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suono

(11 risultati)

"Why Africa?" La non-risposta di “SAVVY Contemporary” (seconda parte)

Dopo l’uscita di giugno, ecco la seconda parte dello speciale contributo a cura di Savvy Contemporary che risponde alla domanda Why Africa?. Lo fa attraverso “alcune sonorità che potrebbero rappresentare, racchiudere e rivelare alcune forme e significati dell’Africa”- come scrive il fondatore e direttore di Savvy Bonaventure Soh Bejeng Ndikung- “è attraverso il suono che teniamo in vita i nostri antenati e attraverso il ritmo che sentiamo battere il loro cuori.”  Buon ascolto e buona estate!   lettera27 English Version   Savvy contemporary team, ph. Luise Volkmann   Francis Bebey - The Coffee Cola Son   Tshala Muana- Kapinga   Rachid Taha- ya rayeh   Brice Wassy Kù Jazz Groove   Busi Mhlongo - Oxamu   Hafusa Abasi & Slim Ali & The Kikulacho Yahoo Band – Sina Raha   Tlahoun Gèssèssè - Aykèdashem lebé   Zoundegnon Bernard (T P Orchestre Poly Rythmo de Cotonou) - Mille Fois Merci   T.P. Orchestre Poly-Rythmo de Cotonou - Angelina II   Magambeu   Lapiro...

"Why Africa?" A SAVVY Contemporary non-response (part two)

Following the June issue, here is the second part of the special contribution by Savvy Contemporary that engages with the question Why Africa? They do it through “some of the sounds that could embody, encompass and reveal some form and meaning of Africa” –writes Savvy’s founder and director Bonaventure Soh Bejeng Ndikung- “For it is through sound that the ancestors are kept alive and through rhythm that their pulses keep the beat.” Enjoy the tunes and the summer!   lettera27 Italian Version   Savvy contemporary team, ph. Luise Volkmann   Francis Bebey - The Coffee Cola Son   Tshala Muana- Kapinga   Rachid Taha- ya rayeh   Brice Wassy Kù Jazz Groove   Busi Mhlongo - Oxamu   Hafusa Abasi & Slim Ali & The Kikulacho Yahoo Band – Sina Raha   Tlahoun Gèssèssè - Aykèdashem lebé   Zoundegnon Bernard (T P Orchestre Poly Rythmo de Cotonou) - Mille Fois Merci   T.P. Orchestre Poly-Rythmo de Cotonou - Angelina II   Magambeu   Lapiro De Mbanga - No make erreur   Fela Kuti - O.D.O.O...

Uscendo dal cinema

Il soggetto che parla qui deve riconoscere una cosa: gli piace uscire da una sala cinematografica. Ritrovandosi nella strada illuminata e quasi deserta (ci va sempre di sera e lungo la settimana) e dirigendosi mollemente verso qualche caffè, cammina in silenzio (non gli piace parlare subito dopo il film che ha appena visto), un po’ intorpidito, goffo, infreddolito — insomma, assonnato: ha sonno, ecco che cosa pensa; nel suo corpo si è diffuso un senso di sopore, di dolcezza, di calma: languido come un gatto addormentato, si sente un po’ disarticolato, o meglio (perché per un’organizzazione morale il riposo non può consistere che in questo) irresponsabile. In breve, è evidente, esce da uno stato di ipnosi. E dell’ipnosi (vecchia arma psicoanalitica che la psicoanalisi sembra ormai trattare con condiscendenza) ciò che percepisce è il più antico dei poteri: quello di guarire. Pensa allora alla musica: non ci sono forse delle musiche ipnotiche? Il castrato Farinelli, la cui messa di voce fu incredibile “sia per durata sia per emissione”, lenì la malinconia morbosa di Filippo V di...

Il futuro in un dialogo

Introduzione di Tiziano Bonini   Non so quanti di voi siano stati a Larderello. Forse, se non avete fatto le elementari in Toscana, Larderello evoca solo vaghi ricordi di pagine di sussidiari dedicate all’energia geotermica in Italia. Io sono fra quest’ultimi. Di Larderello ricordo solo la maestra Marcella che ce la raccontava come un’utopia tecnologica ed ecologica. Poi finalmente ci sono stato.   Larderello è in Toscana, ma sembra la Springfield dei Simpson: il paesaggio è segnato da enormi torri di raffreddamento simili a quelle atomiche ma per niente pericolose. Qui si produce ancora il 10% dell’energia geotermica mondiale. Negli anni sessanta Larderello era una comunità-laboratorio al centro di grandi trasformazioni ed innovazioni. Si costruivano villaggi moderni per gli operai, l’architetto Giovanni Michelucci ne progettava lo sviluppo urbanistico, il lavoro aumentava.   Oggi Larderello porta i segni di un’utopia invecchiata, lacerata. Il lavoro è scomparso, i villaggi degli operai abbandonati, il turismo mai del tutto decollato. Qui un sound artist inglese, Mikhail Karikis, è...

Disordine nella savana

PNEUMATICI. Osservo ammirato i sandali neri del masai, piatti per non lasciare impronte sul terreno. Questo straordinario popolo africano di guerrieri e pastori fa da guardia notturna al campeggio eco-compatibile in cui mi trovo, immerso nella savana sud-orientale del Kenya.Chiedo al masai di cosa sono fatte le sue scarpe, aspettandomi il nome di qualche pericoloso animale. La risposta mi lascia di sasso: vecchi pneumatici. “Ex Africa semper aliquid novi...”   SAFARI. In swahili Safari vuol dire viaggio, un viaggio nel viaggio insomma, e un viaggio nella storia, perché questo ambiente è il più vicino a quello dei primi uomini. Il mio non è un safari fotografico, che ha preso piede quando sono stati banditi il bracconaggio e, in seguito, il commercio d’avorio. Certo, da quando non si deve più chiudere un occhio per guardare dentro l’obiettivo della macchina fotografica, si possono scattare foto senza distogliere lo sguardo da quanto ci sta davanti. Ma per il ghepardo adagiato sul formicaio ci vuole uno zoom professionale che non ho, e poi di immagini così ne ho viste già tante. Preferisco...

Il suono del 15-M

Uno degli spazi più alternativi di Madrid è La Casa Encendida. In questi giorni, accoglie alcuni eventi del Festival In-Sonora che si svolge in diverse sale della città. Si tratta di un festival che presenta diverse mostre di arte sonora, un’espressione che è protagonista “in questa decade in cui tutto risulta più rumoroso, una rivoluzione equivalente a quella dell’immagine e del video nella decade precedente” come sostiene Manuel Borja-,Villel, direttore del Reina Sofía. Gli artisti del suono lavorano, infatti, con un materiale la cui ricchezza è proprio l’immaterialità che rende le opere più democratiche e transitabili, perché un suono non occorre capirlo, basta sentirlo. E in questo processo è di vitale importanza il rumore del pubblico che visita la mostra, così come accade con Versus, una scultura sonora opera dell’artista francese David Letellier che in questi giorni si può vedere nella mostra presso LaBoral di Gijón nelle Asturie. Il rumore del pubblico attiva il significato profondo dell’opera, così come in questi giorni...

Le sirene delle dodici

Anziché andare al teatro dell’Opera, John Cage preferiva ascoltare il traffico dal suo appartamento newyorchese su Sixth Avenue. I rumori nei quali siamo quotidianamente immersi ci disturbano finché li ignoriamo, scriveva, ma diventano intriganti non appena ci mettiamo ad ascoltarli. Bisogna prendere Cage alla lettera quando dice: “If you listen to Beethoven or Mozart, you see they are always the same. But if you listen to traffic, you see it’s always different”. Il traffico è uno spartito lacunoso pieno di variazioni e dinamiche inattese, di crescendo e diminuendo, di mezzopiano e mezzoforte, di tempi lunghi e corti, di timbri e accenti diversi, di precipitati e miracolose sospensioni. Le città sono degli sterminati soundscape, depositi di sons trouvés, macchine che producono ambient noises, ovvero nient’altro che suoni senza alcun contenuto liturgico, celebrativo, esortativo, introspettivo, espressivo. Suoni de-psicologizzati che non significano niente.   Che questo valga solo per Sixth Avenue?, comincio a sospettare quando mi accorgo che nello spartito di Parigi, dove Cage ha trascorso da giovane...

Melodie nostalgiche

“La nostalgia propria degli Svizzeri, la quale li coglie quand’essi sono sospinti in altri paesi, è l’effetto dell’aspirazione, suscitata dal ritorno delle immagini della serenità e delle compagnie giovanili, verso quei luoghi, ove essi godevano le gioie semplici della vita; ma essi poi, dopo una visita a quei luoghi, si trovano molto delusi nella loro aspettativa, e così anche guariti; ritengono che ciò sia perché colà tutto si è profondamente alterato, ma in verità è perché non vi ritrovano più la propria giovinezza” (Kant, Antropologia pragmatica, 1798).   Dolore del ritorno. Nelle aree malfamate di Montevideo e Buenos Aires si parlava il lunfardo, che ora è entrato nella conversazione ordinaria. Non è una vera e propria lingua, benché esistano dizionari di lunfardo, si tratta piuttosto di un gergo, parte integrante del castigliano. Emerge dalle parole dei migranti di allora, italiani, portoghesi, ebrei, turchi, greci. Parole distorte, cha assumono significazioni diverse, mai completamente differenti. Marcano il fenomeno della nostalgia,...

Dinamica della solitudine

 Prospettiva, il progetto del Teatro Stabile di Torino curato da Mario Martone e Fabrizio Arcuri, è nel 150° dell’Unità d’Italia, e si è dato il tema “Stranieri in patria”. Ogni compagnia dice la sua, a richiesta, sul tema: i due veneziani Pathosformel, Daniel Blanga Gubbay e Paola Villani, dicono che essere stranieri in patria è “trovarsi di fronte a una serie di suoni a cui non abbiamo pieno accesso, e che ci rendono d’improvviso capaci – o forse ci costringono – ad inventare, più che capire, un senso ultimo contenuto nella parole altrui”.  Il loro dittico (prima parte An afternoon love, seconda parte Alcune primavere cadono d’inverno) parla di due corpi, senza parole e in mezzo ai suoni. Due atleti. Due corpi che danzano performance sportive, che Pathosformel smonta, per farne estetiche della solitudine. Il ragazzo di colore, Joseph Kundesila, palleggia in un allenamento di basket senza basket, ovvero senza senso, ovvero il senso di fare un canestro, un obbiettivo, un goal, dei punti; è tutto solo, palleggia, suda, si asciuga il sudore, si sdraia sulla schiena (la...

Universalismi

Una decina di giorni fa mi sono ritrovato al DigiTrok! l’evento organizzato da Trok! e Digicult presso la Cascina Autogestita Torchiera a Milano. Una giornata costellata di banchetti, laboratori e concerti, con la presenza, e qui mi riferisco essenzialmente alla parte musicale, di artisti come Daniela Cattivelli, Nicola Ratti, Teatrino Elettrico, Echran, Otolab e altri ancora; molti di loro con un sound che spesso sfociava in un noise elettronico di ascendenza industriale, quando non direttamente nell’assordante devastazione del rumore bianco. A gran parte del pubblico (tra cui includo me stesso) questa musica da percepire quasi più con il corpo che con la mente è piaciuta o almeno è sembrata molto interessante, a giudicare dall’attenzione e concentrazione con cui venivano seguiti gli artisti. Mi è capitato però di incontrare qualcuno, meno uso alla violenza e alla totale mancanza di armonia o melodia di queste espressioni sonore, che si poneva il problema se esse fossero musica oppure rumore e che indicava nel fatto che il grande pubblico rifugge da questi ascolti la prova che queste sonorità “noise...

Acqua Pubblica / Dies_

Acqua Pubblica /  Dies_ Secret sound of water. La fontanella del Parco Trotter, a Milano. Viaggio sonoro a ritroso da una fontanella urbana verso le canalizzazioni metalliche sotterranee, per ritrovare la fonte originale.   Secret sound of water 2 by doppiozero