Categorie

Elenco articoli con tag:

rete

(48 risultati)

Carlo Ratti. Architettura Open Source

L'ingegnere e architetto italiano Carlo Ratti (1971), formatosi presso il MIT di Boston US dove oggi insegna e è direttore del MIT Senseable City Lab (2004), propone un testo dedicato al concetto di open source applicato alla disciplina architettonica, Architettura Open Source (Einaudi, 2014).   A seguito dell'occasione offerta dalla rivista di architettura Domus di scrivere un editoriale sull'open source in architettura – rivista guidata nel 2011 da Joseph Grima – l'autore riprende i temi e la forma di quella prima stesura per ampliarli e affidarli a un medium più tradizionale e duraturo. Per la scrittura Ratti abbraccia la tecnica "aperta" di invitare alcuni critici a contribuire liberamente ai contenuti del testo, via posta tradizionale, Google Documents, email o videoconferenza. Figurano pertanto tra i co-autori o co-curatori anche Matthew Claudel, Ethel Baraona Pohl, Assaf Biderman, Michele Bonino, Ricky Burdett, Pierre-Alain Croset, Keller Easterling, Giuliano da Empoli, Joseph Grima, John Habraken, Alex Haw, Hans Ulrich Obrist, Alastair Parvin, Antoine Picon, Tamar Shafrir. Il libro presenta una critica molto aspra...

Ricerca e rete

La tecnologia ha spesso giocato un ruolo importante nella nascita di una nuova scienza o nella morte di un’altra: l’improvvisa disponibilità di nuove tecniche di indagine e di raccolta stimola prevedibilmente la costruzione di differenti modelli interpretativi. In effetti oggi è l’intero ambito delle Humanities a essere posto in questione, sollecitato e rimodellato dalle tecnologie digitali. Lo spostamento dal supporto cartaceo al digitale ha conseguenze decisive sul modo in cui leggiamo, annotiamo, memorizziamo un testo, e influisce in modo ancora oggi scarsamente indagato sulle nostre modalità di attenzione.   Interessato all’esplorazione delle potenzialità della realtà virtuale, musicista e programmatore, Jaron Lanier si occupa da tempo di diritti d’autore e economia della Rete. In La dignità ai tempi di internet riflette sulla deriva ultraconcentrazionaria della Rete e le sue conseguenze sulla “classe media”. Sviluppatasi come luminosa utopia, la gratuità dei contenuti online si è risolta in una devastante distruzione di ricchezza per i produttori – i “creativi...

Il crowdfunding: alla ricerca di una definizione

Sul crowdfunding esiste ancora, nel nostro paese, molta confusione; c'è chi lo riduce a elemosina e chi non ci vede niente di più di una colletta tra amici, nonostante non manchino note esperienze di successo, com'è il caso di Io sto con la sposa. Appena pubblicato per Egea, Crowdfunding. La via collaborativa all'imprenditorialità, è un testo che intende offrire uno sguardo panoramico su questo tipo di esperienza, raccontando le storie di chi si è mosso per primo in Italia e all'estero e fornendo una serie di analisi e considerazioni utili. Ne pubblichiamo qui un brano tratto dal primo capitolo.   «Crowdfunding» è un termine entrato nel nostro lessico da pochi anni: difficile da pronunciare, impossibile da tradurre, si sta facendo strada nel vocabolario dei nuovi modi di lavorare e di fare impresa che vanno sotto il cappello di «sharing economy». Nel marzo 2013 l’Economist ha dedicato la copertina a questo fenomeno. Le forme tradizionali attraverso cui le persone entrano in possesso delle risorse che servono alla loro sussistenza sono tre: lo scambio di mercato, la...

Un gioco e un rito, dell’inizio e della fine

Scegliere i libri necessari, necessari come portarsi l’anima nel bagaglio, necessari come l’unica “cosa” veramente mia, necessari come la scelta dell’essenziale quando il tempo è limitato e lo spazio sarà altro, lontano dal campo base. Dimenticarsi un libro che avrei voluto leggere, questa è una vera ansia, l’unica paragonabile alla dimenticanza delle scarpe giuste per camminare. Il resto si può sempre recuperare, ricomprare, farne a meno.   L’adrenalina dell’ultimo giorno prima della partenza è quasi tutta scatenata dalla scelta dei libri. Quest’anno però ne è arrivata di meno. Forse perché, dopo anni di digiuno telematico, nel minuscolo paesucolo istriano dove passiamo gran parte delle vacanze, abbiamo la rete. E con la rete anche di molti libri si può – nello sciagurato caso d’averlo lasciato nella scaffalatura sbagliata, mentre se ne stava sfogliando un altro – trovare un e-book sostitutivo. Ma tra i milioni di e-book può dannatamente mancare il tuo, quello che si rivela decisivo mentre stai scrivendo e proprio lui riappare come...

L’utopia concreta di Lecce

Continua la collaborazione con Il Giornale delle Fondazioni - Giornale dell'Arte. Pubblichiamo oggi un approfondimento su Lecce, città italiana candidata a Capitale Europea della Cultura 2019 con un'intervista a Airan Berg, coordinatore artistico di Lecce 2019 - Città candidata Capitale europea della cultura       Di quale struttura organizzativa intende dotarsi Lecce per la governance della candidatura e del proprio programma? Posso affermare che la prima necessità è stata quella di trovare buoni modelli di governance, affinché il progetto goda di una sua indipendenza e la struttura decisionale non venga influenzata dalla politica. Pertanto nel momento in cui dovessimo ricevere il titolo di Capitale Europea della Cultura, sia il direttore artistico che il direttore di candidatura saranno nominati attraverso una call internazionale e il team decisionale lavorerà secondo un principio di competenze e non di gerarchie, cosa che avviene già oggi.   Una sfida concreta per favorire lo sviluppo locale sarà definire ulteriormente e implementare ampi strumenti di governance basati su una profonda...

Città delle idee, del dialogo, dell’accoglienza. Perugia

Continua la collaborazione con Il Giornale delle Fondazioni - Giornale dell'Arte. Pubblichiamo oggi un approfondimento su Perugia, città italiana candidata a Capitale Europea della Cultura 2019 con un'intervista a Lucio Argano, Project manager della Fondazione Perugiassisi 2019       Di quale struttura organizzativa intende dotarsi la città per la governance della candidatura e del proprio programma? Il Comune di Perugia, il Comune di Assisi e la Regione Umbria hanno costituito nel 2012 una fondazione di partecipazione chiamata: PerugiaAssisi 2019 che rappresenta un modello giuridico dove vi è l’unione dell’elemento patrimoniale con l’elemento associativo. Quindi la presenza di una certa solidità istituzionale con l'opportunità di coinvolgimento e partecipazione della società civile.   Il territorio umbro già dal 2009 aveva iniziato a lavorare sulla candidatura e la denominazione riconosceva alle città di Perugia e Assisi il percorso avviato insieme. Dal momento che il Regolamento ECoC dell'Unione Europea prevede però che sia una città sola a...

Diritti d'autore su tutto e per tutti, anche per l'aldilà

Ma davvero! Il bello della rete è che le cose circolano anonime anche quando sono accompagnate da nomi e altre specifiche di realtà e proprietà. Che ogni frase, ritmo o idea può essere di ciascuno non essendo di nessuno. Basta prendere e copiare, con qualche leggera modifica semmai. Basta una traduzione, un adattamento e, appunto, per un attimo qualsiasi cosa può diventare di quell'uno specifico, prima di tornare a essere di tutti. O può essere di ciascuno, cioè individualmente di tutti quelli che ne fanno uso, proprio mentre e perché è di tutti. (Anche se spesso queste riprese non sono effettuate per qualche loro valore di verità, se non di facciata, per uno scintillio che può abbacinare, o ferire, per un istante, ma per farsene belli, incollandosene addosso il riverbero ma non la responsabilità, quando invece si può e si dovrebbe appunto lì mettere la firma, non per metterci sopra il cappello, e le mani, ma per indicarne l'assunzione in proprio, la volontà di risponderne.)     Come avviene per le parole. C'è qualcuno che può dire, per...

Come sarà la Ladyfest

In occasione della prossima Ladyfest milanese, festival queer e femminista di cultura indipendente che si terrà il 6, 7 e 8 giugno, abbiamo pensato di dar vita a un percorso di approfondimento su temi e questioni centrali negli studi di genere e nello sviluppo delle pratiche di vita LGBT. Per prima cosa siamo quindi andati a intervistare il gruppo di organizzatrici della tre giorni per farci raccontare come sarà la Ladyfest e quale sia la loro visione di quello snodo concettuale compreso tra politica, queer, postporno, sperimentazione e immaginario.     Vi propongo di impostare l'intervista iniziando da alcune domande sull'iniziativa che state organizzando per poi calarci progressivamente nelle questioni che solleveremo via via. Partiamo quindi dall'abbiccì, cosa si intende per Ladyfest? Da che tipo di esperienze prende avvio?   Sono festival femministi dedicati all'arte, l'attivismo e la cultura indipendente, organizzati in modo autonomo e fuori da logiche commerciali. Danno spazio alle autoproduzioni e alla creatività e sono espressione della cultura del “do it yourself” (DIY) e di quel tipo di...

Net-neutrality addio

Net-neutrality della Rete addio. È la prima valutazione del voto in base al quale il «Federal Communication Committee» statunitense ha approvato il piano presentato ieri dal suo presidente, il democratico Tom Wheeler, nella sessione di lavoro per discutere le nuovo norme per regolamentare l'accesso al Web. Il nuovo regolamento, che è il primo di una serie di interventi della Fcc per rendere operativo il progetto chiamato spavaldamente «Open Internet», acquisisce molte delle richieste da parte dei grandi fornitori di accesso al web di una differenziazione della velocità di navigazione nella Rete in base il costo di connessione. Una logica in base alla quale «più paghi più vai veloce» che, secondo imprese come Comcast, Verizon, Time Warner Cable e At&t, oltre a rendere Internet più appetibile per società che basano il loro business sulla Rete, può favorire strategie imprenditoriali che tendono all'innovazione di prodotto e di processo.   Una posizione, questa degli Internet provider, fortemente contestata da altre major della Rete e dai social network (Google, Facebook,...

Dal Libro bianco sull’innovazione sociale

Questo testo è tratto dal Libro bianco sull’innovazione sociale, scritto da Robin Murray, Julie Caulier Grice e Geoff Mulgan. Geoff Mulgan sarà ospite di Meet the Media Guru il 4 Aprile a Milano. Dal dibattito intorno al percorso di cheFare era emersa la volontà di organizzare un incontro con una personalità di riferimento della pratica, della ricerca e della riflessione teorica sull’innovazione sociale. Mulgan è perfetto in questo senso: Chief Executive di NESTA (National Endowment for Science, Technology and the Arts; la Dote Nazionale per la Scienza, la Tecnologia e le Arti), da molti anni facilita la nascita di forme d’innovazione al crocevia tra economia, finanza, cultura e società. Il “Libro bianco” è stato tradotto interamente in italiano da Societing, a cura di Adam Arvidsson e Alex Giordano; se volete leggerlo (riportiamo solo le pagine 3-6) potete scaricarlo gratuitamente a questo link.     Perché l’innovazione sociale ha cambiato il proprio fulcro nell’ultimo decennio? La ragione principale di questo spostamento è da ricercarsi nel fatto che le...

Il lato oscuro della rete. Intervista a Michel Bauwens

Giovedì 14 febbraio un gruppo di ricercatori peer-to-peer ha invitato Michel Bauwens a parlare al Piano Terra, lo spazio occupato da una rete di attivisti dei quali fanno parte anche Off Topic, Rete San Precario Milano, NoExpo e Autoconvocati. Il giorno dopo, sarebbe stato ospite di una piccola conferenza in stile TEDx organizzata all’interno della fiera della Borsa Italiana del Turismo (BIT) dal padiglione del Friuli Venezia Giulia. In altri termini, Bauwens è passato nel giro di 24 ore da un incontro con una parte del Movimento milanese ad un evento di marketing territoriale che, seppur innovativo, rientra assolutamente nelle regole del “sistema”. Cosa ancora più interessante, Bauwens ha parlato di molti degli stessi argomenti in entrambe le occasioni: di come, cioè, in molti luoghi del mondo stiano emergendo reti di produzione auto-organizzate “tra pari” che producono beni materiali o immateriali secondo logiche diverse da quelle del capitalismo classico.   Oggi è un dato di fatto che l’enciclopedia per definizione non è più la Britannica ma Wikipedia, prodotta collaborativamente e...

In chat con Anonymous

La giornalista Carola Frediani ha appena pubblicato per Informant l’e-book Dentro Anonymous. Viaggio nelle legioni dei cyberattivisti. Il testo si articola secondo un doppio registro particolarmente intrigante, da una parte l’inchiesta giornalistica, dall’altra la narrazione in stile spy-story. L’abbiamo intervistata per farci raccontare qualcosa del suo libro e dell’opinione che si è fatta del mondo di Anonymous, il movimento di attivisti digitali internazionale che più ha fatto parlare di sé negli ultimi anni.   La galassia di attivisti ha una particolarità che la rende particolarmente interessante: la loro organizzazione e la loro identità si forma modellandosi plasticamente sull’infrastruttura attraverso la quale si sviluppa e opera: la rete. La loro organizzazione senza capi né rigide strutture, l’orientamento libertario, l’etica hacker, rendono Anonymous un universo affascinante da studiare, per smascherare falsi miti e dicerie che lo circondano e cercare di fare chiarezza sugli intenti che si pone.     Ci puoi raccontare cosa ti ha portato a voler scrivere un...

Mario Guaraldi. Radici di carta, frutti digitali

Mario Guaraldi, editore, ma più che altro agitatore culturale, è stato in Italia tra i primi a cogliere le possibilità date dall’informatica e oggi dalla rete in editoria. Uomo eclettico e concreto, Guaraldi non fa semplicemente pura teoria, ma ripercorre la propria biografia intrecciandola ai cambiamenti avvenuti nell’editoria italiana negli ultimi quarant’anni: dallo sviluppo degli uffici marketing al POD (il print on demand) fino all’ebook. Una vera e propria narrazione che partendo dal dato biografico e quindi dalla messa in pratica delle proprie intuizioni descrive lo stato dell’arte dell’editoria, ne rivela i limiti e in alcuni casi ne denuncia le vere e proprie cancrene che da decenni atrofizzano l’editoria limitandone fortemente le potenzialità.   Diviso in quattro parti (quattro lezioni), nella seconda e nella terza in particolare Guaraldi delinea le possibilità dell’editoria digitale ancorandola sempre però a quella classica. O meglio, per Guaraldi, il digitale è l’occasione che ha l’editoria per ritornare alla sua vocazione originaria: diffusione e...

Sano disaccordo in rete

Nel 1979 Christopher Lasch in una delle pagine del suo libro più noto, La cultura del narcisismo, usò l’espressione «camera dell’eco» per descrivere quella che a suo parere era diventata l’America dopo la diffusione di strumenti di riproduzione come i registratori portatili, le piccole macchine fotografiche, le fotocamere, e in particolare le Polaroid. Lasch vedeva in questi strumenti visivi e sonori delle piccole superfici in cui l’ego delle persone poteva specchiarsi.   Sono trascorsi trent’anni e la metafora della «camera dell’eco» torna in un altro saggio, La stanza intelligente di David Weinberger (Codice Edizioni, traduzione italiana di N. Mataldi, pagg. 272, 22,90 euro), dedicato alla conoscenza come proprieta della rete. L’espressione indica i gruppi che nel web contengono solo persone che concordano tra loro, mentre l’idea dell’autore, ricercatore della Harward Law School, è che sia invece proprio la diversità di opinione, la differenza, il confronto e persino lo scontro d’idee e d’interpretazioni, a costituire la ricchezza della rete. Come non...

La regia, i sofisti, la città

La filosofia si addice al teatro. Claudio Longhi fonde vari dialoghi di Platone in uno spettacolo vivacissimo, Il sofista, che inizia provocatoriamente con immagini di talk show, con un Marco Travaglio sfinge e un Giuliano Ferrara profeta cinico a dividersi lo schermo, intervistati da un ammiccante Enrico Mentana. Sofisti, opinionisti, intellettuali (TUI: Tellekt-Ual-In, li ribattezzava Brecht nelle sue cineserie metaforiche):spacciatori di false verità?   Il regista quarantenne, allievo di Luca Ronconi, salito agli onori della cronaca per una rilettura di grande intelligenza e divertimento dell’Arturo Ui di Brecht con Umberto Orsini, dimostra che i dialoghi di Platone possono essere materia pulsante per le scene, per ricercare i fondamenti della nostra etica e smascherare i meccanismi della nostra comunicazione. E soprattutto si interroga - con un gruppo di attori giovani, fedeli, entusiasti, bravi, pronti a cimentarsi con leggerezza calviniana in imprese ardue - su un teatro nuovo, che abbandoni le sicurezze di ieri e si misuri con le domande di una società che sembra poter fare a meno del teatro (dell’arte, della cultura).  ...

Piattaforme

A utilizzare per primo il termine “piattaforma” sembra sia stato il matematico italiano Nicolò Tartaglia nel 1546, per indicare una superficie piana di varia estensione. È lo stesso matematico che ha creato il celebre “triangolo” che da lui prende il nome. A osservarlo bene, con i suoi coefficienti binomiali e il suo sviluppo numerico, sembra una perfetta rappresentazione della crescita della rete così com’è avvenuta negli ultimi anni: la piattaforma digitale. Secondo l’Ericsson Mobility Report, entro la fine del 2012 gli abbonamenti mobili per l’accesso al web (cellulari, tablet e chiavette per pc) raggiungeranno nel mondo la quota di 6,6 miliardi. Piattaforme digitali che realizzano il sogno di fornire una connessione a ogni persona.   Nel suo ultimo libro tradotto in italiano, Reti di indignazione e speranza. Movimenti sociali nell’era di Internet (Università Bocconi Editore), Manuel Castells utilizza varie volte questo termine, ma con un significato ambivalente. Da un lato, indica, infatti, l’“autocomunicazione di massa”, ovvero le reti orizzontali (“l’...

Rete, apprendimento e “pensiero lineare”

La neuroscienza della lettura è una disciplina recente: a suo modo esoterica, ci conduce in universi di “pilastri viventi” e “foreste di simboli” che avrebbero acceso la più tenebrosa immaginazione romantica. La mente avvicina dapprima la pagina come un enigmatico paesaggio in bianco e nero, privo di riposanti tonalità intermedie: un intrico di architravi, semiarchi e colonne, di ombre dense e contrasti violenti che occorrerà ammansire e organizzare in combinazioni dotate di senso, appunto le “parole”. Il modo in cui ci adattiamo gradualmente alle difficoltà della lettura, nel corso dei primi anni di vita, è un affascinante episodio di riconversione neurale (o “riciclaggio”, suggerisce lo psicolgo cognitivo Stanislas Dehaene). Non esistono regioni predisposte. Ma alcune famiglie di neuroni “visivi” si attivano per la decifrazione delle parole. Sagome, contorni, “figure” a forma di “t”, “x” o “y” sono ricorrenti in natura se osserviamo gli oggetti a partire dai loro profili: compongono l’alfabeto primordiale attraverso cui...

Twitter è novecentesco

Twitter, al netto della storia dei 140 caratteri, ha due grandi e sostanziali differenze con gli altri social network come li abbiamo conosciuti nell’ultimo decennio. La prima è la relazione non biunivoca. Un utente può seguire qualcuno, senza essere seguito, e viceversa. Un Vip (Fiorello, Fabio Volo, Jovanotti) ha centinaia di migliaia di followers mentre segue al massimo qualche centinaio di persone. La seconda differenza è che si sviluppa attraverso i famosi hashtag, ovvero parole chiave, sotto cui è possibile far confluire un flusso di informazioni su un determinato argomento: X Factor, Monti, le elezioni o il derby. Clicchi derby, e ti vengono fuori tutti i tweet sul derby. Detto questo (per gli a-twitterati) c’è da chiedersi cosa può significare, dal punto di vista della comunicazione e della rete.   La prima cosa che viene in mente è che un sistema di relazioni non biunivoco è un sistema gerarchico. Genera dei grandi e dei piccoli, dei medi, giganti e minuscoli. Il numero di followers detta il peso specifico della tua voce. E l’eco del cinguettio. Maggiore è il tuo canale di...

L’euro del buon soldato Svejk

Il profilo del soldato Svejk, protagonista di quell’inesauribile parodia della modernità messa in scena nel romanzo di Jaroslav Hasek, campeggia sull’euro della Repubblica Ceka. E subito scatta un pensiero: e noi quando avremo il nostro Pinocchio sulle tintinnanti monete d’Europa? Oppure vorremmo vedervi Renzo e Lucia? Il Gattopardo? O forse il Cavaliere dimezzato, visti i mutati scenari politici?   Che ne avrebbe fatto Jaroslav Hasek del suo bravo soldato Svejk traslocato su sonante moneta? Se lo sarebbe bevuto, non c’è dubbio. Euro dopo euro. Boccale di birra dopo boccale. Peccato che questi euro sono falsi. La Repubblica Ceka non aderisce all’euro. La Slovacchia sì ma la Cekia no. Quello che vedete è un euro che circola solo in rete. Qualcuno – forte in ironia e sarcastico contro i poteri forti della nuova Europa – ha rimesso in circolazione quell’ “idiota” del soldato Svejk affinché, con surreale ironia, ridicolizzi un pochino le asettiche gerarchie della nuova Cacania. Mica male come metafora! Comunque, per quel che conta il mio parere, sull’euro vorrei Pinocchio. E...

Per l'arte contemporanea

Il fatto che l’arte contemporanea sia autoreferenziale lo credo poco. È un sistema sempre più aperto e sempre più accattivante a parere mio e, per certi aspetti, credo che la volontà di essere alla portata di tutti abbia influito sull’abbassamento della proposta culturale cittadina. Quello dell’arte è per fortuna un ambito sempre più frequentato, tuttavia da parte di molti operatori del settore – e soprattutto delle istituzioni – si è perso il coraggio di promuovere realtà e progetti inediti. Su tutti basti pensare alla programmazione di Palazzo Reale o della stessa Triennale, fatta eccezione del museo del design strutturato secondo principi dinamici e sostenuto inevitabilmente anche con fondi privati. La mia non vuole essere una visione élitaria ed esclusivista, solo credo che per fruire qualsiasi progetto artistico sia necessaria anche una predisposizione a mettersi in gioco da parte dello spettatore, e per educare il pubblico a questa attitudine è fondamentale offrire programmazioni e palinsesti dai contenuti inediti e capaci di ampliare appunto gli orizzonti percettivi e...

Se puoi cucinare una torta, puoi fare una bomba

“If you can bake a cake, you can make a bomb”. Così recitava uno slogan messo in circolazione durante la Seconda Guerra Mondiale dal governo statunitense, bisognoso di reclutare manodopera femminile da destinare alle fabbriche di munizioni. Adottata poi da diversi movimenti femministi, questa ironica e iconica frase (spesso circola sotto forma di immagine: una donna pensosa sullo sfondo di formule matematiche) è anche un’involontaria celebrazione della potenza delle istruzioni. Le ricette di cucina infatti non sono poi così diverse dagli algoritmi; tanto che per spiegare come funziona concettualmente un software spesso si mostra agli studenti un diagramma di flusso che schematizza la preparazione di una... torta al cioccolato.   Una serie ordinata (e finita) di passi semplici e non ambigui volta alla soluzione di un problema. Questa la definizione canonica dell’algoritmo, vera e propria forma simbolica del nostro tempo, scandito e regolato da migliaia di “processi”: nient’altro che set di istruzioni impartite alle macchine sotto forma di software. L’onnipresenza di quest’ultimo – che...

Attention! Twitter ment! @palazzochigi e l’analfabetismo digitale

La notizia, seppur piccola, è questa: è stato chiuso il profilo Twitter di Palazzo Chigi. Non quello vero, che non esiste nemmeno, ma quello “fake”, falso, finto, fittizio, finzionale. È un profilo che esisteva dal 2009, di cui non si conosce l’autore, e che prima del cambio di governo aveva come immagine quella di Silvio Berlusconi. I tweet di questo profilo si erano fatti più intensi in questi ultimi giorni e l’immagine di Silvio era sostituita con la faccia bonaria di Monti. L’impressione era stata subito quella di una fiction ironica in 140 caratteri, ben riuscita e divertente. All’indomani del cambio di governo il tenore dei tweet era questo: “Italia è ora di dormire. Domani iniziano i sacrifici. Dormire presto significa risparmiare energia e avere una vita rigorosa e austera”.   In molti ci eravamo appassionati ai tweet di @palazzochigi, ai suoi messaggi d’incoraggiamento all’austerità, alla frugalità, all’operosità del nuovo corso di governo, un nuovo stile di vita, più sobrio e più adatto a questi tempi di crisi. Il profilo era...

Ci disegnano così

Al New York Times ormai sono una prassi, le infografiche. All’accadere di qualsiasi evento c’è un team che spiega con colori, traiettorie, grafici, torte e diavolerie le più geniali la complessità della questione sul tavolo.   Da noi la cosa fatica a prender piede sui giornali istituzionali (su cui al massimo si trova qualche piantina del catasto che illustra l’omicidio del mese) mentre sembra cominciare ad affacciarsi nei nodi della rete.   Ne è un esempio in questi giorni Vincenzo Cosenza che, con software opensource e dati in creative commons, sta provando a rappresentare graficamente, a puntate (finora due), la rete di blog italiana. Tanto per capire chi siamo, quanti siamo, come siamo e dove stiamo andando.   Nei suoi articoli c’è una puntuale spiegazione dei criteri e delle logiche sottostanti la grafica: dove ha preso i blog (blogbabel), che dati ha incrociato e con quali criteri li ha poi filtrati, selezionati e raccontati. Quello che ne viene fuori è una mappa bellissima.   Sia graficamente (chapeau),  ma soprattutto come sguardo. Già solo...

Lampi nel web

  Ci sono libri che appena li vedi ti viene subito voglia di averli, di correre a casa, gettarti sul divano e leggerli. La voglia è così forte che già per strada, fuori dalla libreria, cominci a compulsarli, poi sul tram, in metrò, li sfogli, catturi qualche frase qua e là, un pensiero, un capitolo, alla rinfusa. Così è questo libro che ho tra le mani. Un titolo accattivante, il sottotitolo ancor di più, e quell’immagine di Balla, Compenetrazione iridescente…   “Stai per cominciare a leggere il nuovo saggio di Albert-Làszló Barabási Lampi. La trama nascosta che guida la nostra vita. Rilassati. Raccogliti. Allontana da te ogni altro pensiero. Lascia che il mondo sfumi nell’indistinto…”. E no! Fermi tutti. Già al secondo capitolo c’è qualcosa che non va. Anche il primo non è un gran che, ma forse, mi dico, il bello deve ancora venire. Ma non è lo stesso Barabási di Link. La nuova scienza delle reti? Certo che sì, un libro non male, anzi, a tratti persino entusiasmante, almeno per chi, come me,...