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viaggiare

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Una matita per l'estate / Breve storia di alcune matite

  La matita che porto con me in questo periodo è nera con piccoli disegni bianchi, ormai un po’ consumati, viene dal Museo Carnavalet di Parigi; matita da bookshop direbbero i puristi, vero, ma le mie arrivano quasi tutte da quei negozi posti all’ingresso dei musei, e tratteggiano e sottolineano benissimo; mi ricordano i viaggi che ho fatto. La matita che porto con me è il mio pezzo di mondo, è una valigia che mi segue, un bagaglio che si è fatto trovare. Con questa matita ho sottolineato poesie, ho preso appunti a margine dei libri. Sono certo che tutte le citazioni annotate degli ultimi mesi le abbia decise lei. La uso anche per correggere sul taccuino le cose che ho scritto a penna, la matita trova l’errore, quando riapro le pagine se riconosco il segno che ha lasciato la matita vuol dire che ci devo ripassare. C’è da correggere finché c’è traccia di matita. Alcune poesie le scrivo tutte a matita, forse perché quando poi eliminerò qualche verso voglio che sia un’eliminazione definitiva.   Porto con me anche una seconda matita, un matitone, forma geometrica, triangolare, arriva dalla National Gallery of Denmark, dove non sono mai stato, è un regalo. Mi piace quella...

Ridateci il nostro futuro / Gabriele Del Grande: fermate le guerre, non le persone

"Sarà domani o sarà tra vent'anni, ma un giorno tutto finirà. Solo allora, poco a poco, a milioni ritorneranno nelle loro case da tutto il mondo. E noi rimarremo qui intrappolati nelle nostre mappe e nei nostri egoismi. Stretti tra i muri che abbiamo costruito per tenerci al sicuro e di cui capiremo il significato profondo soltanto quando dall'altra parte del filo spinato ci saranno i nostri figli. Perché la storia è una ruota che gira e non sempre perdona". Gabriele Del Grande, 14 aprile 2016   "Quando hai visto la guerra, non è facile convivere con quello che sai. Non parlo di segreti o di scoop. Parlo di storie, di emozioni, di dolore. Alla fine devi fare qualcosa, prendere posizione. Forse più per te stesso, per non rimanere schiacciato dal peso di quel dolore. A maggior ragione se la guerra che hai conosciuto esce dai suoi confini e ti arriva in casa". Gabriele Del Grande, 18 settembre 2016   Avete presente la generazione precaria, o perduta, quella che ha visto la morte della propria innocenza al G8 di Genova, la generazione spesso disgustata dalla politica e dalla diplomazia? In questo momento a quella generazione, la nostra, manca una delle voci di cui ha più...

Camminando. Ci siamo persi, ci siamo ritrovati

22 aprile 2014. Portree e Storr. Dall’alba allo zenit.   Walking, is made of dawn. L’avvicinamento a Erisco ruota intorno alla grande montagna che domina il Trotternish Ridge. Sarebbe delittuoso trascurare il laboratorio Storr, il Grande in lingua vichinga. Segni di cultura Norse ovunque parlano nel vento, in questa distesa nordorientale sull’Isola del Cielo. È il forte ricordo di dodici anni fa che risveglia in me la domanda – perché tralasciai lo Storr e il Quiraing? I resti di un’era glaciale sono nella flora; i resti di quel popolo sono nei paesaggi, custodi di una storia ancora fitta di misteri. Nonostante le differenze di latitudine, si respira Norvegia, si respira Islanda. Qui siamo in Caledonia.   Se hai viaggiato in questi tre punti cardinali dell’antico mondo e l’animo è pronto, l’occhio agile, il piede sveglio, non puoi evitare di agire secondo l’istinto che ci ha detto di cambiare piano. I due complici sono qui con me – ci siamo avviati in tre su quattro ruote con la Grande P, come in un viaggio di fine secolo ventesimo, sino a questa latitudine. L’alba ci è...

Navigare fuori rotta

Il Gps, questo sconosciuto. Nessuno ne parla, ma a ben pensarci un simile aggeggio tecnologico sta a poco a poco modificando la nostra vita quotidiana quasi quanto il più acclamato telefonino. Grazie al navigatore satellitare, non abbiamo più bisogno di orientarci: abbandoniamo mappe e carte geografiche, dimentichiamo i mille segni del territorio che ci permettevano di attraversarlo, perdiamo il senso dei luoghi. Tutto diviene uguale a tutto: paesi, città, periferie, svincoli autostradali, ponti, viali, piazze, cul de sac. Al punto che – fateci caso – stanno sparendo dalle strade anche i cartelli con le indicazioni, le insegne, gli stessi segnali stradali. Cosa fare per arginare quest’occulto potere d’una macchinetta a prima vista innocua? Come diceva il grande Goffman, per comprendere le regole sociali bisogna mettersi dal punto di vista del ladro, cioè di uno che sa come aggirarle. Allo stesso modo, possiamo capire i punti deboli del navigatore satellitare osservando i tempi e i modi in cui ci risulta molesto.   È quel che è accaduto alcune settimane fa, quando, in giro per le Langhe, con alcuni...

Parigi nel metrò

La metropolitana è piena. È mattina, c’è silenzio, ancora non si vedono i suonatori e i mendicanti che declamano brevemente ai passeggeri le loro biografie prima di chiedere qualche moneta. Qualcuno dorme, qualcuno legge, chi in piedi, chi seduto; nessuno si parla.     In metropolitana ci si sfiora, si cammina fianco a fianco, alle volte ci si urta. L’ansia di uscire, di tornare alle luce, impone di fare in fretta. Non c’è tempo da perdere e non si fa caso alle persone, ancora meno di quanto accada all’esterno. Il biglietto della metropolitana documenta di una comunità di individui che hanno in comune partenze e arrivi, tratti di percorso, ma nulla sanno dei loro vicini di strapuntino. Anzi, se gli sguardi cadono troppo insistenti, la reazione è tendenzialmente aggressiva: un giornale che si stropiccia, uno sbuffo, uno spostamento brusco verso l’uscita.     Più di un miliardo di persone usano la metropolitana di Parigi in un anno, ma è un miliardo di passaggi più che di presenze: più individui per lo stesso volto non è solo il risultato di un...