Alfabeto Pasolini

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romanzo

(144 risultati)

Una migrazione controcorrente / Gretel Ehrlich: Il conforto della vastità

Il disgelo è appena iniziato quando Gretel Ehrlich arriva in Wyoming, la mitica terra dei cowboy. Ha 29 anni. È lì per le riprese di un documentario quando l'amato partner David muore. Se ne va, poi torna e decide di restare. È uno stacco brusco e carico di disperazione. Un cambio di passo drastico che lungo il ciclo delle stagioni si tradurrà in una rinascita inaspettata – la scoperta del proprio posto nel mondo e la rivelazione di una scrittrice.  È la traiettoria straordinaria al centro di Il conforto della vastità, da poco in libreria per Black Coffee (trad. Sara Reggiani, 137 pp.), un libro capace di spalancare orizzonti e riportarci al cuore aspro e potente della natura: l’antidoto perfetto alla claustrofobia e agli intimismi a cui ci hanno consegnato gli anni di questa pandemia.   Composto fra il 1979 e il 1984, il lavoro prende le mosse dal diario che l’autrice invia a un’amica cresciuta in Wyoming che a quel tempo vive alle Hawaii. È una collezione di saggi in cui la trama del personale s’intreccia al racconto dei luoghi e delle persone con una voce asciutta capace di affondi lirici che animano quegli scenari dell’afflato del mito e della scoperta. Quella di...

Alfabeto Pasolini / Pasolini: la letteratura non basta

La critica per me è sempre stata una forma di autobiografia. Non posso immaginare di scrivere su un autore che, in un modo o in un altro, non abbia incrociato il mio cammino e che non mi abbia lasciato tracce profonde. Tutto ciò che di buono può uscire dalla forma della mia critica dipende ogni volta dal trauma conoscitivo dei miei incontri reali o immaginari.   *   1973. Con mio padre a Cervignano del Friuli, a casa di Giuseppe Zigaina (1924- 2015), pittore e amico di infanzia del poeta. Avevo dieci anni. Mio padre scriveva poesie. Anch’io. Avevo iniziato a nove anni. Il modello, allora l’unico, lo avevo a portata di mano.  Quando ci penso mi sembra incredibile, ma a quell’epoca già leggevo Pasolini e Pavese. Erano i due poeti italiani della nostra adolescenza (certo, c’erano anche Rimbaud, «i poeti maledetti», García Lorca e Pablo Neruda). Il primo, due anni dopo, a 53 anni, sarebbe stato assassinato a Ostia, vicino a Roma, vicino al mare. Il secondo si era suicidato nel 1950, a 40 anni, solo e dopo l’ennesimo disastro amoroso, in una stanza dell’hotel Roma a Torino, vicino alla stazione dei treni. Alla mia epoca gli adolescenti volevano sempre morire assassinati...

Una storia della Germania / Gli Effinger

“È lo storicismo dell'occidentale che Dostoevskij odia. Per lui ogni uomo ricomincia da capo, ognuno torna a porsi gli stessi problemi”, scrive Gabriele Tergit a un certo punto (pag. 663) del suo romanzo Gli Effinger (traduzione di Isabella Amico di Meane e Marina Pugliano, Einaudi 2022). In questa frase è racchiuso il senso di questo libro straordinario, che attraversa la storia della Germania dal 1878 fino al 1948 e che, incredibilmente, si può leggere con un occhio all'attualità, dove l'inizio di una nuova epoca che vede nascere la fabbrica di motori degli Effinger, impiantata tra mille dubbi da Paul, soffre delle stesse incertezze pionieristiche di questa nostra era digitale, la Russia ha le stesse mire imperialistiche di oggi, un personaggio – la dottoressa Koch – antesignana del femminismo, si accorge che "l'ideale di donna tramandato da millenni era determinato dalle esigenze dell'uomo" (salvo poi rimanere affascinata da Hitler) e c'è perfino un capitolo intitolato "L'epidemia" per ricordarci che prima del Covid c'era stata, dal 1918, la Spagnola. I Buddenbrook, cui per varie ragioni questo romanzo viene accostato, esce nel 1901; Gli Effinger...

Un apprendistato erotico-sentimentale / Dario Voltolini, Il Giardino degli Aranci

La voce di Dario Voltolini è tornata. E ci sono ritorni e ritorni. A volte i lettori attendono che un personaggio faccia di nuovo la sua comparsa sulla carta, altre volte si aspettano un certo tipo di trama, spesso nell’autore che ritorna in libreria cercano idee da portarsi a cena o sotto le coperte, in questo caso invece quello che noi lettori abbiamo atteso per qualche anno – Pacific Palisades è del 2017 – è semplicemente una voce cucita a una qualità dello sguardo: voce generosa, zampillante, varia, che sia cartesiana o psichedelica, pur sempre viva. La prosa di Voltolini sembra quelle veroniche ai bordi delle strade che non ti spieghi dove trovino nutrimento, incastonate tenacemente nell’asfalto o nella graniglia, con una piega quasi di sfida nella loro spensieratezza. Il che significa, dal punto di vista letterario, un talento speciale nell’incorporare una sensibilità e una libertà sorprendente in tutti gli aspetti della vita narrata, i migliori e i peggiori che, dentro la pasta di questa particolare intelligenza diventano logici, grazie alla carica di ironia che è sempre insita nella volontà beffarda di salvarli.   Dal momento che però recensire una voce è impossibile...

Racconti / Alessandra Sarchi, Via da qui

In un’intervista recente, Alessandra Sarchi afferma che scrivere è un atto di conoscenza: “Solo dopo che le ho scritte molte cose mi si chiariscono e non è solo una questione di messa a fuoco”. Nelle parole di Sarchi riecheggia un’attitudine riconoscibile, condivisa, per esempio, da Grace Paley, maestra statunitense della forma breve: “L’importanza di non capire tutto” è il titolo di una sua celebre conferenza, che tenne verso la metà degli anni Sessanta, sulla scrittura di invenzione, la cui pratica implicherebbe, per l’autrice, l’avallo a una certa ottusità di partenza, “adeguate aree di ignoranza”, come le chiama lei, da riconoscere e da tenere in esercizio. Queste ultime sarebbero indispensabili per trattare letterariamente un argomento, una situazione, atteggiamenti e comportamenti umani, attraverso un processo di ricerca del sapere che, non essendo già acquisito, ha piuttosto a che fare con la posa della prima parola sulla pagina, così come la scelta delle successive, una dopo l’altra, in un ordine arbitrario e parziale che sottrae immagini e fatti al perduto quotidiano, tenendoli fermi in una nuova sequenza che è il risultato di una tessitura nascosta scesa a patti con i...

Un mistero senza soluzione / Boris Pahor, Oscuramento

Quel doppio omicidio era riuscito a togliere le parole perfino a uno scrittore di razza. Un romanziere come Fulvio Tomizza, vincitore dello Strega e del Viareggio, tre volte finalista al Campiello, acclamato in Austria con il Premio della Letteratura Europea. Sì, perché la barbara esecuzione dei due giovani antifascisti triestini della minoranza slovena Stanko Vuk e Danica Tomažič non si poteva raccontare con la scanzonata libertà che concede una storia inventata. Anche se erano passati 42 anni dalla loro morte, da quel 10 marzo 1944. Serviva un linguaggio secco, preciso, misurato. Del tutto privo, insomma, del riverbero delle emozioni.         Per questo Gli sposi di via Rossetti, pubblicato da Mondadori nel 1986, ancora oggi appare di gran lunga il romanzo più sofferto, irrisolto, oscuro, a cui Tomizza abbia messo mano nella sua lunga carriera di narratore. Tanto che lo stesso scrittore, nato a Giurizzani in Istria nel 1935 e morto a Trieste nel 1999, si sentì in dovere di chiarire, fin dalle prime righe, di trovarsi “alle prese con una materia che scotta”. Della vicenda, infatti, si preferiva ancora non parlare “per quel senso di turbamento che insorge di...

L'esordio narrativo di Giulia Baldelli / L’estate che resta

L’estate che resta, esordio narrativo di Giulia Baldelli (Guanda, 2022), inizia e si chiude con una fine, con un congedo che sembra anche una resa, il tentativo di chiudere un cerchio e lasciare andare una storia segnata da un’ossessione. Nel mezzo c’è il resoconto delle forme che quell’ossessione assume lungo un’intera vita, quella della protagonista, e che ha all’epicentro un piccolo paese nella campagna marchigiana, un borgo di vicoli, boschi e campi bruciati nella provincia abbandonata dei primi anni Novanta.   Giulia vede Cristi per la prima volta nella cucina di una casa della città vecchia, con l’intonaco sbriciolato e un coniglio scuoiato nel lavello. Cristi ha sette anni e quella è la prima estate che passerà a casa di nonna Ida, nella punta diroccata del paese che sembra sbriciolarsi lentamente, e a Giulia, che ha tre anni più di lei, viene chiesto di tenerla d’occhio, di farle, suo malgrado, da sorella. Quel giorno Giulia impara che la pelle può avere un suo profumo, una sua identità e che Cristi non somiglia a nessun’altra persona, Cristi abbandonata lì da una madre che non la vuole intorno, Cristi che non parla, e mangia pesche con la buccia e ne conserva i...

Un’automitobiografia sui muri del manicomio / Nannetti e la polvere delle parole

Nannetti. La polvere delle parole (ExOrma, 2022) è il romanzo che Paolo Miorandi, psicoterapeuta e scrittore, intreccia intorno alla figura di Oreste Ferdinando Nannetti, recluso nell’ospedale psichiatrico di Volterra. Miorandi descrive la sua storia nella forma di un romanzo rapsodico, sospeso, digressivo, dagli echi sebaldiani, che ora è narrato dalla voce del matto, ora da quella dell’infermiere che lo custodisce, ora dall’autore che riflette sui temi della follia, della scrittura, del tempo. Fin dall’inizio, il libro ci persuade e ci disorienta per quella sua atmosfera di viaggio inabissato nel presente e nel passato, durante il quale tante voci arrivano a parlarci, a perderci, a ritrovarci. Scrive Miorandi: «….Nannetti, tu sempre a scrivere; non faceva nient’altro, non giocava a bocce, non una partita a carte o a dama, ammesso che fosse stato in grado di farla, non si avvicinava neanche più agli altri ricoverati, può ben capire che questo suo continuare a scrivere sembrasse strano, come dire, più strano che agitarsi, urlare, biascicare senza sosta parole incomprensibili o ridere a raffica, comportamenti che uno si aspetta in posti come questo, ma scrivere sul muro del...

Una spy story di alto livello / Tomás Nevinson di Javier Marías

Scrive Javier Marías in Tomás Nevinson (Einaudi 2022, traduzione di Maria Nicola): "Parlammo quindi di romanzi e di film, e di come i buoni autori, che allora secondo lei scarseggiavano, riuscissero 'magicamente' (usò questa parola kitsch) a farci credere e appassionare alle loro storie, pur giocando senza inganni e avvertendoci che erano false, frutto della loro immaginazione, inventate, inesistenti nella realtà che abitavamo, tanto loro, gli autori, quanto noi lettori". Una frase rivelatrice: l'abilità di Marías è infatti quella di portarci, nel 1997, in una cittadina spagnola, dove l'agente segreto Tomàs Nevinson deve scoprire e poi uccidere una persona che dieci anni prima aveva preso parte ad attacchi terroristici dell'Ira irlandese e dell'Eta spagnola, e farci credere che sia tutto vero. Sullo sfondo di fatti realmente accaduti, Marías descrive il tormento morale di un uomo che deve scegliere una donna, di tre che gli hanno segnalato, per porre fine alla sua vita e impedirle di reiterare il crimine di cui si era macchiata (la strage di Hipercor, con l'autobomba davvero esplosa il 19 giugno 1987 in quel centro commerciale di Barcellona, e quella della Caserma di Saragozza, l'...

Torna il grande argentino / Osvaldo Soriano, L’ora senz’ombra

Ho l’abitudine di rileggere, di tanto in tanto, alcuni autori amati particolarmente, concentro queste nuove letture specialmente d’estate. Lo faccio non solo per il piacere di tornare dentro pagine meravigliose ma anche per misurarmi di nuovo, per pesarmi rispetto a quei romanzi, o a quelle poesie. Quando rileggiamo a distanza di anni non siamo più gli stessi, siamo un’altra persona, abbiamo più compleanni alle spalle, forse più conoscenze, di certo un ampio bagaglio d’esperienze. Se siamo fortunati a quelle storie possiamo aggiungere nuovi significati, mantenendo (o rinnovando) il sapore di quel primo stupore. La letteratura grande non scade, noi invece sì, ma possiamo arrivare a quel finale nel modo migliore. Una delle mie consuetudini è rileggere, tornare nel luogo sicuro e insicuro della scrittura bella. Ogni mese d’agosto riprendo un libro qualunque di Pavese e poi gli affianco antichi amori, un anno Ricardo Piglia, un altro Silvina Ocampo, un altro Roberto Bolaño, le poesie di Nicanor Parra, un’altra estate Juan Carlos Onetti.   Quattro o cinque anni fa ho letto di nuovo tutti i libri che ho di Osvaldo Soriano, che incanto, che pomeriggi stupendi. Triste, solitario y...

Un romanzo di Inès Cagnati / Génie la matta

In una delle rare interviste rilasciate da Inès Cagnati, l'autrice di Génie la matta (Adelphi 2022, traduzione di Ena Marchi) risponde seccamente al giornalista Pierre-Pascal Rossi della tv svizzera (Hotel, 23 novembre 1989) che le chiede "È un conforto scrivere?": "No, scrivere è terribile". La scrittrice dei bambini, dei vecchi e dei pazzi che la povertà rende muti, della natura e degli animali, autrice di tre romanzi e di un libro di racconti, vive in campagna, dice in quell'intervista, perché è infelice in città, "infelice con le persone". "Con tutti?" chiede l'intervistatore, e ottiene un altro secco "sì".   L'intervista è reperibile in rete ma la riporta anche l'americana The Paris Review che ha dedicato, due anni fa, un lungo articolo a questa figlia di contadini italiani immigrati (padre di Treviso, madre di Vicenza), nata nel 1937 (è morta nel 2007) e cresciuta povera e isolata nella cittadina di Monclar, nel sud-ovest della Francia. Non parlava francese finché non andò a scuola e, nonostante fosse diventata insegnante di lettere in un liceo prestigioso di Parigi, descrive la sua naturalizzazione di cittadina francese come una...

La quintessenza del romanzo americano / Les Edgerton, Tempi difficili

Spesso, la letteratura non è affare per azzimati arzigogolatori di storie. Edward Bunker è lì a dimostrarlo. Con Educazione di una canaglia, Animal Factory, Come una bestia feroce, lo scrittore di Hollywood, morto nel 2005, ci ha lasciato romanzi forti come colpi di lama. Del resto, lui non ha mai provato a nascondere il suo passato da ergastolano, visto che conosceva meglio la topografia delle galere che quella del mondo libero. Ci era entrato a 17 anni, ne aveva bruciati quasi 18 dietro le sbarre con l’accusa di essere un falsario, un estorsore. Di avere trafficato droga e rapinato banche.       Eppure, il “Delitto e castigo” dei bassifondi americani l’ha scritto lui. Perché, a differenza dei narratori laureati, dei letterati che raccontano la realtà senza mai sporcarsi le mani per davvero, Bunker ha tracciato, secondo James Ellroy, l’osannato autore di noir come Dalia nera e American Tabloid, un’analisi “acuta e vera della psicopatologia criminale”. Parlando di rapine a mano armata e altre attività criminali non ha attinto “alla realtà, esagerandola e travisandola”. Si è limitato a raccontarla “con precisione e rigore dei dettagli”.         Un...

Dizionario Meneghello / Amaluàmen

Libera nos amaluàmen: queste parole sono l'inizio, il centro e anche la fine di un libro che riassume tutti gli altri di Luigi Meneghello. Tutto parte dal titolo: Libera nos a Malo, dove Malo si intende il paese-parrocchia in provincia di Vicenza in cui lo scrittore da bambino ha vissuto prima della seconda guerra per diventare poi un buon soldato poi un bravo partigiano, e infine scrittore e professore a Reading, nella contea di Berkshire del Regno Unito. Sappiamo che nella maggior preghiera del cristiano, questa è la conclusione del Padrenostro in latino: Ne nos inducat in tentationem: sed libera nos a Malo. Amen" (non indurci in tentazione, ma liberaci dal male. Così sia). Ora il Padrenostro è la preghiera che nella tradizione è stata detta per la prima volta da Cristo a suo Padre, e tradotta in greco e in latino nei Vulgata di un gran padre della chiesa: San Girolamo, sempre rappresentato con una pietra a battersi il petto e una berretta da cardinale ai piedi, in mezzo a un deserto infernale.    Ma nella pratica quotidiana bisogna pensare che le parole del Padrenostro erano recitate in fretta, in un latino maccheronico, nelle messe, nei rosari, nelle funzioni...

Erika Fatland / Una stagione sull’Himalaya

“Dove iniziano e dove finiscono una montagna, una catena montuosa, un viaggio? Guardando le montagne dell’Asia su una carta topografica muta, la superficie terrestre appare solcata da brusche ondulazioni e corrugamenti che ricordano dei motivi geometrici o dei frattali. Ma non se ne vede l’inizio né la fine, nessuna demarcazione netta”.   All’inizio – e alla fine, e durante – il suo viaggio attraverso l’Himalaya, la scrittrice e antropologa norvegese Erika Fatland si pone questa domanda.  Interrogando una cartina scopre una catena montuosa in realtà collegata ad altri sistemi, quello del Pamir che a sua volta sfocia negli Altaj, e anche del Karakorum, dell’Hindu Kush. Paiono non esserci inizi né fini, ma rocce accavallate l’una sull’altra a formare montagne che sfumano fino a diventare altre montagne, come quei disegni da cui non si alza mai la matita e solamente a tratti la si passa più lieve per poi calcare all’apice di una nuova forma. Viaggiando scopre come infinite culture, lingue e credenze si mescolino e sovrappongano, nel tempo e nello spazio, nell’apparente uniformità di una popolazione o di un solo individuo, e così si contraddicano e resistano e coesistano...

Identità e libertà / Yehoshua, La figlia unica

C’è una via di uscita nei romanzi di Abraham B. Yehoshua? Qualcosa che lo scrittore indichi come soluzione di quel rebus che talora sembra la vita? In parte, perché Yehoshua tratteggia la strada scrivendo del rebus, prende la vita e la distende sul lettino, o la adagia sul tavolo, la dipana, talvolta sembra addirittura mettere delle puntine per fissarne gli snodi essenziali e lui si mette lì, la osserva con la sua lente di ingrandimento, talvolta col microscopio, e man mano prende appunti sulle sue osservazioni, mette in fila i fatti, letteralmente li fa filare. E questo filare di fatti, conversazioni, incontri, personaggi, vite diviene il suo romanzo, dove non vi è mai un protagonista assoluto, ma come nella vita tutti concorrono alla storia, una storia corale. Così accade anche nel suo quattordicesimo romanzo, da poco uscito da Einaudi, La figlia unica, in cui trama, luoghi e personaggi ci sorprendono ancora.   Il precedente libro, Il tunnel [qui la recensione], ha come personaggio principale Zvi Luria ingegnere stradale in pensione, in una Tel Aviv caotica per un anziano con un inizio di demenza senile; si apre con una risonanza magnetica che per Luria è l’inizio di una...

L'ultimo romanzo / Alessandro Piperno, Di chi è la colpa

In prima approssimazione, l’ultimo libro di Alessandro Piperno, Di chi è la colpa (Mondadori, 2021, pp. 238), appartiene al genere del romanzo di formazione. Il personaggio-narratore che si accampa al centro della trama racconta infatti la storia della propria vita, dall’adolescenza alla prima giovinezza; il settimo e ultimo capitolo, Diritto al risarcimento, il più breve – una dozzina di pagine, a fronte di una media di oltre sessanta, di norma suddivise in paragrafi numerati – è un’appendice collocata nel presente, alcune decine di anni dopo gli ultimi fatti narrati. La vicenda non manca di interesse per gli argomenti di cui parla, dalla rievocazione del clima di un’epoca al ritratto d’ambiente della borghesia ebraica romana. Non c’è dubbio, tuttavia, che il nocciolo dell’operazione compiuta da Piperno consista nell’invenzione della voce narrante. È sulla presa e sulla tenuta di questa voce che si giocano, in ultima analisi, la riuscita del libro e il suo spessore letterario.    A dominare l’intonazione, per la maggior parte del romanzo, è un’esibita cordialità, una spigliatezza signorile e nutrita di ironia, che si modula tra accenti confidenziali, eleganza espressiva...

Il nuovo romanzo dello scrittore spagnolo / I Rondoni di Fernando Aramburu

Capita che un romanzo entri intimamente nel lettore, che sia insopportabile nella narrazione lo stillicidio dei giorni che passano e che avvicinano il protagonista alla morte ma che si vorrebbe continuassero invece all'infinito, perché la storia raccontata è un miracolo raro di bellezza e perfezione.  I rondoni di Fernando Aramburu (Guanda, 2021, traduzione di Bruno Arpaia) è uno di questi. I ricordi dominano la vita di Toni, un professore di liceo che ha scelto una data precisa per togliersi la vita, il 31 luglio del 2019, e lo portano a ripercorrere un'esistenza dove l'amore e gli affetti familiari, la consuetudine con i libri e l'arte si dimostrano incapaci di colmare un vuoto esistenziale profondo che non gli ha mai dato "risposte a nulla. A nulla". I rondoni è una rilettura contemporanea dell'esistenzialismo, con Toni aggredito da un senso di precarietà e di insensatezza ma qui Camus ha visto i film di Almodovar e il romanzo è pervaso da una leggerezza spagnola, fatta di colori vivi, di rossetti squillanti sulle labbra delle donne, di surreali rapporti con bambole gonfiabili, di mujeres sull'orlo di una crisi di nervi, della modernità del lesbismo dopo gli strascichi...

Delitti in Islanda / Gunnar Gunnarsson, L'uccello nero

Siamo nel diciannovesimo secolo, più precisamente nel 1802. Nel villaggio islandese di Syvendeaa in una fattoria isolata vivono due coppie: l’energico e forte Bjarni con la cagionevole e lamentosa Guðrun, il rozzo ed insignificante Jón con la bella e fascinosa Steinunn. Dopo la misteriosa morte di Jón si diffondono le voci di una relazione tra Bjarni e Steinunn, e quando Guðrun sarà trovata morta i due sospetti adulteri diventeranno i principali indiziati di entrambe le scomparse.  A narrare la storia, coinvolto anche come testimone nel processo a carico dei due presunti amanti-assassini, è il giovane cappellano di quella sperduta parrocchia, Eiúlvur. Questi ricorda quei fatti alcuni anni dopo, nel 1817, quando divenuto parroco sta scrivendo un’omelia e cerca di superare lo strazio per la morte del figlio di 15 anni, annegato in mare e nato proprio in quel 1802. Riflette su quella storia ormai lontana che aveva coinvolto la piccola comunità e nella quale egli stesso aveva avuto una parte non marginale quale giovane sacerdote. Avverte quasi un’ombra che lo ha accompagnato in questi anni e questa tragica morte si configura per lui come un dubbio sul suo operato di allora....

Complice la notte, di Giuseppina Manin / La pianista e Stalin

È la notte tra il 28 febbraio e il primo marzo 1953, "nella dacia di Kuncevo, una manciata di chilometri da Mosca, dentro un bosco di querce e pini, aceri e betulle, tutto è silenzio. La neve cade senza tregua, copre ogni rumore, tranne quell’insistente strofinio sulla gommalacca del 78 giri, Mozart, Concerto per pianoforte e orchestra K 488, edizioni Melodija, e quel rantolo affannoso che strema il respiro, soffoca ogni possibile grido di soccorso”. L’uomo d’acciaio, lo zar rosso, il Piccolo padre, Iosif Vissarionovič Džugašvili, in arte Stalin, giace riverso sul divano, il braccio proteso verso il pavimento, già oltre l’estremo confine tra la vita e il silenzio.  Complice la notte di Giuseppina Manin (Guanda, 2021) si apre in questa stanza blindata nella quale, alla fine di tutto, sopravvive solo il soffio del grammofono.   La protagonista del romanzo è in quel disco che gira a vuoto, nel fruscio della puntina nel solco muto: Marija Veniaminovna Judina, la “pianista più straordinaria, l’artista ribelle amica di tutti i ribelli, da Bachtin a Pasternak, da Mandel’štam a Evtušenko. Una fuorilegge della musica, incurante di regole e forme”, ribattezzata in gioventù la...

Il nuovo romanzo / Sally Rooney, Beautiful World

Sono le diciannove e zeroquattro, una giovane donna siede al tavolino di un bar, vicino alla finestra. Fuori, il sole sta tramontando sull’Atlantico. Alle diciannove e zerosei, la donna abbassa lo sguardo e si osserva le unghie. Il bar è tranquillo, ogni tanto lei lancia un’occhiata verso la porta. Alle diciannove e zerosette, entra un uomo che si guarda intorno e poi si avvicina al tavolino, e chiede alla donna se è Alice. Lui è un po’ in ritardo, ed è Felix.  Il nuovo romanzo di Sally Rooney, Beautiful World, Where Are You, che Maurizia Balmelli sta traducendo per Einaudi, presso cui uscirà all’inizio del prossimo anno, si apre come un film. La macchina da presa si muove lenta, e indugia sui dettagli e sui gesti: la camicetta bianca di lei, lui che sblocca e riblocca nervosamente il telefono, una scia di birra che scende dal bicchiere. Quando i due iniziano a parlare, muovendosi in punta di piedi sul terreno minato di quello che subito appare come un primo appuntamento, ce ne vengono descritte le reazioni – lei diventa un po’ nervosa mentre gli spiega perché si trova in quel paesino sulla costa, lui la guarda impassibile e poggia il bicchiere sul tavolo; la voce narrante...

Un libro di Andrea Inglese / La vita adulta

Se si osserva l’intera opera di Andrea Inglese, perciò la ricca scrittura poetica, la più recente focalizzazione narrativa e, infine, l’acuta attività saggistica, ci si accorge che si è sempre occupato di precarietà, di una tensione (e una deriva) che s’aggrappa e scivola sul confine del nostro tempo. Da una parte le relazioni sentimentali, la crisi dei trentenni, poi quarantenni, poi cinquantenni, e quindi la confusione, i viaggi, i trasferimenti, le città che bruciano di caldo e asfalto e ci consumano, ci confondono, ci perdono; dall’altra gli andirivieni, la ricerca di un lavoro, il mondo culturale che non accoglie mai per davvero, la voglia e la difficoltà di scegliere, il senso di perdita, i timori, la sperimentazione linguistica, la ricerca di un posto nel mondo e la fuga da quello stesso posto, il disegno di una nuova sintassi dentro la quale fare rivoluzioni e proteggersi, e poi il non accontentarsi della prima risposta, del ragionamento a portata di mano, della metrica, conoscerla e poi superarla, più avanti ritrovarla, mischiarla a ciò che si è letto, a chi si è amato, a quello che si è mangiato, guardare il tempo a venire da un tetto di Parigi, da una piccola finestra...

Cesare De Marchi, L’inseguitore / Gabi disparue

Karl è appena andato in pensione, lasciando senza rimpianti la scuola dove per decenni ha insegnato. Abitudinario, avvezzo alla solitudine, si dispone alla nuova vita pianificando un intenso programma di letture; rispettarlo gli risulta però alquanto più ostico del previsto. A seguito di un’estemporanea incursione su Facebook entra in contatto con una donna molto più giovane di lui, Gabi. Ha inizio così una storia d’amore tanto inattesa quanto asimmetrica: Gabi infatti ha un lavoro impegnativo, che le impone frequenti assenze; e sull’una e l’altra cosa ella mantiene una rigorosa riservatezza. Karl vorrebbe saperne di più, ma è costretto a rassegnarsi: non senza rendersi conto, tuttavia, che il loro legame ne è incrinato, perché la vita di Gabi è troppo diversa dalla sua. «La persona di lui, l’amore stesso sincero e indubitabile che gli portava, per lei erano solo una parte di un’esistenza ben più larga e disposta al possibile.   Per lui l’orizzonte si era aperto e si richiudeva con lei. Impossibile non prenderne atto, impensabile vivere come prima». Per ingannare gli intervalli, Karl riallaccia i rapporti con il quasi omonimo Carlo, un medico che gli era stato amico parecchi...

Un romanzo a una dimensione / Giulia Caminito, L’acqua del lago non è mai dolce

Ci sono almeno due aspetti per i quali L’acqua del lago non è mai dolce, terzo romanzo della trentenne Giulia Caminito, arrivato tra i finalisti sia al Premio Campiello sia al Premio Strega, è rappresentativo del gusto dei nostri anni. Il primo è un dato stilistico: l’opzione per una sintassi semplice, lineare, prossima al parlato, quasi priva di subordinate. Fenomeno non nuovo, si dirà; ma qui le sequenze di proposizioni principali corrono spesso su un medesimo binario, senza un’articolazione logica implicita (una delle risorse espressive della paratassi). C’è solo un susseguirsi unidimensionale di azioni o pensieri, quasi lo srotolarsi di un nastro ininterrotto di emozioni; e nei momenti di maggiore eccitazione drammatica il flusso s’intorbida, l’affastellarsi degli enunciati produce effetti che forse risentono del modello verbale – verboso – del rap. Il secondo aspetto riguarda la caratterizzazione dei personaggi. Nella narrativa contemporanea spesseggiano le figure di donne dal carattere battagliero: e tali sono senza dubbio sia la protagonista, che è anche la voce narrante, sia la madre Antonia, detta Antonia la Rossa, che predomina specialmente nei primi capitoli (in tutto...

Il nuovo fantastico sudamericano / Samanta Schweblin, Sette case vuote

Chi segue la narrativa dell’orrore contemporanea (ma di un orrore in senso lato, come vedremo) sa sicuramente chi è Samanta Schweblin, scrittrice argentina residente a Berlino le cui opere si segnalano da qualche anno come le cose più interessanti in circolazione nel genere. Il romanzo di Schweblin Distanza di sicurezza (2014), tradotto nel 2017 in inglese come Fever Dream, ha vinto lo Shirley Jackson Award ed è stato shortlisted dal Man International Booker Prize. In Italia, SUR, editore specializzato in narrativa angloamericana e sudamericana, ha pubblicato in questi ultimi anni proprio Distanza di sicurezza, il romanzo breve Kentuki, e recentissimamente Sette case vuote, una raccolta del 2015 di sette racconti.   L’America Latina ha sempre brulicato, e oggi più che mai, di scritture che sono state chiamate, genericamente, del fantastico, ma che in realtà si declinano variamente nel surreale, nel weird, nel gotico, nel perturbante. Conterranea di Schweblin, Mariana Enriquez, il cui Nuestra parte de noche, recensita per doppiozero da Ilaria Stefani è stato salutato immediatamente come un capolavoro contemporaneo, ha pubblicato pochi anni fa l’acclamato Le cose che abbiamo...