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underground

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Tocco Blu, non gioco più

Nella notte tra l’undici e il dodici marzo del 2016, Bologna è cambiata, non è più la stessa; lo veniamo a sapere da una ondata massiva sui social network fatta di immagini e didascalie; lo veniamo a sapere se, passeggiando in zona Bolognina o in via Mascarella, ci accorgiamo, puntando gli occhi al muro, che qualcosa manca. Non è propriamente una mancanza quella che ci provoca straniamento, ma ci accorgiamo che per una volta il grigio parla più del rosso e, in generale, del colore. Durante la notte e per tutto il sabato l’artista Blu, aiutato da persone appartenenti a ciò che viene definita spesso come “la Bologna underground”, ha scelto di occultare tutte le sue opere oramai parte integrante del tessuto urbano bolognese, come aveva già scelto di fare con una delle sue opere in Curvystrasse a Berlino, provocando scompiglio.     Anche per ciò che è successo a Bologna la reazione non si fa attendere, arriva anzi violenta, come violento è stato il gesto dell’artista: c’è chi grida alla morte di una città, c’è chi collega politicamente il...

L'istante di Ryan McGinley

Il 420 West Broadway, a Manhattan, è un indirizzo fondamentale per l'arte contemporanea. Qui, nel 1971, chiuso il capitolo Pollock, De Kooning ed espressionismo astratto, trasferiscono il loro quartier generale Leo Castelli e Ileana Sonnabend e, senza sbagliare un colpo, aprono le porte delle loro gallerie, per esempio, a Gilbert & George, Jeff Koons, Christo, Julian Schnabel. 
Ryan McGinley entra in questo edificio nel 1999, quando ormai non ci sono più le gallerie dei due italiani che hanno portato l'America in Europa, in realtà non c'è nulla, è un building in restrutturazione che Ryan McGinley occupa per la prima mostra pubblica delle sue stampe.   Ha 23 anni e del 420 West Broadway sono rimasti l'indirizzo e il mito, due dettagli che, con un po' di intuito, funzionano ancora molto bene. 
Ryan McGinley ha bruciato tutte le tappe senza mai bruciare sé stesso, a differenza dei suoi amici come Dash Snow. Quando arriva a New York dal New Jersey per studiare design, fotografa qualsiasi cosa, dai finestrini degli aerei al piatto in cui mangia, e naturalmente fotografa tutti i suoi amici. Con...

Furio Jesi

Riga, una collana che avvicina ai grandi innovatori del Novecento   Riga è nata nel luglio del 1991 senza nessun particolare programma. Volevamo piuttosto fare la rivista «che ci sarebbe piaciuto leggere». Una rivista dedicata al contemporaneo, ad autori e temi che ci sembravano rilevanti nel corso dell’ultimo secolo, ma non solo. Una rivista che conservasse la memoria del passato, e insieme che si protendesse sul futuro.   Marco Belpoliti, Elio Grazioli     Furio Jesi è uno studioso dall’impressionante varietà di interessi e dalla straordinaria capacità di scrittura, capace di far saltare i confini tra le discipline attirando su di sé un'attenzione proporzionale alla quantità di temi affrontati e alla complessità dei testi prodotti. Precoce egittologo e critico letterario, si è ritrovato, all'apice di un troppo breve itinerario intellettuale, germanista e mitologo di rilievo: non è facile circoscrivere gli interessi vasti e profondi di questo enfant prodige colto e geniale, di origine ebraica ma agnostico, militante radicale e poligrafo folgorante, che,...

New Wave

L’inizio non cade negli anni ottanta, ma qualche anno prima. Siamo attorno al 1977: il compito generazionale di attaccare alle fondamenta il rock, un edificio che si era fatto a tratti pomposo ed enfatico, lo aveva già assolto in modo fulminante il punk. Una grande tensione creativa segnava il periodo e la sensazione era quella di una continua rincorsa alla novità per riempire il vuoto. La New Wave (declinata al femminile, mentre IL punk è maschile…) è il desiderio durato non più di un lustro, di andare oltre, ricercando nel rock, per quanto possibile, suoni e immagini innovative. Sin dal nome (“nuova ondata”) si intuisce una contrapposizione con quella old wawe che si chiamava rock. Via le melodie cantabili e le narrazioni compiute del folk, via i binari compositivi costruiti sulle strutture del blues, via l’idea di un mondo musicale chiuso e autosufficiente che oramai da un decennio aveva stabilito i suoi miti e i suoi riti (divismo, groupie e folle da stadio).     Assieme a tutto questo volavano via anche le certezze dell’utopia giovanile. La New Wave (NW) nasce come opposizione a cliché e ripetizioni banali, e contiene per natura un’attitudine critica, talvolta...