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Fantasmi pirandelliani

Succedono bei paradossi nei festival italiani di teatro. Al festival Inequilibrio di Castiglioncello, per esempio. In questa rassegna laboratorio che si svolge nell’ottocentesco castello Pasquini, nei luoghi dove Diego Martelli ospitò i macchiaioli, tra progetti in divenire, “studi”, spettacoli che devono ancora maturare, visioni di danza un po’ algide, un po’ concettuali, all’improvviso irrompe il capolavoro.   Anche qui si tratta, per ora di “materiali”: è uno spettacolo che forse non rivedremo più in questa forma. Ed è più che uno spettacolo, perché Roberto Latini - prendendo come testo e pretesto I giganti della montagna, l’ultimo dramma di Pirandello, e scavandolo con rara intensità e acume - ci regala un lavoro sulla vita, sull’apparenza, la paura, la rappresentazione di sé per proteggersi, per ritrarsi dal mondo o per sfidarlo.   Lo fa, ereticamente, sulle orme di Leo de Berardinis, accreditandosi come vero erede del grande uomo di scena, perché ne recupera lo spirito, la luce l’ombra l’ascesi che cerca l’uomo attraverso...

Alberto Castoldi: l’incubo e la mappa

I libri di Alberto Castoldi sono ossessioni che si trasformano in parola e così diventano passioni o meglio, come direbbe Roland Barthes, “plaisir du texte”. Sin dagli esordi l’autore accompagna il lettore in un mondo buio, nascosto, gli mostra un insieme di liasons dangereuses, in cui sono coinvolti testi e immagini apparentemente distanti, che egli riesce ad annodare grazie a uno sguardo obliquo, insolito, spiazzante. Si potrebbe dire perturbante. Ma è nei suoi due ultimi saggi che questo insieme di ossessioni trova un’altra strada da percorrere e un approdo dagli esiti doppi: l’incubo e la mappa, l’informe e la sua razionalizzazione.   In Ritratto dell’artista “en cauchemar” (Sestante Edizioni, 2011) la riflessione di Castoldi ruota intorno al dipinto L’incubo di Johann Heinrich Füssli. Dall’analisi delle sue componenti – il sonno, la camera, il letto, il mostro, la connotazione sessuale dell’episodio – l’autore traccia i confini di un immaginario iconografico e semantico dell’incubo, che dal modello archetipico di Füssli migra nelle opere di...

#Twitteratura?

Giorgio Gaber direbbe “Quando è moda è moda”: oggi tutti parlano di Twitter e Twitter sembra diventato qualsiasi cosa, tanto che forse prima di parlarne sarebbe meglio cominciare ad usarlo per comprenderne i limiti.   No, la twitteratura non esiste. Però ha senso chiedersi quali spazi letterari siano possibili al di sotto della misura minima esercitata da Felix Fénéon ai primi del Novecento, con i suoi Romanzi in tre righe. E, al tempo stesso, ha senso chiedersi quali elementi di sperimentazione, rottura e continuità esistano nell’ambito di un possibile uso letterario di Twitter.   Un primo metro di giudizio è rappresentato dalle Lezioni americane di Italo Calvino: leggerezza, rapidità, esattezza, visibilità e molteplicità. Possiamo chiederci se i cinque principi individuati da Calvino per la scrittura del terzo millennio trovino espressione su Twitter, ovvero in un contesto che si avvicina più allo scritto-parlato che alla comunicazione scritta in senso stretto.     Elementi che depongono a favore di un uso letterario di Twitter   - ...

John Berger. Autunno londinese

Come Jamie Andrews [1] e Tom Overton [2] hanno raccontato nei loro contributi al volume 32 di “Riga” (Riga 32, John Berger, a cura di Maria Nadotti, Marcos y Marcos, Milano 2012), nel 2009 John Berger ha deciso di donare alla British Library il proprio archivio letterario. Come in varie altre occasioni, il suo è stato un gesto generosamente controcorrente visto che sono ormai molte le istituzioni europee e soprattutto nordamericane che si contendono i manoscritti, gli epistolari, gli appunti, i diari, gli schizzi, gli schemi, gli abbozzi, le fotografie e l’infinita serie di materiali che un autore di fama mondiale produce nel corso di una vita.   Talora si arriva a vere e proprie aste.   Il desiderio di Berger, che continua a considerarsi un marxista e a credere nell’amicizia e nei rapporti disinteressati, era di avere il meno possibile a che fare con “le forze del mercato”. Ciò che gli stava a cuore era mettere in buone mani, in mani capaci di creare le condizioni per future condivisioni, il proprio lavoro di anni ma anche il frutto di numerose e poliedriche collaborazioni con scrittori, artisti, fotografi...

Berliner Theatertreffen. Oltre il postdrammatico?

Il maggio teatrale berlinese è caratterizzato ormai da anni – la prima edizione risale al 1964 – dal Theatertreffen. Per due settimane (quest’anno dal 4 al 22 maggio) alla già vivace e fervida stagione teatrale della capitale tedesca s’aggiunge questo importante festival. Il nucleo della rassegna consiste nella messa in scena dei dieci migliori spettacoli in lingua tedesca, selezionati da una giuria di esperti fra i numerosi allestimenti della stagione precedente. Il Theatertreffen può essere considerato il corrispondente tedesco del Premio Ubu con la differenza fondamentale che la manifestazione non si esaurisce in una serata. Inoltre, negli ultimi anni il festival è andato arricchendosi di numerose iniziative extra-spettacolari, quali laboratori, conferenze ed eventi mondani. Di particolare importanza risulta essere lo Stückemarkt, vetrina per la nuova drammaturgia, inizialmente dedicato agli autori di lingua tedesca, esteso poi dal 2003 agli artisti di tutta l’Europa.   L’edizione del 2012 è stata seguita con particolare attenzione, poiché diretta per la prima volta da Yvonne Bü...

Tradurre il mondo

Centomila è all’incirca il numero massimo di persone che è possibile coordinare all’interno di un progetto, dalla costruzione delle Piramidi fino alla conquista dello Spazio. Centomila è il limite oltre il quale non è possibile andare se non rischiando caos e, sostanzialmente, il fallimento. La domanda che si pone quindi Luis von Ahn è: “Cosa potrei fare coordinando un milione di persone?”. Il bello è che la domanda si fonda su una premessa molto solida, ossia l’esser già riuscito a far lavorare in maniera coordinata attorno ad un unico obiettivo ben settecentocinquanta milioni di persone. Von Ahn è infatti l’inventore dei cosiddetti captcha e della loro versione evoluta, i ReCaptcha, attraverso i quali si sta rendendo possibile la digitalizzazione in maniera precisa, rapida e gratuita di milioni di libri, soprattutto antichi (ne ha già parlato qui su doppiozero Roberto Marone).   Aggregare milioni di persone è una consuetudine del web; l’altra è l’ottimizzazione dei tempi. Ogni volta che compiamo un’azione, questa deve avere un senso per...