Jennifer Egan. La fortezza

Di fronte alle prime pagine de La fortezza di Jennifer Egan, pubblicato originariamente nel 2006 con il titolo The Keep e ora tradotto in italiano da minimum fax, si ha l'impressione fortissima di fare un salto indietro nel tempo, quando il principale intento di uno scrittore postmoderno era quello di riflettere sul proprio ruolo di scrittore postmoderno: il primo nome che viene in mente è John Barth e la sua raccolta di racconti metanarrativi Lost in the Funhouse (1968). La situazione che apre il romanzo è infatti letteraria e antirealistica nella sua essenza: un trentacinquenne newyorkese si trova nel cuore della notte alle porte di un castello, da qualche parte nell'Europa centrale, e porta con sé soltanto uno zaino, un paio di «stivaletti da hipster» e un'antenna parabolica. Il castello si staglia nero e scuro su un paese senza nome, è mezzo diroccato, le sue mura antiche sembrano sprovviste di un'entrata. Siamo evidentemente da qualche parte tra la citazione esplicita di Kafka e suggestioni alla Gormentghast, riferimenti europei che suonano ancora più letterari perché vengono da una penna statunitense...

Bolle, bachi e pesci rossi

Era il 1999, stavo terminando la stesura di Chi non legge questo libro è un imbecille. L'intelligenza artificiale si sviluppava e diffondeva con crescente rapidità. Non era difficile prevedere due effetti collaterali. In primo luogo, poiché sappiamo che il computer è un cretino molto specializzato, il rapido incremento della stupidità artificiale. In secondo luogo, un parallelo incremento di tutte le forme di idiozia generate dalla fallace interazione tra esseri umani e macchine pensanti.   In quella fine millennio, stava per esplodere la “Dot-com Bubble”, la grande bolla di internet. Gli indici di borsa di tutto il mondo salivano da tempo, impennandosi, a partire dal NASDAQ, l'indice delle aziende tecnologiche, anche se le start-up attive in rete fatturavano pochi dollari e registravano a bilancio perdite colossali ogni anno. Ma c'era qualcosa nell'aria, lo sapevamo: i computer e la rete rappresentavano il futuro, sfondavano una nuova frontiera che si apriva su un Far West infinito e virtuale da colonizzare. Scommettere sul settore appariva dunque una scelta perfettamente razionale, come investire nelle...

Carlo Ratti. Architettura Open Source

L'ingegnere e architetto italiano Carlo Ratti (1971), formatosi presso il MIT di Boston US dove oggi insegna e è direttore del MIT Senseable City Lab (2004), propone un testo dedicato al concetto di open source applicato alla disciplina architettonica, Architettura Open Source (Einaudi, 2014).   A seguito dell'occasione offerta dalla rivista di architettura Domus di scrivere un editoriale sull'open source in architettura – rivista guidata nel 2011 da Joseph Grima – l'autore riprende i temi e la forma di quella prima stesura per ampliarli e affidarli a un medium più tradizionale e duraturo. Per la scrittura Ratti abbraccia la tecnica "aperta" di invitare alcuni critici a contribuire liberamente ai contenuti del testo, via posta tradizionale, Google Documents, email o videoconferenza. Figurano pertanto tra i co-autori o co-curatori anche Matthew Claudel, Ethel Baraona Pohl, Assaf Biderman, Michele Bonino, Ricky Burdett, Pierre-Alain Croset, Keller Easterling, Giuliano da Empoli, Joseph Grima, John Habraken, Alex Haw, Hans Ulrich Obrist, Alastair Parvin, Antoine Picon, Tamar Shafrir. Il libro presenta una critica molto aspra...