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ricordi

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Nel corso del tempo, Piazza Garibaldi

“Scrivici qualcosa di accattivante per l’uscita del film”, questo in sintesi il messaggio di Marco Belpoliti dal Dodecaneso. Era agosto, anch’io ero in vacanza, impegnato a cucinare per gli amici, come spesso mi succede d’estate. Mai capito quelli che in vacanza si annoiano e faticano a riempire la giornata. Io cucino e il tempo non basta mai. E intanto riposo. Così, m’era venuto in mente di raccontare l’avventura di Piazza Garibaldi attraverso le variegate, spesso eccellenti, occasioni d’incontro con la cucina italiana, che hanno accompagnato i nostri viaggi attraverso la penisola sulle orme dei Mille. Ma poi ho pensato che forse i lettori di Doppiozero non sarebbero stati così interessati a leggere di gastronomia il giorno dell’uscita del film alla Mostra di Venezia. Un’altra volta, magari.   Bisognerebbe tornare a ragionare sull’anniversario dell’unità nazionale, di cui più nessuno parla o scrive dopo la sbornia dei mesi primaverili. E ti credo, con quello che sta succedendo e tutte quelle nubi cariche di pioggia all’orizzonte. Ma è anche vero che nel...

Russi / Paesi e città

Il paese: Russi, provincia di Ravenna. Pianura perfetta, in certi giorni vedi un albero a cinque chilometri. Un paese che quarant’anni fa era pieno di contadini, biciclette, trattori, capannoni. A quindici chilometri, o giù di lì, c’è tutto: Ravenna, Faenza, Lugo, Forlì. Un’ora di treno e arrivi a Bologna. Poi una villa romana, che sono solo pavimenti di mosaico e ci resti male, un palazzotto del Seicento a un passo dal Lamone, una chiesa bruttina, strade che finiscono tutte in campagna e per la bicicletta sono l’ideale. Molti alberi di cachi, che cadono sull’asfalto e non è facile schivarli, quando c’è la nebbia e pedali a tutta altrimenti perdi l’autobus per la scuola. A volte non sono cachi ma ricci spiaccicati.   A Russi ci vantavamo di avere due fiumi, il Montone e il Lamone, tutti e due ricordati da Dante nell’Inferno. Poi ci vantavamo del Russi, una squadra più forte del Ravenna e del Forlì. Il Russi ha la maglia arancione come l’Olanda e non è mai sceso sotto la serie D. Poi ci vantavamo della Fiera dei Sette dolori, a settembre, la fiera pi...

Fontanelle / Iseo

Ovunque nel paese c’erano fontane: nella zona delle carceri se ne trovavano addirittura tre e servivano tutta la piazza e il quartiere di via Duomo, un’altra era nascosta sotto la chiesa della Madonna della Neve e poi c’era quella di via Roma.   La fontana è sempre stata senza rubinetti, li hanno messi molto più tardi, c’erano solo due beccucci che facevano scendere l’acqua. La vasca esiste tutt’ora, mentre il cortile una volta era immenso, più grande di tutto lo stabile intorno. Nel palazzo c’erano tre scale che si lavavano con l’acqua della fontanella: quella dove abitava il sindaco che aveva due sorelle zitelle, e in quella scala si era più rispettosi, nella seconda invece la padrona di casa puliva e ridipingeva spesso le ringhiere perché ci viveva la madre di due sacerdoti, mentre la terza scala era la più trascurata. Nella parte rivolta verso il paese, tutto il prato era ricoperto di orti, ogni famiglia ne aveva uno e lo coltivava con l’acqua della fontanella e inoltre ci tenevano anche animali da cortile: polli e conigli. Coltivavano gli orti anche nella scarpata che...

Lerici / Paesi e città

Una volta a Lerici c’era il mare. Giuro, ne ho le prove, come dice Arminio. Il mare e altro, ma adesso occupiamoci solo del mare. Come faccio a dirlo? Beh, quando qualche volta ritorno là e, come mia abitudine, mi frugo nel naso (Federico!!! Almeno fallo che io non ti veda! La Signora, la pianista) mi sembra di sentire sempre quel misto inconfondibile di puzzo d’alga e carcassa di granchio in decomposizione. E le mie narici dilatate e sgombre riaprono, come Sesamo, il mondo perduto dei Ravatti ( lericino, in italiano ‘ciarpame’, ‘res nullius’ in latino), roba che noi bambini trovavamo poco sopra la battigia dopo le mareggiate e nascondevamo nelle nostre favolose tasche (e poi nei cassetti, fuori dagli sguardi indiscreti della summenzionata).   Chiamarla roba è forzato: un niente, un tempo, appunto, qualcosa una volta con una forma e una funzione, ora trasformate, resa irriconoscibile dal mare: prima sasso grigio e poi barattolo di Coca Cola (non stupite, a Lerici, nel ’45, aveva già fatto la sua comparsa una delle prime avvisaglie della nuova invasione barbarica, tecnologica questa volta, tanto pi...

Panta rei?!

È sempre bello tornare nel proprio paese natale, dove il pane è il più buono, i pomodori sono più pomodori e l’acqua disseta meglio di tutte le altre. “Panta rei” afferma Eraclito e sono d’accordo, certo! Non ci si può bagnare due volte con la stessa acqua, come non si può fare la stessa medesima esperienza due volte giacché ogni cosa nella sua realtà apparente è sottoposta alla inesorabile legge del tempo. Già, già. Ma allora come si spiega quello che mi è successo lo scorso week end quando, tornata nella mia Pisa in cerca di colori e suoni familiari, mi è capitato di portare mia figlia a sciacquarsi gli stinchi, rigati di sangue in seguito ad una rovinosa caduta sulla ghiaia, alla fontanella che si trova davanti a casa di mia nonna.   La fontanella, o meglio “la fonte” come la chiama mia nonna, è lì da sempre ed è sempre uguale, anonima nel suo modo camaleontico di confondersi con lo sfondo ma così attenta a ciò che le succede attorno, ritta e vigile nel suo aplomb discreto. La nonna ha sempre abitato...

La Fontanella della Cavanella

Si trovava vicino al greto del fiume Magra a Villafranca Lunigiana. Sgorgava in continuazione dal terreno del podere della “Cavanella”, da un semplice tubo di ferro inserito nella parete rocciosa. Un getto d’acqua limpida, cristallina, sempre gelata, che finiva in un “bozo” che a sua volta scivolava dentro a un ruscelletto allegro e disordinato per scorrere veloce fra pietre ricoperte di muschio, d’erbacce e di felci ai margini fra il capelvenere. A godersi l'umidità, rospi, rane e girini. Tra le foglie della vegetazione arborea filtravano i raggi del sole creando sull’acqua una tavolozza con tutti i riflessi argentei immaginabili, l’aria era satura di magia. Le sere d’estate i bambini più piccoli venivano mandati a riempire i fiaschi di quell’acqua pura e i morosi, con la scusa di bere, si fermavano a pomiciare.   Avevo poco più di sei anni, come tutti i bambini del paese frequentavo le Suore. Nel mese d’agosto ci portavano al fiume e la tappa alla Fontanella era inevitabile. In fila bere a turno, a gogo o sul palmo, per poi scatenarci tutti dentro il ruscello, cadere sulle...

Acqua Angelica

Ho 55 anni. Ho trascorso i primi quindici con l'incubo dell'acqua dei cassoni. Faccio fatica a spiegare alle mie figlie adolescenti questa mia esperienza perché ormai i cassoni non esistono più e neanche i locali che li contenevano e che oggi sono diventati superattici o roofloft o semplicemente monolocali abusivi. Invero non è questo il solo ricordo che non riesco a condividere con loro; mi sentii morire quando vidi gli occhi allibiti di mia figlia quando le dissi di tirare la catena. Ci vollero una ventina di minuti per spiegarle cosa intendevo.   Ero bambino e ricordo il dramma della mancanza dell'acqua; normalmente il solerte portiere, si chiamava Spartaco, esponeva un cartello all'inizio della tromba delle scale in cui si annunciava che per alcune ore l'erogazione dell'acqua non sarebbe stata garantita, nella maggior parte delle occasioni per “lavori urgenti” all'impianto zonale. A quel punto in casa scattava l'allarme rosso ed era tutto un precipitarsi a riempire qualsiasi cosa potesse contenere acqua: chiaramente la vasca, poi il bidè e vari secchi di plastica “moplen”. Ci si...