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sessualità

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Gerusalemme - Tel Aviv / Gay Pride in Israele

Le scorse settimane a Gerusalemme tutti aspettavano con ansia l’arrivo del neo-Presidente degli Stati Uniti che, in tempo di elezioni, per conquistare gli elettori indecisi appartenenti alla comunità ebraica, aveva promesso di trasferire l’Ambasciata Americana da Tel Aviv a Gerusalemme: gesto simbolico per avviare il discusso processo di riconoscimento della Città Santa come capitale di Israele. Nel frattempo a Tel Aviv, al posto delle bandiere a stelle e strisce, ci si preparava a issare quelle arcobaleno, perché il 9 giugno lungo le strade della Città Bianca ha sfilato, come ogni anno, uno dei Gay Pride più attesi al mondo.   Nel corso della parata, infatti, accanto alla bandiera icona del movimento LGBTQS hanno sventolato assieme dalla bandiera australiana a quella canadese, da quella russa a quella palestinese: “Gay di tutto il mondo unitevi!”, aldilà di ogna appartenenze politica e religiosa. Lo stesso Theodor Herzl, fondatore del sionismo moderno, nel 1902 illustrava in modo pionieristico nella sua celebre opera Altneuland la sua visione politica laica e democratica relativa allo Stato del popolo ebraico in Terra di Israele, sottolineando il valore irrinunciabile di una...

Il porno, la molestia e la cultura

In modo occulto o palese, il porno è l’anima della cultura contemporanea. Non si tratta solo di sesso, ma cominciamo da lì. L’annosa questione della pornografia – intesa come quel modo di mostrare il corpo sessuato che si distingue dall’erotismo – è stata, per anni, controversa. Possiamo dire che il porno è un erotismo “pop”? Erotismo e pornografia stanno al limite di uno spettro dove ci sono “posizioni” intermedie? Oppure porno ed erotismo non hanno niente a che fare l’uno con l’altro? La differenza tra eros e porno corrisponde alla differenza tra sessualità e sesso, per cui “fare sesso” e “fare l’amore” sono due cose differenti?   Nel cinema, il porno è quel genere inaugurato negli Stati Uniti dalla figura di John Holmes, negli anni Settanta. Il porno hard consiste nelle riprese della penetrazione, come vedere un motore a scoppio mentre funziona, solo fatto di carne, noioso. Tuttavia i problemi tecnici con l’hard erano numerosi. Primo fra tutti l’irroramento del pene di Holmes che, come dichiara un suo collega in un documentario sull’argomento, sembrava un’enorme spugna. Dunque spesso era necessario passare dell’hard al soft. Non possiamo dire che il cinema porno fece...

Questioni di Gender

Se immetti su un motore di ricerca il termine “ideologia”, oggi come oggi, i tanti suggerimenti che trovi non si rivolgono alle ideologie di un tempo, mirate a indottrinarti per non farti pensare, bensì al gender, e a questa ideologia del gender viene attribuita ogni sorta di “nefandezza”: corrompe i giovani, distrugge le famiglie, favorisce gli omosessuali, mina la moralità, e via dicendo. Conclusione affrettata: a tale ideologia occorre senz’altro opporsi. A contare sarebbero solo i due sessi (maschio e femmina) che, copulando, si amano e generano in modo del tutto naturale figli sani, felici, eterosessuali. Un bel determinismo biologico!   Torniamo però coi piedi per terra. Perché non ci sono solo due sessi (lo attestano biologia, psicologia, filosofia), perché le relazioni sessuali non presuppongono di necessità amore, perché l’amore rimane un complesso di emozioni, razionalità, scelte, maturità, che non può, né deve essere esclusiva delle coppie eterosessuali, coppie, tra l’altro, non sempre rispettose della moralità, non sempre in grado di...

Puer senilis, senex puerilis

ETÀ. Perdita del sentimento di età: in quanto innamorato, il soggetto non si assegna nessuna età: non è né giovane né vecchio.   1. CLASSIFICAZIONE Infans, puer, adulescens, senior, senex: ogni società divide il tempo del soggetto umano: essa crea le età, le classifica, le denomina e incorpora questa struttura per il suo funzionamento per via di riti iniziatici, di servizio militare o di disposizioni legali. Una volta, era l’organizzazione simbolica che si occupava apertamente delle età (nelle società etnografiche); oggi è la scienza: la medicina, la sociologia, la psicologia, la demografia, la criminologia, politica stessa, tutti questi discorsi “obiettivi”, si premurano di dividere e di opporre le età. Il plurale così costituito (“le età della vita”), fa pesare sul soggetto umano una delle costrizioni sociali più forti che egli è tenuto a subire (l’età è davvero l’Altro).   Chi vuole le età? Le società arcaiche, le società militari, le società concorrenziali, in breve...

Bill Master

L’eroe è morto, lunga vita all’eroe. A passare in rassegna la galleria dei più riusciti protagonisti delle serie americane contemporanee si fa la conoscenza di personaggi complessi e oscuri, attraversati da molte ombre e inquietudini, disposti a scendere a compromessi con il Male, a non farsi scrupoli, a cavalcare fino in fondo tutte le proprie pulsioni autodistruttive. Stiamo vivendo il trionfo dell’antieroe seriale: soggetti poco raccomandabili, con cui non vorremmo certo avere a che fare nella vita reale, con i quali tuttavia stabiliamo una profonda sintonia televisiva.   Vince Gilligan, il creatore di Breaking Bad, la serie che è diventata un vero e proprio manifesto della scrittura di un antieroe, ha spiegato al «New York Magazine»: «I gusti di visione sono ciclici. Fra cinque anni forse ci chiederemo “ti ricordi quando a tutti piacevano gli antieroi?”. Per molti decenni, invece, i cattivi in tv dovevano sempre essere puniti, e i buoni dovevano essere coraggiosi, sinceri e senza conflitti interiori. Queste erano le regole del gioco (e del mercato). Ma i gusti delle persone sono volubili e ora chi...

Jerôme è Jerôme

«Perché, ad esempio, di Jerôme lei dice di adorare le mani, cioè l’idea di poterne essere presa con la forza, esattamente come era stato per le mani del meccanico che le aveva tolto la verginità» «Gilda, il meccanico è Jerôme» «Come come? A Seligman, il confidente che l’ha raccattata in strada dopo il pestaggio da cui tutto muove, lei a un certo punto dice: è il caso che ti introduca Jerôme, cui sarà dedicato un capitolo» «Ma Jerôme l’avevamo già visto: tant’è che al colloquio da segretaria lui allude a un proprio passato sfigato: non ti aspettavi che avrei fatto carriera, eh eh. Chi era, allora, secondo te, Jerôme?» «Mah, non saprei, uno degli uomini seriali cui si è accompagnata dopo aver perso la verginità?» .   No, sbagliato: la ricerca dell’attore su youtube svela l’identità dei due personaggi, coincidente in modo inequivocabile: Jerôme è Jerôme, cioè l’anonimo (non a lungo, ahimè) meccanico (peraltro incapace: è lei, Joe,...

L’immaginario androgino

Leggendo il libro di Franca Franchi, L’immaginario androgino. Migrazioni di genere nella contemporaneità (Sestante Edizioni, 2012) verrebbe da dire: non esiste solo il mito di Narciso. È vero che Philippe Dubois nel suo saggio L’acte photographique (1983), fa riferimento al De Pictura di Leon Battista Alberti e pone il volto del fanciullo che guarda se stesso nella fonte come mito all’origine della pittura. Ed è sicuramente innegabile che il volto di Narciso compaia anche nelle moltitudini degli autoritratti contemporanei – i neonati selfie, sospesi, scrive Tiziano Bonini, tra il “desiderio di sondare se stessi” e “la nuova consapevolezza della propria immagine digitale”.   Persino nel ritratto sembra che il mito del fanciullo ovidiano non rinunci a svolgere il ruolo di archetipo, come suggerisce Lina Bolzoni nel suo saggio Poesia e ritratto nel rinascimento (2008). Tuttavia Franca Franchi compie un deciso cambio di rotta: distoglie lo sguardo dal mito onnipresente di coloro che non riescono ad abbracciare la propria immagine e lo rivolge verso un altro mito: l’androgino. Perché? Cosa rappresenta?   Un sogno, l’illusione dell’autosufficienza divina che si materializza...

Helmut Newton. White Women

Sessualmente disponibili. Così nella mostra White Women, Sleepless Nights, Big Nudes presente al Palazzo delle Esposizioni dal 6 Marzo al 21 Luglio recita una parete a proposito delle preferenze femminili del fotografo Helmut Newton scomparso nel 2004 : un'inclinazione abbastanza curiosa dato che le donne che desiderano un uomo di solito sono anche inclini a consumare un rapporto sessuale con esso, a meno che la concezione del fotografo non riguardi il desiderio subito (le donne che lo desiderano) piuttosto che quello esercitato (le donne che lui desidera).     Se la trasgressione è connessa al desiderio – desiderio che rompe le redini che dovrebbero imbrigliarlo – allora sono la volontà, frenesia, anelito a diventare osceni, in quanto motori di quella rottura di confini che è il pudore. Ma non a caso si usa qui un “Se”, giacché nell'epoca odierna la trasgressione è comunemente legata perlopiù a una nudità fisica di cui si equivoca la potenza simbolica. Altro che potere; nelle immagini di Helmut Newton non trova posto un'espressione di desiderio né pertanto di un...

Il comico come strategia in Gianni Celati

L’ultimo numero della rivista Nuova prosa, Le strategie del comico in Gianni Celati & co, raccoglie gli atti del convegno di Copenaghen dedicato a Gianni Celati ed Ermanno Cavazzoni.     Lo presentiamo attraverso un’intervista di Aurora Capretti a Gianni Celati ed un breve video, di Gianni Canali, in cui Nunzia Palmieri introduce il volume. Nuova prosa è edita da Greco&Greco (info@grecoegrecoeditori.it) che ringraziamo per averci concesso di pubblicare l'intervista a Gianni Celati.     Negli anni Sessanta inizia a collaborare e a scrivere su una serie di riviste; tra queste, molte delle quali vicino alla Neoavanguardia, anche “il Caffè” diretta da Giambattista Vicari. Può parlarmi della sua esperienza a riguardo?   L’avanguardia aveva uno sfondo ideologico, anche se questa tendenza era evitata da molti, oppure astratto-fenomenologico, con tendenze abbastanza accademiche. Nelle poche volte che ho avuto a che fare con i suoi promotori, mi sono trovato a disagio. “Il Caffè”era invece una nave in mezzo al mare, senza dottrine, veramente anarchica...

Cosa è la pornografia?

Con quasi dieci anni di ritardo è stato tradotto in italiano, con titolo La fine del desiderio (Oscar Mondadori), il libro in cui Michela Marzano affronta il discorso pornografico, mostrando quale visione dell’essere umano sottenda e che rapporto abbia con il desiderio, la sessualità umana, il corpo e la contraddizione che questo esibisce (“io sono in questa mano e non ci sono”, come è la stessa Marzano a ricordare ne La filosofia del corpo citando Paul Valery, e dunque il nostro non essere riducibili al corpo e insieme l’impossibilità di liquidare il nostro rapporto con la corporeità nei termini di un mero “avere un corpo”). Se c’è una cosa che non manca ai testi della filosofa è la chiarezza e insieme la volontà di affrontare in concreto i problemi su cui si interroga, radicando nel vissuto e nel tessuto sociale le proprie riflessioni e attraversando la tradizione filosofica con uno sguardo capace di restituirle attualità. I suoi testi ci riguardano e offrono alcune chiavi di lettura, e strumenti, per orientare i nostri imbarazzi e le nostre contraddizioni; l’analisi comparata di film e romanzi aiuta infatti a dare corpo a delle categorie sfuggenti, in un campo dove le...

Speciale ’77. Tragedie senza catarsi. Conversazione con Franco Cordelli

Andrea Cortellessa: Vorrei iniziare questa conversazione in medias res. Credo che alcune delle dinamiche di cui tu sei stato protagonista – naturalmente e in particolare le performance poetiche prima, nella primavera del ’77, al Beat 72 (i cui riflessi si leggono nel tuo libro uscito l’anno seguente, Il poeta postumo. Manie pettegolezzi rancori) poi, nell’estate del ’79 a Castelporziano – trovino le loro radici in un’idea di letteratura, di teatro e in generale di Italia che tu vivevi da protagonista almeno dal ’75, quando insieme ad Alfonso Berardinelli pubblichi l’antologia Il pubblico della poesia. La domanda è: quando tutto questo conosce una specie di cartina al tornasole politica (e addirittura, soprattutto a Roma, militare: boati che si ascoltano spesso sullo sfondo del Poeta postumo) tu vivi questo disvelamento, quest’Apocalisse diciamo, come qualcosa che confermava quanto avevi vissuto negli anni immediatamente precedenti, ne era naturale conseguenza, oppure come radicale sconfessione, disinganno, nemesi assoluta?   Franco Cordelli: Come una cosa del tutto naturale. Perfettamente congruo al...

I giovani e il raid

La storia dimostra che i giovani sono molto spesso protagonisti del raid. Le qualità di audacia, di prontezza fisica e di solidarietà di gruppo, la volontà di mettersi alla prova nel pericolo e di uscirne da trionfatori riconosciuti sono tratti che facilmente appartengono alla giovinezza. Giovani sono coloro che intraprendono le prime spedizioni del mito. Giasone, in cui le gesta d’abilità comportano anche l’allontanamento spaziale che, a sua volta coincidendo con la durata temporale, conduce alla maturità ed alla costruzione di una famiglia insieme a Medea, sottratta contemporaneamente al vello. In Paride l’impresa avventata, tipica del giovane, è direttamente implicata con il ratto amoroso. Per il primo raider la prova iniziatica si completa dunque per via, ma non casualmente, con l’elemento amoroso, nell’altro fanno tutt’uno fin dall’inizio. Giasone quasi subisce l’allontanamento per mezzo di un mandante adulto, accetta e vince la sfida della prova; Paride se la inventa da sé con l’ostinazione del desiderio ed anche contro la più prudente opinione dei maggiori,...

Tannhaüser, pittore modernista

Esco dall’Opéra Bastille di Parigi dopo aver visto e sentito il Tannhäuser di Richard Wagner con la regia di Robert Carsen, una ripresa della rappresentazione del 2007, interrotta allora da una serie di scioperi del personale tecnico. Per alcuni giorni i motivi wagneriani interferiscono con i miei pensieri finché, abbassatasi la marea emotiva, resta a galla una domanda assai meno seducente, una domanda sul destino del modernismo. Provo a riformularla così: se dovessi individuare un emblema del modernismo nel campo delle arti visive, non esiterei un attimo a indicare il quadro da cavalletto. Se dovessi però specificare l’arco storico in cui s’inscrive questo emblema, non avrei altro che risposte balbettanti quando non contraddittorie.     La crisi della pittura da cavalletto   Da una parte, il quadro da cavalletto entra in crisi sin dalla costituzione stessa del modernismo, come testimonia il titolo di un testo conciso e cruciale del critico americano Clement Greenberg, La crisi della pittura da cavalletto (1948). Dall’altra parte, non solo la pittura da cavalletto sopravvive al postmodernismo ma,...

Venezia 68. Visita guidata al cantiere Lido

A pochi passi dal red carpet assediato dalle telecamere e dal solito, noioso gossip festivaliero (ma ormai sembra che ai quotidiani italiani non interessi altro, visto che alcuni si dispensano addirittura dall’inviare in laguna un critico degno di questo nome), giace il misconosciuto protagonista di questo festival: è il cratere che sta al posto dell’abortito nuovo Palazzo del Cinema, ricoperto da un funereo ‘white carpet’, un sudario che nasconde e isola (speriamo!) i resti di amianto scoperti durante gli scavi. Ingombrante ostacolo agli affannosi percorsi degli spettatori, è rimasto invisibile ai più (solo gli occupanti del Teatro Marinoni, raggiunti da quelli del Teatro Valle di Roma per alzare la voce sulle magagne dell’industria culturale, si sono impegnati a strapparne i veli e mostrare la piaga), ma sintomaticamente presente e tangibile come l’immobilismo e la decadenza delle istituzioni culturali italiane. Eppure, nonostante la crisi, i blocchi, le polemiche, nonostante gli intoppi logistici, i prevedibili compromessi e il gigantismo di una selezione che sfida ogni sintesi, al suo ottavo e ultimo anno di mandato,...

Pornotopia

Com’è cominciato tutto? Com’è accaduto che siamo arrivati sino a questo punto? Prima della tavernetta di Arcore, prima delle grotte di Villa Certosa, delle piscine sotterranee, della lap dance, delle serre, dei letti girevoli, dei grandi divani, delle case arredate secondo i desideri di un Peter Pan fallocratico, delle Neverland sarde o delle ville pornobrianzole, cosa c’era? Tutto ha inizio con un giovane laureato in psicologia, Hugh Hefner, congedato da poco dall’esercito. Siamo nel novembre del 1953, in piena Guerra fredda, quando giunge nelle edicole americane una nuova rivista priva di data e di numero progressivo: pezzo unico. Si chiama Playboy e vende in pochi giorni 50.000 copie. All’epoca in America vigono leggi severe contro la pornografia, che limitano la distribuzione e la vendita di testi ed immagini di contenuto sessuale sia nelle edicole sia per posta. Non esiste la controcultura con le sue provocazioni e il Greenwich Village è solo un luogo un po’ bohemien; la Beat Generation deve debuttare, mentre Elvis guida ancora un camion a Memphis; inoltre, chi va in giro con una copia di Tropico del Cancro di Henry...